mercoledì 27 gennaio 2016

NOTA SUGLI EMENDAMENTI DI "SALVIAMO-IL-PAESAGGIO" AL D.D.L. "CONSUMO DEL SUOLO"

Cari organizzatori di Salviamo-il-paesaggio,

non so se definirmi "aderente al Forum", ma Vi seguo con simpatia ed assiduità, pur divergendo dagli evidenti estremismi di talune campagne locali.

Nel merito del Disegno di Legge,  il testo uscito dalla Commissione Parlamentare non mi sembra poi così male, e non vorrei che, per migliorarlo, si finisse di contribuire invece ad affossarlo, come sicuramente vorranno le lobbies cementizio-immobiliari.
Concordo comunque con le proposte migliorative e rigoriste da Voi proposte, ma mi sembra assai più decisiva una campagna di pressione per far incardinare al più presto il DDL nei calendari parlamentari.

Segnalo una svista: all'articolo 8 (ex 9) "Registro Enti Locali" sono lasciati inseriti 2 richiami all'art. 3, comma 8, di cui invece si propone sopra l'abrogazione.

Invito inoltre ad approfondire tutta la questione della normativa transitoria, auspicando che si possa far anticipare in altro provvedimento (una "leggina" o un decreto-legge oppure un comma nella prossima legge di stabilità, se la discussione di questo DDL andasse per le lunghe) una preliminare moratoria, al fine di impedire che nei  tempi finali di discussione della legge (c'è ancora il bicameralismo) si verifichi un gran fiorire di procedimenti amministrativi (urbanistici ed edilizi) volti a prenotare un'ultima grande abbuffata di consumo di suolo.

Cordiali saluti.

Aldo Vecchi

sabato 23 gennaio 2016

URBANISTICA 153

Il n° 153 della rivista “Urbanistica”, il secondo a direzione Oliva con redazione milanese, mantiene abbastanza la promessa, enunciata all’esordio del nuovo ciclo, di occuparsi più della città (europea) che non dei Piani.
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In particolare vi si attiene con l’ampio (ma non sistematico: molte foto, poche planimetrie, nessuna tabella) servizio comparativo tra Milano Bicocca ed i quartieri di Copenaghen/Island Brydges ed Amburgo/Hafencity: le esperienze risultano paragonabili per entità, complessità e durata degli interventi di recupero e trasformazione di aree in precedenza produttive e/o portuali, e gli articoli (di autori diversi) ben illustrano i percorsi non-lineari di progettazione e realizzazione, con le analoghe oscillazioni riguardo al mix funzionale ed i diversi esiti di ricomposizione sociale.
Tuttavia mi permetto di evidenziare che le situazioni oggettive dei 3 quartieri sono un po’ troppo disparate, perché per Copenaghen e Amburgo si tratta di aree fisicamente centrali e con potenziali attrattive acquatiche (nel nord-est di Milano scorre solo nascostamente il Seveso interrato), per cui rivitalizzare l’area Bicocca risultava comunque più difficile, anche senza compiere gli errori giustamente evidenziati riguardo al taglio dimensionale dei negozi (in contemporanea con il fiorire dei centri commerciali sulle aree dismesse lungo l’asse di viale Zara all’esterno del confine di Milano) ed alla carenza di servizi primari (dalla farmacia alla scuola materna), che rendono le nuove residenze della Bicocca un po’ troppo “dormitorio” e – date le dimensioni – più “satellite dell’intera città” che brani integrabili nei vicini quartieri storici di Greco e Niguarda: aggiungerei altri errori:
- una università senza pensionati per studenti e insegnanti, strutture comunque rare a Milano e in Italia;
- la scarsa pedonalità di fatto, stanti le distanze tra i punti di interesse;
- la marginalità fisica dell’Hangar Bicocca, disperso in una viabilità tuttora da periferia industriale.
L’articolo sulla Bicocca, inoltre, mi sembra un po’ troppo generoso verso la intraprendenza e/o chiaroveggenza del gruppo Pirelli nel prevedere (o pilotare) enormi investimenti pubblici che la programmazione pubblica ha solo successivamente localizzato in questa direzione (rispetto ad altre potenziali), ovvero la suddetta università statale e la linea 5 del metro; mentre a mio avviso va sottolineata la compiuta unitarietà morfologica di un intervento urbano di siffatte dimensioni, per nulla abituale negli ultimi decenni, dopo i discutibili esiti dei grandi PEEP mono-funzionali, tipo Corviale (anche se non a tutti possono risultare graditi i rigidi stilemi gregottiani).
Rilevo ancora che nessuno dei 3 articoli affronta adeguatamente il tema energetico.
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L’ampio servizio iniziale commemorativo su Bernardo Secchi (e su tutti i Secchiani) illustra bene il percorso culturale e professionale di un maestro di rilievo internazionale, ma a mio avviso non aiuta a comprendere nel concreto i criteri di lettura e di progetto per il territorio della “città diffusa” sperimentati da Secchi negli ultimi decenni in Belgio e Francia: avrei apprezzato qualche spiegazione (e/o disegno) in più sui concetti di “biscotti o galettes” e di “tubi e spugne”, ecc.; comprensibile, ma poco esplicitato anche il disagio di Secchi verso la “opacità” politico-amministrativa delle città italiane dagli anni ’90.
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Il raffronto sulle forme dei tentativi di organizzazione e pianificazione delle realtà metropolitane in Europa, con i casi di Torino, Lione e Stoccarda, mostra nel concreto le enormi difficoltà nella riorganizzazione dei poteri locali all’interno di stati democratici con lunghe storie alle spalle, e purtroppo ci consola nel vedere che neanche all’estero stanno molto meglio di noi.
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Molto stimolante, e lontano dagli schemi abituali, ma ancora troppo embrionale, il servizio sui “paesaggi sonori” e su rilievo e mappatura della qualità del suono, e non più solo della sua quantità.
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Precise e preziose le 3 recensioni finali su testi relativi alla evoluzione del diritto nel “governo del territorio” (Cubiddu), alla traccia invisibile dell’archeologia per riordinare la periferia tra Roma e mare (Caravaggi-Morelli) e sulla concezione (antropologica) dell’”Urbanitè” secondo il geografo Jacques Levy.

ALA DESTRA E FU CENTRO-SINISTRA

Speranza e Cuperlo si stanno agitando contro la confluenza dell’Ala di Verdini nella maggioranza di governo (ed un domani nelle liste del PD): in effetti Verdini non sembra un gran bel personaggio politico, ma non mi sembra peggio degli altri ex-berlusconiani che con Alfano hanno formato questo governo, e sorretto il precedente.
Il problema principale è nei contenuti, ad esempio del tipo:
-          - Bocciatura degli emendamenti parlamentari (proposti da Damiano) al “Job act”
-         -  Abolizione della TASI sulla prima casa
-         -  Affossamento della riforma del catasto
-          - Rinvio al 2017 della fattura elettronica e connessi incroci fornitori/clienti
-          - Innalzamento a 3000 € del limite per gli acquisti in contante.

Quante di queste scelte, decisamente poco di sinistra, dipendono dal peso di ALA-Verdini o da quello di NCD-Alfano, oppure direttamente dalla linea dello stesso Renzi e della maggioranza silenziosa che lo sostiene dentro il PD stesso (mentre la minoranza protesta con flebile voce, ed i dissidenti fuoriusciti strepitano con altrettanta inefficacia)?

DIFENDERE LE FAMIGLIE

Se ho ben capito, il cardinale Bagnasco e la CEI ritengono poco importante (oltre che errata e dannosa) la proposta di legge per le Unioni Civili, perché ben altri sono gli urgenti problemi della famiglia e della società.
Però su questa sfiziosa quisiquilia dei diritti umani di minoranze sessuali finora discriminate (e fino a ieri oppresse) le organizzazioni cattoliche (benedette dalla CEI) stanno promuovendo un chiassoso family day (non senza Salvini ed altri divorziati), mentre non ho mai visto manifestazioni nazionali di forze cattoliche (se non per difendere i privilegi delle scuole confessionali) e MAI contro il precariato, le dimissioni-in-bianco, l’importo risibile degli “assegni familiari”, la scarsità di alloggi popolari e di asili-nido, cioè su tutte le concrete politiche che colpiscono i giovani, le donne, i bambini e le opportunità di formare nuove famiglie e di crescere serenamente i figli (anche se non si è ricchi).
Il pericolo principale starebbe nella legalizzazione di nuove forme di Unione (che comunque già esistono)?

Con buona pace del Santo padre e delle sue apprezzate encicliche.

(CINQUE) STELLE O BUCHI NERI

Benché insopportabile per le sue caratteristiche autoritarie, velleitarie e totalitarie, il Movimento5Stelle aveva suscitato qualche curiosità e speranza per il tentativo di immettere aria nuova nel mondo politico e di sperimentare forme di democrazia diretta (che non escludo possano avere un domani a fronte della evidente crisi della democrazia rappresentativa e del sistema dei partiti tradizionali).
Gli inevitabili conflitti rispetto alle contraddizioni del non-statuto e del potere esplicito, ma non trasparente, del duo Grillo-Casaleggio avrebbero potuto costituire occasioni di crescita e superamento di alcuni dei limiti iniziali.

Il caso del comune di Quarto, al di là dei dettagli di cronaca e di cronaca giudiziaria, mi sembra che per il momento ponga fine a ogni speranza, non tanto per la amara constatazione che non c’è vaccinazione preventiva contro gli umani vizi della corruzione e del ricatto (esaltati da un ambiente storicamente infiltrato dalla camorra), ma soprattutto perché la gestione della crisi locale di Quarto ha messo in evidenza tutta l’inconsistenza delle “nuove regole” dell’autogoverno dei cittadini: ”uno vale uno”, ma un articolo di Saviano vale più di centomila, le espulsioni sono decise dai vertici, gli iscritti locali non contano nulla e il Direttorio (nominato dall’alto) si esibisce in scenarietti di “troncare e sopire” alla maniera democristiana (già con preveggenza descritti dal Manzoni).   

lunedì 4 gennaio 2016

I NODI DEL 2016

La conferenza di fine anno di Renzi e diversi articoli sul tema “cosa aspettarsi dal 2016” hanno condensato l’attenzione sulle due principali scadenze elettorali in programma quest’anno in Italia: le elezioni comunali di primavera, che includono molte grandi città, ed il probabile referendum confermativo d’autunno sulle modifiche costituzionali (che hanno al loro centro il de-potenziamento del Senato).
Renzi, comprensibilmente, vorrebbe schivare ogni effetto politico dalle elezioni amministrative comunali e cerca di personalizzare e caricare di effetti politici il referendum.
Riguardo alle comunali, mi associo ai molti commentatori che con buon senso hanno evidenziato come i possibili effetti politici dei risultati di Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna ecc. ci saranno (o non ci saranno), per effetto dei risultati stessi, a prescindere dai desideri di Renzi; il quale  non può prevedere e controllare in toto i comportamenti della sua maggioranza parlamentare, sempre risicata in Senato, in caso di una eventuale forte sconfitta elettorale, pur avendo dalla sua la improbabilità di alternative a breve, sia parlamentari che elettorali (e forse farebbe bene, oltre a cercare di azzeccare le candidature per primarie ed elezioni, anche ad iniziare a preoccuparsi di cosa sia oggi il PD nei territori, dopo 2 anni di suo dominio sul centro del partito, ma non sulla periferia).
Sui referendum invece ho letto commenti ed auspici disparati e divergenti, ed in parte – mi pare – piuttosto infondati:
-          da Bersani e Cuperlo (e Travaglio?) che auspicano un referendum sereno e distaccato sul merito costituzionale, a Scalfari che demonizza la mancanza di quorum e si appella ad un (impossibile) previo referendum di metodo per introdurre un quorum anche ai referendum confermativi (modificando ad un tempo la costituzione e la legge Boschi di modifica costituzionale),
-          da Gad Lerner che ipotizza una bassa affluenza e pertanto sconsiglia alle opposizioni una campagna anti-Renzi,  a Piero Ignazi che accomuna esperienze referendarie diversissime del passato (dal divorzio al finanziamento ai partiti) sotto la voce (così io riassumo)  “referendum sconfermativi”, ovvero con molti rischi per l’esecutivo (ma dimentica ad esempio quello sulla scala mobile, vinto nel 1985 da Craxi e DC+CISL contro CGIL  e PCI).
Per parte mia mi limito ad osservare che una serena disamina non sarà facile per gli elettori, sia per la complessità della materia (modifica di 36 articoli della Costituzione), sia perché il tutto andrà valutato con solo e complessivo SI o NO (che non mi consentirà, ad esempio, di affossare il bicameralismo ma salvare le Provincie piuttosto che il CNEL); la campagna non potrà che essere politicizzata, condensata su alcuni temi (“semplificazione e innovazione” contro “stravolgimento e autoritarismo”), e facilmente riducibile ad un (seppur spiacevole) pro-Renzi/contro-Renzi.
E di fatto, anche se Renzi non spingesse ad alcuna forzatura, la votazione si porrà come alternativa tra “evoluzione o caos”, perché in caso di sconfitta della riforma voluta dal Governo rimarrebbe in vigore la riforma elettorale maggioritaria dell’Italicum per la sola Camera dei Deputati, mentre il Senato conserverebbe gli attuali poteri (di fiducia/sfiducia sui governi e di approvazione di tutte le leggi), ma sarebbe eletto con il meccanismo proporzionalista del “Consultellum” (ovvero il Porcellum senza premio di maggioranza, come amputato dalla Corte Costituzionale). 
Con tali premesse, non capisco come si possa prevedere un affluenza bassa, né a prefigurare l’esito della consultazione, su cui influiranno fino ad un certo punto le simpatie politiche tradizionali (da aggiornare, oltre che con i sondaggi, con i risultati del voto amministrativo che avrà corso nel frattempo per i comuni).
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Tale drammatizzazione dei temi politico-istituzionali ha spazio, a mio avviso, in corrispondenza ad una relativa sdrammatizzazione dei temi economici (e anche dell’onda migratoria, ora più acuta nell’Egeo, mentre i problemi del terrorismo e delle tensioni internazionali, benché acuti ed oggettivamente incombenti, con possibili pesanti ricadute socio-economiche sono forse volentieri rimossi dall’opinione pubblica in un ambito “imponderabile”).
Non mi sento in grado di valutare quanto sia effettiva la “ripresa” dell’economia: constato però che è su questo che ci si confronta, e che al momento sono in eclisse le opinioni e pulsioni sulla caduta dell’Euro (e/o sulla necessaria fuga dall’Euro) e sulla imminente catastrofe dell’Italia, fino a pochi mesi addietro in gran voga presso Lega e 5Stelle, cui però nessuno, a partire dai giornalisti, si ricorda di chiedere conto.

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L’attenuazione degli indicatori di crisi (PIL, produzione, occupazione) tuttavia non esclude, nemmeno secondo il ministro Padoan, l’orizzonte della “stagnazione secolare”, con le problematiche della disoccupazione di massa in Europa, delle turbolenze dei Paesi Emergenti e delle iniquità diffuse, soprattutto in quelli non-emersi, nonché in quelli che più saranno “sommersi” dalle conseguenze delle contraddizioni ambientali, finalmente affrontate, ma con molti limiti, dalla Conferenza di Parigi sul clima.
Rispetto a tali orizzonti mi sento di ribadire che mi preoccupa la legge di stabilità approvata dal Parlamento, con qualche miliardo di sgravi fiscali per le case dei più ricchi e poche decine di milioni sui programmi per la ricerca e per il diritto allo studio, per le periferie e contro la povertà, per la difesa dell’ambiente e per il risparmio energetico.
E ancor più mi preoccupa la mancanza di un asse programmatico adeguato in tal senso nel PD (e altrettanto nel Partito Socialista Europeo), ma anche nei frammenti alla loro sinistra, almeno in Italia (che finora mi sembrano persi in una rincorsa identitaria senza chiari contenuti e sotto un ombrello complessivo di anti-austerity generica e passatista).

Mentre non mancherebbero le idee-guida, da Thomas Piketty al compianto Luciano Gallino, dall’enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco allo stesso discorso di capodanno di Mattarella.