martedì 17 marzo 2026

UTOPIA21 - MARZO 2026: IL NUOVO PIANO TERRITORIALE DELLA PROVINCIA DI VARESE

 IL NUOVO PIANO TERRITORIALE

DELLA PROVINCIA DI VARESE 

di Aldo Vecchi


Qualche considerazione personale sulla Revisione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Varese, tra verde da tutelare ed espansioni urbane da controllare. Con uno sguardo su pesanti progetti del passato.


Sommario:

  • la Provincia di Varese verso la conclusione della Revisione del Piano Territoriale di Coordinamento

  • un approccio ecumenico; si confermano e rafforzano le ‘reti verdi’, ma anche le infrastrutture stradali

  • la sofferta riduzione dell’ulteriore consumo di suolo 

  • l’occasione delle aree industriali dismesse

  • i limiti della Valutazione Ambientale Strategica

  • le aree per la logistica

Appendice: la mancata utopia delle ‘reti grigie’ immaginate dagli architetti demiurgici



LA PROVINCIA DI VARESE VERSO LA CONCLUSIONE DELLA REVISIONE DEL PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO


La Provincia di Varese è arrivata alla fine del 2025 alla pubblicazione della proposta di Revisione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale A, attualmente in fase di raccolta delle ‘osservazioni’, anche da parte dei semplici cittadini, dopo che i Comuni ed altri soggetti sono già stati consultati anche nelle precedenti fasi della Valutazione Ambientale Strategica, che ora si avvia alla fase conclusiva, cui conseguirà la formale adozione e poi approvazione del Piano (con interposte ulteriori possibilità di osservazioni).

La procedura di revisione era iniziata nel 2017, e si è poi sviluppata in stretta connessione con i provvedimenti regionali di modifica della Legge ‘per il Governo del Territorio’ (n° 12 del 2005) e cioè la legge regionale n° 18 del 2019 e la conseguente revisione del Piano Territoriale Regionale, di recente approvazione, che tra gli altri aspetti hanno concretizzato le direttive per la riduzione del consumo di suolo.

La revisione riguarda il Piano Provinciale vigente, approvato nel 2007 (anch’esso dopo anni di gestazione), che però era più limitato nelle competenze, soprattutto riguardo al dimensionamento delle aree di trasformazione urbanistica, che la legislazione riservava esclusivamente ai Comuni, sotto la vigilanza, assai blanda in Lombardia, dell’autorità Regionale.

Data l’ampia varietà degli aspetti socio-economici, territoriali ed ambientali della pianificazione provinciale in esame, in questo articolo tratterò solo di quelli che a mio avviso sono più rilevanti in questa fase storica e procedurale.



UN APPROCCIO ECUMENICO; SI CONFERMANO E RAFFORZANO LE ‘RETI VERDI’, MA ANCHE LE INFRASTRUTTURE STRADALI 


Leggendo la Relazione di progetto della Revisione, spiccano i toni inclusivi ed ecumenici, sia sul versante sociale ed ambientale, con frequenti riferimenti agli obiettivi ONU 2030, sia sul versante dello sviluppo economico, che si auspica vivace e multiforme.

Una melassa retorica, di cui apprezzo la lontananza dai richiami della foresta sovranista e MAGA, ma non la carenza di orientamenti precisi sui nodi problematici che potrebbero implicare conflitti e scelte alternative :  

“...la valorizzazione del sistema delle relazioni regionali, nazionali e internazionali,

• l’attenzione progettuale al territorio considerato nelle sue molteplici dimensioni ambientali, sociali, economiche e culturali;

• l’ascolto di tutti i soggetti che operano e vivono sul territorio e che vengono messi al centro della pianificazione provinciale nel loro doppio ruolo di esecutori del PTCP e soggetti direttamente interessati dalle sue ricadute.

‘Un territorio al centro’ è quindi la visione strategica, unitaria e aderente alla pluralità dei territori, che il PTCP propone a monte di ogni sua scelta, affinché gli enti e gli stakeholders restituiscano, ognuno con le proprie chiavi di lettura e competenze, obiettivi e azioni calibrati sulle diverse realtà locali e sulle differenti necessità.”


Su questo sfondo di vaghezza, si stagliano due elementi posti come certezze indiscusse (nel senso che il testo non vaglia criticità e possibili diverse soluzioni): l’Ospedale unico tra Gallarate e Busto Arsizio e l’equazione Malpensa=sviluppo e sviluppo=Malpensa.

Trattandosi di scelte in buona misura compiute, la prudente Valutazione di Impatto Ambientale della Revisione di PTCP - di cui dirò più avanti - ha buon gioco ad ignorarle.


Tuttavia - ad onta delle genericità della Relazione - la Revisione del Piano non è affatto priva di contenuti, nelle materie in cui la Provincia ha specifiche competenze, vecchie, come sulle infrastrutture stradali e sulle reti verdi agricole ed ecologiche, oppure nuove, come sulle direttive ai Comuni riguardo al consumo di suolo in generale, nonché specificamente per la logistica. 


Per le infrastrutture stradali la Revisione:

  • conferma gran parte delle nuove opere sovracomunali già previste nel PTCP vigente, tra cui a livello autostradale il prolungamento della tangenziale di Varese fino al valico del Gaggiolo, il collegamento Varese-Como ed il raccordo tra la pedemontana e la SS 336 verso Malpensa, ed una ventina di interventi sulla viabilità di rango inferiore,   

  • sviluppa ulteriormente la rete ciclabile provinciale (spingendo i comuni ad integrarla alla scala locale).

Sulle ferrovie invece si limita a includere opere già in corso di realizzazione (Malpensa-Casorate) o quasi (potenziamento Rho-Gallarate). Tale opzione minimalista mi sembra in contrasto con il giudizio di insoddisfazione per il servizio ferroviario espressa dalla stessa Revisione: “Relativamente all’assetto infrastrutturale della rete ferroviaria, questa si contraddistingue per una formazione antica che ha condizionato e condiziona tuttora lo sviluppo insediativo residenziale e le attività economiche. Le linee ferroviarie, gestite dalle società Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. e Ferrovie Nord Milano Esercizio S.p.A., mostrano una carenza e inadeguatezza in corrispondenza degli scambi tra Trasporto Pubblico Locale (TPL) e Servizio Ferroviario Regionale (SFR) e l’offerta dei servizi risulta spesso insufficiente e di scarsa qualità rispetto alle esigenze del territorio.”

Nella Valutazione Ambientale della Revisione del PTCP  l’innegabile impatto delle nuove opere stradali - soggette comunque ad ulteriori specifiche Valutazioni di Impatto Ambientale - è considerato attenuato, a mio avviso un po’ ‘superficialmente’, dalla previsione di considerevoli tratti in galleria, quasi che l’ambiente da considerare sia solo quello della ‘superficie’ del suolo, mentre gli scavi in sottosuolo, anche se profondi, comportano comunque effetti sulla stratificazione geologica, sulle falde idriche e comunque sulla quantità del materiale di scavo da ricollocare. Anche se nell’Agenda ONU 2030 e nelle tabelle regionali per la VAS la voce ‘sottosuolo’ non è autonomamente evidenziata.

 

Per i territori extraurbani, occorre premettere che in buona parte della Provincia sono già tutelati in quanto Parchi Regionali (Ticino, Campo dei Fiori e Pineta di Appiano Gentile e Tradate) e Riserve Regionali (Lago di Ganna, Lago di Biandronno e Palude Brabbia oppure come Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, grazie alle lodevoli iniziative attorno alla Quassa (Ispra-Ranco-Angera) e di altri 12 parchi, per lo più gravitanti attorno al bacino dell’Olona: da tale regime restano esclusi i boschi e pascoli  montani del Nord della Provincia, che in buona parte si tutelano da sé, in quanto lontani dal delirio dei circuiti sciistici.





                           


FIGURA 1 - PARCHI E RISERVE ED AREE NATURALI

(Fonte: Revisione del PTCP, Rapporto Ambientale)


Con questo ‘bottino verde’ già accumulato, la Revisione del PTCP ha approfondito ed affinato le prescrizioni - già presenti nel Piano vigente - relative alle aree agricole, con attenzione soprattutto a quelle effettivamente in carico alle aziende attive, ed ai ‘corridoi ecologici’, definendo nel dettaglio la Rete Ecologica Regionale e Provinciale.

A questa visione più tradizionale, che associa i vincoli agli interventi attivi di ricucitura, si affianca una nuova ambiziosa strategia, definita come Rete Verde Provinciale, da articolare a livello comunale, per promuovere e valorizzare i ‘Servizi Ecosistemici’ insiti nelle diverse tessere del mosaico paesaggistico non edificato.

La VAS non può dirne che bene, pur richiamando correttamente i rischi comunque derivanti dalle attività agricole rispetto al ciclo dell’acqua: “Un potenziale impatto negativo potrebbe esserci sia in termini di qualità (inquinamento causato da pesticidi e fertilizzanti) che di quantità (consumo idrico elevato).” 


Di mio aggiungerei anche il pericolo che dal successo giuridico dei vincoli urbanistici derivi - contro le intenzioni - un eccesso di abbandono dell’uso antropico dei suoli (tendenza spontanea purtroppo in atto), con proliferazione di boschi di bassa qualità a danno della storica varietà dei paesaggi agro-forestali.



LA SOFFERTA RIDUZIONE DELL’ULTERIORE CONSUMO DI SUOLO 


Il fronte più nuovo e più difficile per la Revisione del PTCP è però quello del contrasto al consumo di suolo, in cui la Provincia è chiamata da legge e piano regionali ad articolare le direttive per l’adeguamento dei Piani comunali di Governo del Territorio, dimezzando tendenzialmente le previsioni di ulteriore espansione edilizia residenziale nei cosiddetti ‘ambiti di trasformazione’; per le destinazioni produttive, commerciali e terziarie la riduzione prescritta è invece solo del 20%.

Stante la forte differenziazione insediativa tra la parte sud della Provincia (nonché il capoluogo e dintorni), fortemente urbanizzata, e la parte nord progressivamente, meno costruita, la nuova normativa prevede indirizzi differenziati solo qualitativamente, ma nell'ambito di una soglia di riduzione media pari al 45% delle aree di espansione dei PGT vigenti.


Tale orientamento, già nella sua genesi regionale (Legge n° 31/2014 e successivo adeguamento del Piano Territoriale Regionale), prescinde da ogni valutazione di merito sulla ragionevolezza o meno delle previsioni dei Piani comunali vigenti, ragionevolezza che NON è risultata di fatto tra i requisiti richiesti dalle procedure definite dalla Legge Regionale n° 12 del 2005: per cui sia il Comune che ha largheggiato in previsioni (inattuate) , sia quello che invece non ha esagerato, si trovano sottoposti al medesimo obbligo di dimezzamento: un esito automatico che mi sembra in opposizione al concetto di ‘pianificazione’ o di ‘governo’ territoriale.

È da rilevare che le differenze tra le previsioni pianificatorie dei diversi Comuni non sfuggono agli elaborati analitici e descrittivi della Revisione del PTCP: a maggior ragione stride perciò la conclusione normativa, assolutoria nei fatti, perché limitata ai suddetti indirizzi ‘qualitativi’.

(Citando don Lorenzo Milani, "Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali"). B

A questa contraddizione si aggiunge la constatazione, meritoriamente evidenziata dalla Revisione del PTCP, che altrettanta edificazione su aree libere è stata variamente ‘contrabbandata’ dai Piani Comunali all’interno del perimetro dei ‘Tessuti Urbani Consolidati’ (previsioni giuridicamente assai più solide delle mere previsioni degli ‘ambiti di trasformazione’), che ora i Comuni sono invitati a riesaminare, ma senza nessuna cogenza.


           


FIGURA 2 - SUPERFICIE URBANIZZABILE NEGLI “AMBITI” E NEI “TESSUTI URBANI” (Fonte: Provincia di Varese, elaborati preparatori della Revisione del PTCP)


Cosicché la stessa Revisione stima una riduzione complessiva delle aree edificabili residenziali tra “ambiti” e “tessuti” - del 32% e non del 45%.

Il Piano sviluppa qualche previsione, ma solo come verifica che i tagli predefiniti del 45% delle espansioni residenziali (che si riduce al 32% considerando i residui edificabili interni ai TUC) e del 20% delle espansioni non-residenziali non vadano a comprimere tali ipotesi di “sviluppo”.

I margini restanti tra domanda e offerta sono considerati di fatto come opportuni.

il ragionamento mi pare erroneo, perché se il traguardo è “consumo zero al 2050” , a quella data non occorre ipotizzare una domanda insediativa nulla, ma una capacità sistematica di riusare i suoli già usati: per cui nel frattempo occorrerebbe ‘allenarsi’ con un trattamento sistematico delle ‘aree dismesse’, che corrispondono al 2,56% delle superfici urbanizzate, contro il 7,82% delle aree ‘di espansione’ di cui sopra.



L’OCCASIONE DELLE AREE INDUSTRIALI DISMESSE


Infatti, in funzione del risparmio di consumo di suolo si potrebbe pensare che il PTCP consideri il tema delle aree dismesse (industriali, e non solo): ma così NON E’.

Le aree dimesse sono affrontate variamente, come criticità e come opportunità di rigenerazione urbana e/o paesaggistica, nonché energetica, ed è anche dichiarato “strategico” (singole aree possono entrare in Progetti Strategici Provinciali ed in Accordi di Programma): la tavola analitica n° 6, (non aggiornatissima), evidenzia localizzazioni, dimensioni ed incidenza sulle aree urbanizzate.

Ma la sorte di queste aree è lasciata alle eventuali iniziative private e/o comunali, senza visioni territoriali (nemmeno per le grandi aggregazioni, come nella media valle Olona) e senza fare entrare queste quantità in dialettica con la questione del consumo di suolo, con la motivazione che non sempre sono effettivamente disponibili sul mercato (il che è vero, ma presuppone una sistematica acquiescenza allo stesso ‘mercato’: chiamasi anche ‘liberismo’).

Ben diverso sarebbe invece se le costruzioni su aree libere fossero subordinate alla priorità del riuso delle aree dismesse, oppure alla loro bonifica e rinaturalizzazione come misura di compensazione: solo questa sarebbe una valorizzazione veramente “strategica”, volta a chiudere il ciclo della rilevante ferita al territorio costituita dallo sviluppo industriale degli ultimi due secoli, senza aspettare un altro secolo nell’abbandono e nel degrado.



I LIMITI DELLA VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA SULLA QUESTIONE CONSUMO DI SUOLO


La V.A.S. della Revisione del PTCP, anziché misurare concretamente il carico ambientale derivante dalle residue previsioni di consumo di suolo - i cui dati sono evidenti negli elaborati della Revisione, vedi FIGURA 2 - ed anziché suggerire eventuali possibili mitigazioni o correzioni per i casi di maggior danno, si cava d’impaccio accertando che la proposta del nuovo PTCP è coerente con il Piano Territoriale Regionale, a sua volta munito di (auto)assoluzione VAS.

Indubbiamente un dimezzamento delle previsioni di consumo di suolo impatta meno delle previsioni intere, ma il mezzo-consumo è comunque tutto consumo in più rispetto allo stato attuale.


Inoltre, guardando alle tabelle comparative sulla distanza tra lo stato attuale nelle singole province e gli obiettivi ONU 2030, redatte dall’ASviS,C si rileva per Varese - che per il resto sta nella media o addirittura sopra -  proprio una criticità specifica  alla voce 15 “Vita sulla terra", cui fanno capo gli indicatori relativi ai target “Entro il 2030 azzerare l’aumento del consumo di suolo annuo” e “Entro il 2030 raggiungere la quota del 30% delle aree terrestri protette”; e poiché abbiamo visto sopra che i Parchi non mancano ed infatti “circa il 33% della superficie provinciale, equivalente a 39.718,98 ha, è tutelata da aree protette”, la criticità sta evidentemente nel consumo di suolo.  


FIGURA 3 - INDICATORI DI AVVICINAMENTO AGLI OBIETTIVI ONU 2030, RISPETTO ALLA MEDIA NAZIONALE (Fonte: ASviS)


Situazione che avrebbe dovuto indurre la Regione a differenziare già a monte i suoi criteri, frenando maggiormente il consumo di suolo nelle province più compromesse, ma che non esime la Provincia di Varese dall’assumerne direttamente la responsabilità.

A mio avviso in materia di transizione ecologica, nonché di mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico, non è sufficiente ‘marciare nella giusta direzione’, ma occorre anche guardarsi intorno e capire la propria posizione nel mondo circostante, per agire in modo specificamente mirato a progressi significativi.

(Il raffronto con i tabulati ASviS, come da me sopra accennato, non è contemplato dalla Revisione del PTCP, che parimenti non utilizza esplicitamente gli indicatori dell’ISTAT per il Benessere Equo e Sostenibile.) D


D’altronde l’obiettivo dell’azzeramento del consumo di suolo pone comunque difficili problemi di consenso politico, sia per gli effettivi interessi in gioco, sia per l’affezione ideologica ai meccanismi di espansione urbana; problemi che la sua attuazione progressiva anziché improvvisa può attenuare ma non eliminare, rendendo più complesse le procedure di transizione, non solo in Lombardia (vedi articoli su UTOPIA21 in merito anche a Toscana ed Emilia Romagna E,F).  

La Valutazione Ambientale Strategica in tale ambito, se articolata nel concreto, anziché assolvere a priori, potrebbe aiutare a discernere le priorità e le modalità di intervento.



LE AREE PER LA LOGISTICA


Sempre ricalcando la logica regionale lombarda, di riconoscere tempestivamente le problematiche ambientali, ma di tergiversare nel risolverle, la Revisione del PTCP sul tema specifico della possibile localizzazione di nuove piattaforme logistiche (in attuazione della Legge Regionale n° 15/2024 già commentata su UTOPIA21 G) cerca di limitare il danno, facendole ‘piovere sul bagnato’ della fascia sud della Provincia, più ambita dal mercato immobiliare specifico (per la vicinanza a Milano ed alle reti di trasporto ad ampio raggio) e già più sfigurato paesaggisticamente, privilegiando il recupero di aree industriali dismesse oppure la conferma di aree già previste come edificabili dai Piani Comunali: quest’ultimo aspetto è considerato sufficiente anche dalla VAS, senza ulteriori approfondimenti. 

Occorre rilevare inoltre che - anche al di fuori degli ‘ambiti logistici’ come sopra localizzati nei pressi dei caselli autostradali nel sud Provincia - la Legge Regionale e con essa la Revisione del PTCP non escludono la potenziale attivazione, su iniziativa privata, di altri poli logistici presso gli altri nodi autostradali, pur subordinandola a procedura di verifica ambientale.

(Attendiamoci prossimamente analoga arrendevolezza anche per i Data Center…).







APPENDICE: LA MANCATA UTOPIA DELLE ‘RETI GRIGIE’ IMMAGINATE DAGLI ARCHITETTI DEMIURGICI


La contemplazione 

  • da un lato delle tavolette riassuntive del consumo di suolo e delle espansioni urbane filamentose dei decenni trascorsi (nella figura seguente, in nero le aree urbane al 1954, in grigio le espansioni al 2021), con risultanti saldature lineari sugli assi stradali oppure vere proprie ‘conurbazioni’ 



FIGURA 4 - CONFRONTO DELL’ESPANSIONE DELLE AREE URBANIZZATE NEGLI ANNI 1954 E 2021 (Fonte: Revisione del PTCP, Sintesi non-tecnica - estratto)


  • e dall’altro lato della faticosa ricucitura delle reti verdi per circondare e contrastare tali spinte insediative, ricucitura oggetto dei tentativi di pianificazione ora in atto ‘ex-post 



FIGURA 5 - RETE ECOLOGICA PROVINCIALE (Fonte: Revisione del PTCP: tavola P10 REP, estratto)


mi ha fatto ripensare alle ‘utopie distopiche’ degli architetti degli anni ‘60-70, riecheggianti in ritardo le suggestioni di Le Corbusier negli anni 30 (Algeri, Rio de Janeiro),



FIGURE  6-7 - LE CORBUSIER, IMMAGINI PER PIANO DI ALGERI E PIANO DI RIO DE JANEIRO (Fonte. Google).


che per il nostro territorio mi sono venute all’attenzione in occasione della recente mostra su opere e progetti dell’Arch. Enrico Castiglioni a Busto Arsizio, con riferimento ad una sua proiezione per una “Città MALPENSA” H, appoggiata sulle colline tra Sesto Calende/Angera/Taino (consegnata alla Provincia al termine di una consulenza per la Provincia di Varese) e per analogia risalendo alla pubblicazione di Giorgio Vassalli ed altri sulla figura dell’Arch. Luigi Vermi I, con riferimento agli studi poi confluiti nello svolgimento di un incarico ricevuto dalla UnionCamere per l’assetto del territorio lombardo.



 FIGURE 7-8: ENRICO CASTIGLIONI “CITTA’ MALPENSA” (estratto) H; LUIGI VERMI “FORMA DELLA ‘CITTA’-APERTA’ - ORGANICA DEGLI INSEDIAMENTI” (estratto)I


Ai filamenti anarco-capitalisti che ci ha consegnato la realtà urbanistica degli ultimi decenni si sarebbe sostituito un ordinato dirigismo avveniristico, tradotto però in ‘reti grigie’, reti cemento che circondano oasi di verde, al contrario delle ‘reti verdi’ che si tenta di difendere dalle ulteriori proliferazioni cementizie.

Chi ha la mia età, di una generazione successiva a Enrico Castiglioni e Luigi Vermi, non può esimersi da qualche colpa di sogni demiurgici sulla pelle del territorio; però è proprio dagli anni ‘70 che è iniziato un riscatto ecologico, anche nell’immaginario degli architetti, a partire dalla conquista del Parco Ticino e di altri Parchi regionali (vedi ad esempio i Lagoni di Mercurago): dapprima oasi, e poi anche reti.

aldovecchi@hotmail.it 


Fonti:

  1. Revisione PTCP - Provincia di Varese dal Link si accede a tutti gli elaborati della Revisione del PTCP, tra cui quelli menzionati o citati o estratti in questo articolo

  2. Lorenzo Milani - LETTERA A UNA PROFESSORESSA - Libreria Editrice Fiorentina - Firenze, 1967

  3. Aldo Vecchi - I RAPPORTI ASVIS E BES 2025 - su UTOPIA21, gennaio 2026 - https://drive.google.com/file/d/1rQ0aRo2aAAAv4mOWI4PJ-bchFQiZuS6W/view?usp=drive_link

  4. Aldo Vecchi - RAPPORTI 2023-2024: ASVIS, BES, ISTAT - Quaderno 2 di UTOPIA21, settembre 2024 - https://drive.google.com/file/d/1KHO_g0xArJFThIPL4aUr-e8h-Y494vpg/view?usp=drive_link

  5. Aldo Vecchi - LA LIMITAZIONE AL CONSUMO DI SUOLO - Quaderno 3  di UTOPIA21, settembre 2017 - https://drive.google.com/file/d/1GEBa35-GB05i8ZklTqkW4BpyUkzjDwBZ/view?usp=sharing

  6. Aldo Vecchi - IL DIBATTITO SULL’URBANISTICA (PRIMA E DOPO LA PANDEMIA) - Quaderno 22 di UTOPIA21 - novembre 2020 - https://drive.google.com/file/d/1h6JNx1bSWyh69mTCshFCdCRSJtwVtPTs/view?usp=sharing

  7. Aldo Vecchi - LOGISTICA E CONSUMO DI SUOLO: LA NUOVA LEGGE LOMBARDA - su Utopia21, marzo 2025 - https://drive.google.com/file/d/18GnLXJcMzBqQ7wK4NcWKA1AxIBpfdy1m/view?usp=drive_link

  8. https://www.bustoeventi.it/evento/barchitettura-mostra-enrico-castiglioni-citta-architettura-comunita/

  9. Giorgio Vassalli ed altri - LUIGI VERMI ARCHITETTO DEL NOVECENTO PROGETTI DI ARCHITETTURA E STUDI URBANISTICI - Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Varese/Pietro Macchione Editore - Varese, 2022

domenica 25 gennaio 2026

UTOPIA21 - GENNAIO 2026: I RAPPORTI ASVIS E BES 2025

Mentre gli obiettivi ONU 2030 in parte si allontanano invece di avvicinarsi, e la distribuzione territoriale degli indicatori diviene più complessa, le azioni dei governi risultano inadeguate, in Italia, Europa e nell’intero Pianeta. 

Ma il mondo dei rapporti scientifici sull’andamento degli indicatori socioeconomici ed ambientali e quello delle politiche governative procedono separatamente, tranne che nelle surreali apparizioni dei Ministri e Parlamentari di maggioranza, che ne recitano la sublime armonia (in parte assecondati dalla stessa ASviS). 


Sommario:

  • la stagione dei Rapporti e l’indifferenza del Governo

  • l’ASviS tra denuncia delle carenze e consociativismo

  • l’apparente neutralità dell’ISTAT

  • il BES analizza con nuovi indicatori l’erosione dello spazio rurale

    • appendice I: il divario tra le incombenze socio-ambientali e le politiche governative, secondo l’ASviS

    • appendice II: rapporto ASviS - l'andamento degli indicatori verso l’orizzonte del 2030

    • appendice III: rapporto ASviS territori - l’articolazione regionale degli indicatori

    • appendice IV: una mia comparazione tra cinque province campione

    • appendice V: ISTAT - l’evoluzione dei dati sul benessere equo e sostenibile

    • appendice VI: BES - grafici relativi alla erosione degli spazi rurali

(in corsivo le valutazioni più personali)



LA STAGIONE DEI RAPPORTI E L’INDIFFERENZA DEL GOVERNO


Nel più ampio quadro dei rapporti annuali redatti da organismi pubblici oppure associativi che descrivono le condizioni e le tendenze dalla società e del territorio italiano, nel contesto europeo e mondiale, il rapporto dell’Associazione per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)A ed il rapporto dell’ISTAT  sugli indicatori del Benessere Equo e Solidale (BES)B, già commentati assiduamente su UTOPIA21 nell’ultimo decennio C,D, rivestono una centralità riferita - oltre che all’autorevolezza scientifica dei testi - alla estensione e complessità dei temi trattati.

La novità di questo autunno 2025 è la convergenza temporale delle due pubblicazioni, confermandosi quello dell’ASviS in novembre (si aggiunge in dicembre anche il rapporto ASviS “Territori” E), mentre il rapporto BES è slittato dalla primavera, assumendo come contenuto una maggior quota di dati riferiti all’ultimo intero anno compiuto (nella fattispecie il 2024)

Ciò consentirebbe un utile raffronto con i problemi reali del paese per i lavori della sessione parlamentare di bilancio, in cui le Camere approvano la Legge Finanziaria ed il Bilancio dello Stato per il successivo anno, elaborate e proposte dal Governo (in realtà a discutere il bilancio è una sola Camera a turno, Deputati o Senatori, l’altra viene chiamata a ratificare i risultati nell'ultima settimana di dicembre).


Quanto questo raffronto NON avvenga si può misurare sia verificando come i suddetti rapporti si ripetano di anno in anno, confermando lacune e carenze socio-economiche e ambientali (vedi anche mio articolo dello scorso maggio F) sia ad esempio leggendo l’Editoriale di metà novembre di Ivan Manzo sulla newsletter dell’ASviS G, che riassume quanto esposto dalla stessa AsviS in sede di audizione senatoriale sul Bilancio (riproduco le parole in Grassetto come nel testo originale): 

“nel Piano strutturale di bilanciomancano non solo i contenuti del periodo post-Pnrr, ma anche la visione” …“Dunque, non è una sorpresa che … non si trovino gli impegni internazionali che il nostro Paese ha preso anche recentemente, per esempio a Siviglia nella Conferenza internazionale sulla cooperazione allo sviluppo. Quindi, abbiamo un problema di coerenza complessiva tra quello che si dichiara o si approva e quello che avviene”

Riassumo in Appendice I le principali valutazioni analitiche dell’ASviS, che così conclude:

“La sostanziale irrilevanza della Legge di Bilancio proposta dal Governo emerge dalla lettura dell’Allegato sugli indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes), pubblicato dal Governo a settembre, che contiene la valutazione del Ministero dell’economia e delle finanze (Mef) sull’impatto che la Legge di Bilancio avrà sugli indicatori Bes. Secondo il Governo, nel prossimo triennio si avrà un aumento del Reddito disponibile delle famiglie, ma nessun cambiamento in termini di riduzione della povertà, delle disuguaglianze, dell’abbandono scolastico e delle emissioni di CO2 e di gas climalteranti, mentre aumenteranno i tempi di giustizia civile, dopo la riduzione ottenuta grazie al Pnrr. La prudenza nei conti non può sostituire una strategia per il futuro. Senza una chiara visione trasformativa e politiche coerenti con l’Agenda 2030, l’Italia rischia di restare ferma di fronte alle grandi transizioni in atto. Serve dunque il coraggio di ripensare la Legge di Bilancio come strumento di sviluppo sostenibile e non solo di gestione del presente.”



L’ASVIS TRA DENUNCIA DELLE CARENZE E CONSOCIATIVISMO


Questa presa di posizione abbastanza netta dell’ASviS sulle politiche governative di bilancio, già delineata in parte nel 2024, si affianca ad una più generale constatazione del peggioramento del quadro geopolitico in Europa e nel mondo, che fa esclamare a Enrico Giovannini, all’inizio della Relazione di Sintesi del Rapporto 2025 “Si, siamo ostinati. No, non siamo ciechi. E neanche stupidi.”

Ma l’aggiornamento delle parole d’ordine per un rilancio, oggettivamente più difficile, delle iniziative per inseguire gli obiettivi ONU 2030 (su cui il Rapporto aggiorna come sempre riguardo agli arretramenti - molti - ed agli avanzamenti - pochi - a scala mondiale, europea e nazionale - vedi Appendice II -, mentre il Rapporto Territori scava nelle differenze tra le Regioni - vedi Appendice III - ) non dissolve quell’impressione un po’ consociativa che suscitano:

  • da un lato taluni aspetti delle valutazioni e proposte dell’Associazione, come il successo nella approvazione della nuova legge sulla “Valutazione Inter-Generazionale (VIG) delle future leggi e l’impegno per le ricerche sul Futuro, temi che implicano sì sostenibilità ambientale e sociale, ma con approcci omni-comprensivi palesemente (e in qualche misura anche inevitabilmente) “interclassisti”; su simili terreni è facile raccogliere la convergenza degli esponenti più accorti del Governo Meloni (lo stesso che nulla o poco di buono fa con le politiche di bilancio), come ad esempio la ministra Casellati: per parte mia, vorrei essere smentito, ma temo che la VIG finirà come il BES, assimilato dal ministro Giorgetti, ma solo per certificare che i poveri ci sono, e che di anno in anno resteranno ugualmente poveri (si può vedere per analogia come evolvano, sostanzialmente svuotati di contenuti innovativi, la nuova legge per la partecipazione dei lavoratori alla gestione aziendale oppure il disegno di legge per regolare il “lobbismo”, che escluderà da ogni registrazione e controllo - ad esempio - i rapporti tra i Ministeri e le associazioni padronali) 

  • dall’altro lato la peculiare figura del Direttore Scientifico Enrico Giovannini, che - tra la presentazione del Rapporto I e le successive tornate tematiche di ASviS/Live rammenta con l’ex sottosegretaria Debora Bergamini “comuni battaglie” all’interno del Governo Draghi, dialoga cortesemente con il commissario europeo Fitto e viene blandamente rimproverato dal ministro dell’Ambiente Pichetto Frattin per le numerose telefonate con cui Giovannini lo sollecita a questo ed a quello; mentre gli esponenti del Governo e della Maggioranza, con poche lodevoli eccezioni, vengono esentati dal rischio del contraddittorio perché collegati  on-line oppure affidatari dell'ultimo intervento. In singolare assenza di Enrico Giovannini, la sovrapposizione dei ruoli ed il connesso teatrino delle compiacenze si è ripetuto alla presentazione del Rapporto Territori J, presso la sede del CNEL, ospitante ed ospitato il presidente dello stesso CNEL Renato Brunetta, nei confronti della Co-Presidente dell’ASviS Marcella Mallen , che è anche (per nomina del Presidente della Repubblica) consigliera del CNEL, ed in tale funzione responsabile della stesura del rapporto annuale sui Servizi Pubblici

Tale ambiguità dell’ASviS, tra ambito indipendente di valutazione e organismo para-statale è d’altro canto strutturale, considerati i vari protocolli di collaborazione tra ASviS da un lato e singoli Ministeri, Regioni od altri organi come il Cnel, come risulta sia dai testi dell’ASviS sia dalle registrazioni degli incontri; d’altronde dagli atti parlamentari relativi alla recente Legge Finanziaria emerge anche un “emendamento ASviS” (vedi il testo in nota ), salutato come ‘evento bi-partisan da Enrico Giovannini in uno degli incontri di presentazione del Rapporto,,



L’APPARENTE NEUTRALITA’ DELL’ISTAT


Soggettivamente più neutro appare l’ambiente ISTAT  (l’ISTAT è organo statale, ma finora caratterizzato da una certa indipendenza dai governi), dove comunque - grazie all’accumulo ormai decennale dei dati raccolti e l’evidenza dei mutamenti sia nell’intero decennio sia invece nell’ultimo anno - risaltano con precisione le persistenti criticità del panorama socio-economico nazionale e l’irrilevanza, rispetto agli indicatori BES, di gran parte delle politiche in atto (vedi Appendice IV): come ad esempio riguardo agli incentivi per la natalità. 

Il rapporto BES evolve in divenire con crescenti approfondimenti, come avviene sugli aspetti “intersezionali” dei disagi e delle disuguaglianze, evidenziando ad esempio che le discriminazioni subite da donne, giovani, immigrati, residenti in aree marginali delle regioni meridionali sono più rilevanti per quei soggetti che siano contemporaneamente donne-giovani-immigrate e residenti in aree marginali del Sud.

Questo è il giudizio di sintesi sull’andamento complessivo degli indicatori, tratto dalla Presentazione del Presidente Chelli: “Dall’analisi emerge che una parte consistente dei 137 indicatori per i quali è possibile il confronto con l’anno precedente risulta stabile (54 indicatori), poco più di un terzo (47 indicatori) migliora in modo significativo e un numero più basso (36) presenta livelli peggiori. Alcuni indicatori mostrano un andamento positivo sia nel lungo periodo sia nell’ultimo anno; per la maggior parte si tratta di quelli relativi ai domini Qualità dei servizi, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita e Ambiente. Tuttavia, in alcuni casi i miglioramenti non sono ancora sufficienti a colmare la distanza dall’Unione europea. Dal punto di vista territoriale, permane un marcato divario tra le regioni del Centro-nord e quelle del Mezzogiorno, anche se i risultati nei diversi domini delineano talvolta configurazioni diverse di tali disparità.”


Mentre “...nel lungo periodo” spiega la Introduzione al Rapporto BES “il quadro è più positivo: oltre la metà degli indicatori migliora (70 su 128), solo 16 peggiorano, … per un terzo non è possibile individuare una tendenza univoca (Figura 2 - vedi in Appendice V). L’analisi combinata delle dinamiche recenti e di lungo periodo mostra tendenze positive e arretramenti e consente di identificare 5 macrogruppi di indicatori. Riassumendo:

  • tra gli indicatori in miglioramento (71)” ove “ … la situazione più favorevole è quella in cui il miglioramento nel lungo periodo prosegue anche nell’ultimo anno (29 indicatori). In particolare, questi indicatori si concentrano nei domini Qualità dei servizi …, Istruzione e formazione … Lavoro e conciliazione dei tempi di vita …, Ambiente ”...

  • tra gli indicatori in peggioramento (3): “...Per 3 indicatori le tendenze negative sono persistenti: Mortalità per demenze e malattie del sistema nervoso (65 anni e più), Competenza alfabetica non adeguata (studenti della classe terza della scuola secondaria di primo grado), Medici di medicina generale con un numero di assistiti oltre soglia peggiorano nell’ultimo anno, confermando una tendenza consolidata nel lungo periodo. Altri 10 indicatori sono in peggioramento nel lungo periodo, ma stabili nell’ultimo anno, tra questi la Povertà assoluta, la Soddisfazione per le relazioni con gli amici, la Lettura di libri e quotidiani e l’Impermeabilizzazione del suolo” …

  • vi sono poi - oltre a 17 indicatori stabili - quelli “che migliorano nel lungo periodo [13] ma peggiorano nell’ultimo anno … Si tratta, ad esempio, della Fiducia generalizzata negli altri e di alcuni indicatori del dominio Sicurezza, tra cui gli Omicidi, la Percezione di sicurezza e la Percezione del rischio di criminalità”, mentre 3 indicatori “peggiorano nel lungo periodo ma migliorano nell’ultimo anno … la Partecipazione sociale, l’Attività di volontariato, la Densità e rilevanza del patrimonio museale.”



Nel suddetto capitolo introduttivo, il Rapporto evidenzia l’articolazione per Regioni per ciascuno dei 12 capitolo ovvero ‘dominiì’:

- il confronto con le medie europee: “nel 2024, 18 dei 39 indicatori confrontabili collocano l’Italia al di sotto della media UE27, 11 al di sopra e per i restanti 10 l’Italia si posiziona in linea con la media dell’Unione europea” - vedi figura 5 in appendice V -  

- la centralità della questione demografica, come sinteticamente e rapidamente leggibile nei grafici riportati nell’Appendice V: nel merito delle complesse problematiche demografiche rimando ai precedenti articoli da me tratti dai Rapporti ISTAT 2024 e 2025. 



IL BES ANALIZZA CON NUOVI INDICATORI L’EROSIONE DELLO SPAZIO RURALE


Ho invece pensato che non rientri nella portata di questo articolo la lettura dei singoli 12 capitoli del Rapporto. Mi sembra però che meriti di essere rilevato come nel confronto con le analoghe ricerche negli altri paesi europei il BES italiano si caratterizzi, fin dall’origine, per una maggior attenzione ai temi dell’”ambiente” e del “paesaggio e patrimonio culturale”, che l’Istat ha voluto trattare in due capitoli distinti e arricchiti da più numerosi parametri (ciò è stato sottolineato anche nell'interlocuzione con i vari professori ospiti dell’evento di presentazione del Rapporto BES K).

Tra questi, collocati nel “paesaggio” ma a pieno titolo secondo me riguardanti “l’ambiente”, la - nuova - coppia dei “dei due indicatori di erosione dello spazio rurale (da abbandono e da urban sprawl), … aggiornati solo ogni dieci anni, in occasione dei Censimenti. Per entrambi gli indicatori, che misurano la perdita di paesaggi colturali connessa alla dismissione/spopolamento di aree rurali (abbandono) o al consumo di suolo per urbanizzazione (urban sprawl).”

Infatti “il paesaggio rurale è tra le componenti più vulnerabili del patrimonio culturale: solo di recente, infatti, le politiche agricole hanno iniziato a promuoverne la tutela, riconoscendone la valenza ecologica ed economica. Il degrado o la perdita di un paesaggio colturale possono dipendere dalla dismissione delle pratiche agricole che lo hanno modellato, spesso connessa a uno spopolamento delle aree rurali (abbandono), oppure dalla frammentazione prodotta dal consumo di suolo nelle aree periurbane e connessa allo sviluppo di insediamenti a bassa densità (urban sprawl). Questi due fenomeni si possono considerare i due fronti di un processo di erosione che sottrae spazio al paesaggio rurale, privandolo della necessaria continuità e autonomia, visiva e funzionale.

Rispetto a dieci anni prima, nel 2021 l’erosione dello spazio rurale avanza sia per l’abbandono, sia per l’urban sprawl 8. L’avanzata è più rapida ed estesa per l’erosione da abbandono (dal 35,1 al 38,9% del territorio nazionale), più lenta per quella da urban sprawl (dal 22,5 al 24,1%). Di conseguenza, le aree non affette in misura significativa da erosione scendono dal 42,3 al 37,0%. L’erosione da abbandono è più diffusa nelle zone montane, dove supera il 60% e avanza in misura maggiore (+6,8 punti percentuali rispetto al 2011). L’erosione da urban sprawl, all’opposto, è più diffusa e avanza maggiormente in pianura, dove supera il 50% (+3,3 p.p. rispetto al 2011). Poiché le due misure sono calcolate sulla base di una classificazione di 790 unità subregionali, entro ciascuna regione coesistono, in realtà, situazioni diverse, di cui gli indicatori rappresentano una sintesi.” 


Per le Appendici vai su: https://drive.google.com/file/d/1rQ0aRo2aAAAv4mOWI4PJ-bchFQiZuS6W/view?usp=drive_link



aldovecchi@hotmail.it 


Fonti:

  1. https://asvis.it/rapporto-asvis-2025

  2. https://www.istat.it/infografiche/benessere-equo-e-sostenibile-2025-infografiche/

  3. Aldo Vecchi - RAPPORTI 2023-2024: ASVIS, BES, ISTAT- quaderno n° 42 di UTOPIA21, settembre 2024 https://drive.google.com/file/d/1KHO_g0xArJFThIPL4aUr-e8h-Y494vpg/view?usp=drive_link

  4. Aldo Vecchi - IL RAPPORTO ASVIS 2024 - su UTOPIA21, novembre 2024 https://drive.google.com/file/d/14msCDuhwzVQAR9ibcTV1_M_1LoK1fJfK/view?usp=drive_link

  5. https://asvis.it/rapporto-territori-2025/

  6. Aldo Vecchi  – DISUGUAGLIANZE IN ITALIA. CRONICHE?  - su UTOPIA21, maggio 2025 https://drive.google.com/file/d/1hVxfLlZRUYQL8qH40XoqxtUtalvE3ZTx/view?usp=drive_link

  7. Ivan Manzo - DDL BILANCIO: BENE LA PRUDENZA SUI CONTI, MA MANCA UNA VISIONE DI SVILUPPO - sul sito ASviS 6 novembre 2025 -  https://asvis.it/editoriali/

  8. https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/19-24904/asvis-ecco-a-che-punto-sono-le-province-italiane-sulla-sostenibilita

  9. ASviS - PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO ASVIS 2025 - 23 ottobre 2025 - https://www.youtube.com/watch?v=t6cystYvg78

  10. ASviS - PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO ASVIS TERRITORI 2025 - 11 dicembre 2025 - https://www.youtube.com/watch?v=nVH4dsrMcTs

  11. ISTAT - PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO BES 2024 - 13 novembre 2025 - ://www.youtube.com/watch?v=T_upW0YFC5E

  12. Aldo Vecchi - IL RAPPORTO ASVIS TERRITORI 2024 - su UTOPIA21, gennaio  2025 https://drive.google.com/file/d/1X3CsigKMaOThuCzWzGb5AyxmXiFb-AqR/view?usp=drive_link