domenica 25 gennaio 2026

UTOPIA21 - GENNAIO 2026: I RAPPORTI ASVIS E BES 2025

Mentre gli obiettivi ONU 2030 in parte si allontanano invece di avvicinarsi, e la distribuzione territoriale degli indicatori diviene più complessa, le azioni dei governi risultano inadeguate, in Italia, Europa e nell’intero Pianeta. 

Ma il mondo dei rapporti scientifici sull’andamento degli indicatori socioeconomici ed ambientali e quello delle politiche governative procedono separatamente, tranne che nelle surreali apparizioni dei Ministri e Parlamentari di maggioranza, che ne recitano la sublime armonia (in parte assecondati dalla stessa ASviS). 


Sommario:

  • la stagione dei Rapporti e l’indifferenza del Governo

  • l’ASviS tra denuncia delle carenze e consociativismo

  • l’apparente neutralità dell’ISTAT

  • il BES analizza con nuovi indicatori l’erosione dello spazio rurale

    • appendice I: il divario tra le incombenze socio-ambientali e le politiche governative, secondo l’ASviS

    • appendice II: rapporto ASviS - l'andamento degli indicatori verso l’orizzonte del 2030

    • appendice III: rapporto ASviS territori - l’articolazione regionale degli indicatori

    • appendice IV: una mia comparazione tra cinque province campione

    • appendice V: ISTAT - l’evoluzione dei dati sul benessere equo e sostenibile

    • appendice VI: BES - grafici relativi alla erosione degli spazi rurali

(in corsivo le valutazioni più personali)



LA STAGIONE DEI RAPPORTI E L’INDIFFERENZA DEL GOVERNO


Nel più ampio quadro dei rapporti annuali redatti da organismi pubblici oppure associativi che descrivono le condizioni e le tendenze dalla società e del territorio italiano, nel contesto europeo e mondiale, il rapporto dell’Associazione per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)A ed il rapporto dell’ISTAT  sugli indicatori del Benessere Equo e Solidale (BES)B, già commentati assiduamente su UTOPIA21 nell’ultimo decennio C,D, rivestono una centralità riferita - oltre che all’autorevolezza scientifica dei testi - alla estensione e complessità dei temi trattati.

La novità di questo autunno 2025 è la convergenza temporale delle due pubblicazioni, confermandosi quello dell’ASviS in novembre (si aggiunge in dicembre anche il rapporto ASviS “Territori” E), mentre il rapporto BES è slittato dalla primavera, assumendo come contenuto una maggior quota di dati riferiti all’ultimo intero anno compiuto (nella fattispecie il 2024)

Ciò consentirebbe un utile raffronto con i problemi reali del paese per i lavori della sessione parlamentare di bilancio, in cui le Camere approvano la Legge Finanziaria ed il Bilancio dello Stato per il successivo anno, elaborate e proposte dal Governo (in realtà a discutere il bilancio è una sola Camera a turno, Deputati o Senatori, l’altra viene chiamata a ratificare i risultati nell'ultima settimana di dicembre).


Quanto questo raffronto NON avvenga si può misurare sia verificando come i suddetti rapporti si ripetano di anno in anno, confermando lacune e carenze socio-economiche e ambientali (vedi anche mio articolo dello scorso maggio F) sia ad esempio leggendo l’Editoriale di metà novembre di Ivan Manzo sulla newsletter dell’ASviS G, che riassume quanto esposto dalla stessa AsviS in sede di audizione senatoriale sul Bilancio (riproduco le parole in Grassetto come nel testo originale): 

“nel Piano strutturale di bilanciomancano non solo i contenuti del periodo post-Pnrr, ma anche la visione” …“Dunque, non è una sorpresa che … non si trovino gli impegni internazionali che il nostro Paese ha preso anche recentemente, per esempio a Siviglia nella Conferenza internazionale sulla cooperazione allo sviluppo. Quindi, abbiamo un problema di coerenza complessiva tra quello che si dichiara o si approva e quello che avviene”

Riassumo in Appendice I le principali valutazioni analitiche dell’ASviS, che così conclude:

“La sostanziale irrilevanza della Legge di Bilancio proposta dal Governo emerge dalla lettura dell’Allegato sugli indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes), pubblicato dal Governo a settembre, che contiene la valutazione del Ministero dell’economia e delle finanze (Mef) sull’impatto che la Legge di Bilancio avrà sugli indicatori Bes. Secondo il Governo, nel prossimo triennio si avrà un aumento del Reddito disponibile delle famiglie, ma nessun cambiamento in termini di riduzione della povertà, delle disuguaglianze, dell’abbandono scolastico e delle emissioni di CO2 e di gas climalteranti, mentre aumenteranno i tempi di giustizia civile, dopo la riduzione ottenuta grazie al Pnrr. La prudenza nei conti non può sostituire una strategia per il futuro. Senza una chiara visione trasformativa e politiche coerenti con l’Agenda 2030, l’Italia rischia di restare ferma di fronte alle grandi transizioni in atto. Serve dunque il coraggio di ripensare la Legge di Bilancio come strumento di sviluppo sostenibile e non solo di gestione del presente.”



L’ASVIS TRA DENUNCIA DELLE CARENZE E CONSOCIATIVISMO


Questa presa di posizione abbastanza netta dell’ASviS sulle politiche governative di bilancio, già delineata in parte nel 2024, si affianca ad una più generale constatazione del peggioramento del quadro geopolitico in Europa e nel mondo, che fa esclamare a Enrico Giovannini, all’inizio della Relazione di Sintesi del Rapporto 2025 “Si, siamo ostinati. No, non siamo ciechi. E neanche stupidi.”

Ma l’aggiornamento delle parole d’ordine per un rilancio, oggettivamente più difficile, delle iniziative per inseguire gli obiettivi ONU 2030 (su cui il Rapporto aggiorna come sempre riguardo agli arretramenti - molti - ed agli avanzamenti - pochi - a scala mondiale, europea e nazionale - vedi Appendice II -, mentre il Rapporto Territori scava nelle differenze tra le Regioni - vedi Appendice III - ) non dissolve quell’impressione un po’ consociativa che suscitano:

  • da un lato taluni aspetti delle valutazioni e proposte dell’Associazione, come il successo nella approvazione della nuova legge sulla “Valutazione Inter-Generazionale (VIG) delle future leggi e l’impegno per le ricerche sul Futuro, temi che implicano sì sostenibilità ambientale e sociale, ma con approcci omni-comprensivi palesemente (e in qualche misura anche inevitabilmente) “interclassisti”; su simili terreni è facile raccogliere la convergenza degli esponenti più accorti del Governo Meloni (lo stesso che nulla o poco di buono fa con le politiche di bilancio), come ad esempio la ministra Casellati: per parte mia, vorrei essere smentito, ma temo che la VIG finirà come il BES, assimilato dal ministro Giorgetti, ma solo per certificare che i poveri ci sono, e che di anno in anno resteranno ugualmente poveri (si può vedere per analogia come evolvano, sostanzialmente svuotati di contenuti innovativi, la nuova legge per la partecipazione dei lavoratori alla gestione aziendale oppure il disegno di legge per regolare il “lobbismo”, che escluderà da ogni registrazione e controllo - ad esempio - i rapporti tra i Ministeri e le associazioni padronali) 

  • dall’altro lato la peculiare figura del Direttore Scientifico Enrico Giovannini, che - tra la presentazione del Rapporto I e le successive tornate tematiche di ASviS/Live rammenta con l’ex sottosegretaria Debora Bergamini “comuni battaglie” all’interno del Governo Draghi, dialoga cortesemente con il commissario europeo Fitto e viene blandamente rimproverato dal ministro dell’Ambiente Pichetto Frattin per le numerose telefonate con cui Giovannini lo sollecita a questo ed a quello; mentre gli esponenti del Governo e della Maggioranza, con poche lodevoli eccezioni, vengono esentati dal rischio del contraddittorio perché collegati  on-line oppure affidatari dell'ultimo intervento. In singolare assenza di Enrico Giovannini, la sovrapposizione dei ruoli ed il connesso teatrino delle compiacenze si è ripetuto alla presentazione del Rapporto Territori J, presso la sede del CNEL, ospitante ed ospitato il presidente dello stesso CNEL Renato Brunetta, nei confronti della Co-Presidente dell’ASviS Marcella Mallen , che è anche (per nomina del Presidente della Repubblica) consigliera del CNEL, ed in tale funzione responsabile della stesura del rapporto annuale sui Servizi Pubblici

Tale ambiguità dell’ASviS, tra ambito indipendente di valutazione e organismo para-statale è d’altro canto strutturale, considerati i vari protocolli di collaborazione tra ASviS da un lato e singoli Ministeri, Regioni od altri organi come il Cnel, come risulta sia dai testi dell’ASviS sia dalle registrazioni degli incontri; d’altronde dagli atti parlamentari relativi alla recente Legge Finanziaria emerge anche un “emendamento ASviS” (vedi il testo in nota ), salutato come ‘evento bi-partisan da Enrico Giovannini in uno degli incontri di presentazione del Rapporto,,



L’APPARENTE NEUTRALITA’ DELL’ISTAT


Soggettivamente più neutro appare l’ambiente ISTAT  (l’ISTAT è organo statale, ma finora caratterizzato da una certa indipendenza dai governi), dove comunque - grazie all’accumulo ormai decennale dei dati raccolti e l’evidenza dei mutamenti sia nell’intero decennio sia invece nell’ultimo anno - risaltano con precisione le persistenti criticità del panorama socio-economico nazionale e l’irrilevanza, rispetto agli indicatori BES, di gran parte delle politiche in atto (vedi Appendice IV): come ad esempio riguardo agli incentivi per la natalità. 

Il rapporto BES evolve in divenire con crescenti approfondimenti, come avviene sugli aspetti “intersezionali” dei disagi e delle disuguaglianze, evidenziando ad esempio che le discriminazioni subite da donne, giovani, immigrati, residenti in aree marginali delle regioni meridionali sono più rilevanti per quei soggetti che siano contemporaneamente donne-giovani-immigrate e residenti in aree marginali del Sud.

Questo è il giudizio di sintesi sull’andamento complessivo degli indicatori, tratto dalla Presentazione del Presidente Chelli: “Dall’analisi emerge che una parte consistente dei 137 indicatori per i quali è possibile il confronto con l’anno precedente risulta stabile (54 indicatori), poco più di un terzo (47 indicatori) migliora in modo significativo e un numero più basso (36) presenta livelli peggiori. Alcuni indicatori mostrano un andamento positivo sia nel lungo periodo sia nell’ultimo anno; per la maggior parte si tratta di quelli relativi ai domini Qualità dei servizi, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita e Ambiente. Tuttavia, in alcuni casi i miglioramenti non sono ancora sufficienti a colmare la distanza dall’Unione europea. Dal punto di vista territoriale, permane un marcato divario tra le regioni del Centro-nord e quelle del Mezzogiorno, anche se i risultati nei diversi domini delineano talvolta configurazioni diverse di tali disparità.”


Mentre “...nel lungo periodo” spiega la Introduzione al Rapporto BES “il quadro è più positivo: oltre la metà degli indicatori migliora (70 su 128), solo 16 peggiorano, … per un terzo non è possibile individuare una tendenza univoca (Figura 2 - vedi in Appendice V). L’analisi combinata delle dinamiche recenti e di lungo periodo mostra tendenze positive e arretramenti e consente di identificare 5 macrogruppi di indicatori. Riassumendo:

  • tra gli indicatori in miglioramento (71)” ove “ … la situazione più favorevole è quella in cui il miglioramento nel lungo periodo prosegue anche nell’ultimo anno (29 indicatori). In particolare, questi indicatori si concentrano nei domini Qualità dei servizi …, Istruzione e formazione … Lavoro e conciliazione dei tempi di vita …, Ambiente ”...

  • tra gli indicatori in peggioramento (3): “...Per 3 indicatori le tendenze negative sono persistenti: Mortalità per demenze e malattie del sistema nervoso (65 anni e più), Competenza alfabetica non adeguata (studenti della classe terza della scuola secondaria di primo grado), Medici di medicina generale con un numero di assistiti oltre soglia peggiorano nell’ultimo anno, confermando una tendenza consolidata nel lungo periodo. Altri 10 indicatori sono in peggioramento nel lungo periodo, ma stabili nell’ultimo anno, tra questi la Povertà assoluta, la Soddisfazione per le relazioni con gli amici, la Lettura di libri e quotidiani e l’Impermeabilizzazione del suolo” …

  • vi sono poi - oltre a 17 indicatori stabili - quelli “che migliorano nel lungo periodo [13] ma peggiorano nell’ultimo anno … Si tratta, ad esempio, della Fiducia generalizzata negli altri e di alcuni indicatori del dominio Sicurezza, tra cui gli Omicidi, la Percezione di sicurezza e la Percezione del rischio di criminalità”, mentre 3 indicatori “peggiorano nel lungo periodo ma migliorano nell’ultimo anno … la Partecipazione sociale, l’Attività di volontariato, la Densità e rilevanza del patrimonio museale.”



Nel suddetto capitolo introduttivo, il Rapporto evidenzia l’articolazione per Regioni per ciascuno dei 12 capitolo ovvero ‘dominiì’:

- il confronto con le medie europee: “nel 2024, 18 dei 39 indicatori confrontabili collocano l’Italia al di sotto della media UE27, 11 al di sopra e per i restanti 10 l’Italia si posiziona in linea con la media dell’Unione europea” - vedi figura 5 in appendice V -  

- la centralità della questione demografica, come sinteticamente e rapidamente leggibile nei grafici riportati nell’Appendice V: nel merito delle complesse problematiche demografiche rimando ai precedenti articoli da me tratti dai Rapporti ISTAT 2024 e 2025. 



IL BES ANALIZZA CON NUOVI INDICATORI L’EROSIONE DELLO SPAZIO RURALE


Ho invece pensato che non rientri nella portata di questo articolo la lettura dei singoli 12 capitoli del Rapporto. Mi sembra però che meriti di essere rilevato come nel confronto con le analoghe ricerche negli altri paesi europei il BES italiano si caratterizzi, fin dall’origine, per una maggior attenzione ai temi dell’”ambiente” e del “paesaggio e patrimonio culturale”, che l’Istat ha voluto trattare in due capitoli distinti e arricchiti da più numerosi parametri (ciò è stato sottolineato anche nell'interlocuzione con i vari professori ospiti dell’evento di presentazione del Rapporto BES K).

Tra questi, collocati nel “paesaggio” ma a pieno titolo secondo me riguardanti “l’ambiente”, la - nuova - coppia dei “dei due indicatori di erosione dello spazio rurale (da abbandono e da urban sprawl), … aggiornati solo ogni dieci anni, in occasione dei Censimenti. Per entrambi gli indicatori, che misurano la perdita di paesaggi colturali connessa alla dismissione/spopolamento di aree rurali (abbandono) o al consumo di suolo per urbanizzazione (urban sprawl).”

Infatti “il paesaggio rurale è tra le componenti più vulnerabili del patrimonio culturale: solo di recente, infatti, le politiche agricole hanno iniziato a promuoverne la tutela, riconoscendone la valenza ecologica ed economica. Il degrado o la perdita di un paesaggio colturale possono dipendere dalla dismissione delle pratiche agricole che lo hanno modellato, spesso connessa a uno spopolamento delle aree rurali (abbandono), oppure dalla frammentazione prodotta dal consumo di suolo nelle aree periurbane e connessa allo sviluppo di insediamenti a bassa densità (urban sprawl). Questi due fenomeni si possono considerare i due fronti di un processo di erosione che sottrae spazio al paesaggio rurale, privandolo della necessaria continuità e autonomia, visiva e funzionale.

Rispetto a dieci anni prima, nel 2021 l’erosione dello spazio rurale avanza sia per l’abbandono, sia per l’urban sprawl 8. L’avanzata è più rapida ed estesa per l’erosione da abbandono (dal 35,1 al 38,9% del territorio nazionale), più lenta per quella da urban sprawl (dal 22,5 al 24,1%). Di conseguenza, le aree non affette in misura significativa da erosione scendono dal 42,3 al 37,0%. L’erosione da abbandono è più diffusa nelle zone montane, dove supera il 60% e avanza in misura maggiore (+6,8 punti percentuali rispetto al 2011). L’erosione da urban sprawl, all’opposto, è più diffusa e avanza maggiormente in pianura, dove supera il 50% (+3,3 p.p. rispetto al 2011). Poiché le due misure sono calcolate sulla base di una classificazione di 790 unità subregionali, entro ciascuna regione coesistono, in realtà, situazioni diverse, di cui gli indicatori rappresentano una sintesi.” 


Per le Appendici vai su: https://drive.google.com/file/d/1rQ0aRo2aAAAv4mOWI4PJ-bchFQiZuS6W/view?usp=drive_link



aldovecchi@hotmail.it 


Fonti:

  1. https://asvis.it/rapporto-asvis-2025

  2. https://www.istat.it/infografiche/benessere-equo-e-sostenibile-2025-infografiche/

  3. Aldo Vecchi - RAPPORTI 2023-2024: ASVIS, BES, ISTAT- quaderno n° 42 di UTOPIA21, settembre 2024 https://drive.google.com/file/d/1KHO_g0xArJFThIPL4aUr-e8h-Y494vpg/view?usp=drive_link

  4. Aldo Vecchi - IL RAPPORTO ASVIS 2024 - su UTOPIA21, novembre 2024 https://drive.google.com/file/d/14msCDuhwzVQAR9ibcTV1_M_1LoK1fJfK/view?usp=drive_link

  5. https://asvis.it/rapporto-territori-2025/

  6. Aldo Vecchi  – DISUGUAGLIANZE IN ITALIA. CRONICHE?  - su UTOPIA21, maggio 2025 https://drive.google.com/file/d/1hVxfLlZRUYQL8qH40XoqxtUtalvE3ZTx/view?usp=drive_link

  7. Ivan Manzo - DDL BILANCIO: BENE LA PRUDENZA SUI CONTI, MA MANCA UNA VISIONE DI SVILUPPO - sul sito ASviS 6 novembre 2025 -  https://asvis.it/editoriali/

  8. https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/19-24904/asvis-ecco-a-che-punto-sono-le-province-italiane-sulla-sostenibilita

  9. ASviS - PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO ASVIS 2025 - 23 ottobre 2025 - https://www.youtube.com/watch?v=t6cystYvg78

  10. ASviS - PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO ASVIS TERRITORI 2025 - 11 dicembre 2025 - https://www.youtube.com/watch?v=nVH4dsrMcTs

  11. ISTAT - PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO BES 2024 - 13 novembre 2025 - ://www.youtube.com/watch?v=T_upW0YFC5E

  12. Aldo Vecchi - IL RAPPORTO ASVIS TERRITORI 2024 - su UTOPIA21, gennaio  2025 https://drive.google.com/file/d/1X3CsigKMaOThuCzWzGb5AyxmXiFb-AqR/view?usp=drive_link

venerdì 21 novembre 2025

UTOPIA21 - NOVEMBRE 2025: QUALCHE CRITICA AL FESTIVAL DELL’ECONOMIA CRITICA

 Il festival dell’Economia Critica, promosso dalla Fondazione

Feltrinelli e giunto alla seconda edizione, parzialmente registrato e

diffuso in rete, mantiene solo in parte le promesse di un confronto

fattivo verso “un’altra economia ed un'altra politica”, come enunciato

nel "Manifesto" del curatore Emanuele Felice.

Lo storico dell’economia Emanuele Felice, che brevemente era stato cooptato nella

Segreteria del Partito Democratico tra 2020 e 2021 (al tempo della Segreteria Zingaretti), e

di cui su Utopia 21 abbiamo recensito diversi testi1,2,3, è divenuto dal 2024 il curatore del

Festival dell'Economia Critica, promosso dalla Fondazione Feltrinelli e giunto quest’anno

alla seconda edizione.

Gli orientamenti di Felice, come esplicitati nel recente e ambizioso “Manifesto per un’altra

economia e un’altra politica”3


, indicano un cammino difficile verso una società più giusta,

rivendicando un ruolo più incisivo per le forze politiche e sindacali progressiste, ed un

diverso assetto degli Stati (occidentali) e dell’Europa, tale da piegare e ingabbiare la

dinamica delle imprese capitaliste, rinverdendo i fasti dei “gloriosi” tre decenni successivi al

1945: non mi dilungo nel merito, ritenendo esaustiva la sopra citata recensione di Fulvio

Fagiani.

Coerentemente gli enunciati del Festival tendono a raccogliere contributi che tengono aperta

la critica sullo stato delle cose presenti e cercano di sviluppare delle prospettive di

alternativa, sociale, ambientale, culturale, politica.

Pertanto, potendo seguire il Festival solo tramite le registrazioni differite, mi sono messo

volentieri all’ascolto, sia della recente edizione del 10-11 novembre 2025, sia della

precedente due giorni del novembre 2024, al cui link4,5 rimando per la consultazione sui

ricchi programmi.

Mentre invito i lettori di UTOPIA21, qualora già non abbiano provveduto, a seguire i video

disponibili su Youtube, mi permetto però di esprimere alcune perplessità:

- innanzitutto i dibattiti registrati sono solo quattro per ognuna delle due annate, a

fronte dell’ampiezza dell’offerta dispiegata, e spiace che la Fondazione Feltrinelli non

abbia impiegato maggiori risorse per questa importante divulgazione, privilegiando le


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Utopia21 – nov. 2025 A.Vecchi: QUALCHE CRITICA AL FESTIVAL ECONOMIA CRITICA 2

poche centinaia di partecipanti in sala a Milano rispetto alle migliaia di potenziali

utenti in streaming ed in differita;

- in secondo luogo la formula dei dibattiti, contenuti spesso nella durata di un’ora,

sembra puntare più sull’effetto comunicativo che non su quello dell’approfondimento;

- quanto sopra è accentuato dalle figure dei ‘moderatori’, per lo più giornalisti

competenti in materia, ma di fatto meno ‘autorevoli’ degli illustri ospiti;

- inoltre a mio avviso la gamma dei relatori ospitati si allarga alquanto rispetto alla

prospettiva di “riformismo radicale” riscontrabile nei testi e negli interventi del

Curatore, così come nelle prolusioni e nei saluti dei vertici della Fondazione, da Carlo

Feltrinelli a Massimiliano Tarantino: questo allargamento, a destra e a sinistra, invece

di consentire un serio confronto nel merito, porta per lo più a confusione e

dispersione.

Il problema della difficoltà di confrontarsi nel merito travalica obiettivamente l’esperienza di

questo Festival, perché in varia forma mi sembra che dilaghi sia in ambiti accademici che

politici (mentre nei talk show televisivi è rimpiazzato spesso da alterchi e schiamazzi): tipico

è il caso delle ‘grandi firme’ che arrivano a convegno aperto (o sono collegati on line),

parlano e se ne vanno senza ascoltare nessunoA; ma è molto diffuso anche il cortese

comportamento di essere presenti, salutarsi e ringraziarsi reciprocamente, ma limitarsi al

proprio testo, senza dire alcunché su ciò che dicono gli altri (forse lasciando ai soli spettatori

il compito di tentare una sintesi).

Nei dibattiti del Festival Economia Critica, in verità, ho colto qualche sforzo di confronto, ad

esempio tra lo stesso Felice, Nadia Urbinati e Fabrizio Barca, sul cruciale problema di cosa

fare in concreto per contrastare la deriva oligopolistico/autoritaria che ha nell’attuale

Governo USA le sue massime espressioni; in particolare, Nadia Urbinati ha approfondito,

anche con tratti originali, l'analisi del nuovo potere economico e politico ai vertici USA,

mentre Fabrizio Barca, attingendo agli studi ed alle esperienze del Forum Diseguaglianze e

Diversità, ha tratteggiato alcune proposte operative, sfidando in qualche misura il

“Manifesto” di Emanuele Felice alla prova dei fatti nell'attuale fase, alquanto lontana dalla

conquista di poteri governativi, e quindi di futuribili strumenti quali nuove leggi elettorali o sui

partiti ovvero nuove norme fiscali ed economiche (temi di cui è anche da verificare l’efficacia

invece come ‘obiettivi da rivendicare’).

Ma in altri casi il confronto mi è sembrato carente o puramente formale; ad esempio:

- in una sessione il professor Giovanni Dosi dà per scontato, senza dimostrarlo, che -

tra le forme di aggravamento dello sfruttamento capitalistico - in Italia l’insieme delle

cooperative (comprese quelle raccolte nelle tre organizzazioni storiche centrali, oggi

politicamente vicine al PD) rappresentino una forma degenerata e da combattere;

mentre Fabrizio Barca, in un inciso, dà parimenti per scontato che al contrario nel

movimento cooperativo tornano ad affacciarsi elementi effettivamente mutualistici:

ma non c’è nessun luogo terzo, nel Festival, in cui tali affermazioni siano verificate e


Acomportamento sistematico, ad esempio, da parte degli esponenti della maggioranza governativa agli incontri

promossi dall’ASviS in occasione della recente presentazione dell’omonimo Rapporto annuale


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Utopia21 – nov. 2025 A.Vecchi: QUALCHE CRITICA AL FESTIVAL ECONOMIA CRITICA 3

riscontrate (magari in qualche forma sono vere tutte due, ma per saperlo dovremo

promuovere una autonoma ricerca);

- all’interno di un altro dibattito, nel 2024, il professor Emmanuel Todd (Storico,

demografo, antropologo all’Institut Nationale d’Etudes Démographique), sulla base

di amplissimi studi, sostiene che l’imbarbarimento bellicista delle potenze occidentali

ha radice nella crisi dello spirito religioso cristiano/protestante - quello spirito che tali

potenze aveva animato (a mio sentore non senza atroce bellicismo) giusto Max

Weber -, mentre il professor Emiliano Brancaccio, dell’Università del Sannio e

aderente ad una rete internazionale di studiosi neo-marxisti, tende a dimostrare che

le guerre in atto (Ucraina, Gaza) sono mosse da specifici interessi economici di tipo

imperialista; le successive contro-repliche dei due professori, con timida

interlocuzione della moderatrice, non aggiungono nulla di convincente per gli

ascoltatori (a mia modesta impressione, almeno per quanto riguarda la guerra

Israelo-Palestinese, mi sembra che vi sia un pieno di deliri religiosi - altro che vuoto

-, tanto da stravolgere i pur evidenti interessi economici: ad esempio per Israele i

cosiddetti “accordi di Abramo”);

- mentre i ricercatori impegnati nei paesi poveri hanno portato esempi di apprezzabile

concretezza (magari in direzioni divergenti dalle aspettative tipiche delle 'sinistre

occidentali’), sul ‘che fare’ nelle prospere e però travagliate società occidentali, dove

pure a mio avviso sussistono trame organizzative politico-sindacali, magari un po’

sconfortate e frastornate, da reindirizzare ma non trascurabili, da più interventi è

sembrato invece che per illuminare improvvisamente la notte buia e tempestosa

occorra inseguire i momenti magici (come il pur apprezzabile movimento per Gaza e

la connessa “flotilla”


B) oppure i guru di turno (dall’influencer Gary Stevenson, che

racconta su Youtube come ha abbandonato una ricca carriera, al cripto-federatore

del centro ulivista Ernesto Maria Ruffini, che spiega come prima di lui nessuno ha

capito nulla e che “campo largo” non significa niente, mentre con “ulivo” basta la

parola), oppure ancora disvelare quanto il capitalismo neo-liberista è davvero molto

molto cattivo.C

Poiché siamo davvero in grave tempesta, se possibile, meglio chiarirsi le idee che

confondersele maggiormente.


aldovecchi@hotmail.it


B

Il Festival si è svolto prima dell’elezione di Mamdani a sindaco di New York, ma già si intuivano i fremiti del

futuro entusiasmo

C Ho qualche dubbio anche sulla rilevanza del collettivo di varie persone che si scoprono anticapitaliste,

riunendosi ogni due settimane a Tucson, Arizona


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Utopia21 – nov. 2025 A.Vecchi: QUALCHE CRITICA AL FESTIVAL ECONOMIA CRITICA 4

Fonti:

1. Aldo Vecchi – LA ‘STORIA ECONOMICA DELLA SOCIETÀ’ (O QUANTO MENO

DEL BENESSERE) DI EMANUELE FELICE – Pubblicato su UTOPIA21 di marzo 2019 -

https://drive.google.com/file/d/1838x-yKTFJ8ru-TRtkGjczuxEiacMxQ9/view?usp=sharing

2. Fulvio Fagiani – EMANUELE FELICE E LA STORIA COME CONQUISTA

DEIDIRITTI – Pubblicato su UTOPIA21 di maggio 2022 -

https://drive.google.com/file/d/1GaPY4Hq6MB7YnSmHyaSEHQS9EeBD_hNt/view?

usp=sharing

3. Fulvio Fagiani – IL ‘MANIFESTO’ DI EMANUELE FELICE PER UN’ALTRA

ECONOMIA E UN’ALTRA POLITICA - Pubblicato su UTOPIA21 di settembre 2025

-

https://drive.google.com/file/d/1iSCzPRAoSXpLecx9n0IIlL2QcXL8HRyH/view?usp=

drive_link

4. https://fondazionefeltrinelli.it/partecipa/festivaldelleconomiacritica/

5. https://fondazionefeltrinelli.it/partecipa/festival-delleconomia-critica-2/

UTOPIA21 - NOVEMBRE 2025: INIQUITA’ FISCALI - LAORATORI E INQUILINI PRIME VITTIME

 Nell’opaco sistema fiscale emergono specifiche disparità a danno dei

lavoratori dipendenti, premiati da sconti marginali ma puniti dal "fiscal

drag” (e dai privilegi per lavoratori autonomi e capitali) e degli

inquilini, abbandonati al caro-affitti ed ora scavalcati nel welfare dagli

altrettanto poveri, se proprietari di casa, perché agevolati nel calcolo

dell’ISEE.


Tutto il sistema fiscale italiano è connotato da iniquità, nonché da una stratificazione di

decisioni motivate da logiche elettoralistiche particolari, che lo rendono apparentemente

‘irrazionale’ rispetto ad una lettura neutrale ed illuminista, ispirata alla progressività della

tassazione rispetto ai livelli di reddito e di ricchezza, secondo il dettato costituzionale; come

hanno già rilevato numerosi autori 11


, con attenzione particolare al complesso insieme di

bonus e detrazioni che di anno in anno si accumulano, soprattutto attorno all’IRPEF.

Su questo sfondo, e guardando alla Legge Finanziaria in gestazione per il 2026, mi sembra

opportuno evidenziare due linee di tendenza che mi sembrano gravi e non abbastanza

focalizzate dai critici, neanche sul lato di sinistra degli schieramenti politici e sindacali:

- la parziale detassazione di elementi marginali (in senso incrementale) dei salari e

stipendi, e cioè premi di produttività, welfare aziendale, e - peggio - straordinari

(inclusi notturni e festivi) e da ultimo anche gli stessi rinnovi contrattuali (che

dovrebbero essere invece fattore ordinario e fisiologico delle retribuzioni): tutto

questo mentre le aliquote non vengono adeguate all’inflazione (il cosiddetto ‘fiscal

drag’, giustamente denunciato dalla sola CGIL) e mentre il beneficio del ritocco

dell'aliquota ‘centrale’ (dal 35% al 33%) verrà esteso fino a 200.000 € di reddito annuo


1 Da ultimo Francesco Tundo su “Domani” del 16 ottobre 2025 -

http://play.google.com/store/apps/details?id=com.paperlit.android.domani


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Utopia21 – nov 2025 A.Vecchi: INIQUITA’ FISCO: LAVORATORI E INQUILINI 1e VITTIME 2

(ferme restando le aliquote sugli “scaglioni” superiori), invece di concentrarsi sulle

fasce medio-basse, più colpite dall’inflazione.

Guardando al gettito complessivo delle tasse sui salari e sugli stipendi (cioè gran

parte del gettito, perché come noto i redditi da impresa e da capitale sono comunque

variamente privilegiati, negli ultimi anni anche con la ‘flat tax’ per i lavoratori

autonomi), i mini-sconti che ottengono le frange in qualche modo più fortunate dei

lavoratori, che fruiscono dei suddetti elementi marginali delle retribuzioni, sono di

fatto pagati dai restanti lavoratori assoggettati all’IRPEF, che sono colpiti dal ‘fiscal

drag’ e non vengono raggiunti dagli sconti.

(Mi spiace che parte dei sindacati finiscano per accettare, legittimandolo, questo

livello di contrattazione).

- la proposta del governo di escludere dal calcolo dell’ISEE (cioè il riepilogo di redditi

e ricchezze che individua il limite massimo per accedere a numerose provvidenze

sociali) il reddito figurativo relativo alla prima casa di proprietà, colpisce

indirettamente, ma frontalmente le famiglie che vivono in affitto, già punite dalla non

detraibilità delle pigioni dalla dichiarazione dei redditi (mentre la proprietà della prima

casa è esentata da IRPEF ed IMU e gode della detraibilità delle rate di mutuoA) e in

questi ultimi anni già piegate al continuo rincaro degli affitti; non solo a Milano, dove

almeno il problema è divenuto palese all’opinione pubblica, sia per le proteste degli

studenti fuori-sede, sia per i risvolti delle inchieste giudiziarie sulle grandi

speculazioni edilizie B.


aldovecchi@hotmail.it


Fonti:

A. Aldo Vecchi - L’UTOPIA (ITALIAN) DI UNA CASA PER TUTTI - su UTOPIA21, luglio

2018”

https://drive.google.com/file/d/1Uzz_gkXHQdEy91sUiA_j2hlfobRsbv0m/view?usp=s

haring

B. Anna Maria Vailati e Aldo Vecchi - E’ COSI’ CHE SI SALVA MILANO? - su


UTOPIA21, gennaio 2025 https://drive.google.com/file/d/1-mFBTsYEiA42q2V9GZ-

FUCZGnJSVrKwE/view?usp=drive_link

UTOPIA21 - NOVEMBRE 2025: LA RIGENERAZIONE URBANA SECONDO IL CENTRO-DESTRA

 LA RIGENERAZIONE URBANA

SECONDO IL CENTRO-DESTRA


di Aldo Vecchi


Il disegno di legge all’esame del Senato non assicura l'azzeramento

del consumo di suolo e prevede ampliamenti volumetrici e sconti

fiscali ovunque si dichiari lo stato di degrado, senza considerare la

varietà delle situazioni urbane di congestione e di carenza di verde e

servizi: il tutto senza una pianificazione urbanistica di dettaglio

(proprio come nel ‘modello Milano’) e con modesti finanziamenti


pubblici. Tuttavia si riscontrano alcuni aspetti positivi: le finalità socio-

ambientali, il metodo della programmazione, l’attenzione per la


qualità progettuale.

Sommario:

- introduzione

- premessa sul consumo di suolo (e sugli eco-sistemi)

- aspetti positivi: finalita’ socio-ambientali, programmazione pluriennale,

attenzione alla qualita’

- i capisaldi (nocivi): incentivi e sconti predeterminati ‘a prescindere’ e carenza

di progettazione ‘urbana’; modesti i finanziamenti statali


INTRODUZIONE

In assenza di una iniziativa del Governo, il cui programma ha evidentemente altre priorità, il

Parlamento - e specificamente il Senato, anzi la Commissione senatoriale .... - procede

alquanto blandamente a discutere sull'argomento della Rigenerazione Urbana e, a partire

da otto diverse proposte di legge delle diverse forze politiche (già nelle precedenti

legislature), è arrivato da un testo unificato A, redatto per la maggioranza di Centro-Destra


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Utopia21 – novembre 2025 A.Vecchi: RIGENERAZIONE URBANA DI CENTRO-DESTRA 2

dal senatore Maurizio Gasparri e successivamente riformulato nello scorso agosto dal

senatore Roberto Rosso, sempre di Forza Italia: testo che commento nel presente articolo.

Il tema ha richiamato un qualche interesse, politico e mediatico, in connessione con la

meteora legislativa del provvedimento cosiddetto Salva-Milano, al momento congelato (che

ho trattato ampiamente su Utopia21 con Anna Maria Vailati nel numero di gennaio 2025 B),

e ciò potrebbe anche portare ad una improvvisa accelerazione del dibattito parlamentare

sul Disegno di Legge “Rigenerazione Urbana”, trasferendolo dalla Commissione all’Aula del

Senato.


PREMESSA SUL CONSUMO DI SUOLO (E SUGLI ECO-SISTEMI)

L’Italia non si è dotata di una legge nazionale per il risparmio del consumo di suolo, anche

se in diverse procedure formali mostra di aver preso atto della direttiva europea che tende

ad azzerare tale consumo entro il 2050 1,C. Il Disegno di Legge “Rigenerazione Urbana”,

che ha finalità congruenti con tale direttiva, ma centrate sui suoli già trasformati come urbani

e non su quelli inedificati da salvaguardare, assume “il contenimento del consumo di suolo”

come “principio fondamentale”, senza però esplicitare una definizione di “suolo

consumato”2

.


Tale carenza diviene problematica non solo per l'applicazione dello stesso Disegno di

Legge, laddove prescrive che il saldo del consumo di suolo sia pari a zero negli interventi

attuativi di Rigenerazione Urbana, ma anche alla luce delle notevoli discrepanze emerse

dalle diverse definizioni adottate dalle varie Regioni e Province Autonome, che in qualche

modo hanno tutte già legiferato in materia di consumo del suoloD: come ha invano

denunciato l’ISPRA, che per i suoi compiti istituzionali di monitoraggio ambientale, utilizza

una ulteriore definizione, questa coerente con la Direttiva Europea (vedi mio articolo su

Utopia21 di settembre 2025 E).

L’omaggio reso dal DdL “Rigenerazione Urbana” al contenimento del consumo di suolo non

esclude che - fuori dagli ambiti di degrado da rigenerare - i Comuni continuino a consentire

interventi in aree di espansione, soprattutto per quelli inferiori a 10.000 abitanti, che non

sono obbligati a occuparsi della Pianificazione finalizzata alla Rigenerazione Urbana: tant’è

che l’art. 12.2 del DdL, nel trattare della riformulazione regionale delle tariffe per gli oneri di

urbanizzazione, si premura di raccomandare “il criterio del maggiore favore per gli interventi

di demolizione e ricostruzione rispetto a quelli che determinano nuovo consumo di suolo”.

Inoltre la poco felice formulazione dell’art. 2.1.b, che include nella Rigenerazione gli

interventi “che determinino un saldo zero di consumo di suolo o di emissioni climalteranti” -

oltre a confondere gravemente gli obiettivi europei, che per le emissioni non puntano al

1

In particolare il PNIEC Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima, prevede addirittura di anticipare al

2030 l’obiettivo del ‘di suolo zero’.

2 E’ curioso rilevare che una definizione di suolo consumato era invece presente nella precedente stesura

“Gasparri”


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Utopia21 – novembre 2025 A.Vecchi: RIGENERAZIONE URBANA DI CENTRO-DESTRA 3

“saldo zero” bensì ad un abbattimento drastico (o quasi-drastico: in queste settimane si

discute se presentare alla COP di Belem un traguardo al 90% nel 2040 oppure un po’ di

meno) - apre concretamente a casi in cui un progetto di Rigenerazione Urbana sia virtuoso

in materia di emissioni climalteranti e perciò sia esentato dal ridurre a zero il saldo del

consumo di suolo.3

Su questo fronte segnalo anche:

che il “rispetto del bilancio degli eco-sistemi” tra prima e dopo gli interventi, nel caso specifico

delle “delocalizzazioni” era previsto nella versione Gasparri, ma è cancellato in quella finale;

- nella pur abbondante rassegna di obiettivi sociali ed ambientali manca l’attenzione

alla qualità dei suoli

- non compare la nozione di “ciclo di vita complessivo” di manufatti ed aree ai fini delle

valutazioni di sostenibilità degli interventi

- il concetto di "impronta ecologica” si affaccia ma con una formulazione francamente

poco comprensibile (e comunque poi non applicata nel dispositivo della norma):

“confronto tra le risorse naturali consumate dalle azioni e dalle attività svolte in un

determinato contesto urbano da rigenerare unitamente alla quantità di diossido di

carbonio (CO2) emessa e la quantità di terreno da destinare a verde necessaria per

assorbirla”, dove il terreno ‘compensativo’ è considerato solo per la CO2 e non per

l’insieme delle risorse da cui parte la definizione.

Nell’insieme la proposta di legge risulta assai lontana da quella presentata dal movimento

Salviamo il Paesaggio nel 2018 F


, che pure è tra le origini del percorso parlamentare


approdato al presente ‘testo unificato’.


ASPETTI POSITIVI: FINALITA’ SOCIO-AMBIENTALI, PROGRAMMAZIONE

PLURIENNALE, ATTENZIONE ALLA QUALITA’

Malgrado i miei fondati pregiudizi, ritengo doveroso dare atto che la proposta di legge

manifesta alcuni aspetti positivi4

:


- l’ampia declaratoria di “finalità e obiettivi”, di carattere socio-economico ed

ambientale (pur con i limiti specifici esemplificati sopra), che permane assai lontana

dalle sparate ideologiche “MAGA” che imperversano nelle Destre Mondiali, da Trump

in giù (e contaminano anche - a giorni alterni - i più alti vertici del Governo italiano ed

i meno alti loro sostenitori) contro la necessità della transizione ecologica e contro le

preoccupazioni di inclusione sociale; può essere che questa residua adesione di

3 Simile è la confusione sulla “invarianza idraulica”, che è principio valido per singoli interventi edilizi, chiamati

a non peggiorare le condizioni di dispersione e conferimento delle acque piovane, ma non per la

Rigenerazione, dalla quale è logico aspettarsi obiettivi più ambiziosi di depavimentazione e permeabilità, pure

menzionati dal Disegno di Legge, ma mischiati alla rinfusa con la suddetta “invarianza”

4 Trattandosi di un testo intermedio, che può essere riscritto meditatamente, risparmio la mie critiche puntuali

sulla qualità logico-formale, che mi sembra assai penosa: spesso la contraddittorietà dei testi legislativi è

dovuta alla frammentarietà e conclusione delle votazioni sugli emendamenti, ma ciò non dovrebbe verificarsi

nel caso di redazione di un "testo unificato”


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Utopia21 – novembre 2025 A.Vecchi: RIGENERAZIONE URBANA DI CENTRO-DESTRA 4

manifestazioni istituzionali del Centro-Destra (come il presente disegno di legge) ai

principi ed al linguaggio del welfare e del green deal europei sia una vuota litania, in

parte smentita dalle scelte operative dello stesso testo legislativo e ancor di più

smentita dall'insieme della prassi politica delle forze governative, ma devo

confessare che - di questi tempi - ho apprezzato leggere obiettivi come “migliorare la

qualità della vita delle persone e della vivibilità del territorio” "incremento della

biodiversità” “cintura verde” "contenimento delle isole di calore” “sostenibilità

ecologica” "riduzione delle disuguaglianze sociali” "partecipazione attiva dei cittadini”

“soddisfare la domanda abitativa debole, il fabbisogno strutturale di alloggi in affitto

a un costo sostenibile e la coesione sociale”

- uno sforzo - ormai inconsueto - di programmazione pluriennale (anche se 800 milioni

sono decisamente pochi5 e la durata è solo triennale), con il coinvolgimento di Stato,

Regioni 6

(e Province Autonome) e Comuni, però con il limite di escludere le Province

e le Città Metropolitane e di obbligare solo i comuni sopra i 10.000 abitanti, lasciando

alla pura discrezionalità l’eventuale coordinamento tra i comuni più piccoli, il che

significa rinunciare ad affrontare le tematiche di riequilibrio territoriale nella loro

concretezza. 7

- una certa attenzione agli aspetti qualitativi, non solo nelle enunciazioni di principio,

tra cui quella della necessaria “progettazione integrale” per prevenire barriere

architettoniche ed ogni altra discriminazione, ma anche nei dispositivi, come ad

esempio l’obbligo - non facile da attuare - di ricorrere ai concorsi di progettazione nel

conferimento degli incarichi esterni agli uffici comunali.


I CAPISALDI (NOCIVI): INCENTIVI E SCONTI PREDETERMINATI ‘A PRESCINDERE’ E

CARENZA DI PROGETTAZIONE ‘URBANA’; MODESTI I FINANZIAMENTI STATALI

Il nocciolo della proposta consiste in una serie di incentivi (aumento di 25-30% del volume

edilizio), sconti sulle aree da cedere ai Comuni per i servizi pubblici (“standard” limitati ai

maggiori volumi e dimezzati nelle zone centrali ovvero “A e B”, con ampia facoltà di

“monetizzazione”, alternativa alla cessione delle aree in loco), riduzioni degli oneri di

urbanizzazione (comunque solo sul maggior carico urbanistico; esenzione dal contributo

5 Ho provato ad attualizzare in Euro (a valore corrente 2025) le erogazioni del Piano Ina-Casa (‘Piano Fanfani’)

degli anni 50, e mi risulta un importo medio di 1 miliardo annuo, mentre per il programma pluriennale varato

nel 1978 mi risulta un importo medio annuo di 3 miliardi (salvo errori od omissioni): qui siamo invece a 266

milioni annui.

6 Lo Stato però impone alle Regioni di formulare analisi e priorità entro 3 mesi, riservandosi poi per la sintesi

nazionale 18 mesi (sui 36 di durata dei finanziamenti): forse perché la propria (inguaribile) lentezza.

7 Mentre proprio in questi giorni l’ISTAT ha reso nota la versione aggiornata della sua lettura geografica dei

fenomeni urbani (fondata sull’interpretazione delle densità abitative mediante una griglia geometrica europea

e sui dati del pendolarismo), che individua le seguenti classificazioni (in base a criteri internazionali): “Città o

Zone densamente popolate” Includono il 4% dei Comuni); “Piccole città e sobborghi o Zone a densità

intermedia di popolazione” (30% circa); “Zone rurali o Zone scarsamente popolate” (65% circa)..


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Utopia21 – novembre 2025 A.Vecchi: RIGENERAZIONE URBANA DI CENTRO-DESTRA 5

sulle plusvalenze immobiliari), agevolazioni fiscali (IMU, TARI, TOSAP, Registro,

deducibilità 50% dell’IVA da IRPEF per gli acquirenti), semplificazioni procedurali sulle

ricostruzioni, sui cambi di destinazione d’uso e sulle varianti urbanistiche.

Tali vantaggi per gli operatori, pubblici e soprattutto privati 8


, possono essere solo aumentati

e non diminuiti dalle Regioni e i Comuni devono applicarli in tutti gli ambiti dichiarati per

qualche verso come “degradati” (anche su iniziativa privata); progetti privati sono inoltre

ammessi, “nelle more” dell’approvazione dei Programmi Comunali oppure “in assenza di

programmazione comunale”.

A mio giudizio tale assetto complessivo - rigido e centralistico - è concettualmente aberrante

e concretamente assai pericoloso, perché si basa sull’assunto implicito sostanziale che le

aree urbane degradate abbiano bisogno solo di rinnovo edilizio/energetico/funzionale e

possano comunque sopportare aumenti consistenti del carico urbanistico, senza verifica

della sostenibilità delle densità edilizie e dei servizi urbani e tecnologici esistenti (infatti oneri

e standard nella proposta di legge sono commisurati solo ai volumi aggiuntivi); mentre nella

realtà le aree degradate spesso sono tali proprio perché troppo dense, prive di verde e spazi

pubblici, con strade e reti tecnologiche carenti o fatiscenti.

Pur dispiacendo ad Hegel, non mi sembra che nello stato attuale delle nostre città “tutto ciò

che è reale [sia anche] razionale”. Applicando ampliamenti indiscriminati del 25-30% si

rischia di non conseguire una "rigenerazione", bensì una conferma ed aggravamento dei

difetti accumulati dalle città.

I Programmi Comunali 9


, che NON sono Piani Urbanistici Particolareggiati (lo divengono

solo nei i casi di completa delocalizzazione per emergenze idrogeologiche), pur potendo

dettare qualcosa in materia di destinazioni d’uso, localizzazione di nuovi servizi e parametri

edilizi per eventuali “nuove costruzioni” (formulazione alquanto oscura, perché le

ricostruzioni e gli ampliamenti non sono considerate tali), nulla possono decidere sulle

suddette quantità volumetriche né sulla quantità di oneri e standard dovuti.

Tanto meno i Programmi Comunali possono entrare nel merito della progettazione

planivolumetrica dei volumi ampliati e/o ricostruiti, il che esclude il controllo pubblico anche

da parte dei cittadini (i Programmi non sono sottoposti a pubblicazione per osservazioni) sui

requisiti fondamentali della qualità urbana: anzichè rigenerare l’urbano si profila una

accozzaglia di singoli progetti edilizi privati, molto simile al “rito ambrosiano” in discussione

a proposito di Milano e della proposta di legge “Salva-Milano” (non mi dilungo in proposito

rinviando all’articolo sopra citato).

8

Il profilo genuflesso in favore degli interventi privati si riscontra anche nelle prestazioni qualitative richieste,

assai generiche e prive di soglie quantitative (sia relative sia assolute), e cioè “migliorare” l'efficienza

energetica, “favorire” il consolidamento antisismico, “migliorare” l’acustica ed infine abbattere le barriere

architettoniche, sì, ma solo “sulle parti comuni”, e non dentro le singole unità immobiliari.

9

I contenuti fondamentali dei Programmi sono la perimetrazione di:

- centri storici

- aree urbane, tra cui individuare le aree di degrado (in unica soluzione od anche a rate), anche su

proposta privata: le restanti aree esterne da qualificare come “cintura verde”;

per le aree di degrado i Programmi definiscono alcuni parametri edificatori e gli interventi pubblici, con i relativi

costi.


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Utopia21 – novembre 2025 A.Vecchi: RIGENERAZIONE URBANA DI CENTRO-DESTRA 6

Inoltre gran parte degli sconti sono previsti a spese delle casse comunali ed il vago concetto

di “rimborsi per minor gettito”, enunciato all’art. 10, risulta privo di coperture finanziarie a

carico dello stato.

Infine la selezione dei progetti da finanziare si profila come problematica (forse con troppi

margini per discrezionalità clientelari), dal momento che nel lungo e rispettabile elenco delle

condizioni per le candidature 10, per l’ammissibilità al vaglio programmatorio sarà sufficiente

rispettarne solo due (ad esempio prevedere una qualunque quantità di verde o di

parcheggi...).


aldovecchi@hotmail.it


Fonti:


A. https://www.senato.it/show-

doc?idoggetto=1423457&id=1428508&leg=19&tipodoc=Emendc


B. Anna Maria Vailati e Aldo Vecchi - E’ COSI’ CHE SI SALVA MILANO? - su

UTOPIA21, gennaio 2025 https://drive.google.com/file/d/1-

mFBTsYEiA42q2V9GZ-FUCZGnJSVrKwE/view?usp=drive_link

C. Aldo Vecchi - LA STRATEGIA EUROPEA PER IL SUOLO - su UTOPIA21,

maggio 2022

https://drive.google.com/file/d/1PjBMBVMwCmUFfIBnUfOLI4fBBB5OtCMI/view?usp

=sharing

D. Aldo Vecchi - NON SI FERMA IL CONSUMO DI SUOLO - su UTOPIA21, gennaio

2024


10 Elenco completo delle “condizioni” per l’ammissibilità ai finanziamenti:

a - qualità progettuale in rapporto alla coesione sociale, al risparmio energetico, ecc.

b - adeguamento antisismico

c - verdi e parcheggi

d - standard di spazi pubblici (anche costruiti su più piani)

e - de-pavimentazione e riforestazione (per migliorare gli equilibri idrogeologici e per mitigare l’impatto visivo)

f - compartecipazione a quote di Edilizia Pubblica Residenziale/Sociale

g - “uso sociale dei luoghi”

h - “recupero e sviluppo del tessuto produttivo e commerciale compatibile con

l'insediamento e il riequilibrio insediativo”

i - “risoluzione delle opere pubbliche incompiute eventualmente ricadenti nell'area interessata

dall'intervento”

l - "progettazione universale” (convenzione di New York) ai fini del superamento delle barriere, non solo

architettoniche

m - “un consumo di suolo pari o inferiore al lotto originario, escluse le opere

infrastrutturali


www.universauser.it/utopia21


Utopia21 – novembre 2025 A.Vecchi: RIGENERAZIONE URBANA DI CENTRO-DESTRA 7

https://drive.google.com/file/d/1zOz4i3IekmCXguXLpc3mcoS_EhdvhAYY/view?usp

=drive_link

E. Aldo Vecchi – IL PIANO UTILE? - su UTOPIA21, settembre 2025


https://drive.google.com/file/d/1YJ2kWjEN-

PmV0Cchi6C99MyGng2SJ64H/view?usp=drive_link


F. Aldo Vecchi – IL CONSUMO DI SUOLO – Quaderno n° 3 di “UTOPIA21”, settembre

2018 https://universauser.it/i-quaderni/quaderno-3-il-consumo-di-suolo.html