sabato 11 luglio 2026

UTOPIA21 - LUGLIO 2026: IL RECUPERO DELLA EX-CARTIERA DI BESOZZO di Anna Maria Vailati e Aldo Vecchi

Intervista all’architetto Gianluca Coghetto, Sindaco di Besozzo sulla peculiare vicenda del recupero dell’area industriale dismessa più rilevante nel territorio comunale: esito della combinazione - finora felice - tra una chiara volontà politica, un interlocutore padronale sensibile ed una ricerca articolata di risorse finanziarie



Figura 1 - L’AREA DELL’EX CARTIERA, DA NORD, ALL’AVVIO DELLE DEMOLIZIONI



PREMESSE


Non approfondiamo qui, affinché l’intervista risulti leggibile, informazioni e valutazioni che sono necessarie alla comprensione degli eventi, e che si possono reperire in fonti ufficiali (come il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale 1 oppure il Piano di Governo del Territorio del Comune di Besozzo 2) ed anche in nostri precedenti scritti, riguardo al contesto socio-economico e territoriale-paesaggistico 3 ed alla consistenza del fenomeno della dismissione di aree produttive 4.

Riguardo alla varia dinamica del riutilizzo di tali aree dismesse, segnaliamo invece brevemente che salvo alcuni casi nei Comuni più grandi (es. Busto Arsizio e Castellanza), in cui il recupero è avvenuto in funzione di importanti programmi pubblici, come nuove sedi universitarie, l’uscita di parte di queste aree da un destino di abbandono avviene per lo più in presenza di consistenti interventi immobiliari privati, imperniati - con poche eccezioni (NOTA: ad esempio la residenza fronte-lago  a Laveno, senza nemmeno un lungo-lago pubblico) - sulla realizzazione di nuovi centri commerciali di media o grande distribuzione: così a Somma Lombardo, a Sesto Calende, a Ispra, a Gavirate (ma anche all’Aermacchi di Varese).

Un’altra premessa riguarda la nostra conoscenza di Gianluca Coghetto, che risale al 1996 quando da laureando si occupò con uno stage presso il Comune di Sesto Calende del processo partecipativo relativo al recupero dell’area industriale dismessa ex-AVIR (vetreria, ora Esselunga). 

Dopo la laurea l’architetto Coghetto è divenuto tecnico del Comune di Ranco. A Besozzo è stato eletto consigliere comunale (all’opposizione) dal 2007, Assessore dal 2012 e Sindaco dal 2022.


DOMANDA sulla stampa locale si è parlato del Master Plan del Tuo Comune per il riutilizzo dell’area dell’ex Cartiera 5,6, che si estende per 50.000 metri quadrati ai piedi di Besozzo Superiore, ad Est, lungo il torrente Bardello: ci ha molto colpito la notizia della acquisizione al Comune dell’intera area.


RISPOSTA è una storia che viene da lontano, quando nel 2008 la multinazionale Munksjö Paper ha chiuso la fabbrica, lasciando 80 dipendenti in difficoltà economiche, in parte alleviate per quanto possibile dallo stesso Comune. Inizialmente si è determinato un braccio di ferro tra la proprietà che attendeva occasioni per una diversa valorizzazione immobiliare ed il Comune, che - dopo la vittoria della nostra lista nel 2012 - ha assunto una posizione ferma sul destino di quell’area come bene comune, anche come risarcimento rispetto allo sfruttamento (e poi abbandono) di generazioni di lavoratori e delle risorse del territorio: non solo il suolo, ma l’acqua del Bardello, incorporato nello stabilimento e usato come scarico, e l’aria…


DOMANDA le rivendicazioni sociali e ambientali rispetto ad un passato di industrializzazione massiccia a noi risultano chiare, ma non sempre sono facili da far capire, sia alla cittadinanza che ne è stata compartecipe e al tempo stesso vittima, sia tanto meno alle controparti padronali ed immobiliari.


RISPOSTA riguardo alla popolazione, l’orientamento da assumere sulle aree dismesse (il Comune negli anni ha acquisito anche il copertificio Sonnino, sempre sul Bardello, ma più vicino al centro di Besozzo Inferiore) è risultato divisivo politicamente: infatti il centro-destra, che guidava il Comune fino al 2012, non ha mai  aderito a questa nostra visione, che invece abbiamo fatto progressivamente vivere nella cittadinanza, assumendo iniziative concrete di partecipazione - già avviate in precedenza per il Piano di Governo del Territorio - nel tentativo di riappropriarsi del Bardello, lungo il quale ora si può pescare, passeggiare, fare sport, rendendo palesi i "valori ecosistemici”; ed anche affacciarsi a rivedere i resti della vecchia cartiera in cui molti avevano lavorato. Ciò anche grazie ai primi investimenti, come la pista ciclabile per Gavirate sulla sponda sinistra del Bardello (sul lato opposto alla Cartiera), in collaborazione con la Provincia, resa accessibile dai giardini comunali e dall’area Sonnino grazie al sottopassaggio sotto la Strada Statale. 


DOMANDA e la multinazionale?


RISPOSTA proprio la crescita del consenso della popolazione sulla nostra ipotesi di recupero “sociale” delle aree industriali dismesse, che si è tradotto nella conferma della nostra compagine alle successive elezioni del 2017 e 2022, ha dato credibilità e forza alla  posizione contrattuale del Comune nel confronto con la proprietà, che ha capito che con tale continuità amministrativa non c’era spazio  per facili “varianti” che le consentissero di vendere l’area sul mercato immobiliare, interessato ai soliti “centri commerciali” e giù di lì. La Società ha valutato alcune ipotesi di trasformazione, ma poi ha prevalso il dialogo. Anche perchè abbiamo studiato bene la controparte, che comunque spendeva ogni anno cifre rilevanti per mantenere in sicurezza lo stabilimento abbandonato, ed abbiamo letto che nella filosofia aziendale (e quindi nel rapporto tra Direzione ed Azionisti) erano presenti criteri di compatibilità ambientale e sociale.


DOMANDA poteva essere il solito greenwashing


RISPOSTA infatti li abbiamo richiamati a questa coerenza, ed alla fine siamo arrivati a risultati anche al di là delle nostre speranze iniziali, perché l’intera area nel 2020 è stata ceduta al Comune per 1 €, non solo, ma la Società ha provveduto e sta provvedendo alla demolizione di gran  parte dei fabbricati (quelli che il nostro progetto considera non meritevoli di conservazione) ed alla bonifica dei terreni, conferendo infine al Comune una dote di 300.000 € per avviare i lavori di recupero, che sono iniziati in un fabbricato più prossimo al torrente. Mentre all’angolo Nord-Est funziona già dal 2025 il complesso sportivo del Playgrond, con basket e altro


DOMANDA opere e lavori che abbiamo visto oggi dalla ciclabile: ma il torrente corre ancora in un alveo ristretto


RISPOSTA il progetto prevede di abbassare gran parte della sponda destra (attuale cantiere), ricostruendo una progressione dolce tra il Bardello e le aree verdi da realizzare


DOMANDA abbiamo visto che il masterplan prevede molto verde e poco cemento, con diverse funzioni, tra cui una quota residenziale riservata ad affitti calmierati per giovani coppie; ed altri interventi molto costosi, come la traslazione della strada statale più ad Est, lungo un nuovo boulevard alberato, pedonalizzato l’attuale “budello” tra il cimitero e la vecchia fabbrica: ma con che tempi e con quali mezzi pensate di finanziare queste ambiziose iniziative, assai ambiziose per un Comune di meno di 10.000 abitanti



FIGURA 2 - LO SCHEMA CONCETTUALE DEL MASTERPLAN



RISPOSTA  pensiamo di procedere, come in qualche misura abbiamo già fatto finora, con obiettivi strategici ampi, ma con duttilità e pluralità di strumenti, dialogando con i singoli soggetti (tra cui ANAS, Regione, Provincia, Ministeri) piuttosto che con un unico e complesso “Accordo di Programma”; la collaborazione con la Provincia per la rete ciclabile proseguirà, facendo di Besozzo uno snodo importante della rete provinciale; le operazioni di riqualificazione del Bardello si integrano nel più ampio “Contratto di Fiume” (nel concreto le acque stanno torneranno pulite e abitate dalle specie più consone); nel fabbricato in corso di sistemazione troverà sede la Federazione per gli Sport Paralimpici, con prospettive di integrazione con altre funzioni (hub ciclistico, foresteria per atleti, palestra, attività di cura) e di utilizzo plurimo degli impianti sportivi; all’estremo nord dell’area cercheremo di collocare funzioni relative alla protezione civile e una sede per le ambulanze; la residenza sociale, nel nostro orizzonte, potrebbe essere l’ultimo tassello, quando troveremo fondi per colmare la differenza tra canoni di affitto accettabili e i costi delle costruzioni.


DOMANDA ci sembra il comportamento di quelle formiche sud-americane, che dividono il carico in piccole porzioni, e così spostano quello che per loro sono dei grandi pesi. 

E del fabbricato dell’ex copertificio Sonnino cosa farete? ci ricordiamo molti anni fa una affascinante mostra di opere artistiche ben inserite nello scenario della fabbrica dismessa


RISPOSTA il nostro programma era di concentrare lì diverse attività scolastiche, ma l'occasione favorevole dei bandi PNRR ci ha spinti a riorganizzare i corsi sugli edifici scolastici esistenti, per cui stiamo per sperimentare, su una piccola porzione dl fabbricato, una funzione per l’appunto museale/espositiva, con il supporto della Fondazione Cariplo


DOMANDA potremmo fare qualche raffronto con il recupero dell’area ex-Vetreria di Sesto Calende, (di cui Tu hai visto gli inizi), anche riguardo alla continuità o discontinuità politico-amministrativa. Ma sarà per un’altra volta, perché Ti stanno chiamando con insistenza per una riunione di Giunta….




annavailati@tiscali.it


aldovecchi@hotmail.it 



Fonti:

1. Revisione PTCP - Provincia di Varese dal Link si accede a tutti gli elaborati della Revisione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale

2. https://www.comune.besozzo.va.it/menu/2783436/p-g-t

3. http://www.agenda21laghi.it/vivere_tra_laghi.asp

4. Aldo Vecchi - IL NUOVO PIANO TERRITORIALE DELLA PROVINCIA DI VARESE - su UTOPIA21, marzo 2026 - https://drive.google.com/file/d/1FL-9iAqJnLwlU-TOxbQUBXlA7gjCirbd/view?usp=drive_link 

5.https://www.varesenews.it/2026/01/besozzo-ridisegna-il-suo-futuro-approvato-il-masterplan-per-larea-ex-cartiera/2467198/

6. https://comune.besozzo.va.it/documenti/3523040/masteplan-ex-cartiera-munskjo


UTOPIA21 - LUGLIO 2026: PNRR: LA FAVOLA TRISTE DELLE CASE PER I MIGRANTI STAGIONALI


Il sostanziale fallimento della promessa di superare gli insediamenti informali dove stazionano i lavoratori migranti stagionali a servizio dei raccolti agricoli in molte regioni italiane, in condizioni di degrado abitativo e spesso anche di ricatto (capolarato), al limite della schiavitù: così nei nostri acquisti quotidiani di cibo è tuttora inclusa una quota assicurata di ingiustizia sociale.

PER IL TESTO COMPLETO DI ILLUSTRAZIONI VAI SU https://drive.google.com/file/d/1YwpuhuxWTQ8fhBeQJqEqg9_iVtpkhI0f/view?usp=drive_link

 Sommario:

- premessa sul PNRR

- i piani per il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura

- il convegno ad Urbanpromo

- il caso Saluzzo

- il fallimento pugliese

- qualche considerazione, da lontano

Appendice: URBANPROMO - PROGETTI PER IL PAESE Programma 2025 - Housing sociale IL CASO DEI LAVORATORI AGRICOLI MIGRANTI: DAI GHETTI ALLA CASA?



PREMESSA SUL PNRR


Tra il 2020 e il 2021, verso l’uscita dalla pandemia del Covid e con il passaggio dal governo Conte 2 (M5Stelle+PD+ASV) al governo Draghi di unità nazionale, veniva approvato un po’ di fretta il Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza, che su Utopia21 abbiamo analizzato e commentato ampiamente1 - tra scetticismo e qualche speranza -  facilitati anche dalla unitarietà e accessibilità delle informazioni relative al Programma stesso.

Ora a giugno 2026 dovrebbero essere concluse tutte le misure previste dal Programma, o meglio dalla numerose manipolazioni e ri-stesure del programma, motivate innanzitutto ed ufficialmente dalle difficoltà di rispettare le rigide scadenze definite all'Unione Europea (che eroga i contributi, in parte a fondo perduto e in parte da restituire in rate lunghe e convenienti); e a fine agosto dovrebbero concludersi anche le complesse operazioni di rendicontazione: a pena di restituzione dei contributi per i titolari dei progetti che risulteranno incompiuti.

Confidiamo su una completezza e trasparenza informativa sul riepilogo del PNRR, pari a quella riscontrata alla sua partenza, per poter tornare sui nostri commenti e riassunti, aiutandoci comunque con la lettura e sintesi che ne faranno altri commentatori.

Tra i temi del PNRR, che non ha affrontato complessivamente la questione abitativa, ma solo alcuni suoi aspetti, risultava a mio giudizio positiva l’attenzione agli ultimi, sia riguardo ai ‘senza-casa’ urbani, sia riguardo alle baraccopoli rurali: ma alle buone intenzioni  (occuparsi degli ultimi vuol dire assumere come valore universale il bisogno di casa quale premessa per la dignità umana) non hanno corrisposto validi risultati; mi occupo qui del risvolto rurale, dove la dignità umana è spesso calpestata anche sotto il profilo dei diritti dei lavoratori.

(Sulla questione abitativa rimando ad altri miei articoli, ripresi da quello sul “Piano Casa” in questo numero di UTOPIA21).



I PIANI PER IL SUPERAMENTO DEGLI INSEDIAMENTI ABUSIVI IN AGRICOLTURA


Un primo consuntivo si può comunque fare, ed è stato anticipato da tempo dai soggetti più attenti, sul fallimento sostanziale della misura emblematica ”Investimento 2.2: Piani urbani integrati per il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura”, che stanziava 200 milioni di € per voltare pagina rispetto alle vergognose condizioni abitative dei lavoratori stagionali (per lo più migranti di origine africana) sia nei più noti ghetti di grandi dimensioni in Puglia e Calabria, sia in molte altre situazioni di disagio disperse nei territori, non solo al Sud.

Duecento milioni sono circa l’1 per mille dell’intero PNRR: una piccola cifra, ma non trascurabile per affrontare seriamente la questione.

Il consuntivo anticipato è reso possibile dall’abbandono precoce e progressivo dei principali progetti, finora non canalizzati verso altre risorse finanziarie pubbliche (come sta accadendo invece per altri capitoli del PNRR, dove si sono svolte delle ‘triangolazioni’ tra progetti più lenti e progetti più veloci rispetto ad altre partite della spesa pubblica, locale nazionale ed europea).

Come riporta “L’Avvenire” del 17 gennaio 20262, riassumendo la “Relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza” aggiornata al 31 dicembre 2025, “...per la realtà della provincia di Foggia (Cerignola, Manfredonia e San Severo), destinatari di quasi 100 milioni … alla luce della definitiva e inderogabile tempistica ammessa dal Consiglio Europeo, i tre Comuni non potranno completare i propri progetti secondo lo schema originario del Decreto Ministeriale 55/2022, neanche nella forma ridotta conseguente ad una rielaborazione progettuale presentata (realizzazione di circa 2.000 posti letto a fronte dei 6.500 originariamente previsti). … Dei 37 Comuni inizialmente individuati solo 11 avranno i finanziamenti europei…. Solo piccole cifre per piccoli interventi.”

Situazione già segnalata tra settembre e ottobre 2025 dalla testata “Il Post”3 e dal sito “Cittadinanzattiva”4; nonché oggetto di un convegno di approfondimento nell’ambito di UrbanPromo a novembre 20255.



IL CONVEGNO AD URBANPROMO


Riassumo alcuni interventi da tale convegno (in Appendice il Programma dell’incontro), organizzato da INU/Urbit nella persona del Presidente emerito Stefano Stanghellini, con la collaborazione della CGIL (e in particolare di Jean René Bilongo), perché mi sembrano utili per capire la complessità del problema, oltre alla facile conclusione che manca una sufficiente volontà politica per risolverlo, anche se dovrebbe essere chiaro a tutti che si tratta di un problema strutturale, inerente alla organizzazione della filiera agro-alimentare (fino al banco del mercato, al negozio o al supermercato dove compriamo il nostro cibo quotidiano) e alle strozzature dei flussi migratori, compreso il caporalato e lo schiavismo da una parte e la speculazione politica securitaria ed identitaria dall’altra parte (o forse non sono due “parti” diverse…).


Una ricerca promossa dall’ANCI/CITTALIA 6, con il grave limite di essere basata sulle risposte dei Comuni disponibili (seppur numerosi) ha cercato di individuare le dimensioni del fenomeno, integrando le altre fonti statistiche ufficiali, in questo caso piuttosto lacunose, osservando tra l’altro: “Confrontando i dati emersi, un elemento particolarmente critico da segnalare riguarda il fatto che anche molti degli insediamenti informali, esattamente il 41,3% dei casi, ha carattere stabile/permanente. La maggior parte degli insediamenti informali mappati, infatti, è presente sul territorio comunale da parecchi anni: ben 11 insediamenti esistono da più di 20 anni, 7 insediamenti sono presenti da oltre 10 anni e 16 da oltre 7 anni … Si tratta dunque di un fenomeno fortemente cristallizzato all’interno di molte realtà comunali e pur avendo un carattere prevalentemente stabile, nella maggior parte dei casi, non sono presenti servizi essenziali e all’interno degli insediamenti, dove sono state stimate oltre 10.000 persone presenti, le condizioni di vita risultano estremamente precarie.” (Vedi immagine alla pagina successiva).


Inoltre i contributi di ricercatori universitari siciliani e pugliesi  hanno offerto importanti spunti qualitativi sulle condizioni specifiche delle due regioni: nelle provincie di Ragusa e Siracusa, ad esempio, prevale la presenza di lavoratori dipendenti permanenti, legati al ciclo produttivo delle serre (serre che spesso ne costituiscono anche le precarie abitazioni, come avviene su scala maggiore in Andalusia e minore a Creta); nella Sicilia Occidentale, come nel Tavoliere e nella piana di Gioia Tauro prevalgono invece gli stagionali, che seguono i flussi dei raccolti, spostandosi di regione in regione e spesso tornando nei medesimi luoghi di anno in anno, mentre negli insediamenti abusivi, tollerati salvo sporadici sgomberi propagandistici, si articolano forme sociali ‘urbane’, nel male (spaccio, prostituzione) e nel bene (iniziative solidali e assistenziali: a Borgo Mezzanone, nel Foggiano, la stessa CGIL ha realizzato una Camera del Lavoro in una costruzione non autorizzata).

 

Figura 1 - La distribuzione geografica degli insediamenti per i lavoratori stagionali in agricoltura (da Cittalia)



IL CASO SALUZZO


L’insieme degli interventi riferiti alla esperienza del Saluzzese, considerata virtuosa, ma assai faticata (tra cui un rapporto di una ricercatrice dell’IRES, istituto di ricerca regionale piemontese), hanno consentito di comprendere meglio le radici sociali e culturali di questa presenza di braccianti senza idonea abitazione anche nel profondo Nord.

Il distretto della frutta del Cuneese (circa quaranta comuni attorno a Saluzzo), che oggi comporta raccolte stagionali da giugno a dicembre, ha sempre attirato mano d’opera stagionale dall’esterno, con una sostituzione progressiva di apporti più lontani, fino al Sud Italia e all’Europa dell’Est, finchè all’inizio di questo secolo si è affacciata e poi affermata la componente africana/subsahariana: e solo in questa fase si è manifestata, un po’ all’improvviso, la crisi abitativa, con centinaia di migranti che dormivano in piazze e parchi (con qualche sovrabbondanza di offerta perché parte dei braccianti cercano occasioni di supplenza dove si aggregano più grandi numeri: nel Saluzzese i contratti stagionali arrivano a 10.000 ogni anno; con la conseguenza anche di una rilevante e pericolosa pendolarità, con centro a Saluzzo ed una vasta raggiera chilometrica, di lavoratori in bicicletta od altri mezzi, all’alba e al tramonto).

Il Comune di Saluzzo (successivamente affiancato da soli altri 10 Comuni, su 40) da venti anni in qua ha cercato di capire ed affrontare la questione, forzando per quanto possibile i limiti di competenza (considerando sempre anche i limiti di consenso per l’uso di risorse in favore dei ‘diversi’, con l’aiuto dei volontari, del Terzo Settore e delle fondazioni bancarie, e solo in una seconda fase anche della Prefettura e delle Imprese (che inizialmente nemmeno fornivano i dati necessari per spiegare la dimensione della domanda di lavoro).

Le soluzioni variamente trovate, sperimentando e riprovando - in un contesto di continuità politica di centro-sinistra - , riguardano da un lato la messa a disposizione di abitazioni decorose (ferma restando la difficoltà di locazioni dirette o indirette tra proprietari privati indigeni e braccianti africani) e dall’altro la formazione di una rete informativa e assistenziale, per sottrarre i migranti dall’isolamento o dall’abbraccio pericoloso dei ‘caporali’. Negli anni sono maturate anche sistemazioni abitative presso le stesse imprese agricole (facilitate, nel recuperare fabbricati dismessi, da una norma urbanistica regionale patrocinata da un ex-Sindaco di Saluzzo divenuto Consigliere Regionale).

Tuttavia permane su Saluzzo una pressione insediativa che non sempre viene soddisfatta; i responsabili comunali segnalano tra le varie carenze legislative la mancanza di un moderno strumento telematico per l’incontro tra domanda e offerta, il che spinge ancora oggi il bracciante a bussare di porta in porta, guidato dal passa-parola.

Il paradosso di questa quota insoddisfatta, che ha raggiunto il minimo durante il Covid, è che proprio questo dato minimo - desunto da un questionario ministeriale distribuito allora ai Comuni - è stato assunto per la improvvisata ‘programmazione’ della misura 2.2 del PNRR.

Cosicché il raggruppamento del Saluzzese ha ottenuto solo 1,7 milioni di € nell'ambito dei 200 milioni previsti dalla suddetta misura: ma ora, in prossimità del consuntivo, gli amministratori vedono positivamente la modestia del contributo, perché i ritardi accumulati dal governo nell’esame delle istanze comunali (un fermo di quasi due anni, seguito da una frenetica rincorsa con la nomina  di Commissari), non impediscono di intravedere il successo degli interventi, sia riguardo al recupero di fabbricati (il basso importo unitario consente affidamenti diretti) sia riguardo alla quota del 30% per servizi immateriali, che ha il difetto di essere un contributo non ripetibile, ma è abbastanza basso da essere forse sostituito da altre fonti, come le preziosissime fondazioni bancarie.

A proposito di fondazioni di origine bancaria, variamente presenti al convegno, la Fondazione per il Sud ha riferito di alcune positive esperienze condotte con soggetti del Terzo Settore, con modalità analoghe ai casi di Saluzzo, e con alcune peculiarità, come le abitazioni in affitto da privati, intermediate in favore di migranti (però stanziali) nel Ragusano, oppure l’ostello gestito nella situazione critica di San Ferdinando (piana di Gioia Tauro, altro luogo di fallimento del PNRR, però ripescato dal Governo, almeno nelle intenzioni, con il decreto “Caivano”, assieme ad altri casi un po’ emblematici).



IL FALLIMENTO PUGLIESE


Il racconto più dettagliato su Saluzzo&C mi consente di riferire più brevemente sugli analoghi snodi visti dalla Puglia, sia con riferimento all’esperienza di piccoli Comuni con rilevanti flussi di raccoglitori, che con i ritardi governativi sul PNRR sono stati  messi di fronte a scelte molto pesanti sul confermare o meno importanti progetti con tempi ormai ristrettissimi, sia per il grandioso fallimento del risanamento di Borgo Mezzanone e delle altre mega-baraccopoli, dove sono mancate le condizioni soggettive necessarie nella governance di progetti così complessi, ovvero la stabilità amministrativa e la concordia tra gli enti pubblici e gli altri soggetti da coinvolgere per un decentramento dagli attuali agglomerati a nuclei più modesti (il passato delle riforme fondiarie offrirebbe interessanti patrimoni pubblici), che non siano la brutale posa di una fila di container: tutto ciò francamente impensabile con i tempi ristretti del PNRR (anche senza i peggioramenti derivanti dalle inerzie governative), e comunque difficile riguardo al consenso da acquisire presso gli elettori.



QUALCHE CONSIDERAZIONE, DA LONTANO


Guardando da lontano, qualunque riflessione o consiglio può rivelarsi semplicistico, superfluo od inefficace.

Tuttavia mi chiedo se non vada innanzitutto riformata la legislazione sul lavoro stagionale in agricoltura, obbligando le aziende (da qualche dimensione in su) a dotarsi di adeguate soluzioni alloggiative (c’erano una volta ad esempio i dormitori per le ‘mondine’ nel settore risicolo e oggi mi sembrano un esempio di conquista sociale). 

In secondo luogo se  - nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale dei droni - non si può sviluppare la tracciabilità telematica dei prodotti raccolti, lungo tutta la filiera agro-alimentare, fino a responsabilizzare il commercio e gli stessi consumatori.

In terzo luogo se non si debba ripensare senza propositi repressivi la disciplina dei permessi di soggiorno per i lavoratori immigrati, stagionali in particolare.

E solo in quarto luogo ragionare serenamente sui modelli insediativi per i lavoratori immigrati e/o temporanei: il cui peso sui raccolti agricoli è oggettivo e crescente, perché gli italiani comunque ormai rifiutano simili lavori (e non perché gli 'stranieri glielo rubano”).


aldovecchi@hotmail.it 



Fonti:

1. AA. VV. - IL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA - Quaderno n° 27 di  UTOPIA21, settembre 2021 - https://drive.google.com/file/d/1TgMjSH_j964Gvqx_CLL4r2UkAMex8zDP/view?usp=sharing

2. https://www.avvenire.it/attualita/i-ghetti-dei-braccianti-spariti-dallagenda-solo-briciole-dal-pnrr-comuni-lasciati-soli_103371

3. https://www.ilpost.it/2025/09/26/200-milioni-pnrr-insediamenti-braccianti-migranti-ghetti/

4. https://www.cittadinanzattiva.it/notizie/17332-sprecati-i-fondi-del-pnrr-dallitalia-per-migliorare-le-condizioni-dei-braccianti.html

5. https://urbanpromo.it/2025/eventi/il-caso-dei-lavoratori-agricoli-migranti-dai-ghetti-alla-casa/

6. Monia Giovannetti - RAPPORTO DI RICERCA SULLE “CONDIZIONI ABITATIVE DEI MIGRANTI CHE LAVORANO NEL SETTORE AGROALIMENTARE” - INCAS, luglio 2022 -  ”https://www.anci.it/wp-content/uploads/2025/06/Report-InCas_DEF_.pdf


 

Appendice: URBANPROMO - PROGETTI PER IL PAESE 

Programma 2025 - Housing sociale


IL CASO DEI LAVORATORI AGRICOLI MIGRANTI: DAI GHETTI ALLA CASA?

INU - URBIT


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Le cronache dei media, di tanto in tanto, riferiscono di fatti che ci richiamano come in Italia esistano vere e proprie baraccopoli in cui vivono, in condizioni ambientali ed igienico-sanitarie inaccettabili, persone che sono venute per lavorare nei campi facendosi carico di lavori particolarmente gravosi che noi italiani non siamo più disposti a fare. Lo sfruttamento del lavoro umano, il ricorso al lavoro nero, l’abbandono in situazioni abitative incivili, connotano spesso la condizione umana del bracciante agricolo immigrato. Il caso di Satnam Singh è ancora a tutti ben presente.

Come noto, nel caso dei lavoratori agricoli migranti la questione abitativa si fonde spesso con quelle relative alla legalità e alla tutela del lavoro umano. Pur nella consapevolezza dell’esistenza di questo inscindibile legame, l’INU, in sintonia con la propria missione statutaria, intende richiamare l’attenzione di quanti – in varia sede e con varia funzione – si occupano di governo del territorio su una situazione inaccettabile per il nostro Paese, quale è quella delle baraccopoli in cui si trovano a vivere i lavoratori agricoli immigrati.

Di qui la promozione di questo convegno il cui contenuto si sviluppa attraverso i seguenti passaggi: la rappresentazione quali-quantitativa del fenomeno in ambito nazionale, un approfondimento sulla Sicilia, la baraccopoli di Mezzanone e il tentativo progettuale esperito, alcune esperienze di Comuni pugliesi, l’impegno di Fondazione con il Sud. Pur nel dominante quadro problematico a livello nazionale, in alcuni territori – quale quello di Cuneo – sono nate esperienze che mostrano la reale possibilità di trovare soluzioni convincenti, e che quindi meritano di essere adeguatamente conosciute per innescare comportamenti emulativi.

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PROGRAMMA

14:30 Inizio dei lavori

14:30 Introduce e coordina

Stefano Stanghellini, Presidente Onorario INU

“Le condizioni abitative dei migranti che lavorano nel settore agro-alimentare. Rapporto di ricerca”

Monia Giovannetti, Coordinatrice della Ricerca Anci, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Cittalia Fondazione Anci

“Sfide per una pianificazione etica: gli insediamenti dei lavoratori migranti in Sicilia”

Vincenzo Todaro, Presidente INU Sicilia, Università degli Studi di di Palermo

“Progettare il superamento degli insediamenti abusivi dei lavoratori agricoli: questioni e prospettive”

Mariella Annese, ArCoD, Politecnico di Bari

Letizia Chiapperino, ArCoD, Politecnico di Bari

Nicola Martinelli, ArCoD, Politecnico di Bari

“Politiche urbane per il superamento degli insediamenti informali in Capitanata e PNRR. Contrasto allo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura”

Nicola La Macchia, Consulente dei Comuni di Carpino, San Marco in Lamis, Lesina

“Abitare il cambiamento nel Sud Italia: esperienze di inclusione abitativa per i lavoratori migranti in condizione di sfruttamento lavorativo”

Sarah Urbano, Fondazione con il Sud

“Dal problema a un modello che fa scuola: il Protocollo Saluzzo”

Francesca Neberti, Vicesindaco di Saluzzo

Emilio Sidoli, Staff del Sindaco di Saluzzo

“Il caso di Saluzzo: le peculiarità, gli insegnamenti”

Martina Sabbadini, Ires Piemonte

“Dai ghetti alla casa: quali strategie? quali strumenti? Ne discutono:

Jean René Bilongo, Flai Cgil, Presidente Osservatorio Placido Rizzotto

Giorgio Righetti, Direttore Generale ACRI – Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio

Federica Busillo, Direttore Generale Ufficio per le politiche di coesione europee, Dipartimento per le politiche di coesione europee, Presidenza del Consiglio dei Ministri

18:30 Chiusura dei lavori


NB: il Presidente Stanghellini ha comunicato la indisponibilità della dott.ssa Busillo, malgrado e-mail e messaggi telefonici


UTOPIA21 - LUGLIO 2026: APPUNTI SUL COSIDDETTO PIANO-CASA

Un provvedimento tardivo e insufficiente, con poche luci e molte ombre, che (solo) nella propaganda governativa porterebbe a 100.000 alloggi in dieci anni.

PER IL TESTO COMPLETO CON GRAFICO VAI SU https://drive.google.com/file/d/19De8rCgg2lVdZLEngXxDpHoZkZMd4-KV/view?usp=drive_link

Sommario:

- urgenze e sfratti

- contenuti del Piano

- risorse finanziarie

- governance centralizzata

- case in affitto e case a riscatto

- dubbi sulla sostenibilita’ finanziaria dell’edilizia convenzionata

- semplificazioni e deroghe

- aspetti positivi

- cosa manca

in corsivo le osservazioni più personali



URGENZE E SFRATTI


Dopo averlo a lungo propagandato, senza nel contempo fare nulla nel concreto, il Governo Meloni ha varato nello scorso mese di maggio, quasi alla fine della legislatura 2022-2027, un Decreto-Legge intitolato “Disposizioni urgenti per il Piano Casa"1.

Un provvedimento la cui urgenza deriva non solo dagli oggettivi bisogni abitativi di una parte della popolazione, ma anche dall’inerzia accumulata dallo stesso Governo nei precedenti tre/quattro anni.

Dal provvedimento di urgenza sono state escluse, pare per effetto di perplessità espresse dalla Presidenza della Repubblica, un grappolo di norme finalizzate a velocizzare gli sfratti, che viene contestualmente proposto al Parlamento come Disegno di Legge.

Poiché non è escluso che il Parlamento, stante in questa materia l’omogeneità degli interessi rappresentati dalle forze politiche di maggioranza, approvi comunque rapidamente anche questo Disegno di Legge sugli sfratti (il cui contenuto principale, oltre ad abbreviamento dei tempi, è la operatività degli sfratti a prescindere dalle condizioni di necessità dei proprietari, e quindi a favore di qualunque tipo di proprietà immobiliare), e considerato che gli effetti del Decreto-Legge “Piano-Casa” non saranno comunque immediati (vedi sotto il commento dell’ANCE), il risultato a breve termine sarà comunque un aggravamento della domanda insoluta di case affittabili a basso prezzo, in una situazione di mercato che è già penalizzante, soprattutto nelle aree metropolitane. 

Circa le dimensioni del fabbisogno pregresso, quindi anche senza l’aggiunta dei nuovi sfratti, stando agli stessi atti parlamentari2 “...in Italia sono presenti oltre 650.000 famiglie nelle graduatorie comunali per l'accesso ad una casa popolare (almeno 1,4 milioni di persone). Annualmente vengono emesse almeno 40.000 sentenze di sfratto che coinvolgono almeno 120.000 persone (con almeno 30.000 minori) ed eseguiti con la forza pubblica tra i 25.000 e i 30.000 sfratti, che vedono coinvolti almeno 15.000 minori”.



CONTENUTI DEL PIANO


Il “Piano-Casa” delineato dal Decreto-Legge si articola essenzialmente nei seguenti interventi, come riepilogato dall’Associazione Nazionale Costruttori 3:

- “Recupero alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica e interventi di Edilizia Residenziale Sociale (1° Pilastro): si prevede l’avvio di un programma straordinario, finanziato con oltre 7 miliardi di euro, [che] punta a rendere nuovamente abitabili alloggi pubblici inutilizzati e a promuovere l’edilizia residenziale sociale (ERS). È prevista una ricognizione nazionale degli immobili pubblici e di quelli presenti nei programmi di dismissione al fine di poterli destinare a iniziative di edilizia sociale e una Governance centralizzata per coordinare, monitorare e accelerare gli interventi.

- Fondo Housing Coesione per interventi di ERP/ERS (2° Pilastro): viene istituito un nuovo strumento finanziario gestito da Invimit SGR, per potenziare l’offerta di alloggi da destinare a ERP/ERS.

- Programmi di Edilizia Integrata (3° Pilastro): La misura mira ad attrarre investimenti privati (almeno il 70% dell’investimento deve essere edilizia convenzionata) per offrire case alla “fascia grigia” della popolazione con prezzi ridotti di almeno il 33% rispetto al mercato. Gli immobili avranno un vincolo di destinazione d’uso di 30 anni.

… Nonostante l’entrata in vigore del decreto, l’effettiva operatività del piano sembrerebbe non essere immediata. L’attuazione delle misure sembrerebbe dipendere, infatti, dall’emanazione di numerosi decreti attuativi e di nomine”.



RISORSE FINANZIARIE


Un primo giudizio complessivo sul provvedimento riguarda l’aleatorietà delle dimensioni complessive degli interventi, sia perché nel caso dei recuperi non è facile stabilire i costi medi per alloggio, sia perché la componente delle risorse proveniente dai mercati finanziari non è concretamente determinabile (anche per quanto più avanti evidenziato in termini di appetibilità degli investimenti).

Riguardo al “1° pilastro” occorre rilevare che la dotazione aggiuntiva specifica, già prevista con altra denominazione dal 2024, consiste in 970 milioni in 5 anni (2026-2030), cui si affiancano, nel decennio fino al 2034, risorse già destinate al Fondo sociale per il clima (FSC), per il “sostegno di famiglie vulnerabili” ed altre già da assegnare ai Comuni per la Rigenerazione Urbana: cambiamenti di nomi e modalità organizzative che non moltiplicano le risorse stesse (così come il riassorbimento e la ridenominazione di Fondi in precedenza stanziati e non spesi con il cosiddetto “Piano Casa Italia” del 2022).

(É il gioco di prestigio della moltiplicazione dei pani e dei pesci, già noto con i mille di Garibaldi e con gli aerei, carri armati e baionette di Mussolini).


“Il secondo pilastro del Piano Casa mira a razionalizzare e potenziare le risorse finanziarie. Viene istituito un fondo di investimento gestito da Invimit SGR S.p.A., con una dotazione pubblica iniziale di 100 milioni di euro, proveniente dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-2027.

Questo strumento ha lo scopo di aggregare risorse nazionali ed europee” già disponibili “, consentendo anche a Regioni e Province Autonome di sottoscrivere quote per finanziare interventi mirati sul proprio territorio, attraverso la creazione di comparti dedicati.” 4


Il ‘terzo pilastro’ si fonda solo su presunte convenienze di mercato per investitori privati, come esaminerò più avanti. 


Come osservavo in nota ad un mio precedente articolo, già riferito agli abbozzi del presente Decreto 5: “Ho provato ad attualizzare in Euro (a valore corrente 2025) le erogazioni del Piano Ina-Casa (‘Piano Fanfani’) degli anni 50, e mi risulta un importo medio di 1 miliardo annuo, mentre per il programma pluriennale varato nel 1978 mi risulta un importo medio annuo di 3 miliardi (salvo errori od omissioni): qui siamo invece a 266 milioni annui.”

Analoga (e più ampia) valutazione compie Mila Spicola, su “Domani” 6… “Il Piano Meloni ….promette circa 100mila alloggi in dieci anni, quindi circa 10mila l’anno; l’Ina-Casa ne realizzò oltre 350mila in 14 anni, circa 25mila l’anno. Il paragone non serve a rimpiangere meccanicamente il dopoguerra, né a ignorare la diversità dei contesti. Serve a chiarire la differenza tra una politica della casa pensata come infrastruttura di uguaglianza e un intervento concepito come attenuazione del disagio. Il Piano Meloni appartiene alla seconda categoria: recupera una parte dell’esistente, mobilita risorse private, usa la leva della convenienza economica, ma non modifica il rapporto tra bisogno abitativo e rendita immobiliare.”

Per un inquadramento complessivo sulla politica della casa dal dopoguerra rimando a miei precedenti articoli e connessa bibliografia 7,.


La apprezzabile priorità al riutilizzo degli alloggi di proprietà pubblica “attualmente non disponibili perché degradati, non conformi, privi di impianti adeguati o occupati abusivamente” non si traduce in una rapida attuazione di tale proposito (diversamente da quanto reclamizzato dalle fonti governative), stante la frammentazione dei soggetti giuridici e delle localizzazioni dei singoli alloggi, nonché la complessa varietà degli interventi da effettuare: tant’è che è ancora da svolgere una completa ricognizione su questo variegato patrimonio, la cui consistenza ammonterebbe tra i 60.000 e i 100.000 alloggi.   



GOVERNANCE CENTRALIZZATA


Dopo una sostanziale assenza di interventi statali per l’edilizia residenziale pubblica e sociale da tre decenni, anche con l’alibi del trasferimento delle competenze alle Regioni, il Governo, invece di dare alle Regioni il sostegno mancato in termini di risorse, tende a scavalcarle con nuovi strumenti di centralizzazione, che vanno ben oltre il compito di programmazione e coordinamento che spetterebbe allo Stato (e che si ritrovano nella definizione della “Cabina di Monitoraggio” che dovrà vigilare sull’insieme del programma): l’istituzione di un Commissario Straordinario (che tra l’altro “si avvale della società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A.”) e l’assegnazione alla Agenzia Invitalia (che fa capo al Ministero Economia e Finanza) del compito di selezionare le offerte presentate dai soggetti attuatori. 

Considerato anche il ruolo attribuito a Invimit S.G.R. (altra emanazione del M.E.F.) per i finanziamenti del cosiddetto “secondo pilastro” (dove pure vengono riconteggiati anche fondi già assegnati alle Regioni, afferenti ai programmi europei di coesione sociale) ed alla Cassa Depositi e Prestiti per il “terzo pilastro”, forse era ipotizzabile una strutturazione più mirata, con una sola “Agenzia”, stabilmente preposta alla complessità degli interventi pubblici sulle abitazioni, non dipendente da singoli ministeri  né ‘eccezionale’ come i Commissari, bensì organicamente legata alla programmazione nazionale e regionale.

Una sorta di nuova Gescal, adeguata al decentramento ed alla articolazione dei bisogni.

Il tutto affidabile alla vigilanza del CIPESS - Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile - che già c’è, anziché fondare una nuova “Cabina di Monitoraggio".

Un altro aspetto centralistico è la previsione all’art.11 di un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per disciplinare gli interventi “nel rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale, contenimento del consumo di suolo, miglioramento e adeguamento sismico del patrimonio edilizio esistente, riqualificazione delle aree urbane degradate ed efficienza energetica e tecnologica”, proprio mentre con le semplificazioni previste dal Piano Casa (vedi oltre) si è provveduto a picconare qua e là la normativa già esistente in materia.



CASE IN AFFITTO E CASE A RISCATTO


Un aspetto particolare e controverso è la previsione, all’art. 5, del rilancio della possibilità di “riscatto” verso la proprietà privata dei singoli assegnatari di una parte, da definire, del patrimonio di Edilizia Pubblica Residenziale, aggravata dalla destinazione dei proventi non alla costruzione di nuovi alloggi ERP, bensì alla riduzione del debito pubblico.


Affitto e riscatto (ovvero “concessione dell’abitazione principale degli assegnatari in locazione di lunga durata, con facoltà di riscatto progressiva, secondo scadenze predefinite"), d’altronde, si intrecciano anche nel campo dell’edilizia convenzionata, dove la scommessa del Piano-Casa è di trovare un equilibrio tra i prezzi del mercato e le capacità finanziarie degli assegnatari: l’assioma del “3° pilastro” è di trovarlo con sconti non inferiori al 33% (e da applicarsi almeno al 70% dell’intero intervento immobiliare), il che evidentemente - se avesse successo presso gli operatori immobiliari (vedi sotto i miei dubbi) - porterebbe ad offerte ben diverse da luogo a luogo, e con ogni probabilità insostenibili per gli assegnatari nelle grandi aree urbane, dove maggiore è il bisogno.

A meno che i requisiti di reddito e condizione sociale per la cosiddetta “fascia grigia” (quella che sta sopra al livello di reddito definito per le case popolari, fino a 5 volte di più) non si dilatino - di diritto o di fatto - verso l’alto, fino a configurare in realtà una ‘nicchia speculativa’ per una parte dei ‘ceti medi’, cui ben si associa l’ipotesi della conversione dell’affitto in acquisto (penso ad esempio a quei lavoratori autonomi già premiati dalla “flat  tax” sull’imposta dei redditi). 

La limitazione a 30 anni della durata delle convenzioni tra operatori privati ed enti pubblici e la facoltà di riscatto vanno comunque in direzione opposta a quella di alimentare con il Piano-Casa un incremento significativo e costante dell’offerta di abitazioni in affitto.



DUBBI SULLA SOSTENIBILITA’ FINANZIARIA DELL’EDILIZIA CONVENZIONATA

 

(grafico ottenuto da Intelligenza Artificiale “Ai Mode” di Google)



Circa la convenienza degli operatori ad investire accettando che il 70% volumetrico dell’intervento sia ceduto o affittato limitandosi al 67% del prezzo di mercato, il che significa un ricavo complessivo per la parte convenzionata pari al 46,9% del totale di un equivalente intervento a prezzi correnti (0,7*0,67=0,469), occorre considerare che per raggiungere il pareggio di bilancio dell'operazione complessiva i prezzi di vendita sulla restante parte del 30% volumetrico (e del 53,1% finanziario) dovrebbero salire del 77% sopra la media di mercato (0,531/0,3 = 1,77), quasi il triplo del prezzo della parte convenzionata.



La scommessa del Governo sul 70% convenzionato con sconto 33% - pur a fronte di alcune deroghe e semplificazioni normative, che però riguardano la sola porzione convenzionata - a mio avviso è pertanto alquanto azzardata.


Il problema della appetibilità di simili operazioni per il mercato è già in corso di verifica da parte del Comune di Milano, sempre con il nome di “Piano Casa”, con i bandi relativi ad un gruppo di aree di sua proprietà, che intende assegnare per 90 anni in diritto di superficie ad investitori disposti a realizzare edilizia convenzionata su quote minime del 60% di ogni intervento, ma con il vantaggio per i suddetti investitori di ottenere quasi gratis le aree, sul florido mercato di Milano, per lo più già bonificate a spese del Comune. 

Occorre considerare inoltre che i bandi del Comune di Milano fissano un limite massimo per gli affitti (90 euro al metro quadro all'anno: questo si traduce in affitti medi mensili di 375 euro per un bilocale di 50 mq e di 400-500 euro per un appartamento di 60 mq), a prescindere dai valori di mercato e relativi sconti.



SEMPLIFICAZIONI E DEROGHE


Per accelerare gli interventi il Decreto dispone di dichiararli di pubblica utilità e prevede il ricorso a diverse semplificazioni già sperimentate negli ultimi anni, come l’applicazione della semplice SCIA (comunicazione del progettista) in luogo del permesso di costruire, anche per le demolizioni e ricostruzioni, il ricorso a “Conferenze dei Servizi semplificate", con tempi abbreviati, l’utilizzo degli standard edilizi ridotti (per altezza dei locali e dimensione degli alloggi) disposti dal Decreto cosiddetto Salva-Casa, nonché la possibilità di cambiamenti nella destinazione d’uso dei fabbricati, purché la nuova destinazione, per l’appunto residenziale, sia vincolata per 30 anni.

Per gli “interventi integrati” del “terzo pilastro” è previsto un premio volumetrico del 35% in più, rispetto alle norme urbanistiche vigenti, commisurato al solo 70% del progetto destinato ai prezzi calmierati.

Come sempre piace al centro-destra (ma talvolta non spiace al centro-sinistra, vedi i “piani-casa” approvati e reiterati da alcune regioni), questo tipo di incentivi è stabilito a priori, qualunque sia la realtà urbana su cui va ad impattare, il che nei casi concreti può essere positivo oppure estremamente negativo, qualora gli assetti esistenti già soffrano di congestione sotto vari aspetti. 6

Se gli interventi integrati coinvolgono investimenti esteri superiori ad 1 miliardo di €, la normativa si inchina proclamandoli “programmi di investimento di interesse strategico nazionale”, con la conseguente nomina di un Commissario Straordinario, che può decidere “anche in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici generali ed esecutivi ovvero in assenza di pianificazione urbanistica”; inoltre in questi casi la quota di edilizia convenzionata non viene per nulla calcolata come volumetria urbanistica (un record in materia di premialità!); strana commistione di sovranismo, di deregulation e di internazionalità del capitale.




ASPETTI POSITIVI


Il Decreto contiene anche altri singoli aspetti che mi sembrano positivi, come:

- la costituzione di un Fondo di sostegno per la “morosità incolpevole” delle famiglie assegnatarie di alloggi ERP (anche se in parte alimentato dagli stessi canoni di affitto);

- l’attenzione, in varie pieghe del provvedimento, a singole categorie che esprimono particolari bisogni, come “giovani, … giovani coppie e … genitori separati, …studenti universitari fuori sede e lavoratori del settore privato che per le relative esigenze abitative a carico del datore di lavoro, abbiano necessità di trasferirsi in un’altra località rispetto a quella di abitazione principale, ivi inclusi lavoratori stagionali”, nonché gli anziani, per i quali si propone il coinvolgimento in esperimenti di co-housing;

- il coinvolgimento del patrimonio abitativo di proprietà dell’INPS e delle altre Casse Previdenziali.



COSA MANCA


Cosa non c’è nel Piano. Il Partito Democratico del mio paese8 segnala che “ci sono ZERO RISORSE alla voce “sostegno all’affitto” e nessuna proposta per regolamentare il fenomeno degli affitti brevi, che sta alterando il mercato a danno dei redditi medio bassi.”

In aggiunta, non mi stanco di ripetere come promemoria (anche per il PD) che a carico degli inquilini grava una delle più gravi ingiustizie fiscali, e cioè la non-detrazione dall’imposta sui redditi dei canoni di affitto (nemmeno in parte), mentre la proprietà della prima casa è detassata per intero ed in buona parte sono detassati i costi per i mutui finalizzati ad acquisirla. 

Inoltre manca ogni ipotesi di tassazione progressiva - e crescente nel tempo - sugli immobili sfitti o inutilizzati, che concretizzerebbe il principio costituzionale del valore sociale della proprietà privata.


aldovecchi@hotmail.it 


Fonti:

1. https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-05-07&atto.codiceRedazionale=26G00090&elenco30giorni=true

2. Senato della Repubblica - Dossier n° 694 - DISPOSIZIONI URGENTI PER IL PIANO CASA - 12 maggio 2026

https://www.senato.it/show-doc?id=1506049&leg=19&tipodoc=DOSSIER

3. https://ance.it/2026/05/piano-casa-2026-al-via-il-nuovo-programma-per-lemergenza-abitativa/#:~:text=Piano%20Casa%202026%3A%20al%20via%20il%20nuovo%20programma%20per%20l%E2%80%99emergenza%20abitativa

4. https://www.lcalex.it/il-decreto-legge-piano-casa-le-principali-novita/

5. Aldo Vecchi - LA RIGENERAZIONE URBANA SECONDO IL CENTRODESTRA - su UTOPIA21, novembre 2025 https://drive.google.com/file/d/1Opbo-uHsY796ayqukRTCkavJ6jrew0BL/view?usp=drive_link

6. Mila Spicola - MELONI NON È FANFANI. PERCHÉ AL SUO PIANO CASA MANCA UNA VERA STRATEGIA - su “Domani”, 2 giugno 2026 - https://www.editorialedomani.it/politica/italia/piano-casa-meloni-cosa-prevede-strategia-manca-budget-c2s52q7a

7. Aldo Vecchi - L’UTOPIA (ITALIANA) DI UNA CASA, PER TUTTI - su UTOPIA21, luglio 2018 https://drive.google.com/file/d/1Uzz_gkXHQdEy91sUiA_j2hlfobRsbv0m/view?usp=sharing

8. Aldo Vecchi - RILANCIARE LE POLITICHE PUBBLICHE PER L’ABITARE? - su UTOPIA21, novembre 2022 - https://drive.google.com/file/d/1rPQBG8MZLR2pbpmSzAr5e-nqnaXX436n/view?usp=share_link

9. https://www.facebook.com/PDSestoCalende/



sabato 23 maggio 2026

UTOPIA21 - MAGGIO 2026: CITTA’ E CAMPAGNA, OGGI

 

Nuove elaborazioni statistiche, concertate a scala internazionale, cercano di definire univocamente i fenomeni urbani ed i confini tra città e campagna.

 

Sommario:

-        introduzione

-        la nuova classificazione delle citta’ e delle “zone rurali”

-        premessa: la griglia regolare chilometrica

-        corollario: il grado di urbanizzazione dei territori comunali

-        le “Zone Urbane Funzionali”, anche in ragione del pendolarismo per lavoro

-        a lato, i Sistemi Locali del Lavoro

-        alcune valutazioni soggettive

1,2,3 = NOTE A PIE’ DI PAGINA  . A,B,C = FONTI BIBLIOGRAFICHE E SITOGRAFICHE

 

FIGURA 1 - ITALIA DI NOTTE DA SATELLITE SPAZIALE (Google)

 

99INTRODUZIONE

 

Ricorrono spesso, anche sui media generalisti, previsioni del tipo “nel 2050 il 75% dell'umanità vivrà nelle aree urbane”, cui segue un corollario di preoccupazioni relative all’impatto ambientale di tali tendenze, dall’acqua all’aria, dal cibo all’energia, nonché di considerazioni sulla connessa evoluzione/involuzione degli assetti sociali e sui possibili risvolti geopolitici, anche in funzione delle differenti dinamiche demografiche di nazioni e continenti.

Anche trascurando gli aspetti più futuristici di tali ragionamenti, forse meno attendibili in questa fase particolarmente turbolenta delle relazioni internazionali (commerciali, politiche e militari), appare innegabile che la constatazione della prevalenza in atto delle tendenze all’inurbamento, in molte parti del globo, costituisce un elemento importante per l’impostazione di quasi tutte le variabili delle politiche ambientali e territoriali, nella consapevolezze che - all’ingrosso - nelle aree urbane si acutizzano molti problemi e nel contempo si sviluppano maggiormente le risorse tecnologiche e organizzative per affrontarli.

È soprattutto per questi motivi che gli apparati statistici internazionali e nazionali stanno sviluppando nuovi strumenti e criteri di rilevazione per definire cosa siano e cosa non siano oggi le “aree urbane” e - fuori di esse - le aree più o meno correttamente definibili come “rurali”.

In tale direzione - in sinergia con Eurostat - si è mosso per l’Italia l’ISTAT, producendo negli ultimi mesi nuove “mappe” dei fenomeni urbani, con i criteri seguenti, che mi sembra utile far conoscere e commentare.

 

 

LA NUOVA CLASSIFICAZIONE DELLE CITTA’ E DELLE “ZONE RURALI”

 

“In linea con quanto previsto dal Regolamento (UE) 2017/2391, che definisce le classificazioni statistiche territoriali a livello europeo nonché i relativi obblighi di aggiornamento da parte dei paesi membri dell’Ue, l’Istat rende disponibili le nuove geografie delle Città/City e delle Zone urbane funzionali (FUA, Functional Urban Areas); l’aggiornamento della classificazione dei Comuni italiani secondo “il grado di urbanizzazione” nonché dei Comuni costieri. “Tali aggiornamenti sono basati sui dati di popolazione per griglia regolare e sulla matrice di pendolarismo per motivi di lavoro 2021 recentemente pubblicati dall’Istat.

Per poter confrontare territori tra loro molto diversi e definire in modo univoco e misurabile il concetto di città europea è necessario disporre di unità territoriali di base comparabili; per questo è stata applicata una geografia non amministrativa, costituita da una griglia regolare di celle di 1 km2 di superficie, che ricopre il territorio di tutti i paesi dell’Unione europea. Tutti gli Istituti nazionali di statistica hanno stimato la popolazione che ricade in ciascuna delle celle di questa griglia regolare, con riferimento al Censimento della popolazione 2021.

Questi dati sono stati ulteriormente elaborati per identificare tre tipologie di celle:….

   Città o Zone densamente popolate: se almeno il 50% della popolazione ricade in uno o più agglomerati ad alta densità;” ovvero “gruppi di celle contigue … dove ciascuna cella ha una densità di almeno 1.500 abitanti per km2 e che, nell’aggregato, presentano almeno 50mila abitanti

“Piccole città e sobborghi o Zone a densità intermedia di popolazione: se meno del 50% della popolazione ricade in agglomerati ad alta densità ma almeno il 50% della popolazione ricade in agglomerati urbani;” ovvero … ”aggregati di celle contigue, che considerano anche le diagonali, ciascuna con una densità di almeno 300 abitanti per km2 e che, nell’aggregato, hanno almeno 5mila abitanti

“Zone rurali o Zone scarsamente popolate: se più del 50% della popolazione vive in Celle rurali della griglia.

 

Se l’agglomerato ad alta densità risulta particolarmente esteso e interessa il territorio di più Comuni (come ad esempio nei casi di Milano e Napoli) si identifica una Greater City….

In Italia…. sono state individuate 89 Città (City), di cui 11 Greater City per un totale di 298 Comuni … (quasi il 4% dei Comuni). Sono identificate tre nuove City: Vigevano, Guidonia Montecelio e Tivoli. Poco più del 30% dei Comuni (2.465) ricade nella classe “Piccole città”, corrispondenti a zone a densità intermedia di popolazione. Il rimanente 65% è incluso nella classe delle zone scarsamente popolate o zone rurali (5.141 Comuni).”

“Secondo l’applicazione dei parametri armonizzati UE, ulteriori 9 Città divengono ora Città estese: Catania (7 Comuni interessati), Pescara (3), Caserta (10), Cagliari (2), Cosenza (2), Acireale (3), Anzio (2), Bergamo (15) e Guidonia Montecelio (2). Queste Città estese si aggiungono a quelle molto ampie di Milano (96 Comuni) e Napoli (78) già consolidate nel 2011.”  A 

 

 

LA GRIGLIA REGOLARE CHILOMETRICA

 

Ad oggi l’Istat non ha reso disponibile una rappresentazione cartografica diretta di tali nuove classificazioni del territorio (con i confini secondo la griglia regolare chilometrica), però ha prodotto:

-        da un lato la rilevazione preliminare della densità nelle singole celle B, che riproduco di seguito nelle figure 1 e 2; [1]

-        dall’altro ulteriori elaborazioni, ridisegnate però lungo i confini comunali, come riferisco nei successivi due paragrafi.

FIGURA 2 - DENSITA’ DELLA POPOLAZIONE PER GRIGLIA REGOLARE CHILOMETRICA - 2021 (legenda a pagina 5)

 

FIGURA 3 - DENSITA’ DELLA POPOLAZIONE PER GRIGLIA REGOLARE CHILOMETRICA: ITALIA NORD-OVEST, 2021

 

COROLLARIO: IL GRADO DI URBANIZZAZIONE DEI TERRITORI COMUNALI

 

Ritornando dalla “griglia regolare chilometrica” ai confini storici dei singoli comuni, questi sono stati “classificati per grado di urbanizzazione".

“La classificazione dei Comuni è realizzata una volta identificati gli Agglomerati ad alta densità e gli Agglomerati urbani e avere associato ciascuna cella…”  al territorio comunale di appartenenza “...diviene così “...possibile stabilire la classe di appartenenza del Comune in base alla percentuale di popolazione che ricade in ognuna delle tipologie di cella associate:

-        Città o Zone densamente popolate: se almeno il 50% della popolazione ricade in uno o più Agglomerati ad alta densità;

-        Piccole città e sobborghi o Zone a densità intermedia di popolazione: se meno del 50% della popolazione ricade in Agglomerati ad alta densità ma almeno il 50% della popolazione ricade in Agglomerati urbani;

-        Zone rurali o Zone scarsamente popolate: se più del 50% della popolazione vive in Celle rurali.” A

 

                               

 

FIGURA 4 - GRADO DI URBANIZZAZIONE DEI COMUNI - ITALIA NORD-OVEST, 2021

(legenda a pag. 7)

 

 

 

FIGURA 5 - GRADO DI URBANIZZAZIONE DEI COMUNI - 2021

 

LE “ZONE URBANE FUNZIONALI”, ANCHE IN RAGIONE DEL PENDOLARISMO PER LAVORO

“Se la prima caratteristica di una Città è connessa alla dimensione demografica e alla concentrazione della sua popolazione in termini di densità (superiore a una soglia sufficientemente elevata da garantire l’attivazione di funzioni economiche complesse), la seconda caratteristica riguarda aspetti funzionali e di attrazione economica dei territori circostanti, misurabile in termini di pendolarismo per motivi di lavoro. Intorno alla Città/City viene quindi costruita una zona di pendolarismo definita dall’insieme di Comuni circostanti in cui almeno il 15% della popolazione occupata è costituito da pendolari che lavorano nella Città/City. Quest’ultima, insieme alla sua area di pendolarismo, costituisce la Zona urbana funzionale (FUA), una unità territoriale statistica, comparabile a livello europeo, che consente di valutare le dinamiche spaziali, quelle di sviluppo socio-economico e la complessiva sostenibilità di ciascuna area urbana.

L’aggiornamento al 2021 individua 83 FUA in Italia, un numero stabile rispetto alla precedente edizione del 2011.”

“Alcune Città di grandi dimensioni (Roma, Palermo, Bari e Catania) riescono ad attrarre elevati flussi di pendolarismo per motivi di lavoro non solo dai Comuni limitrofi, ma anche da altre Città poste nelle vicinanze, delineando condizioni di policentrismo.” A

 

“Nel 2021 le FUA nei Paesi UE ed EFTA sono 593. 

Le 83 FUA nazionali includono nel complesso 2.207 Comuni (28,0%) e poco meno del 60% della popolazione.  Nelle Isole la quota di popolazione dell’universo scende al 51,9% mentre nel Nord-ovest è la più elevata (quasi il 64%).

La maggioranza delle FUA (65,1%) ha una dimensione demografica inferiore ai 250mila abitanti. Il Sud ha una concentrazione più che doppia rispetto al totale nazionale di FUA nella classe più bassa di popolazione (meno di 100mila abitanti). Questo profilo è da ricondursi a un mercato del lavoro e anche ad una dotazione infrastrutturale meno sviluppati che si traducono in flussi di pendolarismo più contenuti e, in alcuni casi, nella presenza di FUA costituite dalla sola Città (7 solo in Puglia). Nel Nord-ovest una FUA su quattro ha più di 500mila abitanti (Torino quasi 1,8 milioni e Milano 5 milioni) e nel Nord-est e nelle Isole circa una su cinque. Nel Centro (16,6%) e soprattutto al Sud (8,0%) l’incidenza delle FUA oltre i 500mila abitanti è più bassa (ma, rispettivamente, Roma e Napoli superano il milione).” C

 

 

FIGURA 6 - ZONE URBANE FUNZIONALI - 2021 (l’elenco a pag. 10) D

 

 

 

 

FIGURA 7 - ZONE URBANE FUNZIONALI - ITALIA NORD-OVEST 2021

 

FIGURA 8 - ZONE URBANE FUNZIONALI PER CLASSE DI POPOLAZIONE - 2024

A LATO, I SISTEMI LOCALI DEL LAVORO

 

Le elaborazioni dell’Istat sulla pendolarità per lavoro si ricollegano anche alla classificazione dei “Sistemi Locali del Lavoro” E, dove si intrecciano con dati e valutazioni sui diversi settori merceologici, e che forse è opportuno considerare nell’ambito delle presenti riflessioni: vedi le successive vedi figure 9 e 10.

FIGURA 9 - SISTEMI LOCALI DEL LAVORO, 2021 (legenda a pag. 13)

 

FIGURA 10 - SISTEMI LOCALI DEL LAVORO - ITALIA NORD-OVEST, 2021

 

ALCUNE VALUTAZIONI SOGGETTIVE

 

Prima di considerare i risultati di tale lettura dei fenomeni urbani, viene spontaneo rilevare la palese schematicità dell’operazione statistica effettuata:

      sia perché fondata su due soli variabili: [2]

      la densità della popolazione residente, senza prendere in esame né la consistenza fisica di fabbricati e infrastrutture né l’incidenza territoriale delle varie forme di attività umana, economica o non economica;

      i flussi di pendolarità esclusivamente per motivi di lavoro, e non anche per motivi di studio, oppure i movimenti connessi ai servizi, ai consumi ed al ‘tempo libero;

      sia per la casualità dell'allineamento della griglia chilometrica (che può comportare distorsioni, ad esempio al confine con specchi d’acqua, anche se il modello operativo comporta in tal caso specifici correttivi [3]) e soprattutto per l’arbitrarietà di tutte le soglie introdotte nell’applicazione degli algoritmi, dai livelli di densità alla incidenza sopra o sotto il 50% delle ‘celle dense’ oppure con “densità intermedia”, fino al 15% di popolazione occupata e pendolare: anche se tale arbitrarietà è temperata dalla esperienza acquisita dagli istituti statistici europei, che ne assicura una qualche ragionevolezza.

 

Tuttavia, riconosciuta la dovuta ragionevolezza alle autorità statistiche, mi sembra doveroso non tacere la contraddizione tra le classificazioni in esame e l’esperienza empirica personale, che mi fa sentire sì “in campagna”, ad esempio, nei dintorni più remoti di Vercelli o di Casale Monferrato, ma non invece nella galassia pedemontana piemontese tra il Verbano e la  Valsesia, e poi verso Biella, sia per quel che si percepisce degli ‘stili di vita urbani’, sia per la pervasività degli insediamenti (residenziali, produttivi, commerciali), aggregati o disaggregati, ma raramente con qualche pausa verde significativa.[4]

Analoga percezione, rafforzata, rileverei soprattutto sull’asta pedemontana lombardo-veneta da Bergamo a Brescia e Verona (ed oltre), anche al di fuori delle omonime “zone urbane funzionali” n° 73, 28 e 12.

Dubbi confermati anche dalla lettura comparata delle immagini raccolte in questo articolo, tutte di fonte ISTAT, tranne la prima, molto parlante, che è la semplice immagine satellitare dell’Italia di notte (di fonte Google)[5] che a tal fine riproduco a pag. 15, ingrandita per il solo Nord-Ovest: se non si tratta di “zone densamente popolate”, risultano per certo ‘densamente luminose’.

Invece nelle classificazioni suddette tale ‘galassia pedemontana’ figura tutt’al più, e solo in parte, come “zona a densità intermedia di popolazione”.

 

Inoltre sui ‘territori poco urbanizzati’ occorre riaprire le riflessioni sulla ‘ruralità’, dal momento che i rapporti tradizionali di complementarietà tra città e campagne sono ampiamente logorati dalla globalizzazione, ma non è probabile che tornino all’indietro con la parziale crisi in atto della globalizzazione.

 

FIGURA 11 - NORD-OVEST ITALIA DA SATELLITE, DI NOTTE (Google)

 

Al di là delle mie personali percezioni, ritengo che il sistema di classificazioni adottato non possa superare tutti i dubbi che insorgono per effetto delle soglie impostate (e a maggior ragione con la re-introduzione dei confini comunali come fattore di calcolo), mentre la metodologia utilizzata dall’Istat, essendo abbastanza trasparente, può consentire ai ricercatori (ed un domani forse anche ai decisori) di utilizzare i dati finora così organizzati anche per re-impostarne lettura e interpretazioni, stimolati - e non abbagliati - dalle drastiche tabulazioni qui riepilogate: intrecciandole con le ricerche sviluppate da geografi, paesaggisti ed urbanisti (ma anche con le intuizioni e le narrazioni di fotografi, romanzieri, poeti e cantautori) a partire dalle prime intuizioni sulla ‘città diffusa’ oppure ‘infinita’, sulla 'megalopoli padana’ e sulla ‘anti-città’ e continuando con gli approfondimenti sulla ‘post-metropoli’, sulle ‘aree interne’ o sulla ‘Italia di mezzo’ (e tenendo conto delle specifiche elaborazioni nei documenti di pianificazione regionali e delle città metropolitane): ma questa è materia per un altro articolo.

 

aldovecchi@hotmail.it

 

 

Fonti:

 

  1. https://www.istat.it/comunicato-stampa/geografie-funzionali-per-lanalisi-territoriale/
  2. https://www.istat.it/notizia/statistiche-sulla-popolazione-per-griglia-regolare/
  3. https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/Focus_Geografie-funzionali-per-lanalisi-territoriale.pdf
  4. https://www.istat.it/comunicato-stampa/aggiornamento-delle-fua-aree-funzionali-urbane/
  5. https://www.istat.it/evento/sistemi-locali-del-lavoro-la-nuova-geografia/
  6. Anna Maria Vailati e Aldo Vecchi TRA-I-LAGHI, COME SI VIVE TRA-I-LAGHI MAGGIORE E DI VARESE. RICERCA STATISTICA 2000/15 PER AGENDA21LAGHI. AGGIORNAMENTO 2023 - pubblicato su UTOPIA21, settembre 2023  - https://drive.google.com/file/d/1WywIi0y3faclLAxgn39dKxGS4y5qB2cE/view?usp=drive_link
  7. http://www.agenda21laghi.it/vivere_tra_laghi.asp

 

 

 

 



[1] immagini già in parte utilizzate nell’articolo scritto con Anna Maria Vailati per l’aggiornamento 2023 della ricerca sul territorio “tra-i-laghi” di Varese e Maggiore F

[2] Tale selezione dei parametri di analisi dei fenomeni territoriali mi ricorda l’esperienza formativa della cosiddetta “coerenza regionale”, vissuta negli anni 68-69 alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, con i professori Bottoni-D’Angiolini-Menghetti, che si fondava su Popolazione, Reddito, Flussi di Traffico e Tendenza Insediativa, ed era considerata troppo povera e schematica da chi invece inseguiva modelli matematici assai più polifunzionali, sognando forse già allora i ‘gemelli digitali’

[3] Esaminando la “griglia chilometrica regolare” con Anna Maria Vailati nell’ambito della ricerca “tra-i-laghi”, avevamo riscontrato un simile paradosso per il nucleo urbano più denso del comune di Angera, i cui quadrati includono una buona fetta di lago, diluendone la percezione quantitativa.F

[4] Più fluida la situazione e le dinamiche nel territorio “tra-i-laghi”, di Varese e Maggiore, che ho a lungo indagato con Anna Maria Vailati, e che per parte nostra avevamo tentato di definire per l’appunto come “territorio semi-urbano policentrico” ed esterno, ma complementare, rispetto all'area metropolitana milanese.G

[5] Le immagini satellitari sono anche alla base di molte ricerche territoriali, ma comportando criteri scientifici che nel mio caso ho scavalcato perchè in questa occasione mi bastava offrire “un colpo d’occhio”, anche se - ad esempio - non so nè data nè ora delle foto notturne che ho riprodotto come figure 1 e 11.