sabato 23 maggio 2026

UTOPIA21 - MAGGIO 2026: CITTA’ E CAMPAGNA, OGGI

 

Nuove elaborazioni statistiche, concertate a scala internazionale, cercano di definire univocamente i fenomeni urbani ed i confini tra città e campagna.

 

Sommario:

-        introduzione

-        la nuova classificazione delle citta’ e delle “zone rurali”

-        premessa: la griglia regolare chilometrica

-        corollario: il grado di urbanizzazione dei territori comunali

-        le “Zone Urbane Funzionali”, anche in ragione del pendolarismo per lavoro

-        a lato, i Sistemi Locali del Lavoro

-        alcune valutazioni soggettive

1,2,3 = NOTE A PIE’ DI PAGINA  . A,B,C = FONTI BIBLIOGRAFICHE E SITOGRAFICHE

 

FIGURA 1 - ITALIA DI NOTTE DA SATELLITE SPAZIALE (Google)

 

99INTRODUZIONE

 

Ricorrono spesso, anche sui media generalisti, previsioni del tipo “nel 2050 il 75% dell'umanità vivrà nelle aree urbane”, cui segue un corollario di preoccupazioni relative all’impatto ambientale di tali tendenze, dall’acqua all’aria, dal cibo all’energia, nonché di considerazioni sulla connessa evoluzione/involuzione degli assetti sociali e sui possibili risvolti geopolitici, anche in funzione delle differenti dinamiche demografiche di nazioni e continenti.

Anche trascurando gli aspetti più futuristici di tali ragionamenti, forse meno attendibili in questa fase particolarmente turbolenta delle relazioni internazionali (commerciali, politiche e militari), appare innegabile che la constatazione della prevalenza in atto delle tendenze all’inurbamento, in molte parti del globo, costituisce un elemento importante per l’impostazione di quasi tutte le variabili delle politiche ambientali e territoriali, nella consapevolezze che - all’ingrosso - nelle aree urbane si acutizzano molti problemi e nel contempo si sviluppano maggiormente le risorse tecnologiche e organizzative per affrontarli.

È soprattutto per questi motivi che gli apparati statistici internazionali e nazionali stanno sviluppando nuovi strumenti e criteri di rilevazione per definire cosa siano e cosa non siano oggi le “aree urbane” e - fuori di esse - le aree più o meno correttamente definibili come “rurali”.

In tale direzione - in sinergia con Eurostat - si è mosso per l’Italia l’ISTAT, producendo negli ultimi mesi nuove “mappe” dei fenomeni urbani, con i criteri seguenti, che mi sembra utile far conoscere e commentare.

 

 

LA NUOVA CLASSIFICAZIONE DELLE CITTA’ E DELLE “ZONE RURALI”

 

“In linea con quanto previsto dal Regolamento (UE) 2017/2391, che definisce le classificazioni statistiche territoriali a livello europeo nonché i relativi obblighi di aggiornamento da parte dei paesi membri dell’Ue, l’Istat rende disponibili le nuove geografie delle Città/City e delle Zone urbane funzionali (FUA, Functional Urban Areas); l’aggiornamento della classificazione dei Comuni italiani secondo “il grado di urbanizzazione” nonché dei Comuni costieri. “Tali aggiornamenti sono basati sui dati di popolazione per griglia regolare e sulla matrice di pendolarismo per motivi di lavoro 2021 recentemente pubblicati dall’Istat.

Per poter confrontare territori tra loro molto diversi e definire in modo univoco e misurabile il concetto di città europea è necessario disporre di unità territoriali di base comparabili; per questo è stata applicata una geografia non amministrativa, costituita da una griglia regolare di celle di 1 km2 di superficie, che ricopre il territorio di tutti i paesi dell’Unione europea. Tutti gli Istituti nazionali di statistica hanno stimato la popolazione che ricade in ciascuna delle celle di questa griglia regolare, con riferimento al Censimento della popolazione 2021.

Questi dati sono stati ulteriormente elaborati per identificare tre tipologie di celle:….

   Città o Zone densamente popolate: se almeno il 50% della popolazione ricade in uno o più agglomerati ad alta densità;” ovvero “gruppi di celle contigue … dove ciascuna cella ha una densità di almeno 1.500 abitanti per km2 e che, nell’aggregato, presentano almeno 50mila abitanti

“Piccole città e sobborghi o Zone a densità intermedia di popolazione: se meno del 50% della popolazione ricade in agglomerati ad alta densità ma almeno il 50% della popolazione ricade in agglomerati urbani;” ovvero … ”aggregati di celle contigue, che considerano anche le diagonali, ciascuna con una densità di almeno 300 abitanti per km2 e che, nell’aggregato, hanno almeno 5mila abitanti

“Zone rurali o Zone scarsamente popolate: se più del 50% della popolazione vive in Celle rurali della griglia.

 

Se l’agglomerato ad alta densità risulta particolarmente esteso e interessa il territorio di più Comuni (come ad esempio nei casi di Milano e Napoli) si identifica una Greater City….

In Italia…. sono state individuate 89 Città (City), di cui 11 Greater City per un totale di 298 Comuni … (quasi il 4% dei Comuni). Sono identificate tre nuove City: Vigevano, Guidonia Montecelio e Tivoli. Poco più del 30% dei Comuni (2.465) ricade nella classe “Piccole città”, corrispondenti a zone a densità intermedia di popolazione. Il rimanente 65% è incluso nella classe delle zone scarsamente popolate o zone rurali (5.141 Comuni).”

“Secondo l’applicazione dei parametri armonizzati UE, ulteriori 9 Città divengono ora Città estese: Catania (7 Comuni interessati), Pescara (3), Caserta (10), Cagliari (2), Cosenza (2), Acireale (3), Anzio (2), Bergamo (15) e Guidonia Montecelio (2). Queste Città estese si aggiungono a quelle molto ampie di Milano (96 Comuni) e Napoli (78) già consolidate nel 2011.”  A 

 

 

LA GRIGLIA REGOLARE CHILOMETRICA

 

Ad oggi l’Istat non ha reso disponibile una rappresentazione cartografica diretta di tali nuove classificazioni del territorio (con i confini secondo la griglia regolare chilometrica), però ha prodotto:

-        da un lato la rilevazione preliminare della densità nelle singole celle B, che riproduco di seguito nelle figure 1 e 2; [1]

-        dall’altro ulteriori elaborazioni, ridisegnate però lungo i confini comunali, come riferisco nei successivi due paragrafi.

FIGURA 2 - DENSITA’ DELLA POPOLAZIONE PER GRIGLIA REGOLARE CHILOMETRICA - 2021 (legenda a pagina 5)

 

FIGURA 3 - DENSITA’ DELLA POPOLAZIONE PER GRIGLIA REGOLARE CHILOMETRICA: ITALIA NORD-OVEST, 2021

 

COROLLARIO: IL GRADO DI URBANIZZAZIONE DEI TERRITORI COMUNALI

 

Ritornando dalla “griglia regolare chilometrica” ai confini storici dei singoli comuni, questi sono stati “classificati per grado di urbanizzazione".

“La classificazione dei Comuni è realizzata una volta identificati gli Agglomerati ad alta densità e gli Agglomerati urbani e avere associato ciascuna cella…”  al territorio comunale di appartenenza “...diviene così “...possibile stabilire la classe di appartenenza del Comune in base alla percentuale di popolazione che ricade in ognuna delle tipologie di cella associate:

-        Città o Zone densamente popolate: se almeno il 50% della popolazione ricade in uno o più Agglomerati ad alta densità;

-        Piccole città e sobborghi o Zone a densità intermedia di popolazione: se meno del 50% della popolazione ricade in Agglomerati ad alta densità ma almeno il 50% della popolazione ricade in Agglomerati urbani;

-        Zone rurali o Zone scarsamente popolate: se più del 50% della popolazione vive in Celle rurali.” A

 

                               

 

FIGURA 4 - GRADO DI URBANIZZAZIONE DEI COMUNI - ITALIA NORD-OVEST, 2021

(legenda a pag. 7)

 

 

 

FIGURA 5 - GRADO DI URBANIZZAZIONE DEI COMUNI - 2021

 

LE “ZONE URBANE FUNZIONALI”, ANCHE IN RAGIONE DEL PENDOLARISMO PER LAVORO

“Se la prima caratteristica di una Città è connessa alla dimensione demografica e alla concentrazione della sua popolazione in termini di densità (superiore a una soglia sufficientemente elevata da garantire l’attivazione di funzioni economiche complesse), la seconda caratteristica riguarda aspetti funzionali e di attrazione economica dei territori circostanti, misurabile in termini di pendolarismo per motivi di lavoro. Intorno alla Città/City viene quindi costruita una zona di pendolarismo definita dall’insieme di Comuni circostanti in cui almeno il 15% della popolazione occupata è costituito da pendolari che lavorano nella Città/City. Quest’ultima, insieme alla sua area di pendolarismo, costituisce la Zona urbana funzionale (FUA), una unità territoriale statistica, comparabile a livello europeo, che consente di valutare le dinamiche spaziali, quelle di sviluppo socio-economico e la complessiva sostenibilità di ciascuna area urbana.

L’aggiornamento al 2021 individua 83 FUA in Italia, un numero stabile rispetto alla precedente edizione del 2011.”

“Alcune Città di grandi dimensioni (Roma, Palermo, Bari e Catania) riescono ad attrarre elevati flussi di pendolarismo per motivi di lavoro non solo dai Comuni limitrofi, ma anche da altre Città poste nelle vicinanze, delineando condizioni di policentrismo.” A

 

“Nel 2021 le FUA nei Paesi UE ed EFTA sono 593. 

Le 83 FUA nazionali includono nel complesso 2.207 Comuni (28,0%) e poco meno del 60% della popolazione.  Nelle Isole la quota di popolazione dell’universo scende al 51,9% mentre nel Nord-ovest è la più elevata (quasi il 64%).

La maggioranza delle FUA (65,1%) ha una dimensione demografica inferiore ai 250mila abitanti. Il Sud ha una concentrazione più che doppia rispetto al totale nazionale di FUA nella classe più bassa di popolazione (meno di 100mila abitanti). Questo profilo è da ricondursi a un mercato del lavoro e anche ad una dotazione infrastrutturale meno sviluppati che si traducono in flussi di pendolarismo più contenuti e, in alcuni casi, nella presenza di FUA costituite dalla sola Città (7 solo in Puglia). Nel Nord-ovest una FUA su quattro ha più di 500mila abitanti (Torino quasi 1,8 milioni e Milano 5 milioni) e nel Nord-est e nelle Isole circa una su cinque. Nel Centro (16,6%) e soprattutto al Sud (8,0%) l’incidenza delle FUA oltre i 500mila abitanti è più bassa (ma, rispettivamente, Roma e Napoli superano il milione).” C

 

 

FIGURA 6 - ZONE URBANE FUNZIONALI - 2021 (l’elenco a pag. 10) D

 

 

 

 

FIGURA 7 - ZONE URBANE FUNZIONALI - ITALIA NORD-OVEST 2021

 

FIGURA 8 - ZONE URBANE FUNZIONALI PER CLASSE DI POPOLAZIONE - 2024

A LATO, I SISTEMI LOCALI DEL LAVORO

 

Le elaborazioni dell’Istat sulla pendolarità per lavoro si ricollegano anche alla classificazione dei “Sistemi Locali del Lavoro” E, dove si intrecciano con dati e valutazioni sui diversi settori merceologici, e che forse è opportuno considerare nell’ambito delle presenti riflessioni: vedi le successive vedi figure 9 e 10.

FIGURA 9 - SISTEMI LOCALI DEL LAVORO, 2021 (legenda a pag. 13)

 

FIGURA 10 - SISTEMI LOCALI DEL LAVORO - ITALIA NORD-OVEST, 2021

 

ALCUNE VALUTAZIONI SOGGETTIVE

 

Prima di considerare i risultati di tale lettura dei fenomeni urbani, viene spontaneo rilevare la palese schematicità dell’operazione statistica effettuata:

      sia perché fondata su due soli variabili: [2]

      la densità della popolazione residente, senza prendere in esame né la consistenza fisica di fabbricati e infrastrutture né l’incidenza territoriale delle varie forme di attività umana, economica o non economica;

      i flussi di pendolarità esclusivamente per motivi di lavoro, e non anche per motivi di studio, oppure i movimenti connessi ai servizi, ai consumi ed al ‘tempo libero;

      sia per la casualità dell'allineamento della griglia chilometrica (che può comportare distorsioni, ad esempio al confine con specchi d’acqua, anche se il modello operativo comporta in tal caso specifici correttivi [3]) e soprattutto per l’arbitrarietà di tutte le soglie introdotte nell’applicazione degli algoritmi, dai livelli di densità alla incidenza sopra o sotto il 50% delle ‘celle dense’ oppure con “densità intermedia”, fino al 15% di popolazione occupata e pendolare: anche se tale arbitrarietà è temperata dalla esperienza acquisita dagli istituti statistici europei, che ne assicura una qualche ragionevolezza.

 

Tuttavia, riconosciuta la dovuta ragionevolezza alle autorità statistiche, mi sembra doveroso non tacere la contraddizione tra le classificazioni in esame e l’esperienza empirica personale, che mi fa sentire sì “in campagna”, ad esempio, nei dintorni più remoti di Vercelli o di Casale Monferrato, ma non invece nella galassia pedemontana piemontese tra il Verbano e la  Valsesia, e poi verso Biella, sia per quel che si percepisce degli ‘stili di vita urbani’, sia per la pervasività degli insediamenti (residenziali, produttivi, commerciali), aggregati o disaggregati, ma raramente con qualche pausa verde significativa.[4]

Analoga percezione, rafforzata, rileverei soprattutto sull’asta pedemontana lombardo-veneta da Bergamo a Brescia e Verona (ed oltre), anche al di fuori delle omonime “zone urbane funzionali” n° 73, 28 e 12.

Dubbi confermati anche dalla lettura comparata delle immagini raccolte in questo articolo, tutte di fonte ISTAT, tranne la prima, molto parlante, che è la semplice immagine satellitare dell’Italia di notte (di fonte Google)[5] che a tal fine riproduco a pag. 15, ingrandita per il solo Nord-Ovest: se non si tratta di “zone densamente popolate”, risultano per certo ‘densamente luminose’.

Invece nelle classificazioni suddette tale ‘galassia pedemontana’ figura tutt’al più, e solo in parte, come “zona a densità intermedia di popolazione”.

 

Inoltre sui ‘territori poco urbanizzati’ occorre riaprire le riflessioni sulla ‘ruralità’, dal momento che i rapporti tradizionali di complementarietà tra città e campagne sono ampiamente logorati dalla globalizzazione, ma non è probabile che tornino all’indietro con la parziale crisi in atto della globalizzazione.

 

FIGURA 11 - NORD-OVEST ITALIA DA SATELLITE, DI NOTTE (Google)

 

Al di là delle mie personali percezioni, ritengo che il sistema di classificazioni adottato non possa superare tutti i dubbi che insorgono per effetto delle soglie impostate (e a maggior ragione con la re-introduzione dei confini comunali come fattore di calcolo), mentre la metodologia utilizzata dall’Istat, essendo abbastanza trasparente, può consentire ai ricercatori (ed un domani forse anche ai decisori) di utilizzare i dati finora così organizzati anche per re-impostarne lettura e interpretazioni, stimolati - e non abbagliati - dalle drastiche tabulazioni qui riepilogate: intrecciandole con le ricerche sviluppate da geografi, paesaggisti ed urbanisti (ma anche con le intuizioni e le narrazioni di fotografi, romanzieri, poeti e cantautori) a partire dalle prime intuizioni sulla ‘città diffusa’ oppure ‘infinita’, sulla 'megalopoli padana’ e sulla ‘anti-città’ e continuando con gli approfondimenti sulla ‘post-metropoli’, sulle ‘aree interne’ o sulla ‘Italia di mezzo’ (e tenendo conto delle specifiche elaborazioni nei documenti di pianificazione regionali e delle città metropolitane): ma questa è materia per un altro articolo.

 

aldovecchi@hotmail.it

 

 

Fonti:

 

  1. https://www.istat.it/comunicato-stampa/geografie-funzionali-per-lanalisi-territoriale/
  2. https://www.istat.it/notizia/statistiche-sulla-popolazione-per-griglia-regolare/
  3. https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/Focus_Geografie-funzionali-per-lanalisi-territoriale.pdf
  4. https://www.istat.it/comunicato-stampa/aggiornamento-delle-fua-aree-funzionali-urbane/
  5. https://www.istat.it/evento/sistemi-locali-del-lavoro-la-nuova-geografia/
  6. Anna Maria Vailati e Aldo Vecchi TRA-I-LAGHI, COME SI VIVE TRA-I-LAGHI MAGGIORE E DI VARESE. RICERCA STATISTICA 2000/15 PER AGENDA21LAGHI. AGGIORNAMENTO 2023 - pubblicato su UTOPIA21, settembre 2023  - https://drive.google.com/file/d/1WywIi0y3faclLAxgn39dKxGS4y5qB2cE/view?usp=drive_link
  7. http://www.agenda21laghi.it/vivere_tra_laghi.asp

 

 

 

 



[1] immagini già in parte utilizzate nell’articolo scritto con Anna Maria Vailati per l’aggiornamento 2023 della ricerca sul territorio “tra-i-laghi” di Varese e Maggiore F

[2] Tale selezione dei parametri di analisi dei fenomeni territoriali mi ricorda l’esperienza formativa della cosiddetta “coerenza regionale”, vissuta negli anni 68-69 alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, con i professori Bottoni-D’Angiolini-Menghetti, che si fondava su Popolazione, Reddito, Flussi di Traffico e Tendenza Insediativa, ed era considerata troppo povera e schematica da chi invece inseguiva modelli matematici assai più polifunzionali, sognando forse già allora i ‘gemelli digitali’

[3] Esaminando la “griglia chilometrica regolare” con Anna Maria Vailati nell’ambito della ricerca “tra-i-laghi”, avevamo riscontrato un simile paradosso per il nucleo urbano più denso del comune di Angera, i cui quadrati includono una buona fetta di lago, diluendone la percezione quantitativa.F

[4] Più fluida la situazione e le dinamiche nel territorio “tra-i-laghi”, di Varese e Maggiore, che ho a lungo indagato con Anna Maria Vailati, e che per parte nostra avevamo tentato di definire per l’appunto come “territorio semi-urbano policentrico” ed esterno, ma complementare, rispetto all'area metropolitana milanese.G

[5] Le immagini satellitari sono anche alla base di molte ricerche territoriali, ma comportando criteri scientifici che nel mio caso ho scavalcato perchè in questa occasione mi bastava offrire “un colpo d’occhio”, anche se - ad esempio - non so nè data nè ora delle foto notturne che ho riprodotto come figure 1 e 11.

martedì 17 marzo 2026

UTOPIA21 - MARZO 2026: IL NUOVO PIANO TERRITORIALE DELLA PROVINCIA DI VARESE

 IL NUOVO PIANO TERRITORIALE

DELLA PROVINCIA DI VARESE 

di Aldo Vecchi


Qualche considerazione personale sulla Revisione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Varese, tra verde da tutelare ed espansioni urbane da controllare. Con uno sguardo su pesanti progetti del passato.


Sommario:

  • la Provincia di Varese verso la conclusione della Revisione del Piano Territoriale di Coordinamento

  • un approccio ecumenico; si confermano e rafforzano le ‘reti verdi’, ma anche le infrastrutture stradali

  • la sofferta riduzione dell’ulteriore consumo di suolo 

  • l’occasione delle aree industriali dismesse

  • i limiti della Valutazione Ambientale Strategica

  • le aree per la logistica

Appendice: la mancata utopia delle ‘reti grigie’ immaginate dagli architetti demiurgici



LA PROVINCIA DI VARESE VERSO LA CONCLUSIONE DELLA REVISIONE DEL PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO


La Provincia di Varese è arrivata alla fine del 2025 alla pubblicazione della proposta di Revisione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale A, attualmente in fase di raccolta delle ‘osservazioni’, anche da parte dei semplici cittadini, dopo che i Comuni ed altri soggetti sono già stati consultati anche nelle precedenti fasi della Valutazione Ambientale Strategica, che ora si avvia alla fase conclusiva, cui conseguirà la formale adozione e poi approvazione del Piano (con interposte ulteriori possibilità di osservazioni).

La procedura di revisione era iniziata nel 2017, e si è poi sviluppata in stretta connessione con i provvedimenti regionali di modifica della Legge ‘per il Governo del Territorio’ (n° 12 del 2005) e cioè la legge regionale n° 18 del 2019 e la conseguente revisione del Piano Territoriale Regionale, di recente approvazione, che tra gli altri aspetti hanno concretizzato le direttive per la riduzione del consumo di suolo.

La revisione riguarda il Piano Provinciale vigente, approvato nel 2007 (anch’esso dopo anni di gestazione), che però era più limitato nelle competenze, soprattutto riguardo al dimensionamento delle aree di trasformazione urbanistica, che la legislazione riservava esclusivamente ai Comuni, sotto la vigilanza, assai blanda in Lombardia, dell’autorità Regionale.

Data l’ampia varietà degli aspetti socio-economici, territoriali ed ambientali della pianificazione provinciale in esame, in questo articolo tratterò solo di quelli che a mio avviso sono più rilevanti in questa fase storica e procedurale.



UN APPROCCIO ECUMENICO; SI CONFERMANO E RAFFORZANO LE ‘RETI VERDI’, MA ANCHE LE INFRASTRUTTURE STRADALI 


Leggendo la Relazione di progetto della Revisione, spiccano i toni inclusivi ed ecumenici, sia sul versante sociale ed ambientale, con frequenti riferimenti agli obiettivi ONU 2030, sia sul versante dello sviluppo economico, che si auspica vivace e multiforme.

Una melassa retorica, di cui apprezzo la lontananza dai richiami della foresta sovranista e MAGA, ma non la carenza di orientamenti precisi sui nodi problematici che potrebbero implicare conflitti e scelte alternative :  

“...la valorizzazione del sistema delle relazioni regionali, nazionali e internazionali,

• l’attenzione progettuale al territorio considerato nelle sue molteplici dimensioni ambientali, sociali, economiche e culturali;

• l’ascolto di tutti i soggetti che operano e vivono sul territorio e che vengono messi al centro della pianificazione provinciale nel loro doppio ruolo di esecutori del PTCP e soggetti direttamente interessati dalle sue ricadute.

‘Un territorio al centro’ è quindi la visione strategica, unitaria e aderente alla pluralità dei territori, che il PTCP propone a monte di ogni sua scelta, affinché gli enti e gli stakeholders restituiscano, ognuno con le proprie chiavi di lettura e competenze, obiettivi e azioni calibrati sulle diverse realtà locali e sulle differenti necessità.”


Su questo sfondo di vaghezza, si stagliano due elementi posti come certezze indiscusse (nel senso che il testo non vaglia criticità e possibili diverse soluzioni): l’Ospedale unico tra Gallarate e Busto Arsizio e l’equazione Malpensa=sviluppo e sviluppo=Malpensa.

Trattandosi di scelte in buona misura compiute, la prudente Valutazione di Impatto Ambientale della Revisione di PTCP - di cui dirò più avanti - ha buon gioco ad ignorarle.


Tuttavia - ad onta delle genericità della Relazione - la Revisione del Piano non è affatto priva di contenuti, nelle materie in cui la Provincia ha specifiche competenze, vecchie, come sulle infrastrutture stradali e sulle reti verdi agricole ed ecologiche, oppure nuove, come sulle direttive ai Comuni riguardo al consumo di suolo in generale, nonché specificamente per la logistica. 


Per le infrastrutture stradali la Revisione:

  • conferma gran parte delle nuove opere sovracomunali già previste nel PTCP vigente, tra cui a livello autostradale il prolungamento della tangenziale di Varese fino al valico del Gaggiolo, il collegamento Varese-Como ed il raccordo tra la pedemontana e la SS 336 verso Malpensa, ed una ventina di interventi sulla viabilità di rango inferiore,   

  • sviluppa ulteriormente la rete ciclabile provinciale (spingendo i comuni ad integrarla alla scala locale).

Sulle ferrovie invece si limita a includere opere già in corso di realizzazione (Malpensa-Casorate) o quasi (potenziamento Rho-Gallarate). Tale opzione minimalista mi sembra in contrasto con il giudizio di insoddisfazione per il servizio ferroviario espressa dalla stessa Revisione: “Relativamente all’assetto infrastrutturale della rete ferroviaria, questa si contraddistingue per una formazione antica che ha condizionato e condiziona tuttora lo sviluppo insediativo residenziale e le attività economiche. Le linee ferroviarie, gestite dalle società Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. e Ferrovie Nord Milano Esercizio S.p.A., mostrano una carenza e inadeguatezza in corrispondenza degli scambi tra Trasporto Pubblico Locale (TPL) e Servizio Ferroviario Regionale (SFR) e l’offerta dei servizi risulta spesso insufficiente e di scarsa qualità rispetto alle esigenze del territorio.”

Nella Valutazione Ambientale della Revisione del PTCP  l’innegabile impatto delle nuove opere stradali - soggette comunque ad ulteriori specifiche Valutazioni di Impatto Ambientale - è considerato attenuato, a mio avviso un po’ ‘superficialmente’, dalla previsione di considerevoli tratti in galleria, quasi che l’ambiente da considerare sia solo quello della ‘superficie’ del suolo, mentre gli scavi in sottosuolo, anche se profondi, comportano comunque effetti sulla stratificazione geologica, sulle falde idriche e comunque sulla quantità del materiale di scavo da ricollocare. Anche se nell’Agenda ONU 2030 e nelle tabelle regionali per la VAS la voce ‘sottosuolo’ non è autonomamente evidenziata.

 

Per i territori extraurbani, occorre premettere che in buona parte della Provincia sono già tutelati in quanto Parchi Regionali (Ticino, Campo dei Fiori e Pineta di Appiano Gentile e Tradate) e Riserve Regionali (Lago di Ganna, Lago di Biandronno e Palude Brabbia oppure come Parchi Locali di Interesse Sovracomunale, grazie alle lodevoli iniziative attorno alla Quassa (Ispra-Ranco-Angera) e di altri 12 parchi, per lo più gravitanti attorno al bacino dell’Olona: da tale regime restano esclusi i boschi e pascoli  montani del Nord della Provincia, che in buona parte si tutelano da sé, in quanto lontani dal delirio dei circuiti sciistici.





                           


FIGURA 1 - PARCHI E RISERVE ED AREE NATURALI

(Fonte: Revisione del PTCP, Rapporto Ambientale)


Con questo ‘bottino verde’ già accumulato, la Revisione del PTCP ha approfondito ed affinato le prescrizioni - già presenti nel Piano vigente - relative alle aree agricole, con attenzione soprattutto a quelle effettivamente in carico alle aziende attive, ed ai ‘corridoi ecologici’, definendo nel dettaglio la Rete Ecologica Regionale e Provinciale.

A questa visione più tradizionale, che associa i vincoli agli interventi attivi di ricucitura, si affianca una nuova ambiziosa strategia, definita come Rete Verde Provinciale, da articolare a livello comunale, per promuovere e valorizzare i ‘Servizi Ecosistemici’ insiti nelle diverse tessere del mosaico paesaggistico non edificato.

La VAS non può dirne che bene, pur richiamando correttamente i rischi comunque derivanti dalle attività agricole rispetto al ciclo dell’acqua: “Un potenziale impatto negativo potrebbe esserci sia in termini di qualità (inquinamento causato da pesticidi e fertilizzanti) che di quantità (consumo idrico elevato).” 


Di mio aggiungerei anche il pericolo che dal successo giuridico dei vincoli urbanistici derivi - contro le intenzioni - un eccesso di abbandono dell’uso antropico dei suoli (tendenza spontanea purtroppo in atto), con proliferazione di boschi di bassa qualità a danno della storica varietà dei paesaggi agro-forestali.



LA SOFFERTA RIDUZIONE DELL’ULTERIORE CONSUMO DI SUOLO 


Il fronte più nuovo e più difficile per la Revisione del PTCP è però quello del contrasto al consumo di suolo, in cui la Provincia è chiamata da legge e piano regionali ad articolare le direttive per l’adeguamento dei Piani comunali di Governo del Territorio, dimezzando tendenzialmente le previsioni di ulteriore espansione edilizia residenziale nei cosiddetti ‘ambiti di trasformazione’; per le destinazioni produttive, commerciali e terziarie la riduzione prescritta è invece solo del 20%.

Stante la forte differenziazione insediativa tra la parte sud della Provincia (nonché il capoluogo e dintorni), fortemente urbanizzata, e la parte nord progressivamente, meno costruita, la nuova normativa prevede indirizzi differenziati solo qualitativamente, ma nell'ambito di una soglia di riduzione media pari al 45% delle aree di espansione dei PGT vigenti.


Tale orientamento, già nella sua genesi regionale (Legge n° 31/2014 e successivo adeguamento del Piano Territoriale Regionale), prescinde da ogni valutazione di merito sulla ragionevolezza o meno delle previsioni dei Piani comunali vigenti, ragionevolezza che NON è risultata di fatto tra i requisiti richiesti dalle procedure definite dalla Legge Regionale n° 12 del 2005: per cui sia il Comune che ha largheggiato in previsioni (inattuate) , sia quello che invece non ha esagerato, si trovano sottoposti al medesimo obbligo di dimezzamento: un esito automatico che mi sembra in opposizione al concetto di ‘pianificazione’ o di ‘governo’ territoriale.

È da rilevare che le differenze tra le previsioni pianificatorie dei diversi Comuni non sfuggono agli elaborati analitici e descrittivi della Revisione del PTCP: a maggior ragione stride perciò la conclusione normativa, assolutoria nei fatti, perché limitata ai suddetti indirizzi ‘qualitativi’.

(Citando don Lorenzo Milani, "Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali"). B

A questa contraddizione si aggiunge la constatazione, meritoriamente evidenziata dalla Revisione del PTCP, che altrettanta edificazione su aree libere è stata variamente ‘contrabbandata’ dai Piani Comunali all’interno del perimetro dei ‘Tessuti Urbani Consolidati’ (previsioni giuridicamente assai più solide delle mere previsioni degli ‘ambiti di trasformazione’), che ora i Comuni sono invitati a riesaminare, ma senza nessuna cogenza.


           


FIGURA 2 - SUPERFICIE URBANIZZABILE NEGLI “AMBITI” E NEI “TESSUTI URBANI” (Fonte: Provincia di Varese, elaborati preparatori della Revisione del PTCP)


Cosicché la stessa Revisione stima una riduzione complessiva delle aree edificabili residenziali tra “ambiti” e “tessuti” - del 32% e non del 45%.

Il Piano sviluppa qualche previsione, ma solo come verifica che i tagli predefiniti del 45% delle espansioni residenziali (che si riduce al 32% considerando i residui edificabili interni ai TUC) e del 20% delle espansioni non-residenziali non vadano a comprimere tali ipotesi di “sviluppo”.

I margini restanti tra domanda e offerta sono considerati di fatto come opportuni.

il ragionamento mi pare erroneo, perché se il traguardo è “consumo zero al 2050” , a quella data non occorre ipotizzare una domanda insediativa nulla, ma una capacità sistematica di riusare i suoli già usati: per cui nel frattempo occorrerebbe ‘allenarsi’ con un trattamento sistematico delle ‘aree dismesse’, che corrispondono al 2,56% delle superfici urbanizzate, contro il 7,82% delle aree ‘di espansione’ di cui sopra.



L’OCCASIONE DELLE AREE INDUSTRIALI DISMESSE


Infatti, in funzione del risparmio di consumo di suolo si potrebbe pensare che il PTCP consideri il tema delle aree dismesse (industriali, e non solo): ma così NON E’.

Le aree dimesse sono affrontate variamente, come criticità e come opportunità di rigenerazione urbana e/o paesaggistica, nonché energetica, ed è anche dichiarato “strategico” (singole aree possono entrare in Progetti Strategici Provinciali ed in Accordi di Programma): la tavola analitica n° 6, (non aggiornatissima), evidenzia localizzazioni, dimensioni ed incidenza sulle aree urbanizzate.

Ma la sorte di queste aree è lasciata alle eventuali iniziative private e/o comunali, senza visioni territoriali (nemmeno per le grandi aggregazioni, come nella media valle Olona) e senza fare entrare queste quantità in dialettica con la questione del consumo di suolo, con la motivazione che non sempre sono effettivamente disponibili sul mercato (il che è vero, ma presuppone una sistematica acquiescenza allo stesso ‘mercato’: chiamasi anche ‘liberismo’).

Ben diverso sarebbe invece se le costruzioni su aree libere fossero subordinate alla priorità del riuso delle aree dismesse, oppure alla loro bonifica e rinaturalizzazione come misura di compensazione: solo questa sarebbe una valorizzazione veramente “strategica”, volta a chiudere il ciclo della rilevante ferita al territorio costituita dallo sviluppo industriale degli ultimi due secoli, senza aspettare un altro secolo nell’abbandono e nel degrado.



I LIMITI DELLA VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA SULLA QUESTIONE CONSUMO DI SUOLO


La V.A.S. della Revisione del PTCP, anziché misurare concretamente il carico ambientale derivante dalle residue previsioni di consumo di suolo - i cui dati sono evidenti negli elaborati della Revisione, vedi FIGURA 2 - ed anziché suggerire eventuali possibili mitigazioni o correzioni per i casi di maggior danno, si cava d’impaccio accertando che la proposta del nuovo PTCP è coerente con il Piano Territoriale Regionale, a sua volta munito di (auto)assoluzione VAS.

Indubbiamente un dimezzamento delle previsioni di consumo di suolo impatta meno delle previsioni intere, ma il mezzo-consumo è comunque tutto consumo in più rispetto allo stato attuale.


Inoltre, guardando alle tabelle comparative sulla distanza tra lo stato attuale nelle singole province e gli obiettivi ONU 2030, redatte dall’ASviS,C si rileva per Varese - che per il resto sta nella media o addirittura sopra -  proprio una criticità specifica  alla voce 15 “Vita sulla terra", cui fanno capo gli indicatori relativi ai target “Entro il 2030 azzerare l’aumento del consumo di suolo annuo” e “Entro il 2030 raggiungere la quota del 30% delle aree terrestri protette”; e poiché abbiamo visto sopra che i Parchi non mancano ed infatti “circa il 33% della superficie provinciale, equivalente a 39.718,98 ha, è tutelata da aree protette”, la criticità sta evidentemente nel consumo di suolo.  


FIGURA 3 - INDICATORI DI AVVICINAMENTO AGLI OBIETTIVI ONU 2030, RISPETTO ALLA MEDIA NAZIONALE (Fonte: ASviS)


Situazione che avrebbe dovuto indurre la Regione a differenziare già a monte i suoi criteri, frenando maggiormente il consumo di suolo nelle province più compromesse, ma che non esime la Provincia di Varese dall’assumerne direttamente la responsabilità.

A mio avviso in materia di transizione ecologica, nonché di mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico, non è sufficiente ‘marciare nella giusta direzione’, ma occorre anche guardarsi intorno e capire la propria posizione nel mondo circostante, per agire in modo specificamente mirato a progressi significativi.

(Il raffronto con i tabulati ASviS, come da me sopra accennato, non è contemplato dalla Revisione del PTCP, che parimenti non utilizza esplicitamente gli indicatori dell’ISTAT per il Benessere Equo e Sostenibile.) D


D’altronde l’obiettivo dell’azzeramento del consumo di suolo pone comunque difficili problemi di consenso politico, sia per gli effettivi interessi in gioco, sia per l’affezione ideologica ai meccanismi di espansione urbana; problemi che la sua attuazione progressiva anziché improvvisa può attenuare ma non eliminare, rendendo più complesse le procedure di transizione, non solo in Lombardia (vedi articoli su UTOPIA21 in merito anche a Toscana ed Emilia Romagna E,F).  

La Valutazione Ambientale Strategica in tale ambito, se articolata nel concreto, anziché assolvere a priori, potrebbe aiutare a discernere le priorità e le modalità di intervento.



LE AREE PER LA LOGISTICA


Sempre ricalcando la logica regionale lombarda, di riconoscere tempestivamente le problematiche ambientali, ma di tergiversare nel risolverle, la Revisione del PTCP sul tema specifico della possibile localizzazione di nuove piattaforme logistiche (in attuazione della Legge Regionale n° 15/2024 già commentata su UTOPIA21 G) cerca di limitare il danno, facendole ‘piovere sul bagnato’ della fascia sud della Provincia, più ambita dal mercato immobiliare specifico (per la vicinanza a Milano ed alle reti di trasporto ad ampio raggio) e già più sfigurato paesaggisticamente, privilegiando il recupero di aree industriali dismesse oppure la conferma di aree già previste come edificabili dai Piani Comunali: quest’ultimo aspetto è considerato sufficiente anche dalla VAS, senza ulteriori approfondimenti. 

Occorre rilevare inoltre che - anche al di fuori degli ‘ambiti logistici’ come sopra localizzati nei pressi dei caselli autostradali nel sud Provincia - la Legge Regionale e con essa la Revisione del PTCP non escludono la potenziale attivazione, su iniziativa privata, di altri poli logistici presso gli altri nodi autostradali, pur subordinandola a procedura di verifica ambientale.

(Attendiamoci prossimamente analoga arrendevolezza anche per i Data Center…).







APPENDICE: LA MANCATA UTOPIA DELLE ‘RETI GRIGIE’ IMMAGINATE DAGLI ARCHITETTI DEMIURGICI


La contemplazione 

  • da un lato delle tavolette riassuntive del consumo di suolo e delle espansioni urbane filamentose dei decenni trascorsi (nella figura seguente, in nero le aree urbane al 1954, in grigio le espansioni al 2021), con risultanti saldature lineari sugli assi stradali oppure vere proprie ‘conurbazioni’ 



FIGURA 4 - CONFRONTO DELL’ESPANSIONE DELLE AREE URBANIZZATE NEGLI ANNI 1954 E 2021 (Fonte: Revisione del PTCP, Sintesi non-tecnica - estratto)


  • e dall’altro lato della faticosa ricucitura delle reti verdi per circondare e contrastare tali spinte insediative, ricucitura oggetto dei tentativi di pianificazione ora in atto ‘ex-post 



FIGURA 5 - RETE ECOLOGICA PROVINCIALE (Fonte: Revisione del PTCP: tavola P10 REP, estratto)


mi ha fatto ripensare alle ‘utopie distopiche’ degli architetti degli anni ‘60-70, riecheggianti in ritardo le suggestioni di Le Corbusier negli anni 30 (Algeri, Rio de Janeiro),



FIGURE  6-7 - LE CORBUSIER, IMMAGINI PER PIANO DI ALGERI E PIANO DI RIO DE JANEIRO (Fonte. Google).


che per il nostro territorio mi sono venute all’attenzione in occasione della recente mostra su opere e progetti dell’Arch. Enrico Castiglioni a Busto Arsizio, con riferimento ad una sua proiezione per una “Città MALPENSA” H, appoggiata sulle colline tra Sesto Calende/Angera/Taino (consegnata alla Provincia al termine di una consulenza per la Provincia di Varese) e per analogia risalendo alla pubblicazione di Giorgio Vassalli ed altri sulla figura dell’Arch. Luigi Vermi I, con riferimento agli studi poi confluiti nello svolgimento di un incarico ricevuto dalla UnionCamere per l’assetto del territorio lombardo.



 FIGURE 7-8: ENRICO CASTIGLIONI “CITTA’ MALPENSA” (estratto) H; LUIGI VERMI “FORMA DELLA ‘CITTA’-APERTA’ - ORGANICA DEGLI INSEDIAMENTI” (estratto)I


Ai filamenti anarco-capitalisti che ci ha consegnato la realtà urbanistica degli ultimi decenni si sarebbe sostituito un ordinato dirigismo avveniristico, tradotto però in ‘reti grigie’, reti cemento che circondano oasi di verde, al contrario delle ‘reti verdi’ che si tenta di difendere dalle ulteriori proliferazioni cementizie.

Chi ha la mia età, di una generazione successiva a Enrico Castiglioni e Luigi Vermi, non può esimersi da qualche colpa di sogni demiurgici sulla pelle del territorio; però è proprio dagli anni ‘70 che è iniziato un riscatto ecologico, anche nell’immaginario degli architetti, a partire dalla conquista del Parco Ticino e di altri Parchi regionali (vedi ad esempio i Lagoni di Mercurago): dapprima oasi, e poi anche reti.

aldovecchi@hotmail.it 


Fonti:

  1. Revisione PTCP - Provincia di Varese dal Link si accede a tutti gli elaborati della Revisione del PTCP, tra cui quelli menzionati o citati o estratti in questo articolo

  2. Lorenzo Milani - LETTERA A UNA PROFESSORESSA - Libreria Editrice Fiorentina - Firenze, 1967

  3. Aldo Vecchi - I RAPPORTI ASVIS E BES 2025 - su UTOPIA21, gennaio 2026 - https://drive.google.com/file/d/1rQ0aRo2aAAAv4mOWI4PJ-bchFQiZuS6W/view?usp=drive_link

  4. Aldo Vecchi - RAPPORTI 2023-2024: ASVIS, BES, ISTAT - Quaderno 2 di UTOPIA21, settembre 2024 - https://drive.google.com/file/d/1KHO_g0xArJFThIPL4aUr-e8h-Y494vpg/view?usp=drive_link

  5. Aldo Vecchi - LA LIMITAZIONE AL CONSUMO DI SUOLO - Quaderno 3  di UTOPIA21, settembre 2017 - https://drive.google.com/file/d/1GEBa35-GB05i8ZklTqkW4BpyUkzjDwBZ/view?usp=sharing

  6. Aldo Vecchi - IL DIBATTITO SULL’URBANISTICA (PRIMA E DOPO LA PANDEMIA) - Quaderno 22 di UTOPIA21 - novembre 2020 - https://drive.google.com/file/d/1h6JNx1bSWyh69mTCshFCdCRSJtwVtPTs/view?usp=sharing

  7. Aldo Vecchi - LOGISTICA E CONSUMO DI SUOLO: LA NUOVA LEGGE LOMBARDA - su Utopia21, marzo 2025 - https://drive.google.com/file/d/18GnLXJcMzBqQ7wK4NcWKA1AxIBpfdy1m/view?usp=drive_link

  8. https://www.bustoeventi.it/evento/barchitettura-mostra-enrico-castiglioni-citta-architettura-comunita/

  9. Giorgio Vassalli ed altri - LUIGI VERMI ARCHITETTO DEL NOVECENTO PROGETTI DI ARCHITETTURA E STUDI URBANISTICI - Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Varese/Pietro Macchione Editore - Varese, 2022