domenica 10 luglio 2022

UTOPIA21 - LUGLIO 2022: IL RAPPORTO B.E.S. 2021

 

IL RAPPORTO B.E.S. 2021

di Aldo Vecchi

 

Il rapporto ISTAT “BES 2021”, attraverso gli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile, tende ad inquadrare gli effetti della crisi pandemica sull’Italia, nel contesto europeo.

 

Sommario:

-       premessa

-       innovazioni e conferme

-       pandemia, mortalità e occupazione

-       il disagio giovanile


PREMESSA

 

Nell’affrontare l’edizione relativa al 2021 del rapporto ISTAT sul “Benessere Equo e Sostenibile” 1, confermo le mie valutazioni generali su questo tipo di ricerche multifattoriali – all’inseguimento del “PIL” - e sulle correlazioni con i “Goals ONU 2030” (rapporti ASviS), valutazioni che ho espresso in particolare in un precedente articolo del maggio 20212 (ed in altri attinenti all’ASviS3).

 

Per riepilogare cos’è il Rapporto BES, riporto altresì il brano iniziale della “Presentazione”, a cura del Presidente Giancarlo Blangiardo:

“Il Rapporto Bes è un ritratto in profondità dello stato del Paese, disegnato con cura dalla statistica ufficiale attraverso la lente del benessere dei cittadini.

Il benessere è, o dovrebbe essere, l’obiettivo finale delle politiche.

Un traguardo impegnativo, a volte arduo, soprattutto quando le circostanze sono avverse: per una pandemia devastante, per la crisi ambientale, per le minacce alla pace in Europa.

Nato in continuità con le esperienze dell’autorevole Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi del 2009, dei programmi Beyond GDP di Eurostat e Better Life Index dell’OCSE, come progetto largamente partecipato, il Bes, con i suoi indicatori sull’Italia, oggi arrivati alla considerevole cifra di 153, rappresenta uno strumento fine ed esaustivo di misurazione del grado con cui le politiche producono, in concreto, cambiamenti sulla vita delle persone.

I dati sono organizzati nei grandi domini della salute, dell’istruzione e formazione, del lavoro, del benessere economico, delle relazioni sociali, della politica e delle istituzioni, della sicurezza, del benessere soggettivo, del paesaggio e del patrimonio culturale, dell’ambiente, dell’innovazione, ricerca e creatività, della qualità dei servizi.

Il progetto Bes, che ha portato il Paese a disporre di un sistema di misure del progresso reale in continua evoluzione, articolate per fasce di età, per genere, per territori sempre più dettagliati, per titolo di studio, permette di dare risposte puntuali e di insieme alla domanda, semplice e al tempo stesso difficilissima, “Come va la vita, in Italia?”.

Soprattutto, permette di mettere in luce le aree dove si manifestano diseguaglianze e consente di individuare i gruppi più svantaggiati, indirizzando su solide evidenze la domanda di politiche mirate.”

 

 

INNOVAZIONI E CONFERME

 

Le principali innovazioni metodologiche dell’edizione “2021” riguardano l’introduzione di alcuni nuovi indicatori, quali la Didattica-a-Distanza ed il Lavoro-da-Casa, l’incidenza di prestiti ed aiuti nei bilanci familiari, la fiducia verso medici e scienziati (introdotti con la cautela necessaria, perché gli indicatori nuovi sono per ciò stesso privi di confronti storici e spesso anche di riscontri europei ed internazionali).

Nel contempo l’ISTAT ha comunicato che – a decorrere dal 2022 – il monitoraggio di tutti gli indicatori del BES assumeranno cadenza trimestrale, con la consueta articolazione territoriale (regioni e provincie autonome; grandi ripartizioni geografiche), mentre alcune componenti più ‘soggettive’ relative ai comportamenti, al benessere e alla sicurezza (ad esempio “persone su cui si può contare”, oppure uso di Internet) saranno incluse anche nel Censimento ordinario della Popolazione (che da decennale diventa annuale e da ‘universale a tappeto’ si trasforma in ampia verifica campionaria delle banche dati statistiche permanenti).

 

La relazione introduttiva del Rapporto 2021, intitolata “L’Italia e il contesto europeo nei due anni di pandemia” focalizza gli andamenti degli indicatori maggiormente scossi dalla Pandemia Covid19: mortalità ed occupazione. Seguono poi i singoli capitoli: salute, istruzione, ecc. (vedi sopra nella citazione dal prof. Blangiardo).

 

 

PANDEMIA, MORTALITA’ ED OCCUPAZIONE

 

Mortalità e speranza di vita, in confronto con l’Europa e con i principali paesi europei (Germania, Francia, Spagna, Polonia), vengono calcolate soprattutto sulla eccedenza di mortalità rispetto ai precedenti anni non-pandemici (ciò sia per superare le disparità di valutazione nelle classificazioni delle “cause di morte”, sia per prendere in carico comunque i flussi di ‘mortalità pandemica indiretta’ quali le altre malattie meno curate per gli ingorghi ospedalieri) e tenendo anche conto della ‘mortalità relativa all’età’ (una popolazione più anziana, come quella italiana, è oggettivamente più vulnerabile): i successivi titoli di paragrafi della Relazione (e la seguente “Figura 2”) sintetizzano i risultati di tali calcoli e confronti (al di là dei dettagli numerici):

-       “Nel 2020 cala la speranza di vita in gran parte dei paesi europei, l’Italia rimane ai vertici della graduatoria ma perde qualche posizione”

-       “Nel 2020 la mortalità in Italia è tra le più elevate in Europa, ma risulta tra le più basse a parità di età”

-       “Con la pandemia l’Italia perde parte del preesistente vantaggio nella mortalità”

-       “L’Italia ha sofferto di più la prima ondata della pandemia”

-       “Anche sotto i 65 anni eccessi di mortalità molto elevati in Italia nel 2020 e nel resto d’Europa nei 2 anni”

-       “Nel 2021 l’eccesso di mortalità diminuisce in Italia ma cresce fortemente nei paesi dell’est Europa”

-       “In Italia copertura vaccinale elevata e in linea con i principali Paesi europei, restano indietro i Paesi dell’Est”.

 

Figura 2. Variazione percentuale del tasso di mortalità settimanale standardizzato per età in alcuni paesi europei e nella media UE27 rispetto alla media settimanale dei decessi 2015-2019 (a). Anni 2020 e 2021. Valori percentuali - VEDI SU www.universauser.it/utopia21.html

 

 

 

Anche per il capitolo sull’occupazione, o meglio “Pandemia e partecipazione al mercato del lavoro”, mi avvalgo dei titoli dei paragrafi per sintetizzare la Relazione,

-       “L’Italia perde più occupazione dell’Europa e recupera più lentamente nel periodo pre-pandemia”

-       “L’arrivo della pandemia determina un ulteriore allontanamento dell’Italia dall’Europa”

-       “Non in tutti i paesi la pandemia ha colpito di più le donne, ma in Italia sì”

-       “La situazione dei giovani prima della pandemia penalizzava già l’Italia e la Spagna”

-       “Italia e Spagna paesi più colpiti nell’occupazione giovanile anche dalla pandemia. Solo in Italia più colpite le giovani”

-       “Italia al primo posto per presenza di NEET [1] in Europa” (vedi seguente figura 15).

 

Figura 15. Giovani di 15-29 anni che risultano non occupati né inseriti in un percorso di istruzione o formazione (NEET) in una selezione di paesi UE27 per genere. Medie annuali 2008-2020 (a). Valori percentuali -VEDI SU www.universauser.it/utopia21.html 

 

 IL DISAGIO GIOVANILE

 

Il Rapporto è preceduto dalla Presentazione da parte del Presidente Blangiardo,[2] che – oltre a tratteggiare quanto sopra – pone all’attenzione specificamente, nel biennio Covid, il peggioramento della condizione giovanile, sia nei suoi aspetti oggettivi (disoccupazione, de-scolarizzazione, migrazioni) sia in quelli soggettivi (disagio mentale, insoddisfazione) e comportamentali (sedentarietà, consumo di alcool):

“Tra i giovani, per i quali le relazioni tra pari sono della massima importanza per uno sviluppo armonico, è diminuita in modo tangibile anche la soddisfazione per le relazioni con gli amici. La quota dei ragazzi di 14-19 anni molto soddisfatti ha perso, in due anni, 6,5 punti.

Tra il 2019 e il 2021, la percentuale di giovani di 14-24 anni che dichiarano di incontrarsi con gli amici almeno una volta a settimana è crollata dall’89,8% al 73,8%. In questa fascia di età è anche calata la percentuale di chi si dichiara molto soddisfatto delle proprie relazioni familiari (-4 punti).

Non è difficile intuire le ragioni di questa disaffezione: nel 2021, il protrarsi delle difficoltà per genitori e figli nel condividere gli spazi domestici anche per lavorare e seguire le lezioni, le ridotte possibilità di frequentare i compagni di studi dovute all’alternanza della didattica in presenza e a distanza per buona parte dell’anno scolastico o accademico, le limitazioni nella possibilità di praticare attività sportive e ricreative hanno contribuito a una sorta di desertificazione degli affetti, che ha eroso le basi della soddisfazione dei giovani.

Colpisce e avvilisce la diminuzione (dall’86,1% al 78,3%) della quota di ragazzi tra 14 e 19 anni nelle regioni del Mezzogiorno che dichiarano di avere parenti, amici o vicini su cui contare. Soprattutto, per i ragazzi di questa fascia di età, a diminuire (dal 78,4% al 74,8%) è la possibilità di contare sugli amici.

L’attività di volontariato, che era rimasta stabile nel primo anno di pandemia, nel 2021 registra una contrazione di quasi 5 punti tra i giovani di 14-19 anni. Tra il 2019 e il 2021, anche la partecipazione sociale diminuisce molto, di circa 11 punti, nella fascia 14-24 anni.”

 

Prima di passare all’Appendice, in cui riproduco i grafici che mi sono sembrati più interessanti nei vari capitoli “ordinari” del Rapporto VEDI SU www.universauser.it/utopia21.html, vorrei esprimere qualche rapida impressione sull’incontro di presentazione del Rapporto in data 21 aprile 6:

-       Attenzione specifica agli aspetti soggettivi del benessere, pur presenti da tempo nei Rapporti-BES

-       Evidente ruolo del personale femminile in tutti i livelli delle elaborazioni ISTAT

-       Dialogo con esperti esterni e intensi rapporti con gli omologhi Istituti europei

-       Scarsa attenzione del mondo politico (è intervenuto solo il Ministro per lo Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti [3]) e – guardando gli effetti sui media generalisti – anche da parte dei giornalisti: ciò benché le indagini statistiche risultino molto mirate alle correzioni da apportare negli assetti socio-politici della realtà italiana.

 

aldovecchi@hotmail.it

 

 

 

Fonti:

1.    Istituto Nazionale di Statistica – RAPPORTO BES 2021: IL BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE IN ITALIA - https://www.istat.it/it/archivio/269316

2.    Aldo Vecchi – IL B.E.S. COMPIE 10 ANNI (MA PASSA INOSSERVATO) – su Utopia21, maggio 2021 - https://drive.google.com/file/d/1BBIzX56j7zfpCfH_W6aYVJFLUPrvFjGK/view?usp=sharing

3.    Aldo Vecchi -  I RAPPORTI ASVIS 2020 E I TERRITORI – su UTOPIA21, marzo 2021 – https://drive.google.com/file/d/1ah-wVbDE_u-1DBMIet-ouSfLvoZnCB6-/view.

4.    https://www.facebook.com/SGDNAT/videos/-la-relazione-del-presidente-dellistat-gian-carlo-blangiardo-agli-stati-generali/577778949855389/

5.    https://www.youtube.com/watch?v=7izFWMTCahc

 

 

 



[1] segmento dei giovani tra 15 e 29 anni che non sono più inseriti in un percorso scolastico o formativo e neppure impegnati in un’attività lavorativa, noti come NEET, Not in Employment, Education or Training.

[2] al di fuori del BES, analoga attenzione e chiarezza il professor Blangiardo ha dedicato recentemente al tema della Natalità/De-natalità, in particolare agli “Stati generali della Natalità” in data 12 maggio 2022 4, evidenziandone la criticità, ma al contempo delineando - in termini sociali, ma anche matematici - le possibilità di rimedio. Con proposte forse diverse da quelle delineate nel convegno ASviS del 20 giugno 5, che puntano molto invece sulla possibile componente migratoria programmata (convegno cui pure l’ISTAT ha partecipato).  

[3] Dell’intervento del Ministro Giorgetti mi ha favorevolmente colpito l’elogio post-mortem verso un collega parlamentare del Partito Democratico, che si era battuto per l’inserimento del BES nella contabilità nazionale ufficiale

UTOPIA21 - LUGLIO 2022: CONCLUSA LA FASE CONSULTIVA DELLA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA

CONCLUSA LA FASE CONSULTIVA

DELLA CONFERENZA  

SUL FUTURO DELL’EUROPA

di Aldo Vecchi

 Faticoso passo in avanti oppure vuota retorica democraticista? 

Sommario:

-       le tappe della consultazione

-       gli indirizzi emersi

-       sviluppi, reazioni e commenti, a partire dall’Europarlamento

-       rinvio di ogni decisione da parte del Consiglio Europeo

-       una critica radicale al ‘tecno-populismo” delle consultazioni ‘deliberative

 

 

LE TAPPE DELLA CONSULTAZIONE

 

La Conferenza sul Futuro dell’Europa, avviata nel 2021 ed i cui effetti sono tuttora molto incerti nei successivi passaggi istituzionali (perché si intreccia alla complessa fase internazionale di contraddizioni militari/politiche/economiche/energetiche/sociali, e tuttora sanitarie), ha concluso i suoi lavori tra aprile e maggio, sintetizzando in 49 proposte (al momento non disponibili in rete: ERROR 403)1  la fase della consultazione popolare, che si è svolta in due modalità:

-       la raccolta, su una piattaforma digitale multilingue, di idee, proposte e commenti, da parte di singoli cittadini o tramite “eventi” virtuali: “…sono stati registrati sulla piattaforma 22.498 contributi, di cui 7.115 idee, 13.304 commenti e 2.079 eventi” 2(piccoli numeri, invero, a fronte del circa mezzo miliardo di cittadini europei)

                     

                      MT LU AT BE FI DK SK LV DE HU SI CZ NL IE HR FR PT CY LT BG SE IT EL ES EE RO PL

      Figura 1: contributi pervenuti dai 27 paesi per ogni milione di abitanti

 

-       la partecipazione collettiva in presenza, articolata in 4 “panels” (ovvero “comitati”) tematici, da parte di un campione di 200 cittadini, selezionati per rappresentare la popolazione europea “in termini di origine geografica (cittadinanza e contesto urbano/rurale), genere, età [sopra-rappresentando però volutamente i giovani], contesto socioeconomico e livello di istruzione” e chiamati a discutere, insieme con gli esponenti delle istituzioni dell’Unione Europea, i contenuti emersi dalla suddetta “piattaforma digitale”: “Cambiamento climatico e ambiente ‒ Salute ‒ Un'economia più forte, giustizia sociale e occupazione ‒ L'UE nel mondo ‒ Valori e diritti, Stato di diritto, sicurezza ‒ Trasformazione digitale ‒ Democrazia europea ‒ Migrazione ‒ Istruzione, cultura, gioventù e sport”.

Tali contenuti sono stati esaminati e rielaborati dai seguenti 4 “panels” 3 (che in realtà non hanno rispettato i rispettivi “confini tematici”, determinando sovrapposizioni e ridondanze):

•          Panel 1 "Economia più forte, giustizia sociale, posti di lavoro, educazione, cultura, sport, trasformazione digitale"

•             Panel 2 "Democrazia europea / Valori e diritti, Stato di diritto, sicurezza" 

•             Panel 3 "Cambiamento climatico e ambiente / Salute" 

•             Panel 4 "L’UE nel mondo, migrazione" .

I “Panels” hanno condensato gli indirizzi assunti in 178 “raccomandazioni” rivolte agli organi decisionali dell’Unione.

 

 

GLI INDIRIZZI EMERSI

 

Gli indirizzi espressi pendono chiaramente sul versante progressista del dibattito europeo (pur con qualche cautela sul fronte migratorio e con sostanziale assenza dei temi della ‘governance aziendale’), come si può evincere dai seguenti assaggi (assaggi limitati alle enunciazioni iniziali di alcune raccomandazioni, ed escludendo il Panel 2 perché più eclettico e meno pregnante):

 

“Raccomandiamo …

1.1   “…l'introduzione di un salario minimo per garantire una qualità di vita simile in tutti gli Stati membri.” [nel contempo il salario minimo è divenuto direttiva europea, da attuare nei singoli paesi che ancora ne sono privi]

1.10 “…che l'UE si impegni costantemente e a lungo termine ad incrementare in ampia misura la sua quota di energia proveniente da fonti sostenibili, utilizzando una gamma diversificata di fonti rinnovabili con la più bassa impronta ambientale (sulla base di una valutazione olistica del ciclo di vita).”

1.17 “…che le infrastrutture siano una risorsa statale, per prevenire l'ascesa dei monopoli delle telecomunicazioni e dei servizi internet.”

1.25 “…all'UE di sostenere l'accesso mirato dei cittadini ad alloggi

sociali dignitosi, in funzione delle loro esigenze specifiche.”

1.42 “…di limitare ulteriormente l'uso improprio dei dati da parte dei ‘giganti dei dati’ facendo rispettare più rigorosamente il RGPD (regolamento generale sulla protezione dei dati), creando meccanismi più standardizzati in tutta l'UE e assicurando il rispetto della normativa anche da parte delle imprese non europee operanti nell'UE.”

 

3.8 “…un sistema di etichettatura unificato e graduato che indichi l'intera impronta ecologica di ogni prodotto disponibile all'acquisto all'interno dell'UE. È necessario che i prodotti provenienti da paesi terzi rispettino tale sistema di etichettatura in modo trasparente.”

3.16 “…un'eliminazione graduale dell'allevamento intensivo, che preveda anche l'eliminazione di condizioni di vita irrispettose degli animali.”

3.20 “…all'UE di intraprendere altre azioni che consentano ai consumatori di utilizzare più a lungo i prodotti e che li incentivino a farlo. L'UE dovrebbe contrastare l'obsolescenza programmata prolungando la garanzia dei prodotti e fissando un prezzo massimo per i pezzi di ricambio dopo la scadenza della garanzia.”

3.49 “…di includere la sanità e l'assistenza sanitaria tra le competenze concorrenti dell'UE con gli Stati membri.” [mentre finora sono state di competenza esclusiva dei singoli Stati membri, con le eccezioni di fatto per i vaccini anti-Covid]

3.51 “…all'Unione europea di garantire che i prestatori di assistenza sanitaria privati non beneficino ingiustamente di fondi pubblici e non sottraggano risorse dai sistemi sanitari pubblici. L'Unione europea dovrebbe rivolgere agli Stati membri raccomandazioni decise affinché aumentino i finanziamenti per l'assistenza sanitaria pubblica.

 

4.20 “…che le future "Forze armate congiunte dell'Unione europea" siano impiegate principalmente a fini di autodifesa. È esclusa qualsiasi azione militare offensiva. All'interno dell'Europa, ciò significherebbe disporre della capacità di fornire assistenza in tempi di crisi, come ad esempio in caso di catastrofi naturali. Al di fuori dei confini europei, invece, ciò consentirebbe di intervenire in determinati territori in circostanze eccezionali ed esclusivamente nel quadro di un mandato giuridico del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e nel rispetto del diritto internazionale.”

4.21 “…che tutte le questioni decise all'unanimità siano approvate a maggioranza qualificata. Le uniche eccezioni dovrebbero riguardare l'adesione di nuovi paesi all'UE e modifiche ai principi fondamentali dell'UE, conformemente all'articolo 2 del trattato di Lisbona e alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. “

4.22 “…che l'Unione europea rafforzi la sua capacità di comminare sanzioni nei confronti di Stati membri, governi, enti, gruppi od organizzazioni nonché nei confronti di singoli individui che non rispettano i principi fondamentali, gli accordi e la legge. È imperativo assicurarsi che le sanzioni già esistenti siano attuate e applicate celermente. “

4.33 “…di sostituire il sistema di Dublino con un trattato giuridicamente vincolante per garantire una distribuzione giusta, equilibrata e proporzionata dei richiedenti asilo nell'UE sulla base della solidarietà e della giustizia.”

 

 

SVILUPPI, REAZIONI E COMMENTI, A PARTIRE DALL’EUROPARLAMENTO

 

L’esito del confronto, ancorché non ne sia ancora chiaro l’effettivo peso politico-istituzionale, ha ricevuto la benedizione di una larga maggioranza del Parlamento Europeo 4 (con qualche sforzo, immagino, da parte della componente del PPE, almeno su talune opzioni) ed ha suscitato una netta opposizione da parte delle minoranze sovraniste 5, che hanno sollevato (a posteriori) una serie di questioni di metodo sia sulla rappresentatività del campione dei “cittadini” (teoricamente casuale riguardo alle preferenze politiche) e sulle modalità della loro selezione, sia sulla modalità di svolgimento delle assemblee.

Ai sovranisti evidentemente non garba che un campione casuale di europei risulti così europeista.

 

Ma qualche dubbio in proposito è stato espresso anche da sinistra, ad esempio dalla CGIL, in data 19 maggio, a firma di Stefano Palmieri 6: “Il processo, che ha condotto alle conclusioni della Conferenza, fin dal suo avvio, ha sollevato alcuni dubbi sulla metodologia adottata. La scelta dei 200 cittadini, che hanno composto il panel, è stata affidata ad una società di consulenza con forti dubbi sulla effettiva rappresentatività del campione prescelto (ad esempio i lavoratori erano fortemente sottorappresentati). I lavori dei panel dei cittadini erano poi “diretti” da “personale tecnico” che aveva la possibilità di indirizzare i lavori del panel o almeno dei cittadini che non avevano una sufficiente conoscenza delle Istituzioni europee e della macchina normativa. A ciò si aggiunga che i lavori dei gruppi non erano svolti in modo omogeneo. Questi dipendevano dalle direzioni personali di ciascun presidente del gruppo di lavoro, influenzando così i contributi che questi apportavano all’elaborazione delle conclusioni finali.”

La CGIL concludeva con un giudizio positivo: “Nonostante queste evidenti difficoltà di carattere metodologico le conclusioni della Conferenza hanno prodotto dei risultati che sono andati oltre le più favorevoli attese. Il Parlamento europeo, nella settimana precedente alla presentazione delle conclusioni, ha approvato una risoluzione per il proseguimento dei lavori della Conferenza attraverso la convocazione di una Convenzione in grado di attivare la procedura per la revisione dei Trattati europei (come previsto dall’articolo 48 del Trattato dell’Unione Europea).”

Giudizio preoccupato però per i difficili successivi sviluppi istituzionali che devono passare dalle decisioni del  Consiglio Europeo: “Come purtroppo accade, da alcuni anni a questa parte, si è subito formato un blocco di paesi che ha mostrato una forte opposizione alla modifica dei trattati attraverso la pubblicazione di un “non paper” firmato da Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Slovenia e Svezia (e appoggiato da Estonia, Danimarca, Polonia, Ungheria) ….”. Nel prossimo Consiglio di giugno – dove saranno discusse le conclusioni della Conferenza – si preannuncia un braccio di ferro tra i paesi che appoggeranno la risoluzione del parlamento europeo e i paesi che sono per non procedere ad alcuna modifica dei trattati. 

Occorre inoltre considerare che – in alternativa alla revisione dei trattati - anche la strada delle Cooperazioni Rafforzate (sull’esempio dell’Unione Monetaria), limitata inizialmente ad una parte dei paesi U.E. e che potrebbero riguardare Difesa, Debito, Migrazioni, richiede il consenso della maggioranza degli stati membri.

Pertanto, affermava Palmieri della CGIL: “… Ancora una volta nei prossimi mesi il futuro dell’Europa si giocherà su un confronto tra due differenti visioni dell’Europa. Da un lato coloro che la concepiscono come il più grande mercato mondiale e che ritengono che il suo normale funzionamento debba essere salvaguardato e prevalere su altri obiettivi (sociali ed ambientali), dall’altro lato una visione diametralmente opposta, che ritiene che il completamento economico e commerciale debba essere affiancato dalla reale affermazione di obiettivi quali la transizione verde e digitale, la giustizia sociale, l’integrazione politica, etc., che richiedono un reale approfondimento dell’Unione Europea. Una visione questa che ritroviamo in molte delle richieste del panel dei cittadini.”

 

Tale visione dei nodi da sciogliere negli orizzonti europei converge con quanto da me espresso all’inizio della consultazione 7, e che va adeguato al peggioramento del contesto internazionale, come sopra accennato.

 

 

IL RINVIO DI OGNI DECISIONE DA PARTE DEL CONSIGLIO EUROPEO

 

Infatti la riunione dei Capi di Stato e di Governo dei 27 paesi dell’Unione (Consiglio Europeo) del 23 e 24 giugno, impegnata con altre priorità, tra cui l’accettazione  delle nuove candidature di Ucraina e Moldavia e lo sblocco delle candidature pendenti per l’adesione all’Unione da parte dei paesi balcanici, e la connessa ipotesi di formare da subito – con la partecipazione degli Stati/Candidati – un nuovo organismo allargato di coordinamento politico, denominato “comunità politica europea” (ovvero “Grande Europa”), nonché le contingenze relative a sanzioni anti-Russia, prezzo del gas, inflazione e debiti, ha di fatto rinviato ogni confronto sulla Convenzione per la Revisione dei Trattati (come era invece auspicato dal Presidente francese Macron per coronare il turno di presidenza francese nell’Unione), limitandosi alle seguenti generiche affermazioni 8:

 

“25. Il Consiglio europeo prende atto delle proposte contenute nella relazione sui risultati della Conferenza presentata ai tre copresidenti. La Conferenza ha rappresentato un'opportunità unica per dialogare con i cittadini europei.

26. Le istituzioni devono garantire un seguito efficace alla relazione, ciascuna nell'ambito delle rispettive competenze e conformemente ai trattati. Il Consiglio europeo prende atto che sono già stati intrapresi lavori al riguardo.

27. Ricorda l'importanza di garantire che i cittadini siano informati del seguito dato alle proposte formulate nella relazione.”

 

 

UNA CRITICA RADICALE AL ‘TECNO-POPULISMO’ DELLE CONSULTAZIONI ‘DELIBERATIVE’

 

Nell’ampio disinteresse dei mezzi di comunicazione italiani verso la consultazione europea, a mio avviso merita attenzione la decisa critica pubblicata il 9 maggio su “Domani” dai ricercatori Carlo Invernizzi Accetti e Federico Ottavio Reho 9, secondo i quali l’intera operazione:

“È stato il frutto della concezione fondamentalmente tecnopopulista di democrazia che sta alla radice dell’Unione europea. Essa si concreta in un’idea di “democrazia deliberativa” che aggira e minimizza i meccanismi tradizionali della rappresentanza politica, in particolare il ruolo centrale dei partiti e dei parlamenti. … un curioso connubio di tecnocrazia e di populismo.[A]

L’elemento tecnocratico si evince dalla natura verticistica dell’iniziativa e dal fatto che degli esperti siano stati chiamati a sviluppare le procedure per le deliberazioni, a introdurre i temi in discussione e ad assicurarsi che il contenuto dei dibattiti fosse il più possibile neutrale e apolitico, come scienziati in un laboratorio.

L’elemento populista traspare invece dalla convinzione che il risultato di queste strane deliberazioni rappresenti la volontà popolare in maniera più pura e autentica dei meccanismi di rappresentanza politica tradizionali. …

Non solo non si è data alcuna rilevanza agli orientamenti politici e alle diversissime attitudini nei confronti dell’Ue presenti nella popolazione, ma si è stabilito che il possesso di cariche elettive e responsabilità politiche anche locali fosse una possibile causa di esclusione dai comitati di cittadini, segno di come gli organizzatori andassero in cerca del “popolo” nella sua purezza incontaminata da affiliazioni politiche.

Separando scientemente la politica dagli interessi e dai valori elaborati nei corpi intermedi delle nostre società, i processi deliberativi costituiscono in realtà esercizi di ventriloquio politico attraverso cui governanti ed esperti convocano un gruppo non organizzato di individui, apparentemente per ascoltarne le preferenze, in pratica per confermare e legittimare i propri piani e preconcetti. …

Lungi dal rafforzare la legittimità democratica delle istituzioni europee, questa Conferenza l’ha probabilmente indebolita, legittimando l’idea che i partiti politici e i parlamenti siano un ostacolo alla rappresentanza.

L’approfondimento dell’integrazione europea sin dagli anni Novanta, acceleratosi in reazione alle gravi crisi dell’ultimo decennio, non ha portato a un vero superamento delle sue tradizionali tendenze tecnocratiche, ma alla loro combinazione con nuove tendenze populistiche tese ad “ascoltare” i cittadini e, più di recente, a convocarli per deliberare.

Si pensi solo a iniziative quali i “Dialoghi coi cittadini” della Commissione, o anche a dinamiche politiche anti-competitive come le grandi coalizioni permanenti che da decenni reggono il Parlamento europeo, impedendo scientemente quella polarizzazione del dibattito tra proposte alternative che è il sale di ogni democrazia e che meglio rappresenterebbe la diversità di posizioni sul futuro dell’Unione esistente nelle nostre società.

Qual è, dunque, l’alternativa? Una volta smascherata la finzione impossibile della democrazia deliberativa, diventa chiaro che l’Ue va democratizzata rafforzando, non indebolendo, i partiti politici europei.

L’Ue non ha bisogno di modi più “diretti” per collegare una massa di cittadini disorganizzati e de-politicizzati a istituzioni dall’impianto tecnocratico, ma di una democratizzazione dei partiti politici sovranazionali che li renda capaci d’intermediare meglio valori e interessi al loro interno e li ancori più stabilmente nelle società europee, anche a livello nazionale e locale.”

 

Da questa ampia citazione emergono indubbiamente fondati elementi di riflessione sui limiti di siffatti esperimenti di “democrazia deliberativa” (vedi anche l’esperienza francese, voluta dal presidente Macron per riassorbire le proteste dei “Gilet Gialli”): non concordo però su due importanti valutazioni:

-       la caratteristica “complottista” del ‘consociativismo’ in cui convergono le principali forze politiche europee “per impedire scientemente la polarizzazione”: mi pare invece che la ‘maggioranza Ursula’ (come simili precedenti formule di alleanza trasversale) costituisca una necessità storico-politica in contrapposizione (assai polarizzata) agli schieramenti sovranisti;

-       la contrapposizione tra questi esperimenti di consultazione dei cittadini e la opportunità di rivitalizzare i partiti: nella misura in cui i partiti siano effettivamente rivitalizzabili, mi sembra che occasioni come questa, soprattutto nella fase aperta di raccolta delle idee, potrebbero benissimo essere utilizzate dai partiti stessi (e così vale per movimenti e sindacati), come ambito di manifestazione capillare delle proprie istanze. Il che non è stato, se in Italia, ad esempio, tra “Idee” “Commenti” ed “Eventi”, si è arrivati a sole 1224 esternazioni (tra cui qualcuna a mia firma…). Probabilmente il compito di rivitalizzare la partecipazione politica non spetta alle istituzioni, ma più autonomamente alla società ed ai suoi movimenti.

 

 

aldovecchi@hotmail.it

 

Fonti:

 

1.    https://www.politicheeuropee.gov.it/it/conferenza-sul-futuro-delleuropa/la-conferenza/

2.    https://www.politicheeuropee.gov.it/media/5964/cofoe-relazione-piattaforma-agosto-2021.pdf

3.    https://futureu.europa.eu/assemblies/citizens-panels?locale=it

4.    https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2022-0141_IT.html

5.    https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/B-9-2022-0228_IT.html

6.    https://www.cgil.it/la-cgil/aree-politiche/internazionale/2022/05/19/news/la_conferenza_sul_futuro_dell_europa_-2122228/

7.    Aldo Vecchi - La consultazione sul futuro dell’Europa – su UTOPIA21, luglio 2021 - https://drive.google.com/file/d/1Ctey-OLABoVDjzUKxt-gzSV1WOi2F9ze/view?usp=sharing

8.    https://www.consilium.europa.eu/it/policies/conference-on-the-future-of-europe/

9.    https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/conferenza-futuro-europa-esperimento-tecno-populista-macron-fc37ou5p

 

 



[A] Gli Autori mostrano anche disprezzo verso alcune proposte di dettaglio, perché forse non corrispondono alla loro più alta idea di politica:  “Pur avendo la plenaria della Conferenza adottato 49 dettagliatissime proposte (alcune delle quali forse più adatte a un consiglio comunale che a un’unione continentale, come la richiesta di offrire corsi di primo soccorso a tutti i cittadini, o quella di collocare defibrillatori in tutti gli edifici pubblici degli stati membri)…”