martedì 21 maggio 2024

UTOPIA21 - MAGGIO 2024 - ELEZIONI: I REMOTI PROGRAMMI DEI PARTITI EUROPEI

 

Assai lontano dalla contesa elettorale sulla scena italiana, si svolge l’effettivo confronto programmatico tra i principali raggruppamenti politici continentali

 

Sommario:

-       cercando, tra testi solo in inglese e manifesti irreperibili in rete

-       un mio raffronto tra i principali programmi

-       qualche estratto e qualche commento a partire dai singoli manifesti e programmi

 

 

CERCANDO, TRA TESTI SOLO IN INGLESE E MANIFESTI IRREPERIBILI IN RETE

 

“L’Europa si trova a un bivio storico: alle prossime elezioni europee i cittadini dell’Unione potranno scegliere se plasmare tutti insieme un futuro luminoso o guardare indietro, paralizzati dalla rabbia. Noi del PPE vogliamo un futuro luminoso perché conosciamo il passato e intendiamo farne tesoro. Siamo fieri degli obiettivi raggiunti dai nostri Padri Fondatori europei e vogliamo rafforzarli ulteriormente.”

Stavo leggendo e quasi apprezzando questo ambizioso inizio del “Manifesto del Partito Popolare Europeo, reperibile alla prima voce di Google cercando “programma PPE elezioni europee 2024”, quando poi mi sono accorto, da alcuni riferimenti temporali nel testo, che si trattava del Manifesto per le elezioni del 2019 1.

Malgrado successive ricerche, non sono riuscito a reperire su Internet – né in inglese né in italiano - il Manifesto PPE 2024, che pure risulta approvato al congresso di Bucarest nello scorso marzo.

Da ultimo ho comunque appreso i contenuti di tale manifesto dalla rassegna dell’ASviS, contenuta da pag. 85 a pag. 95 del suo “Rapporto di Primavera” 2 [1], rassegna cui rimando come valida integrazione a questo mio più agile testo.

È comunque utile confrontare, restando ai testi reperibili in italiano, le differenti versioni del Manifesto PPE che ne danno la lista di Forza Italia 3 e quella di Alternativa Popolare4 (raggruppamento centrista già di Alfano e oggi di Bandecchi), ad esempio sulla frenata al Green Deal, che solo per Forza Italia deve essere netta e specificamente commisurata ad alcuni interessi localistici italiani, in questi termini: “Tutela della filiera dell’automotive.

Sostenere le nostre imprese che hanno visto smantellata la rete di fornitori italiani dedicati al nostro settore di punta dopo le follie ideologiche sostenute dalla sinistra.”

 

Questo evidente schermo del localismo nazionale nella conduzione della campagna elettorale si ripete però (almeno fino a metà maggio) per gran parte delle liste in competizione in Italia il prossimo 8 e 9 giugno, con le sole eccezioni:

-       del Partito Socialista Europeo, il cui testo del programma ufficiale a scala europea è ben evidente e leggibile in lingua italiana 5 (e – pur con qualche fatica - rintracciabile anche dal sito del Partito Democratico, ove ora campeggia la più recente e sintetica “Dichiarazione” dei leader del PSE a Berlino del 6 maggio 2024)

-       del programma, anche in italiano, del Partito Democratico Europeo 6  (socio “minore” dei liberal-democratici di ALDE nel gruppo parlamentare “Renew”), cui in Italia aderisce “Italia Viva” di Matteo Renzi; con le seguenti particolarità: Italia Viva si presenta nella lista “Stati Uniti di Europa”, con “Più Europa” di Emma Bonino (e con la famiglia Lonardo-Mastella), “Più Europa” che aderisce invece ad ALDE, come la lista “Azione” di Carlo Calenda; né Stati Uniti d’Europa” né “Azione” (né “Italia Viva”) fanno alcuna menzione dei programmi europei, né di ALDE né del PDE

Invece i testi di tutte le altre famiglie politiche europee sono reperibili solo in inglese, con le seguenti declinazioni:

-       Liberali (vedi sopra) 7

-       Sinistra europea: al raggruppamento “Left – Sinistra Europea” in Italia aderisce il solo partito della Rifondazione Comunista, che però parteciperà alle elezioni di giugno all’interno della lista “PACE, TERRA e DIGNITÀ” (con Michele Santoro); il Partito Rifondazione Comunista in data 15 maggio ha editato una sua versione del Manifesto Left 2024 8, il cui testo inglese 9 è anche rintracciabile dal medesimo sito.

-       Verdi: benché la componente verde dell’Alleanza Verdi-Sinistra (di Bonelli e Fratoianni) esibisca il simbolo dei Verdi Europei, sul sito di AVS solo dal 13 maggio è comparso un programma, ma senza alcun cenno al manifesto dei Verdi Europei,10

-       Conservatori: anche nel sito di Fratelli d’Italia, che (come altri) non ha un motore per libera ricerca nel sito stesso, non vi sono riferimenti al programma europeo del raggruppamento conservatore, ma solo un tastino “ECR”, dove, in inglese, si fatica a cercare il suddetto ‘programma’ (per altro assai succinto, e denominato solo “priorità”).11

Infine l’estrema destra di Identità e Democrazia (tra cui LePen, Salvini, AFD tedesca) esprime in comune – anche in lingua italiana 12 - solo alcune priorità, i cui esempi mostrano un sostanziale disinteresse per la stessa Unione Europea:

-  “Identità. Per il Gruppo ID, le identità nazionali devono essere abbracciate, rispettate e preservate. Per questo motivo si oppone all'immigrazione di massa incontrollata e alla possibile adesione all'UE di un Paese non europeo come la Turchia….

- Sovranità. Ogni nazione europea dovrebbe avere il diritto di determinare le proprie politiche, secondo le proprie esigenze. L'UE dovrebbe smettere di interferire negli affari interni dei suoi Stati membri.”

 

Ancora privo di accasamento europeo è il Movimento 5 Stelle, malgrado i passati legami con i Brexiter di Nigel Farage e i successivi flirt con i Verdi e con i Socialisti: non entra quindi nell’ambito di interesse di questo articolo.

 

 

UN MIO RAFFRONTO TRA I PRINCIPALI PROGRAMMI

 

Anche se è probabile che il significato politico della competizione di giugno in Italia sarà in prevalenza centrato sui risvolti nazionali (dal tentativo di plebiscito per “Giorgia Meloni Detta Giorgia” ai rapporti governo/opposizione, dal posizionamento dei singoli partiti alla sorte personale di alcuni leaders, fino al successo/insuccesso di nuovi attori [2]), penso che l’interesse di Utopia21 sia invece piuttosto indirizzato verso quello che poi succederà in Europa: cosa che dipende in sostanza dal peso e dagli orientamenti che assumeranno i principali raggruppamenti, e cioè Popolari, Socialisti, Liberali, Verdi ed i due schieramenti di destra (di cui non sono esclusi futuri rimescolamenti, includendo anche gli ungheresi di Orban, al momento isolati); e molto meno dai pochi seggi nell’Euro-parlamento dispersi tra Renzi o Calenda, Conte o Santoro.

 

Pertanto, rinviando ai successivi paragrafi alcuni rapidi commenti ai singoli testi programmatici europei, propongo di seguito in forma tabellare un mio raffronto sintetico su quelli che mi sembrano i temi nodali della prossima legislatura (per gran parte dei contenuti problematici rimando all’editoriale di Fulvio Fagiani in questo numero di Utopia21). Sempre avvertendo, naturalmente, che un conto sono le enunciazioni ed un conto le concrete prassi non solo dei gruppi all’Euro-parlamento ma ancor più ai vertici dei singoli governi nazionali.


 


 

VERDI

SOCIALISTI

LIBERALI [3]

POPOLARI

CONSERVATORI

Governance dell’Unione: superamento dei veti nazionali, più potere al Parlamento

Si

Si

Si

Si, con prudenza

No

Difesa comune

Si, senza eccessivo entusiasmo

Si

Si

Si

No: solo NATO

Finanza comune

per investimenti

nelle transizioni verde e digitale

e nella sanità

Si

Si

Si, unione bancaria e mobilitazione risparmio privato

Si, unione bancaria e mobilitazione risparmio privato

No: solo mercato

Nuove entrate

comunitarie

Si, da carbonio e da patrimoni

Si, da capitale e da patrimoni

Si, da carbonio e da multinazionali

Qualcosa da multinazionali ed elusione

No: solo maggior efficienza

Politica industriale comune

Si

Si

Si

Si

Solo come incentivi alle imprese

Flussi migratori

Legali

Si

Si

Ni

No

No

Proseguire la svolta verde

Si

Si

Si, ma con nucleare e deregulation

Frenata (soprattutto da Forza Italia)

Forte frenata

Sviluppare il pilastro sociale

Si

Si

Solo mantenere welfare

No

No: libertà di impresa

Aiuti ai paesi poveri per clima ed energia verde

Si

Si, non approfondito

Cenni

Piano Marshall per l’Africa

No (nemmeno un Piano Mattei…)

 

 

Per praticità, mi sono permesso di trascurare nella seguente tabella non solo Identità e Democrazia – in quanto non esprime un organico programma, né si interessa di Europa -, ma anche il programma della Sinistra Europea, sia perché obiettivamente poco confrontabile nei contenuti, sia perché il raggruppamento difficilmente entrerà nel gioco delle alleanze (diversamente, purtroppo, da possibili segmenti delle destre), sia ancora perché di fatto è l’unica famiglia politica europea che non sarà rappresentata dalle liste in competizione in Italia.

 

Da questo raffronto a mio avviso emerge una forte omogeneità su alcuni temi strategici tra i raggruppamenti Verde e Socialista, che si estende ai Liberali (di più) ed ai Popolari (di meno) solo per le grandi questioni istituzionali e sulla politica industriale, mentre emerge una assonanza tra Popolari e Conservatori sui temi ambientali e migratori. Gli orientamenti che assumerà la politica europea dipenderanno quindi in gran parte, oltre che dal mero riflesso degli esiti quantitativi delle votazioni, dagli equilibri interni che si determineranno in seno al Partito Popolare Europeo, determinante probabilmente per la sua centralità e per la sua stessa ambivalenza programmatica.

Tra i commentatori emerge un giudizio comparativo, rispetto alle precedenti elezioni, che porta a compiacersi per la scomparsa, alle ali estreme, di espliciti propositi di fuoriuscita dall’Unione, mentre a mio avviso quanto emerge dalle intenzioni dei vari componenti dei due raggruppamenti di destra può essere comunque esiziale per le sorti dell’Europa unita, anche senza secessioni nazionali tipo Brexit.

 

 

QUALCHE ESTRATTO E QUALCHE COMMENTO A PARTIRE DAI SINGOLI MANIFESTI E PROGRAMMI

 

Traggo infatti dal testo dell’ASviS 2 il seguente riassunto del Manifesto dei Conservatori: “…gli Stati-nazione … sono i garanti della libertà e della prosperità del continente. L’UE va riformata affinché faccia meno e meglio. Viene quindi detto “no al superstato europeo” di Bruxelles, alla riforma dei Trattati e, in particolare, all’estensione del voto a maggioranza. Il bilancio comunitario deve diventare “smart” ed essere riformato, senza ricorso a nuove risorse proprie. Il Manifesto indica poi la necessità di rafforzare sia l’industria della difesa e il suo finanziamento, sia la cooperazione con la NATO, che deve essere attore primario della sicurezza europea. L’ECR è infatti “contro un’Unione europea della Difesa”, perché forze armate e approntamento militare debbono restare di competenza nazionale. L’ECR propone poi una strategia europea contro l’immigrazione fatta di sicurezza e infrastrutture per proteggere le frontiere, siano essere aeree, marittime o terrestri. Si deve cercare collaborazione con i Paesi terzi per esternalizzare i controlli, Frontex e Europol vanno rafforzate e il blocco delle partenze illegali va realizzato con “missioni navali comuni”. Per

chi entra (l’asilo è solo per i rifugiati “genuini”) si impone l’integrazione effettiva basata su valori e “stili di vita” europei.”

E traggo direttamente dal programma ECR 11 la successiva fideistica contrapposizione al supposto ‘ideologismo ambientalista’: “Rimaniamo fermi nella nostra convinzione che il motore a combustione interna, testimonianza della potenza della creatività e dell’ingegno europeo, possa rimanere commercialmente sostenibile negli anni a venire adottando tecnologie all’avanguardia e investendo nella ricerca innovativa su carburanti alternativi a basse emissioni.”

 

Il testo del Partito Popolare Europeo (che qui di seguito riporto dalla versione di Forza Italia 3)  punta sulla storica centralità dello stesso PPE nella costruzione dell’unità europea, per prospettare una evoluzione tranquilla di un percorso da completare: “L'Europa è la nostra casa. Abbiamo costruito un 'Europa con al centro la libertà, la sicurezza e la dignità delle persone. Abbiamo unito le nostre identità nazionali. Nel PPE con la nostra storia, le nostre radici giudaico-cristiane e liberali, la nostra cultura abbiamo reso possibile la pace e la prosperità per la maggior parte degli Europei. Abbiamo il miglior sistema di protezione sociale. Siamo il secondo blocco economico al mondo e l’unica grande unione di Stati ad avere abolito la pena di morte. Per questo non vogliamo subire strategie e regole imposte da potenze che non condividono le conquiste di civiltà di cui i Paesi membri dell’UE rappresentano un esempio per tutti. La grande scommessa per il futuro dell’Unione europea è continuare a essere la forza che promuove la libertà dei popoli e la cooperazione come motori della crescita e dello sviluppo sociale.” In questo quadro, in cui diritti socialità e ambiente sono già valori acquisiti, il PPE propone di procedere con cautela, rafforzando le istituzioni europee (e la protezione delle frontiere dalla pressione migratoria), ma alleggerendone l’articolazione normativa, in favore di una rinnovata economia di mercato.

 

Il programma dei liberal-democratici dell’ALDE 7, con un piglio più dinamico (soprattutto sui diritti individuali) ed una netta drammatizzazione del conflitto ucraino, si destreggia tra simili cautele (migrazioni, eccessi burocratici) ed un maggior coraggio riformatore sia riguardo alle istituzioni europee (a partire dalla difesa comune) sia riguardo al rafforzamento della politica industriale europea e dei meccanismi finanziari di sostegno (leggi agenda Draghi): “Mantieni l’Europa libera, sicura e democratica: aiuta l’Ucraina a vincere la guerra, rafforza la nostra difesa capacità e sicurezza economica per una maggiore indipendenza dell’Europa Promuovi la crescita economica per la tua libertà: investi nelle tue competenze, nel digitale e nella sostenibilità …tecnologie per creare posti di lavoro, ridurre le nostre dipendenze e dissociare la crescita dall’uso di risorse naturali, … crescenti impatti negativi sul clima e sulla salute.….”

 

Nei programmi di Socialisti, Democratici-PDE e Verdi, che pure descrivono sommariamente le criticità da superare ed i rischi da affrontare, ho osservato però, come caratteristica comune, una scarsa attenzione argomentativa ‘strategica’ (del tipo occorre fare questo per evitare quello) ed invece un prevalente tono ‘propagandistico-militante’, del tipo:

“Scegliamo il cambiamento. Passare da una crisi all’altra non dovrebbe essere dato per scontato. Le soluzioni esistono. Abbiamo solo bisogno il coraggio di fare quello che serve. Per questo, tra l’incertezza e l’ansia, alziamo uno striscione di speranza e determinazione.” (Verdi 10), “Siamo determinati ad avvicinare le istituzioni europee alle persone … Crediamo fermamente nella sovranità europea” (PDE  6),

“Vogliamo un’Europa democratica libera, giusta e sicura. Crediamo nell’Europa in quanto forza per garantire i diritti per tutte e tutti e con tutte e tutti. Scegliamo di lavorare insieme per mantenere il nostro pianeta vivibile, per realizzare la giustizia sociale e per offrire nuove opportunità a tutte e tutti. Stiamo costruendo un’Europa di sostenibilità e democrazia. Un’Europa femminista. Un’Europa inclusiva fondata sui diritti umani universali. Un’Europa in cui il progresso sociale, economico e ambientale vanno di pari passo…” (Socialisti 5)

 

Pur rilevando, come già dicevo, ampie convergenze tra Verdi 6 e Socialisti, i primi dettagliano maggiormente, come ci si può d’altronde aspettare, le tematiche ambientali: “La crisi climatica è la sfida della nostra generazione… costruendo …una società più verde, … risponderemo anche all’ingiustizia e alle disuguaglianze che polarizzano le nostre società. A differenza dei conservatori e dell’estrema destra, che vogliono ritardare e negare i problemi … agiremo con tutta l’urgenza … Il peso dell’inazione diventa ogni giorno più pesante. Perché semplicemente quando sapremo che le energie rinnovabili ridurranno le bollette energetiche, continuiamo a pagare il prezzo della costosa energia fossile. Proprio quando conosciamo gli effetti dell’inquinamento tossico sui nostri corpi, continuiamo a bloccare l’aria pulita e un ambiente sicuro. Proprio quando sappiamo che il cibo sano dovrebbe essere accessibile per tutti, resta un lusso riservato a pochi. Proprio quando stiamo vivendo incendi e inondazioni, il clima continua a surriscaldarsi e gli ecosistemi vacillano sull’orlo del baratro e del collasso. Con noi il sonnambulismo si ferma. Scegliamo il cambiamento.” Segnalo anche, come rilevato anche dall’ASviS, che solo i Verdi richiamano le proposte della Conferenza sul Futuro dell’Europa sulla democratizzazione delle istituzioni europee, a partire da maggiori poteri al Parlamento Europeo (questi ultimi però evocati anche da Socialisti, Liberali-PDE e Popolari.

 

Il programma del Partito Socialista Europeo 5, approvato nel Congresso di Roma dello scorso marzo, a mio avviso, è interessante da analizzare anche confrontandolo con il documento che annunciava la ‘grande svolta’ , da me commentato nel gennaio 2022 14, rispetto al quale le posizioni ora assunte ufficialmente del PSE (e allora invece anticipate da un gruppo di studio per il gruppo S&D all’euro-parlamento) hanno perso qualche ambizione, ma guadagnato in concretezza e praticabilità.

Riproduco di seguito i 20 punti programmatici, ed il dettaglio dei punti relativi al Fisco ed alla Salute:

“• Il diritto al lavoro di qualità e alla giusta retribuzione, garantendo i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, rafforzando la contrattazione collettiva, la democrazia sul lavoro e sostenendo le lavoratrici e i lavoratori autonomi.

• Un nuovo patto verde e sociale per una transizione giusta, attraverso energia pulita, sicura ed economicamente accessibile, nuovi posti di lavoro di qualità in un’economia circolare verde a emissioni zero, e un pianeta vivibile.

• Una democrazia forte, dove lo Stato di diritto viene da tutte e tutti rispettato e difeso.

• Un’economia europea forte e competitiva che prepara le proprie industrie e piccole e medie imprese al futuro.

• Un’Europa protettiva che difende le persone dal carovita, difende i loro posti di lavoro dalla concorrenza sleale e difende la loro salute e il loro ambiente.

• Un’Europa femminista che promuove la parità dei diritti, il controllo delle donne sulle proprie vite e i propri corpi, e la fine della violenza e della discriminazione di genere.

• Un’Europa per le giovani e i giovani che garantisce progresso, autonomia, opportunità e sradica la precarietà nel lavoro.

• Il diritto a un alloggio adeguato ed economicamente accessibile per tutte e tutti.

• Un’Europa strategicamente indipendente che difende la propria libertà, sicurezza e integrità territoriale.

• Un’Europa forte nel mondo che promuove la pace, la sicurezza, la cooperazione, i diritti umani e lo sviluppo sostenibile.”

 “… GIUSTIZIA FISCALE PER LA GIUSTIZIA SOCIALE

Il nostro impegno per la giustizia fiscale è un impegno per società eque. Un sistema fiscale giusto rafforza il nostro modello sociale europeo e sostiene gli investimenti nelle nostre economie, nei nostri servizi pubblici e nella nostra sicurezza.

• Le grandi aziende, i grandi inquinatori e i super ricchi devono pagare la loro giusta quota, in Europa e nel mondo, attraverso imposte efficaci sulle società, sugli extraprofitti, sui capitali, sulle transazioni finanziarie e a carico dei più ricchi.

• Ci battiamo per assicurare che le tasse siano pagate dove i profitti sono realizzati, come con successo ci siamo battuti e abbiamo ottenuto l’introduzione dell’aliquota minima globale d’imposta sulle imprese.

• Contrastiamo la frode fiscale e i paradisi fiscali fuori e dentro l’UE e vogliamo procedere verso l’estensione del voto a maggioranza qualificata su specifiche questioni fiscali.

• I sistemi fiscali devono essere privi di ogni discriminazione di genere.”

“.. ACCESSO ALLA SALUTE, ALLE CURE E AI FARMACI

L’accesso universale a un’assistenza sanitaria e sociale di qualità è un diritto fondamentale. Il COVID-19 ha dimostrato il contributo essenziale del settore della sanità e dei lavori di cura alla società, a cominciare dal lavoro del personale medico e infermieristico, nonché l’importanza della cooperazione europea contro i rischi sanitari.

• Difenderemo una sanità pubblica che crea posti di lavoro di qualità.

• Vogliamo un’Unione europea della salute che gestisce le risposte transnazionali alle pandemie, sostiene e rispetta i sistemi sanitari pubblici a livello nazionale.

• Vogliamo una forte strategia europea per la salute mentale.

• Implementeremo una tariffazione giusta e trasparente dei farmaci per prevenire le carenze e sostenere l’accesso tempestivo ai medicinali e l’innovazione, anche per le malattie rare.

• Sosteniamo le iniziative di ricerca pubblica comune europea in materia di vaccini, medicinali salvavita e resistenza antimicrobica.”

 

Il consolidamento del PSE su posizioni nettamente progressiste, rispetto ai passati ondeggiamenti “blairiani” (vedi sopra sul fisco) si è accompagnato però con l’abbandono di alcune (vaghe) suggestioni di superamento del capitalismo presenti nel suddetto documento del 2021, lasciando quindi il monopolio del linguaggio esplicitamente anti-capitalista alla sola Sinistra Europea/Left 9: “La Sinistra intende contribuire alla nascita di un movimento progressista con la vocazione primaria di superare il neoliberismo e un sistema capitalista che sfrutta la natura, le donne e gli uomini.”

Nel riassunto dell’ASviS 2, per Left “le priorità sono l’antifascismo e la lotta al capitalismo ordo-liberale, la difesa dei servizi pubblici e la loro proprietà pubblica, l’ecologia integrale, la Pace e il disarmo.” … “La Sinistra è per una trasformazione sociale integrale attraverso un quadro giuridico di coinvolgimento dei lavoratori nella transizione e per la “clausola di progresso sociale” che sancisca il primato dei diritti sociali sugli interessi economici.

Chiede piani europei di investimenti ingenti per creare nuova occupazione e formazione dei mestieri della transizione, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e una direttiva per un reddito di base.” … “la Sinistra chiede l’abolizione del Patto di Stabilità e di rendere permanente il NGEU, un’incisiva tassazione dei super-ricchi e degli extraprofitti delle compagnie energetiche, la lotta ai paradisi fiscali e l’armonizzazione fiscale. La BCE deve avere fra le sue missioni il finanziamento dei servizi pubblici (con finanziamenti diretti agli Stati a tasso zero) e l’occupazione. Va poi prevista la ristrutturazione “post-Covid” del debito dei Paesi, mentre i 460 miliardi di spesa militare vanno dirottati a favore di investimenti per la transizione sostenibile.”

 

aldovecchi@hotmail.it

 

 

Fonti:

1.    https://www.epp.eu/files/uploads/2019/05/EPP-MANIFESTO-2019-IT.pdf

2.    https://asvis.it/public/asvis2/files/Pubblicazioni/Rapporto_di_Primavera/Rapporto_ASviS_Primavera_2024_Scenari_Italia.pdf

3.    https://forzaitalia.it/con-noi-al-centro-delleuropa-le-nostre-priorita/

4.    https://www.alternativapopolare.it/programma-alternativa-popolare-ppe-europee-2024/

5.    https://pes.eu/wp-content/uploads/2024/03/2024_PES_Manifesto_IT.pdf

6.    https://democrats.eu/it/le-nostre-idee/il-manifesto/

7.    https://www.aldeparty.eu/manifesto2024

8.    http://www.rifondazione.it/esteri/index.php/2024/05/15/principi-e-programma-elettorale-del-partito-della-sinistra-europea/

9.    https://www.european-left.org/2024-eu-election-manifesto/

10. https://europeangreens.eu/2024-manifesto/

11. https://ecrgroup.eu/priorities

12. https://it.idgroup.eu/priorities

13. Gruppo parlamentare europeo S&D /Commissione Indipendente per l’Uguaglianza Sostenibile (ICSE, Indipendent Commission for Sustainable Equality) - LA GRANDE SVOLTA – DA UN MONDO GUASTO AD UN BENESSERE SOSTENIBILE – settembre 2021 https://www.socialistsanddemocrats.eu/it/newsroom/la-grande-svolta-proposte-politiche-trasformative-una-societa-del-benessere-sostenibile

in calce al comunicato il LINK al testo del documento

14. Aldo Vecchi - LA GRANDE SVOLTA (QUASI) ANNUNCIATA DAI SOCIALISTI E DEMOCRATICI EUROPEI – su Utopia21, gennaio 2022 https://drive.google.com/file/d/1yBkWm43n1rFMF92-Gp8D3-xiSGUzha7z/view?usp=sharing



[1] https://asvis.it/public/asvis2/files/Pubblicazioni/Rapporto_di_Primavera/Rapporto_ASviS_Primavera_2024_Scenari_Italia.pdf

[2] Le liste ammesse, oltre ai principali partiti rappresentarti nel parlamento italiano, sono: “Libertà” di Cateno de Luca (che raggruppa 17 simboli, tra cui Italexit); “Pace, terra, dignità” di Michele Santoro (pacifisti); “Alternativa popolare” di Stefano Bandecchi (affiliata la Partito Popolare Europeo; nonché “Stati Uniti d’Europa che aggrega “Italia Viva” di Matteo Renzi con “Più Europa” di Emma Bonino (con famiglia Lonardo-Mastella ed altri)

[3] Il manifesto programmatico del Partito Democratico Europeo, come già detto ‘socio minore’ di ALDE nel gruppo parlamentare “Renew”, differisce dalle posizioni dei Liberali su diverse questioni non trascurabili, come i flussi migratori regolari e gli investimenti pubblici

 

domenica 31 marzo 2024

UTOPIA21 - MARZO 2024: ALBERTO BURGIO E IL PROGRESSISMO (900 ESCLUSO)

 

ALBERTO  BURGIO E IL PROGRESSISMO (NOVECENTO ESCLUSO)

di Aldo Vecchi

 

Il saggio di Burgio inquadra la crisi del progressismo nella stessa attuazione ottocentesca delle promesse illuministe, vedendo nella storia tragica del Novecento la conferma dei suoi fallimenti: ma a mio avviso trascura importanti pezzi di quella storia, che in parte perdurano

 

Sommario:

-       PROGRESSISMO E ILLUMINISMO: PREMESSE E SVILUPPI

-       POSITIVISMO (IMPERIALISTA) E CRITICI OTTOCENTESCHI

-       CRISI DEL PROGRESsISMO E NOVECENTO

-       QUALCHE ALTRO ASPETTO DEL NOVECENTO E DELL’OGGI

(in corsivo le parti più soggettive della recensione; sottolineate parole in citazione, che erano in corsivo nel saggio recensito)

 

 

 

Il breve saggio di Alberto Burgio[1] “Tra utopia e rimozione. Considerazioni sulla storia del progresso”, incluso nel 2013 nella raccolta “Utopia – storia e teoria di un esperienza filosofica e politica” a cura di Carlo Altini 1 (di cui già ho recensito l’introduzione 2), evidenzia alcuni snodi storici di forte rilevanza attuale.

 

 

PROGRESSISMO E ILLUMINISMO: PREMESSE E SVILUPPI

 

Con rapidi cenni alla concezione ciclica del tempo ed alla glorificazione di un mitico passato come elementi caratterizzanti del pensiero classico (dall’antichità greco-romana al rinascimento) ed ai loro riflessi sulla visione trascendente del pensiero cristiano, e contrapponendosi agli storici che invece hanno cercato di esaltare isolati frammenti di “progressismo” lungo tale percorso, l’Autore individua nell’illuminismo settecentesco la svolta verso una compiuta teoria del parallelo progresso tecnico-scientifico e morale-politico come filo conduttore della storia dell’umanità (euro-occidentale, come vedremo più avanti), seppur anticipata dalla curiosità tardo-medioevale e dalla rivoluzione scientifica del Seicento.

 

Se già a fine ‘600, con Perrault e Fontenelle “si sviluppa “la tesi dell’accumulo potenzialmente illimitato di conoscenze, come pure l’idea che il tempo provveda al perfezionamento delle scienze e delle arti … i Lumi aggiungeranno … un salto di qualità del discorso, nella misura in cui un processo quantitativo di accrescimento per accumulazione è d’ora innanzi concepito come trasformazione del soggetto stesso della conoscenza e della prassi… Le teorie illuministe e poi positiviste del progresso si sviluppano attorno all’idea – ben presto divenuta certezza, un articolo di fede – che ai successi della ragione alle prese con i segreti del mondo fisico si accompagnino di necessità conquiste altrettanto certe e rilevanti sul terreno della moralità individuale e collettiva. Di modo che la società o la civiltà che si autorappresenta come la più ‘avanzata’ lungo la linea evolutiva non si ritiene più soltanto la più ricca di cultura o la più potente, ma anche come la più giusta”.

 

Anche nell’ambito della svolta illuminista, tuttavia, Burgio distingue tra i sostenitori più integrali di tali posizioni, come Turgot e Condorcet, e le argomentazioni più dialettiche di pensatori quali Kant o Rousseau (o dello stesso Voltaire); così pure, esaminando gli sviluppi ottocenteschi, tende a scrostare da Hegel e ancor più da Marx le letture di stampo deterministico, assai diffuse tra i detrattori di Marx, ma anche – ammette Burgio – tra i suoi più pedissequi estimatori.

 

 

POSITIVISMO (IMPERIALISTA) E CRITICI OTTOCENTESCHI

 

Però quello che più emerge nel saggio di Burgio, riguardo all’Ottocento, è la divaricazione tra un ottimismo positivista (sempre più permeato dalla consapevolezza imperialista e colonialista dell’egemonia euro-occidentale) ed una gamma di posizioni critiche – pur in parte rivolte al passato perduto – che troveranno negli sviluppi storici (conflitti sociali, guerre, crisi economiche) la conferma delle loro perplessità, fino ad un Novecento che – secondo Burgio – seppellisce e rinnega l’idea di progresso.

Il catalogo dei pensatori ottocenteschi progressisti che – muovendo dalla lettura della storia umana per stadi evolutivi – approdano a concezioni esplicitamente razziste, tecnocratiche ed eugenetiche è piuttosto impressionante: si va da Saint-Simon che afferma: “data la sua struttura, il negro, a parità di educazione, non è suscettibile di essere elevato al medesimo grado di intelligenza di un europeo”, mentre il governo viene affidato agli industriali “fiore della società”,  a Comte che, nel compimento dell’evoluzione verso la fase suprema della società industriale ne preconizza la guida da parte di una “nuova autorità morale …autentico potere spirituale” (i tecnocrati), da Spencer secondo cui “l’inevitabile sovrabbondanza numerica degli uomini” impone “l’eliminazione” dei più deboli, fino allo stesso Darwin che prevede, tra qualche secolo “le razze umane civilizzate avranno quasi certamente sterminato e sostituito In tutto il mondo le razze selvagge” e così l’avvenire sarà appannaggio di una umanità giunta “ad uno stadio più civilizzato, speriamo, di quello caucasico”.

Sul fronte critico, tralasciando le posizioni squisitamente reazionarie, emergono Sismondi:    “l’uomo ha perso in intelligenza, in vigore fisico, in salute, in allegria, quello che ha guadagnato in capacità di produrre ricchezza”, Quinet: “quel che costituirà la forza di questo tempo comincia col farne la  miseria”, Michelet: “operai-macchina” in “un inferno della noia”, verso una “umanità senza l’uomo”, Counot, che nelle parole di Burgio, “vede incombere un futuro meccanizzato, plumbeo, che restituisce il frutto avvelenato di una sconsiderata ansa di dominio”, Baudelaire con il mito del progresso come “fanale oscuro e perfido”:

Assente, a mio avviso ingiustificato, Leopardi Giacomo.

 

 

CRISI DEL PROGRESSISMO E NOVECENTO

 

A questo punto l’Autore propone la seguente sintesi: “Quando si verifica, e perché, la crisi del progressismo? … Sorto nel XVIII secolo dalla fiducia nelle prospettive di emancipazione del genere umano … il progressismo si afferma nel XIX secolo come progetto di dominio imperiale della parte più ‘progredita’ perché più potente, riformulando in chiave particolaristica (quindi, in sostanza, rinnegando) le proprie aspirazioni universaliste … Nel Novecento (in realtà già dal secondo Ottocento) il progressismo entra in crisi nella misura in cui si realizza. In questo senso la sua crisi è un contrappasso, in quanto consegue al divenire sempre più evidente della distruttività dei processi reali e della cifra ideologica delle sue mitologie”.

 

Se le conferme della storia che Burgio individua già nell’Ottocento sono a mio avviso controvertibili, perché ad esempio agli occhi borghesi e ‘benpensanti’ la repressione dei moti del 48 e lo sterminio degli insorti della Comune possono anche non distogliere dal fluire di progresso e progressismo, gli eventi novecenteschi connessi alle due guerre mondiali e al nazi-fascismo costituiscono indubbiamente una rottura del paradigma ottimistico-positivista.

 

Di questa rottura di paradigma Burgio mostra l’eco nei pensieri riflessivi e disincantati di Paul Valery, di Max Weber, di Thomas Mann, di Spengler (“Il tramonto dell’Occidente”) di Ortega Y Gasset, di Benjamin, di Husserl, per poi concentrarsi sui pensatori del secondo Novecento, dalla Scuola di Francoforte ad Habermas, da Bayman a Jonas: di Jonas Burgio condivide, concludendo il suo testo, l’appello alla ‘responsabilità’, come alternativa al ‘progresso’ in questi termini: “.. la razionalità moderna si è sviluppata fino a raggiungere una straordinaria potenza strumentale …deresponsabilizzandosi sul piano morale. … prendere sul serio la storia della modernità con il suo carico di violenza implica da una parte riconoscere che la parola nel segno della quale condurre innanzi la nostra impresa collettiva deve essere ‘responsabilità’ e non più progresso; e dall’altra, assumere su di sé il compito di mettere in discussione anche praticamente questo quadro concreto di logiche di dominio e di rapporti di potere ... e non declinare il tema della responsabilità in termini inerti e rassegnati.”

 

QUALCHE ALTRO ASPETTO DEL NOVECENTO E DELL’OGGI

 

Mentre l’appello finale mi pare condivisibile (anche se dire “responsabilità” sembra un po’ vago, definito solo come contrario a “progresso”) ho l’impressione che il racconto di Burgio sul Novecento abbia trascurato alcuni aspetti importanti, sia nella storia del pensiero sia soprattutto nella storia della società (e intellettuali connessi):

-       tra i soggetti delle tragedie novecentesche c’è anche il ‘socialismo reale’ che – almeno a livello di propaganda – ha sempre associato la modernizzazione tecnica con il ‘sole dell’avvenire’; solo negli ultimi suoi decenni si è fatto palese l’esaurirsi di tali “spinte progressive’ (ed anche nelle propagande naziste e fasciste si vagheggiava di uomini nuovi e di sviluppi tecnologici, e non solo del ritorno ad ordini patriarcali);

-       tra gli antagonisti  del comunismo e del nazi-fascismo, le teorie e le esperienze sostanzialmente socialdemocratiche del new deal roosveltiano e del dopoguerra europeo – malgrado l’incombente pericolo delle guerre nucleari (e dopo i criminali assaggi di Hiroshima e Nagasachi) - hanno fatto rivivere nelle masse occidentali una ideologia pratica saldamente progressista (e consumista), almeno fino alle crisi degli anni ’70 (progressismo dentro cui il discorso universalista sui “diritti dell’uomo” ha ribaltato i pregiudizi razzisti, approdando semmai ad una nuova forma di colonialismo culturale ‘ugualitario’);

-       di scientismo progressista risulta intrisa anche l’ideologia neo-liberista post-89 che – pur in crescente affanno in quanto smentita da crisi e conflitti – costituisce tuttora il pensiero dominante delle classi dirigenti occidentali, da Fukuyama a Elon Musk (per semplificare), senza essere finora sostituita da linee dominanti alternative a tale tecno-capitalismo, anche se il sentire comune del XXI secolo, sempre qua in Occidente, sembra essere intessuto soprattutto dal disincanto (vedi Censis, vedi crisi demografica).

Inoltre persino nel novero delle correnti ecologiste, che nell’insieme costituiscono un sostanzioso antagonista del progressismo tecno-capitalista (sia in quanto si contrappongono alla preminenza dell’uomo sulla restante natura, sia perché ridimensionano la visione eurocentrica rivalutando altre antropologie), non è esclusa la presenza di teorici che fondano anche su nuovi strumenti scientifici e tecnici il percorso verso orizzonti di una migliore umanità, riconciliata con la Terra e gli altri suoi abitanti.   

 

D’altro canto qualche considerazione retrospettivamente favorevole al progresso, ma senza ingenue proiezioni al futuro (anzi con utili riflessioni dialettiche in proposito), compare tra diversi pensatori contemporanei che su Utopia21 abbiamo recensito, quali ad esempio Angus Deaton 3, Rutger Bregman 3, Emanuele Felice 4, Joel Mokyr 4, Maurizio Ferraris 5, Aldo Schiavone 6.

 

Pertanto, nel condividere l’appello di Alberto Burgio alla responsabilità collettiva di tutti gli uomini a fronte del tecno-capitalismo (come sinteticamente mi permetterei di definire “questo quadro concreto di logiche di dominio e di rapporti di potere”) e delle insidie del progressismo, mi pare che possa essere di aiuto una conoscenza più approfondita dell’uno e dell’altro e cioè soprattutto di come tali ideologie, dal Novecento, permeano tuttora la coscienza di vaste masse (ed ancor peggio nella versione populista-sovranista e in parte  “regressiva” della stessa modernità).

 

aldovecchi@hotmail.it

 

 

Fonti:

1. Carlo Altini – INTRODUZIONE. APPUNTI DI STORIA E TEORIA DELL’UTOPIA in

A.A.V.V., a cura di Carlo Altini: “UTOPIA – STORIA DI UN’ESPERIENZA

FILOSOFICA E POLITICA” – Il Mulino, Bologna 2013

2. Quaderno 38 – LE RECENSIONI DI UTOPIA21 DA SETTEMBRE  2022 A SETTEMBRE 2023

https://drive.google.com/file/d/1Q1DfHP4wyIXfk4vFHRDxGeBfUusxe45n/viw?usp=drive_link

3. Quaderno 2 – LE RECENSIONI DI UTOPIA21 DA OTTOBRE 2016 A LUGLIO 2018 - https://drive.google.com/file/d/1XNrzF-eULeezx4wuuOl0DQ_x_ejPVkC/view?usp=sharing

4. Quaderno 12 – LE RECENSIONI DI UTOPIA21 DA SETTEMBRE 2018 A LUGLIO 2019 – https://drive.google.com/file/d/1ilodGZwmWQoon1v1jG0nXBO632TK-2lC/view?usp=sharing

5. Quaderno 24 – DAL FESTIVAL DELL’UTOPIA DI VARESE 2019 - https://drive.google.com/file/d/1mFfzahdqKWS7um2kIo1KunmTYIIqWyWn/view?usp=sharing

6. Quaderno 25 – LE RECENSIONI DI UTOPIA21 DA SETTEMBRE 2019 A SETTEMBRE 2020 - https://drive.google.com/file/d/1MY8u1JhNGOWIdzIIr8ENcmRSCORsAvvk/view?usp=sharing

 

 



[1] Da Wikipediia: Alberto Burgio (Palermo, 13 maggio 1955) è un filosofo e politico italiano. Dal 1993 insegna Storia della filosofia presso l'Università di Bologna. È stato eletto deputato al Parlamento della Repubblica alle elezioni politiche del 2006 - Si è occupato prevalentemente di storia della filosofia politica e di filosofia della storia con studi su Rousseau e il contrattualismo moderno, Kant e l'idealismo tedesco, la teoria della storia tra Adam Smith e Marx, il marxismo italiano (con particolare riferimento ad Antonio Labriola e a Gramsci), il razzismo e il nazismo. Nel corso di un quarantennio, la sua ricerca si è sviluppata in molteplici direzioni, ma sulla base di un presupposto unitario: l’idea di poter leggere il dibattito filosofico moderno e contemporaneo, tra Sei e primo Novecento, come una discussione consapevole sulla modernità e le sue logiche evolutive: sulla genesi, le caratteristiche, le potenzialità e le patologie del mondo moderno. Di qui gli studi sulle teorie del contratto sociale, lette come analisi della dialettica dell’individualismo; le ricerche sulla storia e la logica delle ideologie razziste, studiate come manifestazioni della fragilità del progetto universalistico; lo studio delle interazioni tra riflessione filosofica e indagine economico-politica; la rilettura della filosofia della storia sette e ottocentesca sullo sfondo della crisi dell’impianto provvidenzialistico; l’analisi storico-critica del macrotesto marxista e dei suoi antecedenti nel contesto della «filosofia classica tedesca».

UTOPIA21 - MARZO 2024: BERSAGLI E FORME DLOTTA

 

BERSAGLI E FORME DI LOTTA

di Aldo Vecchi

 

 

Un contributo al dibattito sugli obiettivi e sugli strumenti lungo la complessa strada della “giusta transizione” energetica ed ecologica

 

 

Sommario:

-       DAMNATIO MEMORIAE

-       TRA PROSCRIZIONE E LINCIAGGIO MORALE

-       PERSONALIZZAZIONE POLITICA…

-       … E SPERSONALIZZAZIONE SOCIALE

-       DEMISTIFICAZIONE, CONTROINFORMAZIONE E DISOBBEDIENZA CIVILE

 

 

 

DAMNATIO MEMORIAE

 

La proposta del Direttore di Utopia21, Fulvio Fagiani, nell’editoriale dello scorso gennaio, sulla “Damnatio Memoriae” 1, che dovrebbe essere attuata a carico dei responsabili (politici, aziendali, mediatici) della mancata transizione ecologica, mi ha lasciato molto perplesso.

 

Filologicamente rilevo che la “Damnatio Memoriae” consiste in una cancellazione postuma, a danno di persone che avevano assunto notorietà, da parte di un potere costituito e dotato di una salda egemonia culturale e/o di un forte controllo poliziesco e sociale.

Anche la cosiddetta “cancel culture”, promossa da movimenti che giustamente rivendicano il ribaltamento di storiche discriminazioni (razziali, coloniali, di genere) esprime l’ambizione di raggiungere quel tipo di potere (esercitandolo già in parte “dall’opposizione” e nelle nicchie di potere conquistate, ad esempio in ambito accademico), caratterizzandolo come potenzialmente totalitario, e non inclusivo (ad esempio: cancellare la memoria di Cristoforo Colombo anziché reinterpretarne la storia, evidenziandone la figura predatoria, ecc).

Ammesso e non concesso che i soggetti favorevoli alla transizione ecologica possano acquisire un domani un potere di siffatta natura, il minacciare oggi la futura cancellazione, oltre che altrettanto totalitario, mi sembra oggi (non essendo ‘al potere’) una declamazione piuttosto inefficace.

 

 

TRA PROSCRIZIONE E LINCIAGGIO MORALE

 

I tentativi di cancellare avversari contemporanei dovrebbe invece assumere altri nomi; ad esempio:

-       proscrizione, ostracismo od eliminazione fisica, se esercitati da parte di poteri costituiti privi di scrupoli garantisti

-       denuncia civile (ma anche forse linciaggio morale), se esercitati da parte di movimenti socio-politici che non rivestono (ancora) potere politico-giudiziario.

Nei regimi liberal-democratici la dialettica politica e la libertà di critica da parte di media, movimenti e cittadini, anche nei confronti di singoli esponenti dei vari poteri, si intrecciano variamente con l’esercizio del potere giudiziario, più o meno indipendente dai potentati politici ed economici e dagli influssi della pubblica opinione, e che però è il solo ambito in cui le responsabilità individuali possono essere accertate (con il massimo di verità concretamente possibile), con un aperto confronto tra accusa e difesa.

 

Nella proposta di Fagiani, si tratterebbe soprattutto di anticipare la denuncia verso i responsabili di crimini ecologici, crimini che però il quadro legislativo e penale vigente ancora non considera come tali.

Al momento la strada per mutare il quadro legislativo e penale è ancora tutta in salita (potrà mutare per effetto delle pressioni dei movimenti – ne parlo più avanti - , nel contesto di trasformazioni sociali complesse e rapporti di forza non definibili a priori); se si denunciano fin d’ora i responsabili ci si dovrebbe porre comunque il problema di quanto saranno effettivamente perseguibili ex post: perché in un quadro di continuità istituzionale vige il criterio della non retroattività delle norme penali, mentre in una ipotesi di ‘rottura  rivoluzionaria’ (o comunque di discontinuità istituzionale) la punibilità degli esponenti del precedente regime costituisce una questione morale e politica non dappoco, che – ad esempio – l’Italia post-fascista affrontò con l’amnistia di Togliatti ed invece il Sud Africa di Mandela con l’originale esperienza della “Commissione per la Verità e la Riconciliazione”.

 

 

PERSONALIZZAZIONE POLITICA…

 

Tutto quanto sopra implica una netta personalizzazione dello scontro politico, che a mio avviso mal si concilia con il carattere inclusivo che la cultura ecologista dovrebbe esprimere per la sua stessa attenzione costitutiva alle relazioni tra le parti ed il tutto: il contrario quindi rispetto al confondere la parte con il tutto e le persone con il loro ruolo temporaneo.

Viceversa la personalizzazione ha connotato storicamente, ed a maggior ragione connota attualmente, sia le ideologie di destra[A] (dai ‘partiti personali’ e aziendali al presidenzialismo nelle sue varie forme), sia il chiacchiericcio imperante sui vecchi e nuovi media in tutti i campi, dallo sport e spettacolo alla politica, assimilando purtroppo alla fin fine la politica allo spettacolo[B].

Rammento anche, senza alcuna indulgenza[C], campagne di demonizzazione personale sviluppate da sinistra negli anni ’70 come quelle di Lotta Continua ed altri contro il Commissario Calabresi e contro Amintore Fanfani, oppure dall’Espresso (e anche dalla “sinistra parlamentare”) contro il Presidente della Repubblica Giovanni Leone.

E peggio (ma probabilmente non da sinistra) con il lancio di monetine a Craxi; ma solo quando già era in disgrazia, e non prima.

Diverso è il caso di Berlusconi, che della personalizzazione negativa, sviluppata da parte dell’opposizione e dei media, a mio avviso non poteva lamentarsi più di tanto, dato il culto della personalità da lui stesso e dai suoi sostenitori sviluppato in proprio favore (senza però escludere che si sia infine avvantaggiato anche della demonizzazione avversaria).

 

 

… E SPERSONALIZZAZIONE SOCIALE

 

A questa personalizzazione, talora estrema, già estremizzata dai regimi totalitari del ‘900 e ora rilanciata nelle contemporanee autocrazie di diversa gradazione (Cina, Russia, Turchia, Ungheria) ed in regimi ancora democratici come India, Brasile, Argentina e negli stessi Stati Uniti, corrisponde però, nell’ambito della organizzazione e riorganizzazione dei poteri economici transnazionali, una diffusa apparente spersonalizzazione delle catene di comando, come sanno i lavoratori delle “piattaforme”, come i riders, oppure ad esempio quegli operai che si trovano licenziati con un messaggio telematico e per effetto di decisioni prese da azionisti remoti nascosti in un fondo di investimento [D].

Ciò rende difficile individuare le responsabilità, non solo personali, ma degli stessi soggetti giuridici che assumono le effettive decisioni nel contrastato processo di transizione energetica, sia dirette – come le scelte aziendali in materia di produzione, marketing, pubblicità – sia indirette, nel condizionare i governi e le opinioni pubbliche tramite operazioni finanziarie, mediatiche e lobbistiche.

 

 

DEMISTIFICAZIONE, CONTROINFORMAZIONE E DISOBBEDIENZA CIVILE

 

Sarebbe molto utile, pertanto, da parte dei movimenti e delle forze politiche e sindacali orientati verso “una giusta transizione”, una persistente campagna di demistificazione e controinformazione per portare alla luce quanto vi è di oscuro e di adulterato (greenwashing) nei suddetti processi decisionali, non per demonizzare le singole persone che decidono, bensì per esplicitare le responsabilità degli organismi decidenti.

E per illuminare così i possibili scenari di possibili vertenze sociali e di possibili azioni dimostrative di protesta ed anche di disobbedienza civile.

Pratica di demistificazione rispetto alla quale la denuncia morale verso le singole persone mi sembra una discutibile scorciatoia.

 

Per tentare di spostare in avanti, in direzione della tutela ambientale, i confini della legalità (fino, ad esempio, a configurare come reati le inadempienze verso la mitigazione climatica, ecc.) ritengo infatti che lo scontro debba essere portato – con modalità da ricercare accuratamente – nel cuore delle questioni, ad esempio con sit-in (e anche piogge di e-mail) verso i luoghi e nei tempi delle decisioni aziendali [E] e/o istituzionali, con sciopero dei consumi di determinati prodotti, con esercizio massiccio e dimostrativo della mobilità lenta oppure della piantumazione e cura di spazi abbandonati, ecc.

Grosso modo il contrario di quanto teorizzato e praticato dai militanti di Ultima Generazione che scelgono bersagli totalmente non pertinenti, come le opere d’arte, per dare visibilità mediatica al loro dissenso di piccole avanguardie, senza curarsi affatto delle ‘retroguardie’ (oppure bloccando ‘le masse’ nel traffico mediante blocchi stradali che sembrano rivolti contro gli automobilisti e non contro i carburanti fossili).

Gandhi, per fare un esempio opposto, guidava lotte concrete, oltre che simboliche, contro gli interessi dei colonialisti inglesi riguardo al sale e alla tessitura; e non incitava ad imbrattare le statue della regina Vittoria.

 

La questione dei bersagli e delle forme di lotta mi sembra ancor più rilevante in questa fase in cui il “sonnambulismo sociale” di cui al rapporto Censis, come richiamato da Fulvio Fagiani nel suddetto articolo “Damnatio memoriae”, mi pare pervada ampiamente il fronte ambientalista (se sulla Cop 28 non era possibile manifestare a Dubai, lo si poteva ben fare in gran parte del mondo ‘libero’, ma francamente non lo si è visto) ed anche lo scontro sociale sembra alquanto latitante, malgrado la forte inflazione accumulata e le opzioni di politica economica del Governo Meloni, ben denunciate da CGIL e UIL e da parte delle opposizioni parlamentari, ma con limitato seguito negli scioperi e manifestazioni.

Mentre le piazze sono invase da ampie frange degli agricoltori di diversi paesi europei, con un segno complessivo delle proteste non propriamente favorevole all’ambientalismo e al Green Deal europeo.

Forse, nel riflusso, è opportuno riflettere sulle questioni fondamentali. 

(Sul tema delle forme di lotta e delle avanguardie richiamo anche l’articolo su Utopia 21 del settembre 2019 e altri precedenti). 

 

 

aldovecchi@hotmail.it

 

 

Fonti:

1.    Fulvio Fagiani - DAMNATIO MEMORIAE E SONNAMBULISMO - su Utopia21, gennaio 2024 segue- https://drive.google.com/file/d/1VhaHPXWNJg6own21o18t6VnALS8Do2rF/view?usp=drive_link

2.    Fulvio Fagiani e Aldo Vecchi - DIBATTITO SULLA TRANSIZIONE ALLA SOSTENIBILITÀ - su Utopa21, settembre 2019 - https://drive.google.com/file/d/12FdhXnGpWjXtpE7bLSwnP9Q_VLZjbo3I/view?usp=sharing

3.    Aldo Vecchi - TRE RIFLESSIONI POLITICHE: ’68, POPULISMO, NONVIOLENZA - Quaderno 9 di Utopia21, settembre 2019 -

https://drive.google.com/file/d/1dg_AbDh33gSf4k4xme4bXpax6r7aoyOT/view?usp=sharing

 



[A] Mi sono imbattuto, mentre scrivevo questo testo, in una citazione da Pietro Nenni, riportata da Giuliano Amato (che pure non è precisamente un mio riferimento politico-morale): “Se avete una critica da muovere, criticate sempre le idee e non le persone, perché questo lo facevano i fascisti e noi siamo diversi”

[B] Ultimo sottoprodotto di tale tendenza è l’uso strumentale delle candidature plurime alle elezioni europee (senza poi andare al Parlamento Europeo), che si profila da parte di Giorgia Meloni, sull’esempio storico di Berlusconi, e che verrebbe forse imitato anche da Elly Schlein.

[C] Esprimo quindi anche una parziale autocritica, non per la mia adesione a Lotta Continua, che avvenne non a caso, come Collettivo Autonomo di architettura, solo dopo una specifica svolta politica del 1973, ma per una prassi di demonizzazione personale nella propaganda politica che si era diffusa nelle esperienze di contestazione, non tanto in facoltà di architettura ma soprattutto in provincia

[D] Didascalici in proposito i film francesi “Louise-Michel” di Benoît Delépine e Gustave Kervern, del 2008, e “In guerra”, del 2018, ed anche altri film di Stephane Brizé con Vincent Lindon.

[E] Interessante in tal senso, come metodo, mi erano sembrate alcuni anni addietro, le iniziative di Beppe Grillo, quando interveniva come “azionista” alle assemblee di grandi società come ENI, Telecom, Montepaschi; esperienza che è stata così di fatto bruciata, senza lasciare grandi tracce, penso per l’inconsistenza teorica di Beppe Grillo (un Re Mida che tutto ciò che tocca trasforma in caciara?) e dell’ambientalismo del MoVimento 5Stelle, i cui esiti più recenti sono stati la spinta alla scelta (rivelatasi a mio avviso assai deludente) di Roberto Cingolani come ministro della Transizione Ecologica nel governo Draghi e poi la caduta anticipata dello stesso governo Draghi (motivata dalla avversità al termovalorizzatore di Roma), che ci ha portato così a godere in anticipo della successione di Cingolani con Gilberto Pichetto Fratin: cambio che, pur senza voler demonizzare le persone, come ho appena finito di predicare, non sembra comunque un gran risultato.