sabato 23 maggio 2026

UTOPIA21 - MAGGIO 2026: CITTA’ E CAMPAGNA, OGGI

 

Nuove elaborazioni statistiche, concertate a scala internazionale, cercano di definire univocamente i fenomeni urbani ed i confini tra città e campagna.

 

Sommario:

-        introduzione

-        la nuova classificazione delle citta’ e delle “zone rurali”

-        premessa: la griglia regolare chilometrica

-        corollario: il grado di urbanizzazione dei territori comunali

-        le “Zone Urbane Funzionali”, anche in ragione del pendolarismo per lavoro

-        a lato, i Sistemi Locali del Lavoro

-        alcune valutazioni soggettive

1,2,3 = NOTE A PIE’ DI PAGINA  . A,B,C = FONTI BIBLIOGRAFICHE E SITOGRAFICHE

 

FIGURA 1 - ITALIA DI NOTTE DA SATELLITE SPAZIALE (Google)

 

99INTRODUZIONE

 

Ricorrono spesso, anche sui media generalisti, previsioni del tipo “nel 2050 il 75% dell'umanità vivrà nelle aree urbane”, cui segue un corollario di preoccupazioni relative all’impatto ambientale di tali tendenze, dall’acqua all’aria, dal cibo all’energia, nonché di considerazioni sulla connessa evoluzione/involuzione degli assetti sociali e sui possibili risvolti geopolitici, anche in funzione delle differenti dinamiche demografiche di nazioni e continenti.

Anche trascurando gli aspetti più futuristici di tali ragionamenti, forse meno attendibili in questa fase particolarmente turbolenta delle relazioni internazionali (commerciali, politiche e militari), appare innegabile che la constatazione della prevalenza in atto delle tendenze all’inurbamento, in molte parti del globo, costituisce un elemento importante per l’impostazione di quasi tutte le variabili delle politiche ambientali e territoriali, nella consapevolezze che - all’ingrosso - nelle aree urbane si acutizzano molti problemi e nel contempo si sviluppano maggiormente le risorse tecnologiche e organizzative per affrontarli.

È soprattutto per questi motivi che gli apparati statistici internazionali e nazionali stanno sviluppando nuovi strumenti e criteri di rilevazione per definire cosa siano e cosa non siano oggi le “aree urbane” e - fuori di esse - le aree più o meno correttamente definibili come “rurali”.

In tale direzione - in sinergia con Eurostat - si è mosso per l’Italia l’ISTAT, producendo negli ultimi mesi nuove “mappe” dei fenomeni urbani, con i criteri seguenti, che mi sembra utile far conoscere e commentare.

 

 

LA NUOVA CLASSIFICAZIONE DELLE CITTA’ E DELLE “ZONE RURALI”

 

“In linea con quanto previsto dal Regolamento (UE) 2017/2391, che definisce le classificazioni statistiche territoriali a livello europeo nonché i relativi obblighi di aggiornamento da parte dei paesi membri dell’Ue, l’Istat rende disponibili le nuove geografie delle Città/City e delle Zone urbane funzionali (FUA, Functional Urban Areas); l’aggiornamento della classificazione dei Comuni italiani secondo “il grado di urbanizzazione” nonché dei Comuni costieri. “Tali aggiornamenti sono basati sui dati di popolazione per griglia regolare e sulla matrice di pendolarismo per motivi di lavoro 2021 recentemente pubblicati dall’Istat.

Per poter confrontare territori tra loro molto diversi e definire in modo univoco e misurabile il concetto di città europea è necessario disporre di unità territoriali di base comparabili; per questo è stata applicata una geografia non amministrativa, costituita da una griglia regolare di celle di 1 km2 di superficie, che ricopre il territorio di tutti i paesi dell’Unione europea. Tutti gli Istituti nazionali di statistica hanno stimato la popolazione che ricade in ciascuna delle celle di questa griglia regolare, con riferimento al Censimento della popolazione 2021.

Questi dati sono stati ulteriormente elaborati per identificare tre tipologie di celle:….

   Città o Zone densamente popolate: se almeno il 50% della popolazione ricade in uno o più agglomerati ad alta densità;” ovvero “gruppi di celle contigue … dove ciascuna cella ha una densità di almeno 1.500 abitanti per km2 e che, nell’aggregato, presentano almeno 50mila abitanti

“Piccole città e sobborghi o Zone a densità intermedia di popolazione: se meno del 50% della popolazione ricade in agglomerati ad alta densità ma almeno il 50% della popolazione ricade in agglomerati urbani;” ovvero … ”aggregati di celle contigue, che considerano anche le diagonali, ciascuna con una densità di almeno 300 abitanti per km2 e che, nell’aggregato, hanno almeno 5mila abitanti

“Zone rurali o Zone scarsamente popolate: se più del 50% della popolazione vive in Celle rurali della griglia.

 

Se l’agglomerato ad alta densità risulta particolarmente esteso e interessa il territorio di più Comuni (come ad esempio nei casi di Milano e Napoli) si identifica una Greater City….

In Italia…. sono state individuate 89 Città (City), di cui 11 Greater City per un totale di 298 Comuni … (quasi il 4% dei Comuni). Sono identificate tre nuove City: Vigevano, Guidonia Montecelio e Tivoli. Poco più del 30% dei Comuni (2.465) ricade nella classe “Piccole città”, corrispondenti a zone a densità intermedia di popolazione. Il rimanente 65% è incluso nella classe delle zone scarsamente popolate o zone rurali (5.141 Comuni).”

“Secondo l’applicazione dei parametri armonizzati UE, ulteriori 9 Città divengono ora Città estese: Catania (7 Comuni interessati), Pescara (3), Caserta (10), Cagliari (2), Cosenza (2), Acireale (3), Anzio (2), Bergamo (15) e Guidonia Montecelio (2). Queste Città estese si aggiungono a quelle molto ampie di Milano (96 Comuni) e Napoli (78) già consolidate nel 2011.”  A 

 

 

LA GRIGLIA REGOLARE CHILOMETRICA

 

Ad oggi l’Istat non ha reso disponibile una rappresentazione cartografica diretta di tali nuove classificazioni del territorio (con i confini secondo la griglia regolare chilometrica), però ha prodotto:

-        da un lato la rilevazione preliminare della densità nelle singole celle B, che riproduco di seguito nelle figure 1 e 2; [1]

-        dall’altro ulteriori elaborazioni, ridisegnate però lungo i confini comunali, come riferisco nei successivi due paragrafi.

FIGURA 2 - DENSITA’ DELLA POPOLAZIONE PER GRIGLIA REGOLARE CHILOMETRICA - 2021 (legenda a pagina 5)

 

FIGURA 3 - DENSITA’ DELLA POPOLAZIONE PER GRIGLIA REGOLARE CHILOMETRICA: ITALIA NORD-OVEST, 2021

 

COROLLARIO: IL GRADO DI URBANIZZAZIONE DEI TERRITORI COMUNALI

 

Ritornando dalla “griglia regolare chilometrica” ai confini storici dei singoli comuni, questi sono stati “classificati per grado di urbanizzazione".

“La classificazione dei Comuni è realizzata una volta identificati gli Agglomerati ad alta densità e gli Agglomerati urbani e avere associato ciascuna cella…”  al territorio comunale di appartenenza “...diviene così “...possibile stabilire la classe di appartenenza del Comune in base alla percentuale di popolazione che ricade in ognuna delle tipologie di cella associate:

-        Città o Zone densamente popolate: se almeno il 50% della popolazione ricade in uno o più Agglomerati ad alta densità;

-        Piccole città e sobborghi o Zone a densità intermedia di popolazione: se meno del 50% della popolazione ricade in Agglomerati ad alta densità ma almeno il 50% della popolazione ricade in Agglomerati urbani;

-        Zone rurali o Zone scarsamente popolate: se più del 50% della popolazione vive in Celle rurali.” A

 

                               

 

FIGURA 4 - GRADO DI URBANIZZAZIONE DEI COMUNI - ITALIA NORD-OVEST, 2021

(legenda a pag. 7)

 

 

 

FIGURA 5 - GRADO DI URBANIZZAZIONE DEI COMUNI - 2021

 

LE “ZONE URBANE FUNZIONALI”, ANCHE IN RAGIONE DEL PENDOLARISMO PER LAVORO

“Se la prima caratteristica di una Città è connessa alla dimensione demografica e alla concentrazione della sua popolazione in termini di densità (superiore a una soglia sufficientemente elevata da garantire l’attivazione di funzioni economiche complesse), la seconda caratteristica riguarda aspetti funzionali e di attrazione economica dei territori circostanti, misurabile in termini di pendolarismo per motivi di lavoro. Intorno alla Città/City viene quindi costruita una zona di pendolarismo definita dall’insieme di Comuni circostanti in cui almeno il 15% della popolazione occupata è costituito da pendolari che lavorano nella Città/City. Quest’ultima, insieme alla sua area di pendolarismo, costituisce la Zona urbana funzionale (FUA), una unità territoriale statistica, comparabile a livello europeo, che consente di valutare le dinamiche spaziali, quelle di sviluppo socio-economico e la complessiva sostenibilità di ciascuna area urbana.

L’aggiornamento al 2021 individua 83 FUA in Italia, un numero stabile rispetto alla precedente edizione del 2011.”

“Alcune Città di grandi dimensioni (Roma, Palermo, Bari e Catania) riescono ad attrarre elevati flussi di pendolarismo per motivi di lavoro non solo dai Comuni limitrofi, ma anche da altre Città poste nelle vicinanze, delineando condizioni di policentrismo.” A

 

“Nel 2021 le FUA nei Paesi UE ed EFTA sono 593. 

Le 83 FUA nazionali includono nel complesso 2.207 Comuni (28,0%) e poco meno del 60% della popolazione.  Nelle Isole la quota di popolazione dell’universo scende al 51,9% mentre nel Nord-ovest è la più elevata (quasi il 64%).

La maggioranza delle FUA (65,1%) ha una dimensione demografica inferiore ai 250mila abitanti. Il Sud ha una concentrazione più che doppia rispetto al totale nazionale di FUA nella classe più bassa di popolazione (meno di 100mila abitanti). Questo profilo è da ricondursi a un mercato del lavoro e anche ad una dotazione infrastrutturale meno sviluppati che si traducono in flussi di pendolarismo più contenuti e, in alcuni casi, nella presenza di FUA costituite dalla sola Città (7 solo in Puglia). Nel Nord-ovest una FUA su quattro ha più di 500mila abitanti (Torino quasi 1,8 milioni e Milano 5 milioni) e nel Nord-est e nelle Isole circa una su cinque. Nel Centro (16,6%) e soprattutto al Sud (8,0%) l’incidenza delle FUA oltre i 500mila abitanti è più bassa (ma, rispettivamente, Roma e Napoli superano il milione).” C

 

 

FIGURA 6 - ZONE URBANE FUNZIONALI - 2021 (l’elenco a pag. 10) D

 

 

 

 

FIGURA 7 - ZONE URBANE FUNZIONALI - ITALIA NORD-OVEST 2021

 

FIGURA 8 - ZONE URBANE FUNZIONALI PER CLASSE DI POPOLAZIONE - 2024

A LATO, I SISTEMI LOCALI DEL LAVORO

 

Le elaborazioni dell’Istat sulla pendolarità per lavoro si ricollegano anche alla classificazione dei “Sistemi Locali del Lavoro” E, dove si intrecciano con dati e valutazioni sui diversi settori merceologici, e che forse è opportuno considerare nell’ambito delle presenti riflessioni: vedi le successive vedi figure 9 e 10.

FIGURA 9 - SISTEMI LOCALI DEL LAVORO, 2021 (legenda a pag. 13)

 

FIGURA 10 - SISTEMI LOCALI DEL LAVORO - ITALIA NORD-OVEST, 2021

 

ALCUNE VALUTAZIONI SOGGETTIVE

 

Prima di considerare i risultati di tale lettura dei fenomeni urbani, viene spontaneo rilevare la palese schematicità dell’operazione statistica effettuata:

      sia perché fondata su due soli variabili: [2]

      la densità della popolazione residente, senza prendere in esame né la consistenza fisica di fabbricati e infrastrutture né l’incidenza territoriale delle varie forme di attività umana, economica o non economica;

      i flussi di pendolarità esclusivamente per motivi di lavoro, e non anche per motivi di studio, oppure i movimenti connessi ai servizi, ai consumi ed al ‘tempo libero;

      sia per la casualità dell'allineamento della griglia chilometrica (che può comportare distorsioni, ad esempio al confine con specchi d’acqua, anche se il modello operativo comporta in tal caso specifici correttivi [3]) e soprattutto per l’arbitrarietà di tutte le soglie introdotte nell’applicazione degli algoritmi, dai livelli di densità alla incidenza sopra o sotto il 50% delle ‘celle dense’ oppure con “densità intermedia”, fino al 15% di popolazione occupata e pendolare: anche se tale arbitrarietà è temperata dalla esperienza acquisita dagli istituti statistici europei, che ne assicura una qualche ragionevolezza.

 

Tuttavia, riconosciuta la dovuta ragionevolezza alle autorità statistiche, mi sembra doveroso non tacere la contraddizione tra le classificazioni in esame e l’esperienza empirica personale, che mi fa sentire sì “in campagna”, ad esempio, nei dintorni più remoti di Vercelli o di Casale Monferrato, ma non invece nella galassia pedemontana piemontese tra il Verbano e la  Valsesia, e poi verso Biella, sia per quel che si percepisce degli ‘stili di vita urbani’, sia per la pervasività degli insediamenti (residenziali, produttivi, commerciali), aggregati o disaggregati, ma raramente con qualche pausa verde significativa.[4]

Analoga percezione, rafforzata, rileverei soprattutto sull’asta pedemontana lombardo-veneta da Bergamo a Brescia e Verona (ed oltre), anche al di fuori delle omonime “zone urbane funzionali” n° 73, 28 e 12.

Dubbi confermati anche dalla lettura comparata delle immagini raccolte in questo articolo, tutte di fonte ISTAT, tranne la prima, molto parlante, che è la semplice immagine satellitare dell’Italia di notte (di fonte Google)[5] che a tal fine riproduco a pag. 15, ingrandita per il solo Nord-Ovest: se non si tratta di “zone densamente popolate”, risultano per certo ‘densamente luminose’.

Invece nelle classificazioni suddette tale ‘galassia pedemontana’ figura tutt’al più, e solo in parte, come “zona a densità intermedia di popolazione”.

 

Inoltre sui ‘territori poco urbanizzati’ occorre riaprire le riflessioni sulla ‘ruralità’, dal momento che i rapporti tradizionali di complementarietà tra città e campagne sono ampiamente logorati dalla globalizzazione, ma non è probabile che tornino all’indietro con la parziale crisi in atto della globalizzazione.

 

FIGURA 11 - NORD-OVEST ITALIA DA SATELLITE, DI NOTTE (Google)

 

Al di là delle mie personali percezioni, ritengo che il sistema di classificazioni adottato non possa superare tutti i dubbi che insorgono per effetto delle soglie impostate (e a maggior ragione con la re-introduzione dei confini comunali come fattore di calcolo), mentre la metodologia utilizzata dall’Istat, essendo abbastanza trasparente, può consentire ai ricercatori (ed un domani forse anche ai decisori) di utilizzare i dati finora così organizzati anche per re-impostarne lettura e interpretazioni, stimolati - e non abbagliati - dalle drastiche tabulazioni qui riepilogate: intrecciandole con le ricerche sviluppate da geografi, paesaggisti ed urbanisti (ma anche con le intuizioni e le narrazioni di fotografi, romanzieri, poeti e cantautori) a partire dalle prime intuizioni sulla ‘città diffusa’ oppure ‘infinita’, sulla 'megalopoli padana’ e sulla ‘anti-città’ e continuando con gli approfondimenti sulla ‘post-metropoli’, sulle ‘aree interne’ o sulla ‘Italia di mezzo’ (e tenendo conto delle specifiche elaborazioni nei documenti di pianificazione regionali e delle città metropolitane): ma questa è materia per un altro articolo.

 

aldovecchi@hotmail.it

 

 

Fonti:

 

  1. https://www.istat.it/comunicato-stampa/geografie-funzionali-per-lanalisi-territoriale/
  2. https://www.istat.it/notizia/statistiche-sulla-popolazione-per-griglia-regolare/
  3. https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/Focus_Geografie-funzionali-per-lanalisi-territoriale.pdf
  4. https://www.istat.it/comunicato-stampa/aggiornamento-delle-fua-aree-funzionali-urbane/
  5. https://www.istat.it/evento/sistemi-locali-del-lavoro-la-nuova-geografia/
  6. Anna Maria Vailati e Aldo Vecchi TRA-I-LAGHI, COME SI VIVE TRA-I-LAGHI MAGGIORE E DI VARESE. RICERCA STATISTICA 2000/15 PER AGENDA21LAGHI. AGGIORNAMENTO 2023 - pubblicato su UTOPIA21, settembre 2023  - https://drive.google.com/file/d/1WywIi0y3faclLAxgn39dKxGS4y5qB2cE/view?usp=drive_link
  7. http://www.agenda21laghi.it/vivere_tra_laghi.asp

 

 

 

 



[1] immagini già in parte utilizzate nell’articolo scritto con Anna Maria Vailati per l’aggiornamento 2023 della ricerca sul territorio “tra-i-laghi” di Varese e Maggiore F

[2] Tale selezione dei parametri di analisi dei fenomeni territoriali mi ricorda l’esperienza formativa della cosiddetta “coerenza regionale”, vissuta negli anni 68-69 alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, con i professori Bottoni-D’Angiolini-Menghetti, che si fondava su Popolazione, Reddito, Flussi di Traffico e Tendenza Insediativa, ed era considerata troppo povera e schematica da chi invece inseguiva modelli matematici assai più polifunzionali, sognando forse già allora i ‘gemelli digitali’

[3] Esaminando la “griglia chilometrica regolare” con Anna Maria Vailati nell’ambito della ricerca “tra-i-laghi”, avevamo riscontrato un simile paradosso per il nucleo urbano più denso del comune di Angera, i cui quadrati includono una buona fetta di lago, diluendone la percezione quantitativa.F

[4] Più fluida la situazione e le dinamiche nel territorio “tra-i-laghi”, di Varese e Maggiore, che ho a lungo indagato con Anna Maria Vailati, e che per parte nostra avevamo tentato di definire per l’appunto come “territorio semi-urbano policentrico” ed esterno, ma complementare, rispetto all'area metropolitana milanese.G

[5] Le immagini satellitari sono anche alla base di molte ricerche territoriali, ma comportando criteri scientifici che nel mio caso ho scavalcato perchè in questa occasione mi bastava offrire “un colpo d’occhio”, anche se - ad esempio - non so nè data nè ora delle foto notturne che ho riprodotto come figure 1 e 11.