domenica 25 gennaio 2026

UTOPIA21 - GENNAIO 2026: I RAPPORTI ASVIS E BES 2025

Mentre gli obiettivi ONU 2030 in parte si allontanano invece di avvicinarsi, e la distribuzione territoriale degli indicatori diviene più complessa, le azioni dei governi risultano inadeguate, in Italia, Europa e nell’intero Pianeta. 

Ma il mondo dei rapporti scientifici sull’andamento degli indicatori socioeconomici ed ambientali e quello delle politiche governative procedono separatamente, tranne che nelle surreali apparizioni dei Ministri e Parlamentari di maggioranza, che ne recitano la sublime armonia (in parte assecondati dalla stessa ASviS). 


Sommario:

  • la stagione dei Rapporti e l’indifferenza del Governo

  • l’ASviS tra denuncia delle carenze e consociativismo

  • l’apparente neutralità dell’ISTAT

  • il BES analizza con nuovi indicatori l’erosione dello spazio rurale

    • appendice I: il divario tra le incombenze socio-ambientali e le politiche governative, secondo l’ASviS

    • appendice II: rapporto ASviS - l'andamento degli indicatori verso l’orizzonte del 2030

    • appendice III: rapporto ASviS territori - l’articolazione regionale degli indicatori

    • appendice IV: una mia comparazione tra cinque province campione

    • appendice V: ISTAT - l’evoluzione dei dati sul benessere equo e sostenibile

    • appendice VI: BES - grafici relativi alla erosione degli spazi rurali

(in corsivo le valutazioni più personali)



LA STAGIONE DEI RAPPORTI E L’INDIFFERENZA DEL GOVERNO


Nel più ampio quadro dei rapporti annuali redatti da organismi pubblici oppure associativi che descrivono le condizioni e le tendenze dalla società e del territorio italiano, nel contesto europeo e mondiale, il rapporto dell’Associazione per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)A ed il rapporto dell’ISTAT  sugli indicatori del Benessere Equo e Solidale (BES)B, già commentati assiduamente su UTOPIA21 nell’ultimo decennio C,D, rivestono una centralità riferita - oltre che all’autorevolezza scientifica dei testi - alla estensione e complessità dei temi trattati.

La novità di questo autunno 2025 è la convergenza temporale delle due pubblicazioni, confermandosi quello dell’ASviS in novembre (si aggiunge in dicembre anche il rapporto ASviS “Territori” E), mentre il rapporto BES è slittato dalla primavera, assumendo come contenuto una maggior quota di dati riferiti all’ultimo intero anno compiuto (nella fattispecie il 2024)

Ciò consentirebbe un utile raffronto con i problemi reali del paese per i lavori della sessione parlamentare di bilancio, in cui le Camere approvano la Legge Finanziaria ed il Bilancio dello Stato per il successivo anno, elaborate e proposte dal Governo (in realtà a discutere il bilancio è una sola Camera a turno, Deputati o Senatori, l’altra viene chiamata a ratificare i risultati nell'ultima settimana di dicembre).


Quanto questo raffronto NON avvenga si può misurare sia verificando come i suddetti rapporti si ripetano di anno in anno, confermando lacune e carenze socio-economiche e ambientali (vedi anche mio articolo dello scorso maggio F) sia ad esempio leggendo l’Editoriale di metà novembre di Ivan Manzo sulla newsletter dell’ASviS G, che riassume quanto esposto dalla stessa AsviS in sede di audizione senatoriale sul Bilancio (riproduco le parole in Grassetto come nel testo originale): 

“nel Piano strutturale di bilanciomancano non solo i contenuti del periodo post-Pnrr, ma anche la visione” …“Dunque, non è una sorpresa che … non si trovino gli impegni internazionali che il nostro Paese ha preso anche recentemente, per esempio a Siviglia nella Conferenza internazionale sulla cooperazione allo sviluppo. Quindi, abbiamo un problema di coerenza complessiva tra quello che si dichiara o si approva e quello che avviene”

Riassumo in Appendice I le principali valutazioni analitiche dell’ASviS, che così conclude:

“La sostanziale irrilevanza della Legge di Bilancio proposta dal Governo emerge dalla lettura dell’Allegato sugli indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes), pubblicato dal Governo a settembre, che contiene la valutazione del Ministero dell’economia e delle finanze (Mef) sull’impatto che la Legge di Bilancio avrà sugli indicatori Bes. Secondo il Governo, nel prossimo triennio si avrà un aumento del Reddito disponibile delle famiglie, ma nessun cambiamento in termini di riduzione della povertà, delle disuguaglianze, dell’abbandono scolastico e delle emissioni di CO2 e di gas climalteranti, mentre aumenteranno i tempi di giustizia civile, dopo la riduzione ottenuta grazie al Pnrr. La prudenza nei conti non può sostituire una strategia per il futuro. Senza una chiara visione trasformativa e politiche coerenti con l’Agenda 2030, l’Italia rischia di restare ferma di fronte alle grandi transizioni in atto. Serve dunque il coraggio di ripensare la Legge di Bilancio come strumento di sviluppo sostenibile e non solo di gestione del presente.”



L’ASVIS TRA DENUNCIA DELLE CARENZE E CONSOCIATIVISMO


Questa presa di posizione abbastanza netta dell’ASviS sulle politiche governative di bilancio, già delineata in parte nel 2024, si affianca ad una più generale constatazione del peggioramento del quadro geopolitico in Europa e nel mondo, che fa esclamare a Enrico Giovannini, all’inizio della Relazione di Sintesi del Rapporto 2025 “Si, siamo ostinati. No, non siamo ciechi. E neanche stupidi.”

Ma l’aggiornamento delle parole d’ordine per un rilancio, oggettivamente più difficile, delle iniziative per inseguire gli obiettivi ONU 2030 (su cui il Rapporto aggiorna come sempre riguardo agli arretramenti - molti - ed agli avanzamenti - pochi - a scala mondiale, europea e nazionale - vedi Appendice II -, mentre il Rapporto Territori scava nelle differenze tra le Regioni - vedi Appendice III - ) non dissolve quell’impressione un po’ consociativa che suscitano:

  • da un lato taluni aspetti delle valutazioni e proposte dell’Associazione, come il successo nella approvazione della nuova legge sulla “Valutazione Inter-Generazionale (VIG) delle future leggi e l’impegno per le ricerche sul Futuro, temi che implicano sì sostenibilità ambientale e sociale, ma con approcci omni-comprensivi palesemente (e in qualche misura anche inevitabilmente) “interclassisti”; su simili terreni è facile raccogliere la convergenza degli esponenti più accorti del Governo Meloni (lo stesso che nulla o poco di buono fa con le politiche di bilancio), come ad esempio la ministra Casellati: per parte mia, vorrei essere smentito, ma temo che la VIG finirà come il BES, assimilato dal ministro Giorgetti, ma solo per certificare che i poveri ci sono, e che di anno in anno resteranno ugualmente poveri (si può vedere per analogia come evolvano, sostanzialmente svuotati di contenuti innovativi, la nuova legge per la partecipazione dei lavoratori alla gestione aziendale oppure il disegno di legge per regolare il “lobbismo”, che escluderà da ogni registrazione e controllo - ad esempio - i rapporti tra i Ministeri e le associazioni padronali) 

  • dall’altro lato la peculiare figura del Direttore Scientifico Enrico Giovannini, che - tra la presentazione del Rapporto I e le successive tornate tematiche di ASviS/Live rammenta con l’ex sottosegretaria Debora Bergamini “comuni battaglie” all’interno del Governo Draghi, dialoga cortesemente con il commissario europeo Fitto e viene blandamente rimproverato dal ministro dell’Ambiente Pichetto Frattin per le numerose telefonate con cui Giovannini lo sollecita a questo ed a quello; mentre gli esponenti del Governo e della Maggioranza, con poche lodevoli eccezioni, vengono esentati dal rischio del contraddittorio perché collegati  on-line oppure affidatari dell'ultimo intervento. In singolare assenza di Enrico Giovannini, la sovrapposizione dei ruoli ed il connesso teatrino delle compiacenze si è ripetuto alla presentazione del Rapporto Territori J, presso la sede del CNEL, ospitante ed ospitato il presidente dello stesso CNEL Renato Brunetta, nei confronti della Co-Presidente dell’ASviS Marcella Mallen , che è anche (per nomina del Presidente della Repubblica) consigliera del CNEL, ed in tale funzione responsabile della stesura del rapporto annuale sui Servizi Pubblici

Tale ambiguità dell’ASviS, tra ambito indipendente di valutazione e organismo para-statale è d’altro canto strutturale, considerati i vari protocolli di collaborazione tra ASviS da un lato e singoli Ministeri, Regioni od altri organi come il Cnel, come risulta sia dai testi dell’ASviS sia dalle registrazioni degli incontri; d’altronde dagli atti parlamentari relativi alla recente Legge Finanziaria emerge anche un “emendamento ASviS” (vedi il testo in nota ), salutato come ‘evento bi-partisan da Enrico Giovannini in uno degli incontri di presentazione del Rapporto,,



L’APPARENTE NEUTRALITA’ DELL’ISTAT


Soggettivamente più neutro appare l’ambiente ISTAT  (l’ISTAT è organo statale, ma finora caratterizzato da una certa indipendenza dai governi), dove comunque - grazie all’accumulo ormai decennale dei dati raccolti e l’evidenza dei mutamenti sia nell’intero decennio sia invece nell’ultimo anno - risaltano con precisione le persistenti criticità del panorama socio-economico nazionale e l’irrilevanza, rispetto agli indicatori BES, di gran parte delle politiche in atto (vedi Appendice IV): come ad esempio riguardo agli incentivi per la natalità. 

Il rapporto BES evolve in divenire con crescenti approfondimenti, come avviene sugli aspetti “intersezionali” dei disagi e delle disuguaglianze, evidenziando ad esempio che le discriminazioni subite da donne, giovani, immigrati, residenti in aree marginali delle regioni meridionali sono più rilevanti per quei soggetti che siano contemporaneamente donne-giovani-immigrate e residenti in aree marginali del Sud.

Questo è il giudizio di sintesi sull’andamento complessivo degli indicatori, tratto dalla Presentazione del Presidente Chelli: “Dall’analisi emerge che una parte consistente dei 137 indicatori per i quali è possibile il confronto con l’anno precedente risulta stabile (54 indicatori), poco più di un terzo (47 indicatori) migliora in modo significativo e un numero più basso (36) presenta livelli peggiori. Alcuni indicatori mostrano un andamento positivo sia nel lungo periodo sia nell’ultimo anno; per la maggior parte si tratta di quelli relativi ai domini Qualità dei servizi, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita e Ambiente. Tuttavia, in alcuni casi i miglioramenti non sono ancora sufficienti a colmare la distanza dall’Unione europea. Dal punto di vista territoriale, permane un marcato divario tra le regioni del Centro-nord e quelle del Mezzogiorno, anche se i risultati nei diversi domini delineano talvolta configurazioni diverse di tali disparità.”


Mentre “...nel lungo periodo” spiega la Introduzione al Rapporto BES “il quadro è più positivo: oltre la metà degli indicatori migliora (70 su 128), solo 16 peggiorano, … per un terzo non è possibile individuare una tendenza univoca (Figura 2 - vedi in Appendice V). L’analisi combinata delle dinamiche recenti e di lungo periodo mostra tendenze positive e arretramenti e consente di identificare 5 macrogruppi di indicatori. Riassumendo:

  • tra gli indicatori in miglioramento (71)” ove “ … la situazione più favorevole è quella in cui il miglioramento nel lungo periodo prosegue anche nell’ultimo anno (29 indicatori). In particolare, questi indicatori si concentrano nei domini Qualità dei servizi …, Istruzione e formazione … Lavoro e conciliazione dei tempi di vita …, Ambiente ”...

  • tra gli indicatori in peggioramento (3): “...Per 3 indicatori le tendenze negative sono persistenti: Mortalità per demenze e malattie del sistema nervoso (65 anni e più), Competenza alfabetica non adeguata (studenti della classe terza della scuola secondaria di primo grado), Medici di medicina generale con un numero di assistiti oltre soglia peggiorano nell’ultimo anno, confermando una tendenza consolidata nel lungo periodo. Altri 10 indicatori sono in peggioramento nel lungo periodo, ma stabili nell’ultimo anno, tra questi la Povertà assoluta, la Soddisfazione per le relazioni con gli amici, la Lettura di libri e quotidiani e l’Impermeabilizzazione del suolo” …

  • vi sono poi - oltre a 17 indicatori stabili - quelli “che migliorano nel lungo periodo [13] ma peggiorano nell’ultimo anno … Si tratta, ad esempio, della Fiducia generalizzata negli altri e di alcuni indicatori del dominio Sicurezza, tra cui gli Omicidi, la Percezione di sicurezza e la Percezione del rischio di criminalità”, mentre 3 indicatori “peggiorano nel lungo periodo ma migliorano nell’ultimo anno … la Partecipazione sociale, l’Attività di volontariato, la Densità e rilevanza del patrimonio museale.”



Nel suddetto capitolo introduttivo, il Rapporto evidenzia l’articolazione per Regioni per ciascuno dei 12 capitolo ovvero ‘dominiì’:

- il confronto con le medie europee: “nel 2024, 18 dei 39 indicatori confrontabili collocano l’Italia al di sotto della media UE27, 11 al di sopra e per i restanti 10 l’Italia si posiziona in linea con la media dell’Unione europea” - vedi figura 5 in appendice V -  

- la centralità della questione demografica, come sinteticamente e rapidamente leggibile nei grafici riportati nell’Appendice V: nel merito delle complesse problematiche demografiche rimando ai precedenti articoli da me tratti dai Rapporti ISTAT 2024 e 2025. 



IL BES ANALIZZA CON NUOVI INDICATORI L’EROSIONE DELLO SPAZIO RURALE


Ho invece pensato che non rientri nella portata di questo articolo la lettura dei singoli 12 capitoli del Rapporto. Mi sembra però che meriti di essere rilevato come nel confronto con le analoghe ricerche negli altri paesi europei il BES italiano si caratterizzi, fin dall’origine, per una maggior attenzione ai temi dell’”ambiente” e del “paesaggio e patrimonio culturale”, che l’Istat ha voluto trattare in due capitoli distinti e arricchiti da più numerosi parametri (ciò è stato sottolineato anche nell'interlocuzione con i vari professori ospiti dell’evento di presentazione del Rapporto BES K).

Tra questi, collocati nel “paesaggio” ma a pieno titolo secondo me riguardanti “l’ambiente”, la - nuova - coppia dei “dei due indicatori di erosione dello spazio rurale (da abbandono e da urban sprawl), … aggiornati solo ogni dieci anni, in occasione dei Censimenti. Per entrambi gli indicatori, che misurano la perdita di paesaggi colturali connessa alla dismissione/spopolamento di aree rurali (abbandono) o al consumo di suolo per urbanizzazione (urban sprawl).”

Infatti “il paesaggio rurale è tra le componenti più vulnerabili del patrimonio culturale: solo di recente, infatti, le politiche agricole hanno iniziato a promuoverne la tutela, riconoscendone la valenza ecologica ed economica. Il degrado o la perdita di un paesaggio colturale possono dipendere dalla dismissione delle pratiche agricole che lo hanno modellato, spesso connessa a uno spopolamento delle aree rurali (abbandono), oppure dalla frammentazione prodotta dal consumo di suolo nelle aree periurbane e connessa allo sviluppo di insediamenti a bassa densità (urban sprawl). Questi due fenomeni si possono considerare i due fronti di un processo di erosione che sottrae spazio al paesaggio rurale, privandolo della necessaria continuità e autonomia, visiva e funzionale.

Rispetto a dieci anni prima, nel 2021 l’erosione dello spazio rurale avanza sia per l’abbandono, sia per l’urban sprawl 8. L’avanzata è più rapida ed estesa per l’erosione da abbandono (dal 35,1 al 38,9% del territorio nazionale), più lenta per quella da urban sprawl (dal 22,5 al 24,1%). Di conseguenza, le aree non affette in misura significativa da erosione scendono dal 42,3 al 37,0%. L’erosione da abbandono è più diffusa nelle zone montane, dove supera il 60% e avanza in misura maggiore (+6,8 punti percentuali rispetto al 2011). L’erosione da urban sprawl, all’opposto, è più diffusa e avanza maggiormente in pianura, dove supera il 50% (+3,3 p.p. rispetto al 2011). Poiché le due misure sono calcolate sulla base di una classificazione di 790 unità subregionali, entro ciascuna regione coesistono, in realtà, situazioni diverse, di cui gli indicatori rappresentano una sintesi.” 


Per le Appendici vai su: https://drive.google.com/file/d/1rQ0aRo2aAAAv4mOWI4PJ-bchFQiZuS6W/view?usp=drive_link



aldovecchi@hotmail.it 


Fonti:

  1. https://asvis.it/rapporto-asvis-2025

  2. https://www.istat.it/infografiche/benessere-equo-e-sostenibile-2025-infografiche/

  3. Aldo Vecchi - RAPPORTI 2023-2024: ASVIS, BES, ISTAT- quaderno n° 42 di UTOPIA21, settembre 2024 https://drive.google.com/file/d/1KHO_g0xArJFThIPL4aUr-e8h-Y494vpg/view?usp=drive_link

  4. Aldo Vecchi - IL RAPPORTO ASVIS 2024 - su UTOPIA21, novembre 2024 https://drive.google.com/file/d/14msCDuhwzVQAR9ibcTV1_M_1LoK1fJfK/view?usp=drive_link

  5. https://asvis.it/rapporto-territori-2025/

  6. Aldo Vecchi  – DISUGUAGLIANZE IN ITALIA. CRONICHE?  - su UTOPIA21, maggio 2025 https://drive.google.com/file/d/1hVxfLlZRUYQL8qH40XoqxtUtalvE3ZTx/view?usp=drive_link

  7. Ivan Manzo - DDL BILANCIO: BENE LA PRUDENZA SUI CONTI, MA MANCA UNA VISIONE DI SVILUPPO - sul sito ASviS 6 novembre 2025 -  https://asvis.it/editoriali/

  8. https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/19-24904/asvis-ecco-a-che-punto-sono-le-province-italiane-sulla-sostenibilita

  9. ASviS - PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO ASVIS 2025 - 23 ottobre 2025 - https://www.youtube.com/watch?v=t6cystYvg78

  10. ASviS - PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO ASVIS TERRITORI 2025 - 11 dicembre 2025 - https://www.youtube.com/watch?v=nVH4dsrMcTs

  11. ISTAT - PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO BES 2024 - 13 novembre 2025 - ://www.youtube.com/watch?v=T_upW0YFC5E

  12. Aldo Vecchi - IL RAPPORTO ASVIS TERRITORI 2024 - su UTOPIA21, gennaio  2025 https://drive.google.com/file/d/1X3CsigKMaOThuCzWzGb5AyxmXiFb-AqR/view?usp=drive_link

venerdì 21 novembre 2025

UTOPIA21 - NOVEMBRE 2025: QUALCHE CRITICA AL FESTIVAL DELL’ECONOMIA CRITICA

 Il festival dell’Economia Critica, promosso dalla Fondazione

Feltrinelli e giunto alla seconda edizione, parzialmente registrato e

diffuso in rete, mantiene solo in parte le promesse di un confronto

fattivo verso “un’altra economia ed un'altra politica”, come enunciato

nel "Manifesto" del curatore Emanuele Felice.

Lo storico dell’economia Emanuele Felice, che brevemente era stato cooptato nella

Segreteria del Partito Democratico tra 2020 e 2021 (al tempo della Segreteria Zingaretti), e

di cui su Utopia 21 abbiamo recensito diversi testi1,2,3, è divenuto dal 2024 il curatore del

Festival dell'Economia Critica, promosso dalla Fondazione Feltrinelli e giunto quest’anno

alla seconda edizione.

Gli orientamenti di Felice, come esplicitati nel recente e ambizioso “Manifesto per un’altra

economia e un’altra politica”3


, indicano un cammino difficile verso una società più giusta,

rivendicando un ruolo più incisivo per le forze politiche e sindacali progressiste, ed un

diverso assetto degli Stati (occidentali) e dell’Europa, tale da piegare e ingabbiare la

dinamica delle imprese capitaliste, rinverdendo i fasti dei “gloriosi” tre decenni successivi al

1945: non mi dilungo nel merito, ritenendo esaustiva la sopra citata recensione di Fulvio

Fagiani.

Coerentemente gli enunciati del Festival tendono a raccogliere contributi che tengono aperta

la critica sullo stato delle cose presenti e cercano di sviluppare delle prospettive di

alternativa, sociale, ambientale, culturale, politica.

Pertanto, potendo seguire il Festival solo tramite le registrazioni differite, mi sono messo

volentieri all’ascolto, sia della recente edizione del 10-11 novembre 2025, sia della

precedente due giorni del novembre 2024, al cui link4,5 rimando per la consultazione sui

ricchi programmi.

Mentre invito i lettori di UTOPIA21, qualora già non abbiano provveduto, a seguire i video

disponibili su Youtube, mi permetto però di esprimere alcune perplessità:

- innanzitutto i dibattiti registrati sono solo quattro per ognuna delle due annate, a

fronte dell’ampiezza dell’offerta dispiegata, e spiace che la Fondazione Feltrinelli non

abbia impiegato maggiori risorse per questa importante divulgazione, privilegiando le


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Utopia21 – nov. 2025 A.Vecchi: QUALCHE CRITICA AL FESTIVAL ECONOMIA CRITICA 2

poche centinaia di partecipanti in sala a Milano rispetto alle migliaia di potenziali

utenti in streaming ed in differita;

- in secondo luogo la formula dei dibattiti, contenuti spesso nella durata di un’ora,

sembra puntare più sull’effetto comunicativo che non su quello dell’approfondimento;

- quanto sopra è accentuato dalle figure dei ‘moderatori’, per lo più giornalisti

competenti in materia, ma di fatto meno ‘autorevoli’ degli illustri ospiti;

- inoltre a mio avviso la gamma dei relatori ospitati si allarga alquanto rispetto alla

prospettiva di “riformismo radicale” riscontrabile nei testi e negli interventi del

Curatore, così come nelle prolusioni e nei saluti dei vertici della Fondazione, da Carlo

Feltrinelli a Massimiliano Tarantino: questo allargamento, a destra e a sinistra, invece

di consentire un serio confronto nel merito, porta per lo più a confusione e

dispersione.

Il problema della difficoltà di confrontarsi nel merito travalica obiettivamente l’esperienza di

questo Festival, perché in varia forma mi sembra che dilaghi sia in ambiti accademici che

politici (mentre nei talk show televisivi è rimpiazzato spesso da alterchi e schiamazzi): tipico

è il caso delle ‘grandi firme’ che arrivano a convegno aperto (o sono collegati on line),

parlano e se ne vanno senza ascoltare nessunoA; ma è molto diffuso anche il cortese

comportamento di essere presenti, salutarsi e ringraziarsi reciprocamente, ma limitarsi al

proprio testo, senza dire alcunché su ciò che dicono gli altri (forse lasciando ai soli spettatori

il compito di tentare una sintesi).

Nei dibattiti del Festival Economia Critica, in verità, ho colto qualche sforzo di confronto, ad

esempio tra lo stesso Felice, Nadia Urbinati e Fabrizio Barca, sul cruciale problema di cosa

fare in concreto per contrastare la deriva oligopolistico/autoritaria che ha nell’attuale

Governo USA le sue massime espressioni; in particolare, Nadia Urbinati ha approfondito,

anche con tratti originali, l'analisi del nuovo potere economico e politico ai vertici USA,

mentre Fabrizio Barca, attingendo agli studi ed alle esperienze del Forum Diseguaglianze e

Diversità, ha tratteggiato alcune proposte operative, sfidando in qualche misura il

“Manifesto” di Emanuele Felice alla prova dei fatti nell'attuale fase, alquanto lontana dalla

conquista di poteri governativi, e quindi di futuribili strumenti quali nuove leggi elettorali o sui

partiti ovvero nuove norme fiscali ed economiche (temi di cui è anche da verificare l’efficacia

invece come ‘obiettivi da rivendicare’).

Ma in altri casi il confronto mi è sembrato carente o puramente formale; ad esempio:

- in una sessione il professor Giovanni Dosi dà per scontato, senza dimostrarlo, che -

tra le forme di aggravamento dello sfruttamento capitalistico - in Italia l’insieme delle

cooperative (comprese quelle raccolte nelle tre organizzazioni storiche centrali, oggi

politicamente vicine al PD) rappresentino una forma degenerata e da combattere;

mentre Fabrizio Barca, in un inciso, dà parimenti per scontato che al contrario nel

movimento cooperativo tornano ad affacciarsi elementi effettivamente mutualistici:

ma non c’è nessun luogo terzo, nel Festival, in cui tali affermazioni siano verificate e


Acomportamento sistematico, ad esempio, da parte degli esponenti della maggioranza governativa agli incontri

promossi dall’ASviS in occasione della recente presentazione dell’omonimo Rapporto annuale


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Utopia21 – nov. 2025 A.Vecchi: QUALCHE CRITICA AL FESTIVAL ECONOMIA CRITICA 3

riscontrate (magari in qualche forma sono vere tutte due, ma per saperlo dovremo

promuovere una autonoma ricerca);

- all’interno di un altro dibattito, nel 2024, il professor Emmanuel Todd (Storico,

demografo, antropologo all’Institut Nationale d’Etudes Démographique), sulla base

di amplissimi studi, sostiene che l’imbarbarimento bellicista delle potenze occidentali

ha radice nella crisi dello spirito religioso cristiano/protestante - quello spirito che tali

potenze aveva animato (a mio sentore non senza atroce bellicismo) giusto Max

Weber -, mentre il professor Emiliano Brancaccio, dell’Università del Sannio e

aderente ad una rete internazionale di studiosi neo-marxisti, tende a dimostrare che

le guerre in atto (Ucraina, Gaza) sono mosse da specifici interessi economici di tipo

imperialista; le successive contro-repliche dei due professori, con timida

interlocuzione della moderatrice, non aggiungono nulla di convincente per gli

ascoltatori (a mia modesta impressione, almeno per quanto riguarda la guerra

Israelo-Palestinese, mi sembra che vi sia un pieno di deliri religiosi - altro che vuoto

-, tanto da stravolgere i pur evidenti interessi economici: ad esempio per Israele i

cosiddetti “accordi di Abramo”);

- mentre i ricercatori impegnati nei paesi poveri hanno portato esempi di apprezzabile

concretezza (magari in direzioni divergenti dalle aspettative tipiche delle 'sinistre

occidentali’), sul ‘che fare’ nelle prospere e però travagliate società occidentali, dove

pure a mio avviso sussistono trame organizzative politico-sindacali, magari un po’

sconfortate e frastornate, da reindirizzare ma non trascurabili, da più interventi è

sembrato invece che per illuminare improvvisamente la notte buia e tempestosa

occorra inseguire i momenti magici (come il pur apprezzabile movimento per Gaza e

la connessa “flotilla”


B) oppure i guru di turno (dall’influencer Gary Stevenson, che

racconta su Youtube come ha abbandonato una ricca carriera, al cripto-federatore

del centro ulivista Ernesto Maria Ruffini, che spiega come prima di lui nessuno ha

capito nulla e che “campo largo” non significa niente, mentre con “ulivo” basta la

parola), oppure ancora disvelare quanto il capitalismo neo-liberista è davvero molto

molto cattivo.C

Poiché siamo davvero in grave tempesta, se possibile, meglio chiarirsi le idee che

confondersele maggiormente.


aldovecchi@hotmail.it


B

Il Festival si è svolto prima dell’elezione di Mamdani a sindaco di New York, ma già si intuivano i fremiti del

futuro entusiasmo

C Ho qualche dubbio anche sulla rilevanza del collettivo di varie persone che si scoprono anticapitaliste,

riunendosi ogni due settimane a Tucson, Arizona


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Utopia21 – nov. 2025 A.Vecchi: QUALCHE CRITICA AL FESTIVAL ECONOMIA CRITICA 4

Fonti:

1. Aldo Vecchi – LA ‘STORIA ECONOMICA DELLA SOCIETÀ’ (O QUANTO MENO

DEL BENESSERE) DI EMANUELE FELICE – Pubblicato su UTOPIA21 di marzo 2019 -

https://drive.google.com/file/d/1838x-yKTFJ8ru-TRtkGjczuxEiacMxQ9/view?usp=sharing

2. Fulvio Fagiani – EMANUELE FELICE E LA STORIA COME CONQUISTA

DEIDIRITTI – Pubblicato su UTOPIA21 di maggio 2022 -

https://drive.google.com/file/d/1GaPY4Hq6MB7YnSmHyaSEHQS9EeBD_hNt/view?

usp=sharing

3. Fulvio Fagiani – IL ‘MANIFESTO’ DI EMANUELE FELICE PER UN’ALTRA

ECONOMIA E UN’ALTRA POLITICA - Pubblicato su UTOPIA21 di settembre 2025

-

https://drive.google.com/file/d/1iSCzPRAoSXpLecx9n0IIlL2QcXL8HRyH/view?usp=

drive_link

4. https://fondazionefeltrinelli.it/partecipa/festivaldelleconomiacritica/

5. https://fondazionefeltrinelli.it/partecipa/festival-delleconomia-critica-2/

UTOPIA21 - NOVEMBRE 2025: INIQUITA’ FISCALI - LAORATORI E INQUILINI PRIME VITTIME

 Nell’opaco sistema fiscale emergono specifiche disparità a danno dei

lavoratori dipendenti, premiati da sconti marginali ma puniti dal "fiscal

drag” (e dai privilegi per lavoratori autonomi e capitali) e degli

inquilini, abbandonati al caro-affitti ed ora scavalcati nel welfare dagli

altrettanto poveri, se proprietari di casa, perché agevolati nel calcolo

dell’ISEE.


Tutto il sistema fiscale italiano è connotato da iniquità, nonché da una stratificazione di

decisioni motivate da logiche elettoralistiche particolari, che lo rendono apparentemente

‘irrazionale’ rispetto ad una lettura neutrale ed illuminista, ispirata alla progressività della

tassazione rispetto ai livelli di reddito e di ricchezza, secondo il dettato costituzionale; come

hanno già rilevato numerosi autori 11


, con attenzione particolare al complesso insieme di

bonus e detrazioni che di anno in anno si accumulano, soprattutto attorno all’IRPEF.

Su questo sfondo, e guardando alla Legge Finanziaria in gestazione per il 2026, mi sembra

opportuno evidenziare due linee di tendenza che mi sembrano gravi e non abbastanza

focalizzate dai critici, neanche sul lato di sinistra degli schieramenti politici e sindacali:

- la parziale detassazione di elementi marginali (in senso incrementale) dei salari e

stipendi, e cioè premi di produttività, welfare aziendale, e - peggio - straordinari

(inclusi notturni e festivi) e da ultimo anche gli stessi rinnovi contrattuali (che

dovrebbero essere invece fattore ordinario e fisiologico delle retribuzioni): tutto

questo mentre le aliquote non vengono adeguate all’inflazione (il cosiddetto ‘fiscal

drag’, giustamente denunciato dalla sola CGIL) e mentre il beneficio del ritocco

dell'aliquota ‘centrale’ (dal 35% al 33%) verrà esteso fino a 200.000 € di reddito annuo


1 Da ultimo Francesco Tundo su “Domani” del 16 ottobre 2025 -

http://play.google.com/store/apps/details?id=com.paperlit.android.domani


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Utopia21 – nov 2025 A.Vecchi: INIQUITA’ FISCO: LAVORATORI E INQUILINI 1e VITTIME 2

(ferme restando le aliquote sugli “scaglioni” superiori), invece di concentrarsi sulle

fasce medio-basse, più colpite dall’inflazione.

Guardando al gettito complessivo delle tasse sui salari e sugli stipendi (cioè gran

parte del gettito, perché come noto i redditi da impresa e da capitale sono comunque

variamente privilegiati, negli ultimi anni anche con la ‘flat tax’ per i lavoratori

autonomi), i mini-sconti che ottengono le frange in qualche modo più fortunate dei

lavoratori, che fruiscono dei suddetti elementi marginali delle retribuzioni, sono di

fatto pagati dai restanti lavoratori assoggettati all’IRPEF, che sono colpiti dal ‘fiscal

drag’ e non vengono raggiunti dagli sconti.

(Mi spiace che parte dei sindacati finiscano per accettare, legittimandolo, questo

livello di contrattazione).

- la proposta del governo di escludere dal calcolo dell’ISEE (cioè il riepilogo di redditi

e ricchezze che individua il limite massimo per accedere a numerose provvidenze

sociali) il reddito figurativo relativo alla prima casa di proprietà, colpisce

indirettamente, ma frontalmente le famiglie che vivono in affitto, già punite dalla non

detraibilità delle pigioni dalla dichiarazione dei redditi (mentre la proprietà della prima

casa è esentata da IRPEF ed IMU e gode della detraibilità delle rate di mutuoA) e in

questi ultimi anni già piegate al continuo rincaro degli affitti; non solo a Milano, dove

almeno il problema è divenuto palese all’opinione pubblica, sia per le proteste degli

studenti fuori-sede, sia per i risvolti delle inchieste giudiziarie sulle grandi

speculazioni edilizie B.


aldovecchi@hotmail.it


Fonti:

A. Aldo Vecchi - L’UTOPIA (ITALIAN) DI UNA CASA PER TUTTI - su UTOPIA21, luglio

2018”

https://drive.google.com/file/d/1Uzz_gkXHQdEy91sUiA_j2hlfobRsbv0m/view?usp=s

haring

B. Anna Maria Vailati e Aldo Vecchi - E’ COSI’ CHE SI SALVA MILANO? - su


UTOPIA21, gennaio 2025 https://drive.google.com/file/d/1-mFBTsYEiA42q2V9GZ-

FUCZGnJSVrKwE/view?usp=drive_link

UTOPIA21 - NOVEMBRE 2025: LA RIGENERAZIONE URBANA SECONDO IL CENTRO-DESTRA

 LA RIGENERAZIONE URBANA

SECONDO IL CENTRO-DESTRA


di Aldo Vecchi


Il disegno di legge all’esame del Senato non assicura l'azzeramento

del consumo di suolo e prevede ampliamenti volumetrici e sconti

fiscali ovunque si dichiari lo stato di degrado, senza considerare la

varietà delle situazioni urbane di congestione e di carenza di verde e

servizi: il tutto senza una pianificazione urbanistica di dettaglio

(proprio come nel ‘modello Milano’) e con modesti finanziamenti


pubblici. Tuttavia si riscontrano alcuni aspetti positivi: le finalità socio-

ambientali, il metodo della programmazione, l’attenzione per la


qualità progettuale.

Sommario:

- introduzione

- premessa sul consumo di suolo (e sugli eco-sistemi)

- aspetti positivi: finalita’ socio-ambientali, programmazione pluriennale,

attenzione alla qualita’

- i capisaldi (nocivi): incentivi e sconti predeterminati ‘a prescindere’ e carenza

di progettazione ‘urbana’; modesti i finanziamenti statali


INTRODUZIONE

In assenza di una iniziativa del Governo, il cui programma ha evidentemente altre priorità, il

Parlamento - e specificamente il Senato, anzi la Commissione senatoriale .... - procede

alquanto blandamente a discutere sull'argomento della Rigenerazione Urbana e, a partire

da otto diverse proposte di legge delle diverse forze politiche (già nelle precedenti

legislature), è arrivato da un testo unificato A, redatto per la maggioranza di Centro-Destra


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Utopia21 – novembre 2025 A.Vecchi: RIGENERAZIONE URBANA DI CENTRO-DESTRA 2

dal senatore Maurizio Gasparri e successivamente riformulato nello scorso agosto dal

senatore Roberto Rosso, sempre di Forza Italia: testo che commento nel presente articolo.

Il tema ha richiamato un qualche interesse, politico e mediatico, in connessione con la

meteora legislativa del provvedimento cosiddetto Salva-Milano, al momento congelato (che

ho trattato ampiamente su Utopia21 con Anna Maria Vailati nel numero di gennaio 2025 B),

e ciò potrebbe anche portare ad una improvvisa accelerazione del dibattito parlamentare

sul Disegno di Legge “Rigenerazione Urbana”, trasferendolo dalla Commissione all’Aula del

Senato.


PREMESSA SUL CONSUMO DI SUOLO (E SUGLI ECO-SISTEMI)

L’Italia non si è dotata di una legge nazionale per il risparmio del consumo di suolo, anche

se in diverse procedure formali mostra di aver preso atto della direttiva europea che tende

ad azzerare tale consumo entro il 2050 1,C. Il Disegno di Legge “Rigenerazione Urbana”,

che ha finalità congruenti con tale direttiva, ma centrate sui suoli già trasformati come urbani

e non su quelli inedificati da salvaguardare, assume “il contenimento del consumo di suolo”

come “principio fondamentale”, senza però esplicitare una definizione di “suolo

consumato”2

.


Tale carenza diviene problematica non solo per l'applicazione dello stesso Disegno di

Legge, laddove prescrive che il saldo del consumo di suolo sia pari a zero negli interventi

attuativi di Rigenerazione Urbana, ma anche alla luce delle notevoli discrepanze emerse

dalle diverse definizioni adottate dalle varie Regioni e Province Autonome, che in qualche

modo hanno tutte già legiferato in materia di consumo del suoloD: come ha invano

denunciato l’ISPRA, che per i suoi compiti istituzionali di monitoraggio ambientale, utilizza

una ulteriore definizione, questa coerente con la Direttiva Europea (vedi mio articolo su

Utopia21 di settembre 2025 E).

L’omaggio reso dal DdL “Rigenerazione Urbana” al contenimento del consumo di suolo non

esclude che - fuori dagli ambiti di degrado da rigenerare - i Comuni continuino a consentire

interventi in aree di espansione, soprattutto per quelli inferiori a 10.000 abitanti, che non

sono obbligati a occuparsi della Pianificazione finalizzata alla Rigenerazione Urbana: tant’è

che l’art. 12.2 del DdL, nel trattare della riformulazione regionale delle tariffe per gli oneri di

urbanizzazione, si premura di raccomandare “il criterio del maggiore favore per gli interventi

di demolizione e ricostruzione rispetto a quelli che determinano nuovo consumo di suolo”.

Inoltre la poco felice formulazione dell’art. 2.1.b, che include nella Rigenerazione gli

interventi “che determinino un saldo zero di consumo di suolo o di emissioni climalteranti” -

oltre a confondere gravemente gli obiettivi europei, che per le emissioni non puntano al

1

In particolare il PNIEC Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima, prevede addirittura di anticipare al

2030 l’obiettivo del ‘di suolo zero’.

2 E’ curioso rilevare che una definizione di suolo consumato era invece presente nella precedente stesura

“Gasparri”


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Utopia21 – novembre 2025 A.Vecchi: RIGENERAZIONE URBANA DI CENTRO-DESTRA 3

“saldo zero” bensì ad un abbattimento drastico (o quasi-drastico: in queste settimane si

discute se presentare alla COP di Belem un traguardo al 90% nel 2040 oppure un po’ di

meno) - apre concretamente a casi in cui un progetto di Rigenerazione Urbana sia virtuoso

in materia di emissioni climalteranti e perciò sia esentato dal ridurre a zero il saldo del

consumo di suolo.3

Su questo fronte segnalo anche:

che il “rispetto del bilancio degli eco-sistemi” tra prima e dopo gli interventi, nel caso specifico

delle “delocalizzazioni” era previsto nella versione Gasparri, ma è cancellato in quella finale;

- nella pur abbondante rassegna di obiettivi sociali ed ambientali manca l’attenzione

alla qualità dei suoli

- non compare la nozione di “ciclo di vita complessivo” di manufatti ed aree ai fini delle

valutazioni di sostenibilità degli interventi

- il concetto di "impronta ecologica” si affaccia ma con una formulazione francamente

poco comprensibile (e comunque poi non applicata nel dispositivo della norma):

“confronto tra le risorse naturali consumate dalle azioni e dalle attività svolte in un

determinato contesto urbano da rigenerare unitamente alla quantità di diossido di

carbonio (CO2) emessa e la quantità di terreno da destinare a verde necessaria per

assorbirla”, dove il terreno ‘compensativo’ è considerato solo per la CO2 e non per

l’insieme delle risorse da cui parte la definizione.

Nell’insieme la proposta di legge risulta assai lontana da quella presentata dal movimento

Salviamo il Paesaggio nel 2018 F


, che pure è tra le origini del percorso parlamentare


approdato al presente ‘testo unificato’.


ASPETTI POSITIVI: FINALITA’ SOCIO-AMBIENTALI, PROGRAMMAZIONE

PLURIENNALE, ATTENZIONE ALLA QUALITA’

Malgrado i miei fondati pregiudizi, ritengo doveroso dare atto che la proposta di legge

manifesta alcuni aspetti positivi4

:


- l’ampia declaratoria di “finalità e obiettivi”, di carattere socio-economico ed

ambientale (pur con i limiti specifici esemplificati sopra), che permane assai lontana

dalle sparate ideologiche “MAGA” che imperversano nelle Destre Mondiali, da Trump

in giù (e contaminano anche - a giorni alterni - i più alti vertici del Governo italiano ed

i meno alti loro sostenitori) contro la necessità della transizione ecologica e contro le

preoccupazioni di inclusione sociale; può essere che questa residua adesione di

3 Simile è la confusione sulla “invarianza idraulica”, che è principio valido per singoli interventi edilizi, chiamati

a non peggiorare le condizioni di dispersione e conferimento delle acque piovane, ma non per la

Rigenerazione, dalla quale è logico aspettarsi obiettivi più ambiziosi di depavimentazione e permeabilità, pure

menzionati dal Disegno di Legge, ma mischiati alla rinfusa con la suddetta “invarianza”

4 Trattandosi di un testo intermedio, che può essere riscritto meditatamente, risparmio la mie critiche puntuali

sulla qualità logico-formale, che mi sembra assai penosa: spesso la contraddittorietà dei testi legislativi è

dovuta alla frammentarietà e conclusione delle votazioni sugli emendamenti, ma ciò non dovrebbe verificarsi

nel caso di redazione di un "testo unificato”


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Utopia21 – novembre 2025 A.Vecchi: RIGENERAZIONE URBANA DI CENTRO-DESTRA 4

manifestazioni istituzionali del Centro-Destra (come il presente disegno di legge) ai

principi ed al linguaggio del welfare e del green deal europei sia una vuota litania, in

parte smentita dalle scelte operative dello stesso testo legislativo e ancor di più

smentita dall'insieme della prassi politica delle forze governative, ma devo

confessare che - di questi tempi - ho apprezzato leggere obiettivi come “migliorare la

qualità della vita delle persone e della vivibilità del territorio” "incremento della

biodiversità” “cintura verde” "contenimento delle isole di calore” “sostenibilità

ecologica” "riduzione delle disuguaglianze sociali” "partecipazione attiva dei cittadini”

“soddisfare la domanda abitativa debole, il fabbisogno strutturale di alloggi in affitto

a un costo sostenibile e la coesione sociale”

- uno sforzo - ormai inconsueto - di programmazione pluriennale (anche se 800 milioni

sono decisamente pochi5 e la durata è solo triennale), con il coinvolgimento di Stato,

Regioni 6

(e Province Autonome) e Comuni, però con il limite di escludere le Province

e le Città Metropolitane e di obbligare solo i comuni sopra i 10.000 abitanti, lasciando

alla pura discrezionalità l’eventuale coordinamento tra i comuni più piccoli, il che

significa rinunciare ad affrontare le tematiche di riequilibrio territoriale nella loro

concretezza. 7

- una certa attenzione agli aspetti qualitativi, non solo nelle enunciazioni di principio,

tra cui quella della necessaria “progettazione integrale” per prevenire barriere

architettoniche ed ogni altra discriminazione, ma anche nei dispositivi, come ad

esempio l’obbligo - non facile da attuare - di ricorrere ai concorsi di progettazione nel

conferimento degli incarichi esterni agli uffici comunali.


I CAPISALDI (NOCIVI): INCENTIVI E SCONTI PREDETERMINATI ‘A PRESCINDERE’ E

CARENZA DI PROGETTAZIONE ‘URBANA’; MODESTI I FINANZIAMENTI STATALI

Il nocciolo della proposta consiste in una serie di incentivi (aumento di 25-30% del volume

edilizio), sconti sulle aree da cedere ai Comuni per i servizi pubblici (“standard” limitati ai

maggiori volumi e dimezzati nelle zone centrali ovvero “A e B”, con ampia facoltà di

“monetizzazione”, alternativa alla cessione delle aree in loco), riduzioni degli oneri di

urbanizzazione (comunque solo sul maggior carico urbanistico; esenzione dal contributo

5 Ho provato ad attualizzare in Euro (a valore corrente 2025) le erogazioni del Piano Ina-Casa (‘Piano Fanfani’)

degli anni 50, e mi risulta un importo medio di 1 miliardo annuo, mentre per il programma pluriennale varato

nel 1978 mi risulta un importo medio annuo di 3 miliardi (salvo errori od omissioni): qui siamo invece a 266

milioni annui.

6 Lo Stato però impone alle Regioni di formulare analisi e priorità entro 3 mesi, riservandosi poi per la sintesi

nazionale 18 mesi (sui 36 di durata dei finanziamenti): forse perché la propria (inguaribile) lentezza.

7 Mentre proprio in questi giorni l’ISTAT ha reso nota la versione aggiornata della sua lettura geografica dei

fenomeni urbani (fondata sull’interpretazione delle densità abitative mediante una griglia geometrica europea

e sui dati del pendolarismo), che individua le seguenti classificazioni (in base a criteri internazionali): “Città o

Zone densamente popolate” Includono il 4% dei Comuni); “Piccole città e sobborghi o Zone a densità

intermedia di popolazione” (30% circa); “Zone rurali o Zone scarsamente popolate” (65% circa)..


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Utopia21 – novembre 2025 A.Vecchi: RIGENERAZIONE URBANA DI CENTRO-DESTRA 5

sulle plusvalenze immobiliari), agevolazioni fiscali (IMU, TARI, TOSAP, Registro,

deducibilità 50% dell’IVA da IRPEF per gli acquirenti), semplificazioni procedurali sulle

ricostruzioni, sui cambi di destinazione d’uso e sulle varianti urbanistiche.

Tali vantaggi per gli operatori, pubblici e soprattutto privati 8


, possono essere solo aumentati

e non diminuiti dalle Regioni e i Comuni devono applicarli in tutti gli ambiti dichiarati per

qualche verso come “degradati” (anche su iniziativa privata); progetti privati sono inoltre

ammessi, “nelle more” dell’approvazione dei Programmi Comunali oppure “in assenza di

programmazione comunale”.

A mio giudizio tale assetto complessivo - rigido e centralistico - è concettualmente aberrante

e concretamente assai pericoloso, perché si basa sull’assunto implicito sostanziale che le

aree urbane degradate abbiano bisogno solo di rinnovo edilizio/energetico/funzionale e

possano comunque sopportare aumenti consistenti del carico urbanistico, senza verifica

della sostenibilità delle densità edilizie e dei servizi urbani e tecnologici esistenti (infatti oneri

e standard nella proposta di legge sono commisurati solo ai volumi aggiuntivi); mentre nella

realtà le aree degradate spesso sono tali proprio perché troppo dense, prive di verde e spazi

pubblici, con strade e reti tecnologiche carenti o fatiscenti.

Pur dispiacendo ad Hegel, non mi sembra che nello stato attuale delle nostre città “tutto ciò

che è reale [sia anche] razionale”. Applicando ampliamenti indiscriminati del 25-30% si

rischia di non conseguire una "rigenerazione", bensì una conferma ed aggravamento dei

difetti accumulati dalle città.

I Programmi Comunali 9


, che NON sono Piani Urbanistici Particolareggiati (lo divengono

solo nei i casi di completa delocalizzazione per emergenze idrogeologiche), pur potendo

dettare qualcosa in materia di destinazioni d’uso, localizzazione di nuovi servizi e parametri

edilizi per eventuali “nuove costruzioni” (formulazione alquanto oscura, perché le

ricostruzioni e gli ampliamenti non sono considerate tali), nulla possono decidere sulle

suddette quantità volumetriche né sulla quantità di oneri e standard dovuti.

Tanto meno i Programmi Comunali possono entrare nel merito della progettazione

planivolumetrica dei volumi ampliati e/o ricostruiti, il che esclude il controllo pubblico anche

da parte dei cittadini (i Programmi non sono sottoposti a pubblicazione per osservazioni) sui

requisiti fondamentali della qualità urbana: anzichè rigenerare l’urbano si profila una

accozzaglia di singoli progetti edilizi privati, molto simile al “rito ambrosiano” in discussione

a proposito di Milano e della proposta di legge “Salva-Milano” (non mi dilungo in proposito

rinviando all’articolo sopra citato).

8

Il profilo genuflesso in favore degli interventi privati si riscontra anche nelle prestazioni qualitative richieste,

assai generiche e prive di soglie quantitative (sia relative sia assolute), e cioè “migliorare” l'efficienza

energetica, “favorire” il consolidamento antisismico, “migliorare” l’acustica ed infine abbattere le barriere

architettoniche, sì, ma solo “sulle parti comuni”, e non dentro le singole unità immobiliari.

9

I contenuti fondamentali dei Programmi sono la perimetrazione di:

- centri storici

- aree urbane, tra cui individuare le aree di degrado (in unica soluzione od anche a rate), anche su

proposta privata: le restanti aree esterne da qualificare come “cintura verde”;

per le aree di degrado i Programmi definiscono alcuni parametri edificatori e gli interventi pubblici, con i relativi

costi.


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Utopia21 – novembre 2025 A.Vecchi: RIGENERAZIONE URBANA DI CENTRO-DESTRA 6

Inoltre gran parte degli sconti sono previsti a spese delle casse comunali ed il vago concetto

di “rimborsi per minor gettito”, enunciato all’art. 10, risulta privo di coperture finanziarie a

carico dello stato.

Infine la selezione dei progetti da finanziare si profila come problematica (forse con troppi

margini per discrezionalità clientelari), dal momento che nel lungo e rispettabile elenco delle

condizioni per le candidature 10, per l’ammissibilità al vaglio programmatorio sarà sufficiente

rispettarne solo due (ad esempio prevedere una qualunque quantità di verde o di

parcheggi...).


aldovecchi@hotmail.it


Fonti:


A. https://www.senato.it/show-

doc?idoggetto=1423457&id=1428508&leg=19&tipodoc=Emendc


B. Anna Maria Vailati e Aldo Vecchi - E’ COSI’ CHE SI SALVA MILANO? - su

UTOPIA21, gennaio 2025 https://drive.google.com/file/d/1-

mFBTsYEiA42q2V9GZ-FUCZGnJSVrKwE/view?usp=drive_link

C. Aldo Vecchi - LA STRATEGIA EUROPEA PER IL SUOLO - su UTOPIA21,

maggio 2022

https://drive.google.com/file/d/1PjBMBVMwCmUFfIBnUfOLI4fBBB5OtCMI/view?usp

=sharing

D. Aldo Vecchi - NON SI FERMA IL CONSUMO DI SUOLO - su UTOPIA21, gennaio

2024


10 Elenco completo delle “condizioni” per l’ammissibilità ai finanziamenti:

a - qualità progettuale in rapporto alla coesione sociale, al risparmio energetico, ecc.

b - adeguamento antisismico

c - verdi e parcheggi

d - standard di spazi pubblici (anche costruiti su più piani)

e - de-pavimentazione e riforestazione (per migliorare gli equilibri idrogeologici e per mitigare l’impatto visivo)

f - compartecipazione a quote di Edilizia Pubblica Residenziale/Sociale

g - “uso sociale dei luoghi”

h - “recupero e sviluppo del tessuto produttivo e commerciale compatibile con

l'insediamento e il riequilibrio insediativo”

i - “risoluzione delle opere pubbliche incompiute eventualmente ricadenti nell'area interessata

dall'intervento”

l - "progettazione universale” (convenzione di New York) ai fini del superamento delle barriere, non solo

architettoniche

m - “un consumo di suolo pari o inferiore al lotto originario, escluse le opere

infrastrutturali


www.universauser.it/utopia21


Utopia21 – novembre 2025 A.Vecchi: RIGENERAZIONE URBANA DI CENTRO-DESTRA 7

https://drive.google.com/file/d/1zOz4i3IekmCXguXLpc3mcoS_EhdvhAYY/view?usp

=drive_link

E. Aldo Vecchi – IL PIANO UTILE? - su UTOPIA21, settembre 2025


https://drive.google.com/file/d/1YJ2kWjEN-

PmV0Cchi6C99MyGng2SJ64H/view?usp=drive_link


F. Aldo Vecchi – IL CONSUMO DI SUOLO – Quaderno n° 3 di “UTOPIA21”, settembre

2018 https://universauser.it/i-quaderni/quaderno-3-il-consumo-di-suolo.html

lunedì 22 settembre 2025

UTOPIA21 - SETTEMBRE 2025: IL PIANO UTILE

 Il 32° Congresso dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, aggiornando

le riflessioni sull'evoluzione della disciplina, ha riaffermato l’utilità

della pianificazione; ma in pochi se ne sono accorti: i riscontri nella

Rassegna-Stampa. Restano aperte le battaglie sui territori e contro

nuovi peggioramenti legislativi, in un contesto non favorevole:

l’appello INU per Milano e l’appello dei 200 professori.

Sommario:

- il 32° Congresso INU nella rassegna stampa

- lo svolgimento del Congresso: impostazione; l'assemblea dei soci

- riepilogo della precedente puntata: sintesi della proposta di legge INU

- svolgimento del Congresso: mattina

- svolgimento del Congresso: pomeriggio

- alcune mie (amare) considerazioni

- i capisaldi dell’appello per Milano della sezione INU regionale

- l’appello su Milano, e non solo, dei “200 professori”

Appendice 1: La mozione unanime dell’Assemblea dei Soci sulle tendenze

legislative (24 maggio 2025)

Appendice 2: L’appello per Milano della Sezione Regionale Lombarda (27 luglio

2025)

Appendice 3: L’appello dei “200 professori” per una radicale svolta urbanistica

a Milano e in Italia (28 agosto 2025)


IL 32° CONGRESSO I.N.U. NELLA RASSEGNA STAMPA

Si è svolto a Roma in maggio il 32° Congresso dell’INU, con il titolo “Il piano utile” A, volto a

confermare la proposta dell’Istituto per una nuova legge urbanistica nazionale (già delineata

nel precedente congresso del novembre 2022 B e successivamente definita anche come

“articolato” C) ed a sostenere le motivazioni della stessa pianificazione urbanistica e

territoriale di fronte alle crescenti tendenze alla “de-regolazione”, ben esemplificate dal

cosiddetto “modello Milano” ed incombenti nelle poche proposte legislative che affiorano in

materia da Parlamento e Governo.


Utopia21 – settembre 2025 A.Vecchi: IL PIANO UTILE? 2

La rassegna stampa dedicata al Congresso dallo stesso sito dell’INU A testimonia della

scarsa attenzione che i media (e quindi il vasto mondo esterno ai 200 soci dell’INU) hanno

prestato al Congresso: il comunicato preliminare emanato dall’INU è stato riportato dal solo


supplemento “Norme e Tributi” del quotidiano nazionale “Il sole-24 ore” e da 7 testate on-

line destinate agli addetti ai lavori (tra cui “Il giornale dell’architettura.com, EdilPortale,


Lavori Pubblici); nessun organo di comunicazione ha riferito sull’andamento e sugli esiti del

Congresso.


LO SVOLGIMENTO DEL CONGRESSO: IMPOSTAZIONE. L'ASSEMBLEA DEI SOCI

D’altronde le stesse modalità di svolgimento della giornata di confronto (preceduta dalla

Rassegna Urbanistica Regionale del Lazio, cogestita con l'Ordine degli Architetti di Roma,

che ha anche ospitato il Congresso INU), impostata sostanzialmente su una serie di ‘tavole

rotonde’ di approfondimento, e senza alcun dibattito tra posizioni divergenti (anche perché,

almeno in apparenza, i soci INU sono concordi sulla stessa linea, fatte salve divergenze

sotto traccia1


) non erano fatte per attirare le attenzioni mediatiche (che prediligono invece

l’accapigliamento da talk show); la riconferma, con alcune integrazioni, del gruppo dirigente

uscente dell’Istituto è stata sancita il giorno successivo dalla apposita assemblea, che ha

anche approvato all’unanimità una mozione critica verso il testo-base del disegno di legge

sulla rigenerazione urbana, in discussione in Commissione al Senato (allora “testo

Gasparri”) D.


RIEPILOGO DELLA PRECEDENTE PUNTATA: SINTESI DELLA PROPOSTA DI LEGGE

INU (dal mio articolo del gennaio 2023) B

- “la promozione – anche a livello nazionale – di un sistema di quadri conoscitivi

e di indicatori socio-ambientali che faciliti il dialogo tra programmazione

economica (in particolare per la spesa pubblica) e la pianificazione territoriale a tutte

le scale, privilegiando criteri di razionalità fondati sul concreto monitoraggio delle

condizioni iniziali e degli effetti delle scelte;

- la conferma dell’attuale stratificazione scalare di piani territoriali/paesaggistici

e urbanistici ai tre livelli delle Regioni, delle Province o Città Metropolitane, dei

Comuni o Unioni-di-Comuni;

- la tendenziale unificazione in un unico Piano (al livello comunale/unionale) di

una componente strutturale/strategica, vigente a tempo indeterminato così

come la componente regolativa per i territori consolidati, e di una (eventuale)

componente operativa per le aree da trasformare, con durata di cinque/dieci anni,

valevole sia per gli interventi pubblici (con vincoli per potenziali espropri) sia per gli


1 Una qualche sfasatura mi è parso di rilevarla riguardo al disegno di legge cosiddetto “Salva Milano”, in

generale deprecato dai relatori, con una più ambigua posizione di Marco Engel presidente della Sezione

regionale lombarda, come già da me registrato ai tempi della discussione del provvedimento che ora pare

tramontato. La parziale indulgenza di INU Lombardia verso le interpretazioni milanesi del complesso quadro

normativo vigente (quasi giustificabili proprio a causa di tale complessità e contraddittorietà), pare comunque

pienamente superata dalla recente presa di posizione della stessa Sezione regionale riguardo al nuovo PGT

come necessaria svolta per Milano (e area metropolitana), “Appello” che riporto in Appendice 2.


Utopia21 – settembre 2025 A.Vecchi: IL PIANO UTILE? 3

interventi privati ed i connessi diritti edificatori; cercando anche di integrare i vari piani

specialistici di settore;

- il passaggio dalle verifiche di “conformità” alle verifiche di “coerenza” (con i

quadri conoscitivi e le opzioni strategiche), sia nella concertazione tra i livelli

istituzionali per l’approvazione dei piani e per la localizzazione dei programmi di

intervento settoriali, sia per i successivi adeguamenti dei piani a condizioni e

domande mutate, limitando le procedure di complessiva variante ai casi di effettiva

modifica degli elementi strutturali;

- la codificazione dei principi perequativi, attribuendo i diritti edificatori derivanti dai

progetti di trasformazione urbana in proporzione ai valori catastali (ovviamente

aggiornati, anche tenendo conto delle diverse qualità ambientali degli immobili), ed

applicando su di essi una conseguente tassazione immobiliare;

- una nuova definizione a livello nazionale degli standard minimi di spazi ad uso


pubblico, tenendo conto dei nuovi bisogni sociali e della necessità dei “servizi eco-

sistemici”, e lasciando alle leggi regionali ed ai piani intermedi e locali una


implementazione flessibile di tale complessa riformulazione della “città pubblica”, che

contempli anche l’offerta di servizi alle persone derivante dal volontariato e dal terzo

settore;

- ricerca di nuove modalità di partecipazione popolare nella formazione dei piani,

a partire dalla fase conoscitiva, che deve divenire interattiva tra istituzioni e cittadini.”

Nel mio articolo del gennaio 2023 B evidenziavo i limiti, ai miei occhi, di tali impostazioni.


SVOLGIMENTO DEL CONGRESSO: MATTINA

In attesa della pubblicazione degli atti (in gran parte anticipati nella raccolta di contributi

pubblicata nel n° 320/S.I. di Urbanistica Informazioni" E), ho potuto seguire integralmente la

giornata di confronto congressuale nella registrazione disponibile su Youtube F e scelgo di

riferire brevemente quanto segue, perché - come già ho detto - i contenuti sostanziali della

proposta INU restano quelli del precedente congresso, da me riassunti e commentati nel

gennaio 2023:

- relazioni introduttive: il presidente Michele Talia e Carlo Alberto Barbieri (decano del

Consiglio Direttivo Nazionale e di fatto ‘padre putativo’ della proposta di legge, che

da anni ne rivendica la necessità, con la costanza con cui Catone insisteva sulla

distruzione di Cartagine), come poi altri relatori nella giornata, hanno insistito sulle

‘buone ragioni’ della pianificazione e sulle ‘cattive ragioni’ della opposta tendenza ad

inficiarla con ogni sorta di scorciatoia (dai vari decreti e leggine sull’edilizia alla

pessima proposta Gasparri sulla rigenerazione urbana 2


, che di fatto apre agli

incrementi volumetrici sui singoli lotti, senza alcun coordinamento urbanistico,

andando anche oltre gli effetti del mancato condono “salva-Milano”): ma non mi pare


2 Nelle settimane successive al Congresso INU, la 8^ Commissione del Senato ha elaborato ulteriormente la

proposta di legge, pervenendo all’inizio di agosto ad una nuova versione-base, a cura del Relatore, Senatore

Roberto Rosso, anch’egli di Forza Italia (come Gasparri), con l'intendimento di discutere gli emendamenti

entro dicembre per portare quindi il testo alla votazione dell’Aula senatoriale. A fronte di questa accelerazione

da parte del Legislatore, mi prefiggo di studiare testo ed emendamenti in vista dei prossimi numeri di

UTOPIA21.


Utopia21 – settembre 2025 A.Vecchi: IL PIANO UTILE? 4

che abbiano affrontato il nodo politico delle forze in campo tra i due schieramenti,

anzi di fatto con uno schieramento solo, quello contrario agli auspici dell’INU (vedi

più avanti sulle ‘alleanze’); sempre interessante la relazione di Simone Ombuen sul

“Rapporto” annuale dell’INU sul territorio, che integra i dati oggettivi sulle

trasformazioni dei suoli (richiamando dati ISTAT e ISPRA, con attenzione alle nuove

geografie di fatto che modificano di fatto le armature urbane) con le informazioni

relative all’aggiornamento dei diversi strumenti di pianificazione ai vari livelli delle

gerarchie istituzionali (evidenziando come sempre i ritardi delle regioni meridionali);

mentre Roberto Mascarucci ha rinverdito l’attenzione al ‘piano di area vasta’, oltre gli

ormai abituali ristretti confini comunali;

- il successivo confronto “tra 3 punti di vista” si è ridotto ad uno, quello di Walter Tocci

(vedi il suo intervento anche sul sito Casa della Cultura di Milano), che ha richiamato

i temi fondamentali dello Spazio, del Valore (cioè della rendita immobiliare) e della

Forma, per l’assenza forzata di Carlo Gasparrini e di Ines Tinagli (quest’ultima

presente on-line, ma esclusa dai ritardi nella gestione del Congresso): ciò ha portato

Patrizia Gabellini a trasformarsi da moderatrice a voce critica, con richiami storici ad

altre fasi in cui l’INU si impegnò a difendere l’utilità del Piano e con semina di vari

dubbi come sempre stimolanti.


SVOLGIMENTO DEL CONGRESSO: POMERIGGIO

Nel pomeriggio si sono svolte le due “tavole rotonde”:

- - la prima - introdotta da Andrea Arcidiacono che ha riassunto le tematiche della

transizione urbanistica a fronte della ‘policrisi’ (politica, economia, società, ambiente)

- ha raccolto il sostegno esterno di soggetti quali l’ASviS, Legambiente,

l’Associazione Centri Storici (ANCSA)3


, nonché dell'avvocato Emanuele Boscolo in

veste di presidente AIDU (docenti di diritto urbanistico)4 e di due ‘schegge impazzite’

del sistema istituzionale, quali Michele Munafò di ISPRA5


(di cui dirige le ricerche sul

consumo di suolo) e Daniele Vetritto, dirigente del progetto “Italiae” presso la

Presidenza del Consiglio (il quale dava l'impressione di essere lui stesso a cercare

conforto presso gli astanti, stante l’isolamento di cui soffre nel contesto governativo,

dove - in collaborazione con l’INU - sviluppa ricerche sulle ‘nuove geografie' e cerca

invano di caldeggiare la necessità di una riorganizzazione dei poteri locali alla scala

degli attuali problemi territoriali): la marginalità oggettiva di tali ospiti, esponenti dello

Stato, probabilmente mal sopportati negli ambiti decisionali, mostrano a mio avviso

la marginalità attuale dello stesso INU, la cui proposta di legge, pur presentata presso

3 Stefano Storchi, penso riferendosi all’applicazione della legge urbanistica regionale dell’Emilia Romagna, ha

definito “Piani dell’evanescenza” quelli che esprimono obiettivi altisonanti ma generici, riscontrando poi

“coerenza” in qualunque proposta dei privati

4

l’avvocato Boscolo, però, quale socio INU ha avuto un ruolo rilevante nella stesura del progetto di legge dello

stesso INU in particolare riguardo alla definizione giuridica di “coerenza” in alternativa a “conformità”)

5 Michele Munafò in particolare ha dato atto che finalmente tutte le regioni e le province autonome hanno

variamente inserito nella loro legislazione il principio del risparmio del consumo di suolo, ma ha sottolineato e

deprecato il fatto che in ciascuna di queste norme compare una definizione diversa dello stesso “consumo di

suolo”, e che nessuna di queste coincide con la definizione data dall’ISPRA (e coerente con la direttiva

europea), così che diviene impraticabile una sistematica verifica della efficacia dei provvedimenti di ciascuna

singola regione


Utopia21 – settembre 2025 A.Vecchi: IL PIANO UTILE? 5

il Senato (per invito di alcuni senatori dell’opposizione) non è stata degnata della

minima attenzione da parte dei partiti della maggioranza (e francamente, mi pare,

neanche troppo dagli altri partiti);

- - la seconda, guidata da Carolina Giaimo (direttrice di Urbanistica Informazioni), ha

alternato, a mio avviso con un ritmo un po’ affrettato, i rappresentanti di alcune tra le

due forme di articolazione organizzativa dell’INU, le ‘community’ (cioè i gruppi di

lavoro tematici) e le sezioni territoriali regionali:

- tra le ‘community’ è emersa chiaramente la problematica espressa da

Bertrando Bonfantini della nuova ‘community’ sulla formazione (già “riforma

dei saperi”), sia riguardo ai rischi che la pianificazione nel mondo universitario

resti schiacciata tra le discipline territoriali ‘non progettuali’ (geografia,

antropologia, ecc.) e quelle progettuali ma ‘non territoriali’ (ingegneria e

architettura), sia riguardo alla inadeguatezza dell’attuale offerta formativa

rispetto ai nuovi bisogni operativi (policrisi e transizioni) per chi agisce come

dipendente o incaricato dagli enti pubblici, mentre gli interventi dei gruppi

relativi al meridione ed al paesaggio hanno soprattutto mostrato - senza

dipanarlo - il notevole accavallamento di temi e di iniziative che l’INU affronta

e sviluppa (e con ben altre 16 community, se ho ben contato) malgrado il

ridotto numero di soci;

- dalle tre sezioni territoriali invitate a relazionare - Toscana, Puglia ed Emilia

Romagna - sono pervenute sistematiche relazioni sia sullo stato della

legislazione che del processo di pianificazione (e di controllo sul consumo di

suolo) nelle singole regioni, che risulta assai differenziato 6


, ed anche, per

quanto riguarda Toscana e Puglia, divergente rispetto al modello delineato dal

progetto di legge nazionale dell’INU (più coerente l'ultima legge regionale

6 Francesco Rotondo, presidente della Sezione Puglia, ha esposto in sintesi un situazione regionale di stallo

decennale riguardo alla pianificazione urbanistica, dopo gli slanci all’inizio della attuazione del Piano

Paesaggistico Regionale (slanci meno sostenuti dalla Giunte regionali presiedute da Michele Emiliano), ed in

attesa di una nuova Legge Urbanistica Regionale, ora in fase di elaborazione; tale stallo urbanistico risulta

contrappuntato da una vivacità edilizia connessa alla normativa regionale sulla riqualificazione edilizia,

allargata dalle modifiche nazionali del 2020 alla disciplina della "ristrutturazione edilizia”, e soprattutto dalle

devastanti deroghe derivanti dalla estensione all’intero territorio di tutte le regioni meridionali del regime delle

“Zone Economiche Speciali", inizialmente previsto solo per le aree prossime ad 8 città portuali, regime

particolarmente largo per tutte le imprese, anche piccole, e con decisioni finali affidate al Commissario che

presiede le Conferenze dei Servizi.

Per quanto riguarda gli assetti legislativi ed operativi di Toscana ed Emilia Romagna, rimando al mio articolo

del gennaio 2024 G, segnalando quanto segue per gli aggiornamenti evidenziati nella giornata congressuale:

- Toscana: mentre si riscontra una consistente adesione dei Comuni, singoli od aggregati, al rinnovo

dei rispettivi Piani e conseguentemente alla progressiva restrizione dei restanti margini di consumo

del suolo extraurbano, la Sezione regionale, tramite la Presidente Camilla Cerrina Feroni, segnala

lentezze e difficoltà nella interpretazione concreta di alcuni aspetti del Piano Paesaggistico Regionale,

e le carenze di tale Piano rispetto ai paesaggi più urbani e più contemporanei

- Emilia Romagna: l'intervento del Presidente Vittorio Emanuele Bianchi, abbastanza compiaciuto circa

i risultati del rinnovamento dei Piani Urbanistici Comunali o Intercomunali in attuazione della Legge

Regionale del 2017 ad in particolare della conseguita estinzione della “edificabilità pregressa”

accumulata nei precedenti piani, ha evidenziato la flessibilità di applicazione del nuovo assetto (ad

esempio per le scelte di delocalizzazione a fronte delle recenti alluvioni) e lo spostamento dagli aspetti

quantitativi a quelli qualitativi in materia di spazi pubblici, essendo generalizzata una media acquisita

di oltre 30 m2 per abitante nell’intera regione; tale abbondanza ha suscitato invidie da parte dei

congressisti di altre regioni, soprattutto meridionali, mentre i toni ottimistici dell'intervento hanno

rasserenato gli animi del convegno, dato il contesto generale assai più cupo.


Utopia21 – settembre 2025 A.Vecchi: IL PIANO UTILE? 6

emiliana), il che ne renderebbe anche più difficile l’approvazione e attuazione

nell’auspicabile ma improbabile eventualità del suo incardinamento in un

procedimento legislativo.


Al termine della giornata, nell’imminenza dell’aperitivo serale, il presidente Talia ha passato

la parola per gli interventi conclusivi a Valeria Lingua ed a Paolo La Greca, il primo di

carattere riassuntivo ed ecumenico ed il secondo soprattutto di testimonianza della sua

attività come Assessore e Vice-Sindaco a Catania, ‘tecnico’ in una giunta di Centro-Destra.


ALCUNE MIE (AMARE) CONSIDERAZIONI

La mia impressione è che le attività dell’INU e di gran parte del mondo urbanistico, dentro e

fuori dagli ambiti accademici, a fronte della crisi di un modello ‘classico’ di pianificazione,

del quale sono venuti meno i presupposti ideologici, sociali ed economici, prima ancora che

politici ed istituzionali, mostrino una notevole ricchezza di ricerche e di sperimentazioni, per

fronteggiare la transizione ambientale (energia, clima, biodiversità) e quella digitale.

Però mi sembra che tali raffinatezze di analisi e proposte non siano sufficienti a colmare la

sostanziale debolezza non solo della “pianificazione’ territoriale ed urbanistica, ma

dell’intero assetto progressivo dello ‘stato sociale ed inclusivo’. Ne sopravvivono le norme e

gli istituti, a scala europea e nazionale (molto meno a scala planetaria: vedi ONU e

Organizzazione Internazionale per il Commercio): ma con la sensazione che i 'barbari alle

porte’ siano pronti a sbarazzarsene, passando, ad esempio, dal puntuale sabotaggio in atto

in Italia verso la transizione energetica, pur condito da ipocrite adesione agli obiettivi ONU

2030, all’esplicito negazionismo dei problemi climatici già esplicitato negli USA

dall'amministrazione Trump (purtroppo vi sono molti altri esempi di soppressione dei principi

della ‘vecchia democrazia’, a partire dalla indipendenza degli organismi di ricerca statistica).

Tali ‘barbari’ non vengono solo dall’esterno (USA), ma sono tra noi, insediati negli

schieramenti elettorali sovranisti che incalzano e condizionano il quadro politico di molti

paesi europei, quando già non li governano.

Pertanto tutti gli sforzi di declinare le buone ragioni della pianificazione e dei servizi

ecosistemici del suolo, ricercando anche un qualche consenso ‘popolare’, sono senz’altro

meritevoli, ma rischiano di assomigliare all'orchestra del Titanic mentre si approssima

all’iceberg.

Mi guardo dall’immaginare consigli, ma non mi stupisco se il disegno di legge dell’INU non

riesce a bucare la disattenzione dell'opinione pubblica.

Opinione pubblica invece abbastanza attiva sul ‘caso Milano’ H, con il rischio di non capirci

molto, stante il chiasso mediatico/giudiziario.

Non riesco ad ipotizzare come evolverà la gestione urbanistica milanese nei prossimi ed

ultimi due anni della Giunta Sala, tuttavia sono lieto che l’appello recentemente lanciato

dall’Inu Lombardia I


(che riporto qui sotto per caposaldi e per esteso in Appendice 2 e che

supera le precedenti ambiguità della Sezione regionale INU) indichi una chiara e

condivisibile linea di svolta rispetto al ‘modello Milano’ (un modello di resa anticipata agli

interessi immobiliari ipercapitalistici, senza bisogno che vincano formalmente i nuovi

barbari).

Il confronto non solo disciplinare, ma politico e sociale sui problemi concreti della casa e

della città, nei singoli territori, anche per confermare che il piano è davvero utile, non è certo


Utopia21 – settembre 2025 A.Vecchi: IL PIANO UTILE? 7

di più facile vittoria rispetto al livello legislativo nazionale: però mi appare nei fatti più

praticabile. J


I CAPISALDI DELL’APPELLO PER MILANO DELLA SEZIONE INU REGIONALE (27

luglio 2025 - testo completo in Appendice 2). K

1. Costruire il piano in un'ottica metropolitana...

2. Governare la distribuzione e l'entità del carico urbanistico...

3. Ripristinare un rapporto equilibrato fra interessi privati e utilità pubbliche. È indispensabile

adeguare gli strumenti di prelievo di quote della rendita urbana, amplificata dalla strabiliante

crescita del mercato immobiliare milanese, da investire nell'armatura pubblica della città e

nell'attivazione di politiche di welfare urbano con l'obiettivo di incrementare e qualificare gli

spazi ed i servizi pubblici, allo scopo limitando il ricorso, oggi troppo diffuso, della

monetizzazione delle dotazioni di servizi e di quote di edilizia sociale.

4. Porre al centro le strategie di risposta al fabbisogno di alloggi a basso costo...

5. Assumere il tema dell'adattamento ai cambiamenti climatici come matrice del disegno

dell'armatura pubblica della città...


L’APPELLO SU MILANO, E NON SOLO, DEI “200 PROFESSORI”

Sul finire della pausa estiva, il dibattito politico-disciplinare sul Caso Milano è stato rilanciato

- a livello nazionale - da un appello L firmato da oltre 200 intellettuali, non solo urbanisti, tra

cui i più noti sono Salvatore Settis, Tomaso Montanari e Paolo Maddalena, il cui testo

riproduco in Appendice 3, e che è così riassunto dalla redazione di “Salviamo il paesaggio”

: “Dopo le inchieste e lo scandalo di questi mesi, si chiede di fermare i progetti in corso a

Milano, di modificare le politiche che guidano l’urbanistica in base a un quadro strategico di

gestione pubblica e di riformare le leggi nazionali al fine di tutelare l’interesse degli abitanti

e la qualità ambientale e sociale dei luoghi dall’eccessiva rapacità degli investitori,

ripristinando l’effettiva capacità delle istituzioni di governare i processi di trasformazione dei

territori”.

Al di là della puntualizzazione sugli specifici progetti da “fermare” a Milano, a partire dalla

cessione dello stadio di S.Siro, i contenuti in apparenza non divergono molto da quelli

emersi in ambito INU (vedi sopra ed in appendice 1 e 2), motivo per cui mi pare rilevante

osservare:

- che tra i “200” non compare nessuno del gruppo dirigente INU, né milanese né

nazionale,7

- che i “200” - pur auspicando una “riforma organica della legge nazionale” - non

accennano minimamente agli sforzi compiuti dall’INU per formulare la sua proposta

di legge.

7 Dalla lettura delle firme del documento, in particolare, tra i circa 30 firmatari orbitanti sul Politecnico di Milano

ed altre istituzioni milanesi - di cui nessuno figura tra i soci della Sezione Lombardia dell’INU - si notano non

solo i più precoci e tenaci critici del ‘modello Milano’, già menzionati nell’articolo “E’ così che si salva Milano”,

su UTOPIA21 del gennaio 2025 - come Giancarlo Consonni, Sergio Brenna, Arturo Lanzani, Elena Granata,

Paolo Pileri - ma anche alcuni professori che in qualche misura si potrebbero invece riconoscere quali

precursori dello stesso modello, come Giorgio Goggi, già assessore nella Giunta Albertini, e Maria Cristina

Treu, interlocutrice dell’Assessore Moneta nel varo della Legge Regionale n° 12 del 2005.


Utopia21 – settembre 2025 A.Vecchi: IL PIANO UTILE? 8

Ritengo che questa assenza di dialogo, senza approfondimento sui contenuti delle

divergenze esplicite ed implicite, indebolisca complessivamente l’area “progressista” e non

solo le sue componenti più moderate o più radicali.


aldovecchi@hotmali.it


Fonti:

A. https://www.inu.it/xxxii-il-piano-utile/

B. Aldo Vecchi - RIFORMARE L’URBANISTICA? - su UTOPIA21, gennaio 2023 -

https://drive.google.com/file/d/1-

hRvpegM2DZGt55SJpfIACeqUuX07z63/view?usp=share_link

C. http://www.inu.it/wp-content/uploads/appendice-ui-313-legge-principi-def.pdf

D. https://www.senato.it/leggi-e-documenti/disegni-di-legge/scheda-ddl?did=57192


E. https://www.inuedizioni.com/en/prodotti/rivista/n-320-special-issue-urbanistica-

informazioni-marzo-aprile-2025


F. https://www.youtube.com/watch?v=sSX7wfmk3nM

G. Aldo Vecchi - NON SI FERMA IL CONSUMO DI SUOLO - su UTOPIA21, gennaio

2024 -

https://drive.google.com/file/d/1zOz4i3IekmCXguXLpc3mcoS_EhdvhAYY/view?usp

=drive_link

H. Anna Maria Vailati e Aldo Vecchi - È COSÌ CHE SI SALVA MILANO? - su


UTOPIA21, gennaio 2025 https://drive.google.com/file/d/1-mFBTsYEiA42q2V9GZ-

FUCZGnJSVrKwE/view?usp=drive_link


I. http://www.inu.it/news/inu-lombardia-rivolge-all-amministrazione-un-appello-per-

milano/


J. Aldo Vecchi - ANCORA SULL’UTOPIA DELL’URBANITÀ DI GIANCARLO

CONSONNI - su UTOPIA21, 2024 -

https://drive.google.com/file/d/1spWyZmlaHhwMQpgdTEsDGaOuoNsIu3x7/view?us

p=drive_link


K. http://www.inu.it/wp-content/uploads/allegato-4-inu-mozione-rigenerazione-

urbana.pdf


L. https://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2025/08/appello-per-una-radicale-svolta-

urbanistica-a-milano-e-in-italia/


NELLE PAGINE SEGUENTI LE APPENDICI 1-2-3

Appendice 1: La mozione unanime dell’Assemblea dei Soci sulle tendenze

legislative (24 maggio 2025)

Appendice 2: L’appello per Milano della Sezione Regionale Lombarda (27 luglio

2025)

Appendice 3: L’appello dei “200 professori” per una radicale svolta urbanistica

a Milano e in Italia (28 agosto 2025)


Utopia21 – settembre 2025 A.Vecchi: IL PIANO UTILE? 9

APPENDICE 1 - LA MOZIONE UNANIME DELL’ASSEMBLEA DEI SOCI SULLE

TENDENZE LEGISLATIVE M

Assemblea dei soci INU del 24 maggio 2025

Mozione sulla Rigenerazione urbana approvata all’unanimità:

Per l’INU è assodato che la rigenerazione urbana è concetto multidimensionale e funzionale,

che riguarda gli aspetti ambientali, sociali ed economici della città congiuntamente a quelli

abitativi e urbanistici.

Con riferimento al campo di interesse individuato dal XXXII Congresso dell’INU, la

rigenerazione territoriale e urbana è in grado di rappresentare un importante sviluppo delle

potenzialità dell’agire urbanistico mediante l’individuazione di un più ampio, aggiornato e

sostenibile ventaglio di obiettivi ed esiti attesi per le politiche pubbliche e il governo del

territorio. Al tempo stesso la rigenerazione può imprimere un impulso significativo alla

innovazione del processo di pianificazione, migliorando la capacità di quest’ultima di

adattarsi alla molteplicità dei contesti di intervento, e di dimostrare con chiarezza la fattibilità,

la condivisione e l’utilità delle procedure di cui dovrà dotarsi.

In relazione alle caratteristiche delle aree urbanizzate e del territorio in cui viene perseguita,

la rigenerazione urbana e territoriale aggrega un insieme coordinato di interventi inerenti il

recupero, la riqualificazione e il rinnovo del patrimonio edilizio, il riuso temporaneo o

permanente degli edifici dismessi o sottoutilizzati, la realizzazione di alloggi sociali,

l’incremento e la qualificazione degli spazi pubblici, le misure di adattamento ai cambiamenti

climatici e di sostenibilità energetica, il potenziamento dei servizi pubblici e privati anche

attraverso idonee attrezzature e infrastrutture, la cura della salute e della sicurezza, lo

sviluppo di forme di mobilità sostenibile, la rimozione dei detrattori ambientali e dei manufatti

incongrui.

La rigenerazione urbana così concepita e perseguita è finalità fondamentale del governo

del territorio e dei relativi strumenti di pianificazione urbanistica, nei quali si integra con gli

obiettivi del contenimento del consumo di suolo e di messa in sicurezza del territorio.

Pertanto l’INU, mentre condivide le iniziative legislative di quelle Regioni che si prefiggono

di innovare gli strumenti di pianificazione così da porli in grado di realizzare il governo del

territorio nella transizione dalla espansione alla rigenerazione urbana, dissente dai tentativi

legislativi settoriali sia di giustapporre (o sottrarre) la rigenerazione urbana alla

pianificazione generale, con la prospettazione di un ulteriore nuovo strumento urbanistico di

carattere speciale e il ripetuto ricorso a norme sostitutive e derogatorie dal Piano urbanistico

generale; sia un approccio riduzionistico della rigenerazione urbana ad un ambito normativo

prevalentemente di tipo edilizio.

Pertanto l’Assemblea dei Soci impegna il Consiglio Direttivo Nazionale e gli organi dirigenti

dell’Istituto ad affermare in ogni occasione le seguenti posizioni:

- compete al Piano urbanistico generale la funzione di individuare gli ambiti che, per

le loro condizioni di degrado, necessitano di essere rigenerati attraverso Piani,

Programmi e la progettualità di iniziativa privata o pubblica. Per tali ambiti, spetta agli

strumenti urbanistici la funzione di stabilire il sistema di incentivi (es. riduzione del contributo

di costruzione, incremento di superficie o di volume, mixitè di destinazioni d’uso, flessibilità

progettuale, semplificazioni procedurali, ecc.) utili per innescare il processo di

rigenerazione;

- gli interventi di rilievo urbanistico necessitano di essere disciplinati in modo diverso

dagli interventi edilizi. Gli interventi di trasformazione che determinano un significativo


Utopia21 – settembre 2025 A.Vecchi: IL PIANO UTILE? 10

incremento del carico urbanistico - vuoi con l’aumento dei volumi o delle superfici lorde, vuoi

con i cambi delle destinazioni d’uso - necessitano di essere valutati dalle amministrazioni

comunali. Per gli interventi di maggiore dimensione e complessità, si rende indispensabile

il ricorso ad un Piano urbanistico attuativo di iniziativa pubblica o privata convenzionati,

ovvero ad accordi operativi pubblico-privato di cui alla L 241/2001. Il Permesso di costruire

convenzionato si attaglia agli interventi di minore dimensione e complessità, ma comunque

generatori di un incremento del carico urbanistico di un qualche rilievo. La gestione degli

interventi confermativi del preesistente carico urbanistico, o modificativi di esso per effetto

di specifiche premialità stabilite da leggi o da norme urbanistiche, potrà essere affidata, a

seconda dei casi, alla Segnalazione certificata di inizio di attività (SCIA) o al Permesso di

costruire. Il quadro appena delineato comporta la radicale revisione dell’art. 3, c. 1, e dall’art.

10 del Dpr 380/2001, in cui nel 2020, e cioè in epoca post-Covid, venne stravolta la

definizione di “ristrutturazione edilizia”, e quindi impropriamente dilatato il campo di

operatività della Scia.

- l’INU auspica che un provvedimento legislativo dello Stato in materia di

rigenerazione urbana e territoriale introduca misure finanziarie atte ad attivare un

flusso di risorse continuo nel tempo, in grado di consentire una programmazione

degli interventi pubblici e privati nel medio periodo. Un altro importante contenuto di

tale provvedimento è l’alleggerimento del carico fiscale per tutte le attività preordinate alla

rigenerazione urbana.

- l’INU dissente dalla soppressione delle norme che disciplinano la densità edilizia e

le dotazioni pubbliche degli insediamenti, nonché le relazioni (distanze dai confini e

altre) fra proprietà private senza un intervento organico di riforma del DM 1444/68,

peraltro da lungo tempo auspicato dall’Istituto e trattato nella sua proposta di Legge di

Principi del governo del territorio;

- l’INU sostiene che il trasferimento delle quantità edificatorie di varia origine

(perequazione, crediti edilizi, premialità, compensazioni) che si staccano dal suolo di

origine per localizzarsi altrove, deve essere funzionale alla realizzazione di processi

di rigenerazione urbana e territoriale, e in quanto tale trovare cornice di riferimento e

disciplina nel Piano urbanistico generale nella sua innovativa forma, nonché in

adeguati istituti giuridici.


APPENDICE 2 - L’APPELLO PER MILANO DELLA SEZIONE REGIONALE LOMBARDA

(27 LUGLIO 2025) I

“Un appello PER MILANO:

Serve un nuovo piano consapevole del rango internazionale acquisito dalla metropoli

milanese, rispettoso della cultura e della memoria della città e dei diritti dei suoi cittadini.

È molto cambiata Milano nei dieci anni appena trascorsi dall'apertura di EXPO 2015 e, sotto

molti profili, ma non tutti, è cambiata in meglio.

Sono stati dieci anni di sviluppo accelerato che hanno portato Milano ad acquisire un ruolo

fra le metropoli che competono nell'economia globale. Dieci anni caratterizzati da una spinta

crescente del mercato immobiliare sostenuta da uno straordinario afflusso di capitali, non

adeguatamente governata da una strumentazione urbanistica ideata in una fase di

stagnazione con l'obiettivo di restituire slancio alla città promuovendone la densificazione

tramite la crescita in altezza.


Utopia21 – settembre 2025 A.Vecchi: IL PIANO UTILE? 11

Il piano attualmente vigente contiene scelte di strategia e di gestione dello sviluppo urbano

che si sono rivelate insufficienti a governare la potentissima e perdurante spinta del mercato

immobiliare: una condizione riconducibile principalmente alla dilatazione dei margini di

flessibilità introdotti nel piano, col conseguente rinvio alla fase attuativa di decisioni rilevanti,

comprese, in alcuni casi, quelle relative all'entità della volumetria edificabile.

Gli esiti delle trasformazioni realizzate in applicazione delle regole del piano sono ora sotto

gli occhi di tutti: il progressivo cambiamento della composizione sociale degli abitanti che

orienta la città a qualificarsi sempre più come residenza per soli ricchi, la modesta entità

delle risorse recuperate dalla rendita urbana a favore delle politiche pubbliche, la diffusione

di singoli interventi fortemente impattanti sul contesto urbano e scarsamente rispettosi delle

attese dei cittadini, per non citare che gli effetti più vistosi.

Giunti a questo punto risulta improcrastinabile l'approvazione di un nuovo Piano di Governo

del Territorio per evitare che la città rimanga, per molti anni a venire, ancorata ad un sistema

di regole che ha ormai dimostrato la propria inadeguatezza.

La formazione del nuovo PGT deve avere una direzione politica ed una guida culturale e

tecnica riconoscibili in modo da rendere trasparente il processo di formazione delle scelte e

la loro traduzione nel sistema delle decisioni e delle regole. È anche necessario riattivare il

confronto con la società milanese e coi suoi organismi rappresentativi, a partire dal Consiglio

Comunale, e mantenerlo con costanza lungo tutta la fase di formazione delle decisioni al

fine di sviluppare una salda condivisione dei temi e degli obiettivi centrali del Piano, ponendo

anzitutto in discussione la scelta della densificazione della città centrale, ossia di Milano

racchiusa nei suoi confini comunali.

Per rilanciare il confronto sul nuovo piano per Milano proponiamo 5 temi, già segnalati in

precedenti prese di posizione di INU Lombardia, che riteniamo centrali per risolvere le

criticità fin qui emerse ed affrontare con rinnovata energia le sfide di una nuova fase di

sviluppo.

1. Costruire il piano in un'ottica metropolitana. Milano ha bisogno di una strategia

metropolitana che non può essere solo annunciata ma deve essere sostenuta da visioni e

atti concreti. Il PGT di Milano riguarda solo formalmente il territorio entro i confini comunali

poiché i suoi effetti si ripercuotono su tutta la vasta regione metropolitana in termini di

ridistribuzione della popolazione residente, di delocalizzazione e nuovo insediamento delle

attività produttive, di distribuzione dei servizi, compresi quelli di trasporto, ecc.

2. Governare la distribuzione e l'entità del carico urbanistico. Il piano deve assumere le

decisioni che gli competono per legge relativamente alla distribuzione ed alle condizioni di

ammissibilità dei carichi urbanistici, ossia del volume edificabile sui suoli urbani. Si tratta di

un compito esplicitamente assegnato dalla legge al Consiglio Comunale, che non può

essere demandato all'elaborazione di studi e progetti sviluppati da soggetti privati, ancorché

patrocinati del Comune.

3. Ripristinare un rapporto equilibrato fra interessi privati e utilità pubbliche. È indispensabile

adeguare gli strumenti di prelievo di quote della rendita urbana, amplificata dalla strabiliante

crescita del mercato immobiliare milanese, da investire nell'armatura pubblica della città e

nell'attivazione di politiche di welfare urbano con l'obiettivo di incrementare e qualificare gli

spazi ed i servizi pubblici, allo scopo limitando il ricorso, oggi troppo diffuso, della

monetizzazione delle dotazioni di servizi e di quote di edilizia sociale. Il riequilibrio delle

utilità pubbliche e private in Milano può inoltre contribuire a ridurre la distanza fra il

rendimento degli investimenti nella città e nel territorio metropolitano con conseguenti effetti

di riequilibrio fra le parti.


Utopia21 – settembre 2025 A.Vecchi: IL PIANO UTILE? 12

4. Porre al centro le strategie di risposta al fabbisogno di alloggi a basso costo. Quello della

casa a costi accessibili è l'unico fabbisogno ancora drammaticamente presente nell'area

urbana milanese, aggravato dall’emergere di nuove domande, come la residenza

universitaria. In assenza di iniziative statali continuative di sostegno all'edilizia sociale, il

piano urbanistico comunale rimane oggi l'unico strumento attraverso il quale acquisire aree

da destinare alla realizzazione dell'edilizia sociale e promuovere la realizzazione di alloggi

da cedere in affitto a prezzi effettivamente calmierati, anche mettendo a punto un sistema

di sgravi nel contesto della fiscalità comunale. Azioni da sviluppare nella consapevolezza

che una politica efficace per l'edilizia sociale richiede strumenti di governo di scala

metropolitana associati ad investimenti sulle infrastrutture e sui servizi.

5. Assumere il tema dell'adattamento ai cambiamenti climatici come matrice del disegno

dell'armatura pubblica della città. Milano può giovarsi di un patrimonio estremamente ricco

di proposte, studi e progetti per una città nella quale il verde svolga un ruolo centrale. È

giunto il momento di utilizzare questo patrimonio per costruire programmi e attivare

interventi in grado di migliorare le condizioni del microclima, combattere il fenomeno

dell'isola di calore e rispondere alle nuove esigenze del drenaggio urbano contribuendo al

miglioramento generale dell'ambiente e del paesaggio e all'incremento della biodiversità.

Il Piano urbanistico è lo strumento fondamentale di governo delle trasformazioni urbane, è

la sintesi di strategie ed obbiettivi democraticamente decisi: non è un contenitore burocratico

da adattare alle imprevedibili mutazioni del mercato. Mentre scriviamo prosegue,

dirompente, lo sviluppo della nuova città che ha investito le aree dell'antica periferia operaia

ed anche quelle più esterne affacciate sulla campagna. È questa che stiamo vivendo una

grande opportunità di riqualificazione per l'intera compagine urbana ed anche,

potenzialmente, per una parte rilevante dell'area metropolitana. Dobbiamo assolutamente

dotarci degli strumenti necessari a sfruttare questa opportunità nell'interesse di tutti i

milanesi.”

INU Lombardia

Milano, 24 luglio 2025


APPENDICE 3: L’APPELLO DEI “200 PROFESSORI” PER UNA RADICALE SVOLTA

URBANISTICA A MILANO E IN ITALIA (28 AGOSTO 2025)

I fatti gravissimi emersi dalle indagini della Procura di Milano sullo sviluppo urbano degli

ultimi anni sono preoccupanti sia per le fattispecie emerse sia per le reazioni della politica e

delle istituzioni milanesi e nazionali.

Quali che siano le responsabilità civili e penali dei molti indagati, che saranno accertate nel

corso dei processi, e fatti salvi eventuali altri fatti che potranno emergere, è sempre più

evidente che la trasformazione della città è stata governata in modo opaco, al di fuori delle

regole democratiche e forzando le leggi urbanistiche.

A questo esito si è arrivati sia attraverso il depotenziamento delle norme a garanzia

dell’interesse pubblico – che avrebbero potuto ostacolare la rapida realizzazione degli

interventi e il massimo profitto degli investitori – sia attraverso l’aggiramento delle Leggi

stesse e la creazione di norme ad hoc.

Nonostante le evidenze scaturite dalle inchieste, il Sindaco di Milano, la Giunta e una grande

parte della classe dirigente locale e nazionale hanno espresso la sostanziale volontà di

assicurare il proseguimento delle operazioni immobiliari e urbanistiche nate in questo


Utopia21 – settembre 2025 A.Vecchi: IL PIANO UTILE? 13

contesto, sottoposte a procedure di approvazione nella migliore delle ipotesi poco

ortodosse, in alcuni forse addirittura illegali. Ancora una volta si ribadisce che “Milano non

si ferma”, e che il modello di sviluppo che rappresenta è immodificabile ed è giusto

estenderlo all’intero territorio italiano.

Una continuità che non solo compromette il rispetto della legalità, il corretto funzionamento

delle istituzioni democratiche e la redistribuzione della ricchezza, ma danneggia l’ambiente,

la qualità urbana e la vita degli abitanti.

A Milano si è considerato normale trasformare la città per frammenti, senza un quadro

strategico di visione e gestione pubblica (al di fuori della visione d’insieme della città che

spetterebbe al Piano): si è costruito all’interno degli isolati e nei cortili edifici di dimensioni

incongrue, spesso al posto di laboratori, parcheggi, piccole residenze, giardini o aree che la

natura aveva riconquistato. Si è rinunciato a una larga parte degli oneri di urbanizzazione e

dei servizi dovuti (gli standard), che tali interventi avrebbero richiesto, e

contemporaneamente è stata attuata una privatizzazione strisciante dei servizi e delle

strutture pubbliche, come case, piscine e centri sportivi. Anche le grandi aree di

trasformazione – come gli scali ferroviari e le aree industriali di Bovisa e Rogoredo – stanno

prendendo forma al di fuori della visione d’insieme della città che spetterebbe al Piano. Nel

frattempo, il consumo di suolo verde e agricolo continua, come dimostrano ogni anno i dati

ISPRA.

Molti studi e ricerche, con analisi rigorose e documentate, dimostrano come la sostituzione

dell’urbanistica con queste forme improprie di rigenerazione urbana – praticate a Milano e

imitate in molte altre città italiane – abbia prodotto un’economia sproporzionatamente

favorevole alla rendita e alla concentrazione della ricchezza. Questo processo ha aggravato

le disuguaglianze sociali e i divari territoriali, ha indebolito la capacità di intervenire sui gravi

e urgenti problemi della città, compromettendo sensibilmente la qualità della vita, a partire

dal diritto all’abitare e dalla salute dei cittadini.

Alla luce di tali considerazioni proponiamo che questa sia l’occasione per un serio riesame

delle scelte politiche e tecniche che guidano l’urbanistica milanese e, sempre più

frequentemente, l’urbanistica del paese.

Per tali ragioni chiediamo all’amministrazione milanese e alle istituzioni politiche e di

governo di fermare i grandi e medi progetti in corso per imprimere una direzione diversa,

trasparente e democratica, alla trasformazione di quelle aree e della città in generale: da

quelli dichiarati prioritari come la vendita dello stadio Meazza a San Siro, allo sviluppo per

parti incoerenti degli ex scali ferroviari, a quelli avviati e controversi come la BEIC-Biblioteca

Europea, la Goccia della Bovisa, il nuovo centro commerciale in piazzale Loreto e

l’edificazione di grandi volumi sui binari della stazione Cadorna (FILI). È urgente e

necessario aprire una discussione effettiva e democratica che tenga conto delle critiche

politiche e civili, dei bisogni abitativi, sociali e ambientali espressi dalla popolazione

milanese in questi anni, sin qui del tutto elusi, per decidere quali di questi progetti debbano

andare avanti e in che modo.

Nello specifico, chiediamo che il Piano Casa sia radicalmente rivisto favorendo l’Edilizia

Residenziale Pubblica piuttosto che quella Sociale (che a Milano si configura come una

fascia dell’edilizia di mercato), la realizzazione di studentati pubblici e davvero accessibili, e

che il Piano di Governo del Territorio in corso di elaborazione sia elaborato secondo priorità,

obiettivi e principi di equità e redistribuzione materiale delle risorse.

Chiediamo, soprattutto, che le pressioni per deregolamentare la normativa urbanistica

nazionale e il Testo unico dell’Edilizia attraverso la legge sulla Rigenerazione urbana e il

nuovo Testo Unico siano respinte: crediamo, infatti, che esista attualmente una grande


Utopia21 – settembre 2025 A.Vecchi: IL PIANO UTILE? 14

necessità di adeguare le regole al nuovo contesto globale, ma nel senso opposto a quello

auspicato e formalizzato nelle bozze di legge elaborate in questi anni. Bisogna proporre

nuove forme di pianificazione in grado di far fronte agli effetti del cambiamento climatico e

del degrado ambientale, di tutelare l’interesse degli abitanti e la qualità ambientale e sociale

dei luoghi dall’eccessiva rapacità degli investitori. Occorre ripristinare l’effettiva capacità

degli enti pubblici di governare i processi di trasformazione dei territori e di vincolare le

istituzioni pubbliche alla trasparenza e al mandato degli elettori.

È fondamentale una riforma organica della legge nazionale per bloccare il consumo di suolo

e per rimuovere dai piani le previsioni non attuate o senza inizio delle procedure da cinque

anni.

Serve una nuova urbanistica tesa alla giustizia spaziale e al riequilibrio territoriale, una

nuova cultura civile e una vera sensibilità ambientale, per Milano, per le città e i territori del

Paese.

Le firme:

Ilaria Agostini – Università di Bologna

Alfredo Alietti- Università di Ferrara

Luca Alteri, Università di Roma, Sapienza

Mariella Annese – Politecnico di Bari

Pierpaolo Ascari, Università di Bologna

Arianna Azzellino – Politecnico di Milano

Daniele Balicco – Università Roma Tre

Angela Barbanente – Politecnico di Bari

Filippo Barbera – Università di Torino

Alessandro Barile – Università di Roma

Matteo Basso – Università Iuav di Venezia

Emanuela Beacco – avvocato

Luca Beltrami Gadola – direttore Arcipelago Milano

Auretta Benedetti – università Bicocca

Tomà Berlanda – università di Torino

Alessandro Bertante NABA Milano

Paolo Berdini – Università Tor Vergata di Roma

Alberto Bertagna – università di Genova

Piero Bevilacqua – Università La Sapienza di Roma

Roberto Biscardini – Politecnico di Milano

Stefano Bocchi – Università degli studi di Milano

Paola Bonora – Università di Bologna

Paolo Borioni – Università La Sapienza di Roma

Gianni Bottalico – già presidente ACLI

Sergio Brenna – Politecnico di Milano

Paola Giuseppina Briata – Politecnico di Milano

Grazia Brunetta – Politecnico di Torino

Emma Buondonno – Università Federico II di Napoli

Roberto Budini Gattai – Università di Firenze

Alberto Budoni – Università la Sapienza di Roma

Ilaria Bussoni – Università di Padova

Francesca Cangelli – Università di Foggia

Michel Carlana – Università IUAV di Venezia

Davide Caselli – Università di Bergamo


Utopia21 – settembre 2025 A.Vecchi: IL PIANO UTILE? 15

Mimmo Cangiano – Università di Venezia

Renato Capozzi – Università Federico II di Napoli

Giovanni Carrosio – Università di Trieste

Gianfranco Cartei – Università di Firenze

Arianna Catenacci – Politecnico di Milano

Giovanni Caudo – Università di Roma Tre

Bibo Cecchini – Università di Sassari

Filippo Celata – Università di Roma La Sapienza

Carlo Cellamare – Università La Sapienza di Roma

Floriana Cerniglia – Università Cattolica di Milano

Claudia Cassatella – Politecnico di Torino

Francesco Chiodelli – Università di Torino

Francesca Cognetti – Politecnico di Milano

Laura Colini – Università IUAV di Venezia

Andrea Comboni – Università di Trento

Grazia Concilio – Politecnico di Milano

Giancarlo Consonni, Politecnico di Milano

Francesca Conti- Università di Roma La Sapienza

Alessandro Coppola – Politecnico di Milano

Giorgiomaria Cornelio Università Iuav di Venezia

Elisa Cristiana Cattaneo – Politecnico di Milano

Pierre Alain Croset, Politecnico di Milano

Joselle Dagnes – Università di Torino

Senzio Sergio D’Agata, Università Bicocca

Concetta D’Angeli – Università di Pisa

Alessandro Dama – Politecnico di Milano

Lidia De Candia – Università di Sassari

Francesco De Cristofaro – Università di Napoli Federico II

Silvia De Laude – Università di Roma La Sapienza

Sabina De Luca – Forum Uguaglianze e Diversità

Vezio De Lucia – Università la Sapienza di Roma

Antonio De Rossi – Politecnico di Torino

Lorenzo degli Esposti – Università di Genova

Alessandro Del Piano – urbanista

Antonio Di Gennaro – agronomo

Veronica Dini – avvocato

Martino Doimo, Università Iuav di Venezia

Luigi de Falco – Presidente Italia Nostra Napoli

Paula de Jesus – LABUR – Laboratorio Urbanistica

Paolo De Nardis – Università La Sapienza- Roma

Giuseppe Episcopo – Università Roma Tre

Antonio Esposito – Università di Bologna

Romeo Farinella – Università di Ferrara

Davide Tommaso Ferrando – Università di Bolzano

Francesco Saverio Fera – Università di Bologna

Marco Ferrari – Università Iuav di Venezia

Cristiana Fiamingo – Università degli Studi di Milano

Pierfrancesco Fiore – Università di Salerno


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Daniel Andrew Finch-Race – Università di Bologna

Mattia Fiore – Università di Bologna

Gianfranco Franz -Università di Ferrara

Alessia Franzese – Università Iuav di Venezia

Laura Fregolent – Università Iuav di Venezia

Emanuele Frixa – Università di Bologna

Andrea Fumagalli – Università di Pavia

Sara Gandini – IEO

Emanuele Garbin, Università Iuav di Venezia

Giuseppe Garzia – Università di Bologna

Francesco Gastaldi – Università Iuav di Venezia

Dario Gentili – Università Roma Tre

Maria Cristina Gibelli – Politecnico di Milano

Daniele Giglioli – Università di Trento

Roberto Gigliotti – Università di Bolzano

Corrado Giuliano – avvocato

Simone Gobbo, Università Iuav di Venezia

Giorgio Goggi – Politecnico di Milano

Paolo Gomarasca – Università Cattolica di Milano

Francesca Governa – Politecnico di Torino

Elena Granata – Politecnico di Milano

Claudio Greppi – Università di Siena

Massimiliano Guareschi – Università Bicocca

Giovanna Iacovone – Università della Basilicata

Carlo Iannello – Università di Napoli Federico II

Giovanni Laino – Università di Napoli Federico II

Arturo Sergio Lanzani – Politecnico di Milano

Tommaso Listo – Politecnico di Torino

Antonio Longo – Politecnico di Milano

Francesca Leder – Università di Ferrara

Alberto Lucarelli – Università di Napoli Federico II

Sabrina Lucarelli – Direttivo Riabitare l’Italia

Stefano Lucarelli – Università di Bergamo

Giovanni Maciocco – Università di Sassari

Paolo Maddalena – Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale

Roberto Mancini – Università di Macerata

Sara Marini – Università Iuav di Venezia

Costanza Margiotta – Università di Padova

Sergio Marotta – Università Suor Orsola Benincasa

Anna Marson- Università Iuav di Venezia

Gianni Mastrolonardo – Università di Firenze

Alfio Mastropaolo – Università di Torino

Clara Mattei – New School for Social Research, NY

Ugo Mattei, Università di Torino

Arturo Mazzarella – università di Roma

Eugenio Mazzarella – Università di Napoli Federico II

Francesco Memo – scrittore

Livia Mercati- Università di Perugia


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Carlo Moccia – Politecnico di Bari

Tomaso Montanari – università per stranieri di Siena

Raul Mordenti (Università di Roma Tor Vergata)

Cristina Morini – Effimera

Andrea Morniroli – Economia Fondamentale

Stefano Munarin – Università Iuav di Venezia

Francesco Musco – Università Iuav di Venezia

Mario Angelo Neve – Università di Bologna

Elena Ostanel – Università Iuav di Venezia

Sergio Pace – Politecnico di Torino

Daniela Padoan – Presidente di Giustizia e Libertà

Francesco Pallante – Università di Torino

Pancho Pardi – Università di Firenze

Marco Parisi – Università del Molise

Rita Paris- direttore Parco Archeologico dell’Appia Antica

Rossano Pazzagli – Università del Molise

Agostino Petrillo – Politecnico di Milano

Marco Peverini – Politecnico di Milano

Massimo Pica Ciamarra – Università di Napoli Federico II, International Academy of

Architecture,

Emanuele Piccardo – Università di Genova

Vanessa Pietrantonio – Università di Bologna

Paolo Pileri- Politecnico di Milano

Valeria Pinto – Università di Napoli Federico II

Michelangelo Pivetta, Università di Firenze

Pierluigi Portaluri – Università del Salento

Alessandro Portelli – Università di Roma La Sapienza

Stefano Portelli – Università di Roma Tre

Geminello Preterossi – Università di Salerno

Matteo Proto- Università di Bologna

Gabriella Pultrone – Università Mediterranea di Reggio Calabria

Carlo Quintelli – Università di Parma

Federico Rahola – Università di Genova

Gundula Rakowitz – Università Iuav di Venezia

Cristina Renzoni – Politecnico di Milano

Laura Rescia – Università di Torino

Francesco Rispoli – Università di Napoli Federico II

Aurora Riviezzo – Politecnico di Torino

Luisa Rossi – Università degli studi di Parma

Ugo Rossi – Gran Sasso Science Institute dell’Aquila

Renzo Luigi Rosso – CNR – IRPI, Politecnico di Milano

Luca Ruali – Università Iuav di Venezia

Lorenzo Sacconi – Università Statale di Milano

Laura Saija – Università di Catania

Angelo Salento – Università del Salento

Isaia Sales – Università Suor Orsola Benincasa

Carlo Salone – Università di Torino

Battista Sangineto – Università della Calabria


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Giuseppe Scaglione – Università di Trento

Enzo Scandurra – Università di Roma

Giuseppe Scandurra – Università di Ferrara

Andrea Schiavone – LABUR – Laboratorio Urbanistica

Rocco Sciarrone – università di Torino

Giovanni Semi – Politecnico di Torino

Salvatore Settis – Scuola Normale Superiore, Università di Pisa

Luca Skansi – Politecnico di Milano

Paolo Sordi (Università eCampus; Università di Roma Tor Vergata)

Laura Tedesco – Università Iuav di Venezia

Fabio Terribile – Università di Napoli Federico II

Vincenzo Tondi della Mura – Università del Salento

Graziella Tonon – Politecnico di Milano

Simone Tosi – Università Bicocca

Lucia Tozzi – Università di Bologna

Francesco Trane – Università di Ferrara

Maria Cristina Treu, Politecnico di Milano

Simone Tulumello – università di Lisbona

Paolo Urbani – Università La Sapienza di Roma

Sergio Vacca – Università di Sassari

Giorgio Vacchiano – Università Statale Milano

Pietro Valle – Politecnico di Milano

Francesco Vallerani – Università Ca Foscari di Venezia

Daniele Vannetiello – Università di Bologna

Mauro Varotto – Università di Padova

Matteo Vegetti – Università di Mendrisio

Sergio Vellante – Università della Campania Luigi Vanvitelli

Massimo Venturi Ferriolo – Politecnico di Milano

Gianfranco Viesti – Università di Bari

Marco Vigliotti – Università La Sapienza di Roma

Tiziana Villani – Università La Sapienza di Roma

Federica Visconti – Università di Napoli

Chiara Visintin – Biblioteca Arcivio Emilio Sereni

Daniele Vitale – Politecnico di Milano

Alessandro Volpi- Università di Pisa

Federico Zanfi – Politecnico di Milano

Alberto Ziparo – università di Firenze

Iacopo Zetti – università di Firenze