Nuove elaborazioni statistiche, concertate a
scala internazionale, cercano di definire univocamente i fenomeni urbani ed i
confini tra città e campagna.
Sommario:
-
introduzione
-
la nuova
classificazione delle citta’ e delle “zone rurali”
-
premessa: la griglia regolare chilometrica
-
corollario: il grado di urbanizzazione dei territori
comunali
-
le “Zone Urbane Funzionali”, anche in ragione del
pendolarismo per lavoro
-
a lato, i Sistemi
Locali del Lavoro
-
alcune
valutazioni soggettive
1,2,3 = NOTE A
PIE’ DI PAGINA . A,B,C = FONTI
BIBLIOGRAFICHE E SITOGRAFICHE
FIGURA 1 -
ITALIA DI NOTTE DA SATELLITE SPAZIALE (Google)
99INTRODUZIONE
Ricorrono spesso,
anche sui media generalisti, previsioni del tipo “nel 2050 il 75% dell'umanità
vivrà nelle aree urbane”, cui segue un corollario di preoccupazioni relative
all’impatto ambientale di tali tendenze, dall’acqua all’aria, dal cibo
all’energia, nonché di considerazioni sulla connessa evoluzione/involuzione
degli assetti sociali e sui possibili risvolti geopolitici, anche in funzione
delle differenti dinamiche demografiche di nazioni e continenti.
Anche trascurando
gli aspetti più futuristici di tali ragionamenti, forse meno attendibili in
questa fase particolarmente turbolenta delle relazioni internazionali
(commerciali, politiche e militari), appare innegabile che la constatazione
della prevalenza in atto delle tendenze all’inurbamento, in molte parti del
globo, costituisce un elemento importante per l’impostazione di quasi tutte le
variabili delle politiche ambientali e territoriali, nella consapevolezze che -
all’ingrosso - nelle aree urbane si acutizzano molti problemi e nel contempo si
sviluppano maggiormente le risorse tecnologiche e organizzative per
affrontarli.
È soprattutto per
questi motivi che gli apparati statistici internazionali e nazionali stanno
sviluppando nuovi strumenti e criteri di rilevazione per definire cosa siano e
cosa non siano oggi le “aree urbane” e - fuori di esse - le aree più o meno
correttamente definibili come “rurali”.
In tale direzione
- in sinergia con Eurostat - si è mosso per l’Italia l’ISTAT, producendo negli
ultimi mesi nuove “mappe” dei fenomeni urbani, con i criteri seguenti, che
mi sembra utile far conoscere e commentare.
LA NUOVA
CLASSIFICAZIONE DELLE CITTA’ E DELLE “ZONE RURALI”
“In
linea con quanto previsto dal Regolamento (UE) 2017/2391, che definisce le
classificazioni statistiche territoriali a livello europeo nonché i relativi
obblighi di aggiornamento da parte dei paesi membri dell’Ue, l’Istat rende
disponibili le nuove geografie delle Città/City e delle Zone urbane
funzionali (FUA, Functional Urban Areas); l’aggiornamento della classificazione
dei Comuni italiani secondo “il grado di urbanizzazione” nonché dei Comuni
costieri. “Tali aggiornamenti sono basati sui dati di popolazione
per griglia regolare e sulla matrice di
pendolarismo per motivi di lavoro 2021 recentemente
pubblicati dall’Istat.
Per poter
confrontare territori tra loro molto diversi e definire in modo univoco e
misurabile il concetto di città europea è necessario disporre di unità
territoriali di base comparabili; per questo è stata applicata una geografia
non amministrativa, costituita da una griglia regolare di celle di 1 km2
di superficie, che ricopre il territorio di tutti i paesi dell’Unione europea.
Tutti gli Istituti nazionali di statistica hanno stimato la popolazione che
ricade in ciascuna delle celle di questa griglia regolare, con riferimento al
Censimento della popolazione 2021.
Questi dati sono stati ulteriormente elaborati per
identificare tre tipologie di celle:….
● Città o Zone densamente popolate: se almeno il 50% della popolazione ricade in uno o più
agglomerati ad alta densità;” ovvero “gruppi di celle contigue … dove ciascuna
cella ha una densità di almeno 1.500 abitanti per km2 e che,
nell’aggregato, presentano almeno 50mila abitanti “
● “Piccole
città e sobborghi o Zone a densità intermedia di popolazione: se meno del 50% della popolazione ricade in agglomerati
ad alta densità ma almeno il 50% della popolazione ricade in agglomerati
urbani;” ovvero … ”aggregati di celle contigue, che considerano anche le
diagonali, ciascuna con una densità di almeno 300 abitanti per km2 e che,
nell’aggregato, hanno almeno 5mila abitanti“
● “Zone rurali o Zone scarsamente popolate: se più del 50% della popolazione vive in Celle rurali
della griglia.
Se
l’agglomerato ad alta densità risulta particolarmente esteso e interessa il
territorio di più Comuni (come ad esempio nei casi di Milano e Napoli) si
identifica una Greater City….
In Italia….
sono state individuate 89 Città (City), di cui 11 Greater City per un
totale di 298 Comuni … (quasi il 4% dei Comuni). Sono identificate tre nuove City:
Vigevano, Guidonia Montecelio e Tivoli. Poco più del 30% dei Comuni (2.465)
ricade nella classe “Piccole città”, corrispondenti a zone a densità intermedia
di popolazione. Il rimanente 65% è incluso nella classe delle zone scarsamente
popolate o zone rurali (5.141 Comuni).”
“Secondo l’applicazione dei parametri armonizzati UE,
ulteriori 9 Città divengono ora Città estese: Catania (7 Comuni interessati),
Pescara (3), Caserta (10), Cagliari (2), Cosenza (2), Acireale (3), Anzio (2),
Bergamo (15) e Guidonia Montecelio (2). Queste Città estese si aggiungono a
quelle molto ampie di Milano (96 Comuni) e Napoli (78) già consolidate nel
2011.” A
LA GRIGLIA REGOLARE CHILOMETRICA
Ad oggi l’Istat non ha reso disponibile una
rappresentazione cartografica diretta di tali nuove classificazioni del
territorio (con i confini secondo la griglia regolare chilometrica), però ha
prodotto:
-
da
un lato la rilevazione preliminare della densità nelle singole celle B,
che riproduco di seguito nelle figure 1 e 2; [1]
-
dall’altro
ulteriori elaborazioni, ridisegnate però lungo i confini comunali, come
riferisco nei successivi due paragrafi.
FIGURA 2 - DENSITA’ DELLA POPOLAZIONE PER GRIGLIA REGOLARE CHILOMETRICA
- 2021 (legenda a pagina 5)
FIGURA 3 -
DENSITA’ DELLA POPOLAZIONE PER GRIGLIA REGOLARE CHILOMETRICA: ITALIA
NORD-OVEST, 2021
COROLLARIO: IL GRADO DI URBANIZZAZIONE DEI TERRITORI
COMUNALI
Ritornando dalla “griglia regolare chilometrica” ai
confini storici dei singoli comuni, questi sono stati “classificati per grado
di urbanizzazione".
“La
classificazione dei Comuni è realizzata una volta identificati gli Agglomerati
ad alta densità e gli Agglomerati urbani e avere associato ciascuna
cella…” al territorio comunale di
appartenenza “...diviene così “...possibile stabilire la classe di appartenenza
del Comune in base alla percentuale di popolazione che ricade in ognuna delle
tipologie di cella associate:
-
Città
o Zone densamente popolate:
se almeno il 50% della popolazione ricade in uno o più Agglomerati ad alta
densità;
-
Piccole
città e sobborghi o Zone a densità intermedia di popolazione: se meno del 50% della popolazione ricade in Agglomerati ad
alta densità ma almeno il 50% della popolazione ricade in Agglomerati urbani;
-
Zone
rurali o Zone scarsamente popolate:
se più del 50% della popolazione vive in Celle rurali.” A
FIGURA 4 -
GRADO DI URBANIZZAZIONE DEI COMUNI - ITALIA NORD-OVEST, 2021
FIGURA 5 -
GRADO DI URBANIZZAZIONE DEI COMUNI - 2021
LE “ZONE URBANE FUNZIONALI”, ANCHE IN RAGIONE DEL
PENDOLARISMO PER LAVORO
“Se la prima
caratteristica di una Città è connessa alla dimensione demografica e alla
concentrazione della sua popolazione in termini di densità (superiore a una
soglia sufficientemente elevata da garantire l’attivazione di funzioni
economiche complesse), la seconda caratteristica riguarda aspetti funzionali e
di attrazione economica dei territori circostanti, misurabile in termini di
pendolarismo per motivi di lavoro. Intorno alla Città/City viene quindi
costruita una zona di pendolarismo definita dall’insieme di Comuni circostanti
in cui almeno il 15% della popolazione occupata è costituito da pendolari che
lavorano nella Città/City. Quest’ultima, insieme alla sua area di
pendolarismo, costituisce la Zona urbana funzionale (FUA), una unità
territoriale statistica, comparabile a livello europeo, che consente di
valutare le dinamiche spaziali, quelle di sviluppo socio-economico e la
complessiva sostenibilità di ciascuna area urbana.
L’aggiornamento
al 2021 individua 83 FUA in Italia, un numero stabile rispetto alla precedente
edizione del 2011.”
“Alcune
Città di grandi dimensioni (Roma, Palermo, Bari e Catania) riescono ad attrarre
elevati flussi di pendolarismo per motivi di lavoro non solo dai Comuni
limitrofi, ma anche da altre Città poste nelle vicinanze, delineando condizioni
di policentrismo.” A
“Nel 2021 le
FUA nei Paesi UE ed EFTA sono 593.
Le 83 FUA
nazionali includono nel complesso 2.207 Comuni (28,0%) e poco meno del 60%
della popolazione. Nelle Isole la quota
di popolazione dell’universo scende al 51,9% mentre nel Nord-ovest è la più
elevata (quasi il 64%).
La maggioranza
delle FUA (65,1%) ha una dimensione demografica inferiore ai 250mila abitanti.
Il Sud ha una concentrazione più che doppia rispetto al totale nazionale di FUA
nella classe più bassa di popolazione (meno di 100mila abitanti). Questo
profilo è da ricondursi a un mercato del lavoro e anche ad una dotazione
infrastrutturale meno sviluppati che si traducono in flussi di pendolarismo più
contenuti e, in alcuni casi, nella presenza di FUA costituite dalla sola Città
(7 solo in Puglia). Nel Nord-ovest una FUA su quattro ha più di 500mila
abitanti (Torino quasi 1,8 milioni e Milano 5 milioni) e nel Nord-est e nelle
Isole circa una su cinque. Nel Centro (16,6%) e soprattutto al Sud (8,0%)
l’incidenza delle FUA oltre i 500mila abitanti è più bassa (ma,
rispettivamente, Roma e Napoli superano il milione).” C
FIGURA 6 - ZONE
URBANE FUNZIONALI - 2021 (l’elenco a pag. 10) D
FIGURA 7 - ZONE
URBANE FUNZIONALI - ITALIA NORD-OVEST 2021
FIGURA
8 - ZONE URBANE FUNZIONALI PER CLASSE DI POPOLAZIONE - 2024
A
LATO, I SISTEMI LOCALI DEL LAVORO
Le
elaborazioni dell’Istat sulla pendolarità per lavoro si ricollegano anche alla
classificazione dei “Sistemi Locali del Lavoro” E, dove si
intrecciano con dati e valutazioni sui diversi settori merceologici, e che
forse è opportuno considerare nell’ambito delle presenti riflessioni: vedi le
successive vedi figure 9 e 10.
FIGURA 9 - SISTEMI LOCALI DEL LAVORO, 2021 (legenda a pag.
13)
FIGURA 10 -
SISTEMI LOCALI DEL LAVORO - ITALIA NORD-OVEST, 2021
Prima
di considerare i risultati di tale lettura dei fenomeni urbani, viene spontaneo
rilevare la palese schematicità dell’operazione statistica effettuata:
● sia perché fondata su due soli variabili: [2]
○ la densità della popolazione residente, senza prendere in
esame né la consistenza fisica di fabbricati e infrastrutture né l’incidenza
territoriale delle varie forme di attività umana, economica o non economica;
○ i flussi di pendolarità esclusivamente per motivi di
lavoro, e non anche per motivi di studio, oppure i movimenti connessi ai
servizi, ai consumi ed al ‘tempo libero;
● sia per la casualità dell'allineamento della griglia chilometrica (che
può comportare distorsioni, ad esempio al confine con specchi d’acqua, anche se
il modello operativo comporta in tal caso specifici correttivi [3])
e soprattutto per l’arbitrarietà di tutte le soglie introdotte
nell’applicazione degli algoritmi, dai livelli di densità alla incidenza sopra
o sotto il 50% delle ‘celle dense’ oppure con “densità intermedia”, fino al 15%
di popolazione occupata e pendolare: anche se tale arbitrarietà è temperata
dalla esperienza acquisita dagli istituti statistici europei, che ne assicura
una qualche ragionevolezza.
Tuttavia, riconosciuta la dovuta ragionevolezza
alle autorità statistiche, mi sembra doveroso non tacere la contraddizione tra
le classificazioni in esame e l’esperienza empirica personale, che mi fa
sentire sì “in campagna”, ad esempio, nei dintorni più remoti di Vercelli o di
Casale Monferrato, ma non invece nella galassia pedemontana piemontese tra il
Verbano e la Valsesia, e poi verso
Biella, sia per quel che si percepisce degli ‘stili di vita urbani’, sia per la
pervasività degli insediamenti (residenziali, produttivi, commerciali),
aggregati o disaggregati, ma raramente con qualche pausa verde significativa.[4]
Analoga percezione, rafforzata, rileverei
soprattutto sull’asta pedemontana lombardo-veneta da Bergamo a Brescia e Verona
(ed oltre), anche al di fuori delle omonime “zone urbane funzionali” n° 73, 28
e 12.
Dubbi confermati anche dalla lettura comparata
delle immagini raccolte in questo articolo, tutte di fonte ISTAT, tranne la
prima, molto parlante, che è la semplice immagine satellitare dell’Italia di
notte (di fonte Google)[5]
che a tal fine riproduco a pag. 15, ingrandita per il solo Nord-Ovest: se non
si tratta di “zone densamente popolate”, risultano per certo ‘densamente
luminose’.
Invece nelle classificazioni suddette tale
‘galassia pedemontana’ figura tutt’al più, e solo in parte, come “zona a
densità intermedia di popolazione”.
Inoltre sui ‘territori poco urbanizzati’ occorre
riaprire le riflessioni sulla ‘ruralità’, dal momento che i rapporti
tradizionali di complementarietà tra città e campagne sono ampiamente logorati
dalla globalizzazione, ma non è probabile che tornino all’indietro con la
parziale crisi in atto della globalizzazione.
FIGURA 11
- NORD-OVEST ITALIA DA SATELLITE, DI NOTTE (Google)
Al di là delle mie personali percezioni, ritengo
che il sistema di classificazioni adottato non possa superare tutti i dubbi che
insorgono per effetto delle soglie impostate (e a maggior ragione con la
re-introduzione dei confini comunali come fattore di calcolo), mentre la
metodologia utilizzata dall’Istat, essendo abbastanza trasparente, può
consentire ai ricercatori (ed un domani forse anche ai decisori) di utilizzare
i dati finora così organizzati anche per re-impostarne lettura e
interpretazioni, stimolati - e non abbagliati - dalle drastiche tabulazioni qui
riepilogate: intrecciandole con le ricerche sviluppate da geografi, paesaggisti
ed urbanisti (ma anche con le intuizioni e le narrazioni di fotografi,
romanzieri, poeti e cantautori) a partire dalle prime intuizioni sulla ‘città
diffusa’ oppure ‘infinita’, sulla 'megalopoli padana’ e sulla ‘anti-città’ e
continuando con gli approfondimenti sulla ‘post-metropoli’, sulle ‘aree
interne’ o sulla ‘Italia di mezzo’ (e tenendo conto delle specifiche elaborazioni
nei documenti di pianificazione regionali e delle città metropolitane): ma
questa è materia per un altro articolo.
aldovecchi@hotmail.it
Fonti:
- https://www.istat.it/comunicato-stampa/geografie-funzionali-per-lanalisi-territoriale/
- https://www.istat.it/notizia/statistiche-sulla-popolazione-per-griglia-regolare/
- https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/Focus_Geografie-funzionali-per-lanalisi-territoriale.pdf
- https://www.istat.it/comunicato-stampa/aggiornamento-delle-fua-aree-funzionali-urbane/
- https://www.istat.it/evento/sistemi-locali-del-lavoro-la-nuova-geografia/
- Anna Maria
Vailati e Aldo Vecchi – TRA-I-LAGHI, COME SI VIVE
TRA-I-LAGHI MAGGIORE E DI VARESE. RICERCA STATISTICA 2000/15 PER
AGENDA21LAGHI. AGGIORNAMENTO 2023 -
pubblicato su UTOPIA21, settembre 2023
- https://drive.google.com/file/d/1WywIi0y3faclLAxgn39dKxGS4y5qB2cE/view?usp=drive_link
- http://www.agenda21laghi.it/vivere_tra_laghi.asp
[1] immagini
già in parte utilizzate nell’articolo scritto con Anna Maria Vailati per
l’aggiornamento 2023 della ricerca sul territorio “tra-i-laghi” di Varese e
Maggiore F
[2] Tale
selezione dei parametri di analisi dei fenomeni territoriali mi ricorda
l’esperienza formativa della cosiddetta “coerenza regionale”, vissuta negli
anni 68-69 alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, con i
professori Bottoni-D’Angiolini-Menghetti, che si fondava su Popolazione,
Reddito, Flussi di Traffico e Tendenza Insediativa, ed era considerata troppo
povera e schematica da chi invece inseguiva modelli matematici assai più
polifunzionali, sognando forse già allora i ‘gemelli digitali’
[3] Esaminando
la “griglia chilometrica regolare” con Anna Maria Vailati nell’ambito della
ricerca “tra-i-laghi”, avevamo riscontrato un simile paradosso per il nucleo
urbano più denso del comune di Angera, i cui quadrati includono una buona fetta
di lago, diluendone la percezione quantitativa.F
[4] Più fluida
la situazione e le dinamiche nel territorio “tra-i-laghi”, di Varese e
Maggiore, che ho a lungo indagato con Anna Maria Vailati, e che per parte
nostra avevamo tentato di definire per l’appunto come “territorio semi-urbano
policentrico” ed esterno, ma complementare, rispetto all'area metropolitana
milanese.G
[5] Le immagini satellitari sono anche alla base di molte ricerche
territoriali, ma comportando criteri scientifici che nel mio caso ho scavalcato
perchè in questa occasione mi bastava offrire “un colpo d’occhio”, anche se -
ad esempio - non so nè data nè ora delle foto notturne che ho riprodotto come
figure 1 e 11.
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