UN DECENNIO DI “UTOPIA21”
di Aldo Vecchi
Qualche riflessione per un bilancio quantitativo e qualitativo della
nostra iniziativa editoriale, continuando a guardare lontano malgrado
i foschi orizzonti.
Con questo numero di UTOPIA21 si compiono 10 anni di questa nostra piccola iniziativa
editoriale.
Al termine di questo articolo pubblico una tabella con alcuni dati numerici sui 60 numeri ed
i 739 articoli pubblicati dall’ottobre 2016.
Sotto il profilo quantitativo tali numeri testimoniano della continuità e consistenza di
UTOPIA21, ma anche della limitata crescita nel numero degli Autori e degli interlocutori attivi
tra i nostri lettori (la cui quantità effettiva non ci è dato di conoscere con esattezza, anche
se siamo costretti a constatare talune perdite per decesso, intrinseche ad un uditorio di età
media piuttosto elevata): crescita che era negli obiettivi della Redazione (vedi editoriali di
settembre 2017 e 2019) e che ha cercato i suoi strumenti anche attraverso iniziative
parallele, quali il Festival dell’Utopia (in Varese dal 2016 al 2019 e solo in rete nel 2020), la
Rete Clima Verbano e da ultimo la Redazione Clima Ambiente presso lo spazio ‘Materia’ di
Capronno, mentre si è dovuto assistere al declino ed alla sostanziale estinzione di
Agenda21Laghi, l’ambito iniziale da cui UTOPIA21 ha preso origine.
Da un punto di vista qualitativo mi sembra interessante rileggere alcuni dei propositi
manifestati all’inizio dell’impresa (all’editoriale di Fulvio Fagiani “L’UTOPIA DI UTOPIA21”
dell’ottobre 2016), per riscontrare che - almeno a mio avviso, lo confermino o smentiscano
i lettori - gli sviluppi hanno confermato tali premesse/promesse:
“Utopia21” è una piccola iniziativa che vuol contribuire ad una grande sfida, la sostenibilità,
riprendendo lo spirito visionario di Agenda21 per alimentare l’Utopia del XXI secolo.
La sostenibilità è una sfida di lungo periodo, difficile ed affascinante. Siamo consapevoli di
vivere in un mondo non sostenibile, come cercheremo di argomentare nelle righe seguenti,
e la transizione alla sostenibilità sembra un sogno irrealizzabile, un luogo immaginario, un
non-luogo (u-topia appunto).
Osserviamo anche che le numerose crisi che viviamo, e che si sovrappongono e si
rafforzano a vicenda, non sono comprensibili con le idee ed i modi di pensare correnti.
Scopriamo di aver bisogno di nuove idee e di nuovi strumenti concettuali per interpretare e
trasformare la realtà. E forse, con strumenti di pensiero più adeguati, scopriremo che
l’irrealismo della sfida della sostenibilità è solo l’espressione di culture superate o di forme
ideologiche.
Chi s’informa attraverso i media di larga diffusione, giornali, TV, riviste, troverebbe scarse
tracce di queste nuove idee e si convincerebbe che siamo all’anno zero.
Per fortuna non è così. In larga parte della comunità scientifica ed esperta c’è invece un
grande fervore di studio e ricerca, si producono rapporti, conoscenze, progetti, c’è un
dibattito ampio e profondo che coinvolge competenze espresse dalle discipline più disparate
in uno sforzo transdisciplinare che mira a ricostruire una visione unitaria del nostro mondo.
Il piccolo gruppo che dà vita ad “Utopia21” si propone l’obiettivo di tradurre questo
imponente patrimonio conoscitivo e di riflessione, in forme e linguaggi accessibili al pubblico
colto, ma non specialista, superando barriere di lingua (molti prodotti culturali sono scritti in
inglese), di gerghi tecnici, di divisioni disciplinari.
Non ci proponiamo come nuovo mezzo di informazione, ma come luogo di approfondimento,
di confronto, di collegamento tra saperi e fonti diverse, cercando di attingere e far conoscere
le migliori elaborazioni a livello nazionale ed internazionale”1
.
Fuori di noi, invece, nel mondo che abbiamo cercato e cerchiamo di leggere ed interpretare,
i mutamenti impetuosi hanno risposto solo in parte alle nostre aspettative e speranze, ma
anche i poderosi passi indietro che stiamo subendo non escono dal quadro delle
contraddizioni da noi ipotizzate: però con un carico di forze ‘reazionarie’ che sembra
sommergere le spinte positive ancora presenti nei diversi segmenti delle società umane.
Quando siamo usciti con i primi numeri di Utopia21 erano freschi di stampa l’Accordo di
Parigi sul Clima, gli Obiettivi ONU 2030 e l’Enciclica di Papa Francesco “Laudato sì” (negli
anni immediatamente successivi sarebbe emerso il movimento Fridays For Future e varato
il Green Deal Europeo): ma la complessità delle “poli-crisi” era ben chiara, con il clima
comunque in peggioramento di Cop in Cop, il calo delle partecipazioni elettorali, l’aumento
delle disuguaglianze socio-economiche e della concentrazione capitalistica.
Ed emblematicamente con la prima elezione di Donald Trump, cui sono seguite la Pandemia
Covid 19, l’aggressione Russa all’Ucraina e l’avvio della ‘soluzione finale’ per la questione
palestinese, mentre in Italia abbiano assistito all’oscillazione dell’attrazione elettorale (già
berlusconiana, e renziana solo per mezza giornata) da Grillo a Salvini a Meloni (si profila
ora Vannacci).
Ma soprattutto, con il secondo mandato, semi-eversivo, di Trump e lo scricchiolio del
sistema politico europeo, mentre si rafforza sullo sfondo, un po’ enigmatico, l’Impero cinese,
vediamo contrapposto alle nostre istanze di democrazia, uguaglianza e sostenibilità
ambientale (ben concretizzabili nella Roadmap di ambito ONU “per sradicare la povertà
andando oltre la crescita”, di cui parla Fulvio Fagiani in questo numero di Utopia21) un
blocco di forze economiche e politiche, seppur eterogenee, coalizzate da un lato nella
concentrazione di imprese semi-monopolistiche dei moderni settori ‘digitali’ e della vecchia
economia fossile e dall’altro in partiti di destra con un consenso di massa fondato sul rancore
sociale e sulla xenofobia.
Una gigantesca lotta di classe a scala mondiale da parte di un consistente manipolo di
capitalisti, attorniati da torme di influencer e militanti nazionalisti e tendenzialmente fascisti,
con una base sociale interclassista.
Coltivando l’Utopia, abbiamo ben presente la Distopia, che in qualche misura stiamo
sperimentando (a Gaza, a Kiev, nel Sudan la sperimentano molto di più) e temiamo per il
nostro futuro, e ancor più per quello dei discendenti e degli ultimi su questa Terra (molto
pericolosi infatti i penultimi).
Anche perché non vediamo lucidità e determinazione nel campo dei soggetti che
dovrebbero sorreggere le nostre speranze.
Tuttavia il quadro delle contraddizioni è molto complesso (non c’è solo l’Occidente e la sua
incompiuta democrazia) e la storia non sempre procede linearmente, né verso il ‘progresso’
né verso la ‘reazione’.
Inoltre alcune buone idee e buone pratiche si affermano comunque per ‘forza propria’
(energie alternative, economia circolare)
Nel frattempo ad “UTOPIA21” cerchiamo di continuare a fare la nostra piccola parte, nel
cercare di leggere, di capire, di comunicare.
UTOPIA 21, ottobre 2016 – luglio 2026
60 “numeri”
42 “quaderni”
739 “pezzi, di cui:
articoli 352 di cui 152 raggruppati in “speciali”
recensioni 151
editoriali 60
brevi 41
rubriche 30
interviste e conversazioni 29
dibattiti 13
osservatorio locale 13
Testi scritti da:
Fagiani, Fulvio 398
Vecchi, Aldo 195
Martignoni, Gian Marco 49
Balistreri, Antonio G. 26
Vailati, Anna Maria 22
Parigi, Adriano 14
Signorelli, Roberto 12
Altri, con almeno due interventi 7
Parole nell’insieme dei titoli: 5821
www.universauser.it/utopia21
Utopia21 – settembre 2026 A.Vecchi, F.Fagiani: EDITORIALE DEL DECENNALE 5
Tra cui prevalenti (esclusi “intervista, conversazione, speciale, rapporto, come, dove, secondo, dibattito,
fenomeni”):
clima, climatici 80
Europa, europee 43
futuro 30
mondo 27
sostenibilità, sostenibile 27
transizione 25
utopia 20
economia 16
capitalismo 16
democrazia 15
dati elaborati utilizzando il software Lexicool
aldovecchi@hotmail.it
Fonti:
1. Fulvio Fagiani – L’UTOPIA DI UTOPIA21 – Pubblicato su UTOPIA21 di ottobre 2016
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https://drive.google.com/file/d/1hycU4BYgltWwJ4A_gN5fEP5Y6zY9FX4w/view?usp
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