domenica 20 settembre 2020

UTOPIA21 - L’AGGIORNAMENTO 2020 DELLA RICERCA “TRA-I-LAGHI”: DEMOGRAFIA, STRANIERI, CONSUMO DI SUOLO

 

L’AGGIORNAMENTO 2020 DELLA RICERCA “TRA-I-LAGHI”: DEMOGRAFIA, STRANIERI, CONSUMO DI SUOLO

di Anna Maria Vailati e Aldo Vecchi

 

Gli scriventi hanno condotto nel 2015 una ricerca estesa ad un territorio (che include i 16 comuni allora aderenti ad “Agenda21Laghi”) compreso tra Verbano e lago di Varese, da Vergiate a Laveno, lavorando principalmente sui dati dei censimenti ISTAT 2010-2011 e del rapporto ISPRA 2015 sul consumo di suolo.

La ricerca denominata “tra-i-laghi” – integralmente consultabile all’indirizzo http://www.agenda21laghi.it/vivere_tra_laghi.asp - si compone di tabelle, grafici, cartine tematiche e commenti ed elabora i principali dati statistici successivi al 2000 per tale territorio in raffronto a Provincia di Varese, Lombardia ed Italia, riguardo a demografia, lavoro, pendolarità, istruzione, abitazioni, suolo.

Nel 2016, 2017, 2018 e nel 2019 gli Autori hanno prodotto gli aggiornamenti annuali sui soli dati demografici, riferiti al 2015-2016-2017-2018 (sempre consultabili sul suddetto sito), ed ora propongono un ulteriore aggiornamento sui dati fino al 2019, con specifici raffronti rispetto al censimento del 2011 e con approfondimento sui dati relativi agli stranieri residenti.

Inoltre in questo aggiornamento, così come nel 2019, si introduce il confronto diacronico sul consumo di suolo, sulla base dei dati ISPRA 2012 e 2018, correggendo però alcune distorsioni statistiche riscontrate sia nell’aggiornamento 2019, sia in parte nella ricerca iniziale, sezione “L – suolo”.

 

 

 

 

Sommario:

- commento sintetico all’aggiornamento 2019

- tabella 1 – popolazione 2018-2019

- tavoletta A -  popolazione 2018-2019

- tabella 2 – movimenti demografici 2019

- tabella 3 – popolazione 2011-2019

- tavoletta B -  popolazione 2011-2019

- tabella 4 – incidenza stranieri 2019

- tavoletta C - incidenza stranieri 2019

- tabella 5 – variazione stranieri 2011-2019

- tavoletta D - variazione stranieri 2011-2019

- tabella 6 - suolo consumato su totale suolo – 2019

- tabella 7 - suolo consumato su totale suolo - 2012

- tavoletta E - suolo consumato su totale suolo - 2019

- tabella 8 - variazione % suolo consumato su totale suolo: 2012-2019

- tavoletta F - variazione % suolo consumato su totale suolo: 2012-2019

 

 

 

COMMENTO SINTETICO ALL’AGGIORNAMENTO 2019

Indice:

Premessa

Dati demografici

Consumo di suolo

Appendice: nota metodologica (tratta dalla ricerca “tra-i-laghi” del 2015)

 

PREMESSA

L’aggiornamento “2020” della nostra ricerca “tra-i-laghi” 1, essendo riferito ai dati anteriori al gennaio 2020, assumerà, confrontandolo più avanti, un valore specifico di “come eravamo”, prima della Pandemia Coronavirus.

Anche se – riguardo ai dati di cui disponiamo con aggiornamento annuale e su base comunale - non dobbiamo attenderci necessariamente, dai  prossimi dati di fine 2020, un pieno disvelamento degli effetti statistici della Pandemia, tranne che per il crudo dato della mortalità (per altro probabilmente non particolarmente drammatico, ad oggi, nella nostra area-studio, a confronto con altre aree della Lombardia); si può ipotizzare infatti che i dati sulla natalità saranno influenzati solo a partire dal secondo semestre, e che non tutti i trasferimenti residenziali “di fatto” saranno registrati come migrazioni, ad esempio in casi come l’uso prolungato di “seconde case” per “lavoro agile” di cittadini formalmente registrati come residenti a Milano ed in altri poli urbani.

I dati demografici 2019 inoltre rappresentano l’antivigilia rispetto al censimento 2021, che probabilmente comporterà notevoli innovazioni metodologiche (connesse alle tecnologie digitali in sviluppo); per altro già nel corso del 2019 sono intervenute significative rettifiche anagrafiche (vedi poi nel paragrafo DATI DEMOGRAFICI), mentre per quanto riguarda i dati elaborati dall’I.S.P.R.A. sul consumo si suolo si è compiuta addirittura una ricostruzione retroattiva della base statistica (vedi poi nel paragrafo CONSUMO DI SUOLO).

 

DATI DEMOGRAFICI

Con riferimento alla ricerca “tra-i-laghi” del 2015, come già nei quattro anni precedenti, abbiamo ritenuto di sviluppare un nuovo aggiornamento sui dati demografici, comprendente:

-           il confronto tra la popolazione residente a fine 2019 (01 gennaio 2020) e quella di fine 2018, nonché con quella del censimento 2011,

-          i movimenti demografici (nati/morti, immigrati/emigrati) relativi al 2019,

-          un approfondimento sul numero degli stranieri residenti a fine 2019 ed in raffronto al censimento 2011.

Il tutto applicato ai Comuni che nel 2015 erano in Agenda21Laghi ed ai territori già assunti come riferimento, confermando tutti i criteri metodologici della più ampia ricerca pubblicata nel 2015.

 

Purtroppo i raffronti sui dati demografici relativi al 2019 scontano una rettifica metodologica apportata in corso d’anno dal Sistema Statistico Nazionale, che genera discrepanze tra i valori da noi abitualmente considerati, perché – ad esempio - il saldo totale della popolazione residente derivante dalla semplice sottrazione “2019-2018” (tabella 1) risulta di 108 persone in meno per l’area studio, mentre dalla sommatoria dei saldi anagrafici nati/morti + immigrati/emigrati (tabella 2) ammonta a 227 persone in meno.  

 

Il calo della popolazione a livello nazionale, in atto dal 2015, è determinato dalla diminuzione del numero dei residenti di nazionalità italiana, non più compensato a sufficienza dall’afflusso di cittadini stranieri, in un quadro complessivo di consistenti migrazioni (sia di italiani che di stranieri) e dai connessi fenomeni di calo delle nascite ed invecchiamento della popolazione.

 

Assumendo i dati della tabella 1, per la nostra area-studio di 23 Comuni – dall’anno scorso ridotti a 22 per la fusione tra Cadrezzate ed Osmate - (e di cui 16 allora inclusi in Agenda21Laghi) il 2019, come il 2017 ed il 2018, segna un freno alla tendenza alla diminuzione della popolazione rispetto alla più netta tendenza negativa nel biennio 2015-2016: dopo il decennio 2001- 2011 di generalizzato e vivace aumento (in media dell’1% annuo) ed un periodo di transizione (2012-2014) con dati alterni nei singoli comuni, ma comunque con esito finale positivo per l’area in esame (+ 0,8%), il 2019 vede ancora una perdita limitata allo 0,1% (maggiore, 0,4%, per i comuni di Ag21L), però diffusa su 14 dei 22 comuni (i comuni in calo erano 10 nel corso del 2018  e 15 nel 2017).

 

Le variazioni differenziate alla scala dei singoli Comuni – come già rilevato negli anni precedenti – possono dipendere in parte anche dal successo oppure dall’esaurimento di specifiche iniziative immobiliari, in un quadro di insieme del mercato edilizio piuttosto stagnante.

 

La diminuzione complessiva per l’area, nell’ultimo anno è di circa 100 persone (ma di oltre 200 in Ag21L), e di oltre 1.000 negli ultimi 5 anni, su un totale di 86.000 residenti, calo superiore all’1%, mentre la diminuzione media nazionale è appena inferiore a 1%, ed a fronte di una situazione ancora positiva per l’intera Lombardia e soprattutto per il Comune di Milano, e quasi stazionaria invece per la Provincia di Varese; tra i Comuni esterni considerati, solo Somma Lombardo mantiene ancora un saldo positivo costante (vedi tabelle 1 e 3, tavolette A e B, nonché gli aggiornamenti per il 2015-2016- 2017-2018).

Gli abitanti perduti nel 2019 (108 in tab. 1, 227 in tab. 2), infatti, risultano come differenza tra quelli persi per il saldo naturale negativo (numero dei morti superiore ai nati) e l’afflusso dal saldo migratorio (numero degli immigrati superiore al numero degli emigrati), che risulta sempre positivo, ma misura circa la metà del saldo naturale.

Si conferma pertanto l’allarme per la salute demografica (e socioeconomica?) dell’area, tornata sotto la popolazione totale del 2012.

 

Confrontando l’andamento demografico complessivo dal censimento del 2011 a fine 2019 nei singoli Comuni dell’area, si rileva una situazione frastagliata, con tendenze positive concentrate in una fascia centro-meridionale tra Ispra e Bardello fino a Sesto Calende (escluse le ali laterali di Vergiate e Angera-Ranco) nonché a Leggiuno, mentre la restante area più a Nord risulta diffusamente negativa, con alcuni casi di maggior calo, come Brebbia e Sangiano, diminuiti di oltre il 4%, come meglio specificato nella tabella 3 e nella connessa tavoletta B.

 

L’approfondimento sulla incidenza della popolazione straniera (tabb. 4 e 5, tavv. C e D) evidenzia presenze superiori al 9-10% a Besozzo ed in tutta l’area a Sud-Ovest, tra il lago di Monate e Sesto Calende, con vertici ad Ispra e Ranco e alcuni comuni limitrofi, dove prevalgono le origini comunitarie dei dipendenti del Centro Comunitario di Ricerca (e famiglie); così pure superano il 10% i maggiori Comuni esterni prossimi di riferimento (Arona, Castelletto, Somma Lombardo) e Varese (Milano invece si staglia quasi al 20%, su uno sfondo regionale dell’11,9% e nazionale – ed anche provinciale – di poco inferiore al 9%); mentre scendono sotto il 5% Bardello, Bregano e Mercallo.

Poiché solo Ispra concentra un incremento percentuale significativo tra il 2011 ed il 2019 (più 2 punti, dal 12 al 14%) ed invece la media complessiva dell’area studio supera di poco il 9%, con un incremento di pochi decimali (lieve decremento per i soli comuni di Ag21L), si può constatare una tendenza alla diminuzione della presenza di stranieri, riscontrabile in 11 Comuni (per lo più medio-piccoli) sul totale di 22.

 

 

 

 

 

CONSUMO DI SUOLO (vedi in appendice NOTA METODOLOGICA)

 

Riguardo al consumo di suolo, va profondamente rivista la ricerca da noi condotta nel 2015 (e soprattutto l’aggiornamento del 2019 con il raffronto diacronico 2012-2016), perché con il “Rapporto 2020”, l’I.S.P.R.A. ha modificato i criteri di interpretazione, ricostruendo i dati per l’intera serie storica dal 2012 2,3,4: in particolare rispetto al precedente rilevamento “sono state escluse alcune tipologie (ponti, viadotti, strade forestali in ambito montano e altre strade minori, corpi idrici artificiali e serre non pavimentate)”, mentre i dati iniziali del 2012 sono stati precedentemente rivalutati in profondità (ed in aumento), come segue:

 

in migliaia di ettari

2012 originario

2012 rivalutato

 

differenza

2018 originario

2019 rivalutato

 

differenza

ITALIA

1.751

2.102

351

2.307

2.134

173

LOMBARDIA

246

284

38

310

279

-31

AREA STUDIO

2,748

3,206

0,458

3,57

3,235

-0,335

 

Pertanto in questo aggiornamento, oltre alla tabella 6 sul consumo di suolo nel 2019 presentiamo una tabella 7 con il consumo di suolo al 2012 (priva del dato provinciale, perché non fornito da ARPA, e troppo oneroso per un ns. ricalcolo analitico), che va a sostituire la tabella “L 1” della ricerca originaria del 2015, di cui le altre elaborazione della specifica sezione “L – SUOLO” (fondati sui confronti tra diverse aree alla medesima sezione storica) conservano forse una parziale validità, ritenendo ragionevolmente che gli scarti metodologici siano ripartiti con una tendenziale omogeneità sui diversi territori.

 

La tabella 8, relativa alla dinamica sul consumo di suolo dal 2102 al 2019, sostituisce invece radicalmente la tabella 7 dell’AGGIORNAMENTO 2019, capovolgendone il giudizio, dall’allarme per “la pesantezza dei dati relativi all’incremento del consumo di suolo nei soli quattro anni tra il 2012 ed il 2016”, alla constatazione, invece di un incremento abbastanza contenuto, e pressoché nullo in 8 comuni su 22 (il dato “zero”, per il gioco degli arrotondamenti aritmetici, indica variazioni assolute inferiori ad un ettaro).

Tale modestia di scostamenti ci ha indotti, elaborando la tavoletta grafica E, relativa al consumo di suolo 2019, a risparmiarci di produrre l’analoga tavoletta al 2012, perché identiche risulterebbero le colorazioni riferite agli intervalli statistici prescelti.

La presente rettifica premia inoltre un nostro lettore di Sesto Calende, che – conoscendo il territorio – non si ritrovava nell’allarme relativo agli incrementi nel consumo di suolo dal 2012 al 2016.

 

L’area studio presenta al 2019 una percentuale di suolo consumato del 15%, notevolmente inferiore alla media provinciale del 21%, ma ben superiore alla media regionale del 12% ed a quella nazionale del 7%; la città di Milano supera il 58% di suolo consumato, mentre i comuni dell’area si collocano tra il minimo di Ranco con l’8% ed il massimo di Ternate con il 35%, a seguire Varano Borghi, Brebbia e Sangiano oltre il 20% (così anche, fuori dall’area, Caravate e Gavirate, Daverio, Somma Lombardo e Castelletto Ticino) ed il gruppo Monvalle-Besozzo-Bardello-Malgesso, nonché Vergiate, tra il 16 ed il 20%.

 

Per quanto riguarda gli incrementi 2012-2019 (TAB. 8 e TAV. F), il solo comune di Travedona-Monate si avvicina all’1% (come Caravate, fuori dall’area, con Milano a + 0,7%),

ma è attorniato a Nord ed a Est dal suddetto gruppo di comuni con “crescita (contabile) zero”, da Brebbia a Varano Borghi; superano il valore medio dell’area studio (+ 0,14%, intermedio tra l’incremento nazionale dello 0,12% e quello regionale dello 0,17%) i comuni di Monvalle e Sangiano, verso Nord, e quelli di Angera, Taino, Mercallo e Vergiate a Sud.

 

 

NOTA METODOLOGICA (TRATTA DALLA RICERCA “tra-i-laghi” DEL 2015)

 

Per suolo consumato si intende quello coperto artificialmente e/o impermeabilizzato, scorticato, compattato, includendo, come elenca il rapporto ISPRA: “aree coperte da edifici, capannoni, strade asfaltate o sterrate, aree estrattive, discariche, cantieri, cortili, piazzali e altre aree pavimentate o in terra battuta, serre e altre coperture permanenti, aeroporti e porti, aree e campi sportivi impermeabili, ferrovie ed altre infrastrutture, pannelli fotovoltaici e tutte le altre aree impermeabilizzate, non necessariamente urbane”. (La differenziazione tra suolo consumato e non consumato diviene difficile per le aree verdi pertinenziali ai fabbricati, i giardini privati e quelli pubblici, dove il suolo spesso è impermeabilizzato ed artificializzato in parte, senza considerare la problematica della continuità ecologica, interrotta da recinzioni e manufatti). … il metodo di rilevamento si basa principalmente sulla interpretazione di foto-rilevamenti, aerei e satellitari, Per ogni altro approfondimento concettuale e per la conoscenza del processo a scala nazionale, si rimanda al testo del “Rapporto sul consumo di suolo” n° 218/2015 di I.S.P.R.A. www.ispra.it e successive edizioni. Si rammenta che nella misura dei territori comunali sono incluse le acque interne, e quindi fiumi, paludi e porzioni di laghi (a tutto “vantaggio statistico” di molti comuni dell’area-studio).

 

 

ALLEGATI, CONSULTABILI SU AGENDA21LAGHI OPPURE SU UTOPIA21:

 

- tabella 1 – popolazione 2018-2019

- tavoletta A -  popolazione 2018-2019

- tabella 2 – movimenti demografici 2019

- tabella 3 – popolazione 2011-2019

- tavoletta B -  popolazione 2011-2019

- tabella 4 – incidenza stranieri 2019

- tavoletta C - incidenza stranieri 2019

- tabella 5 – variazione stranieri 2011-2019

- tavoletta D - variazione stranieri 2011-2019

- tabella 6 - suolo consumato su totale suolo – 2019

- tabella 7 - suolo consumato su totale suolo - 2012

- tavoletta E - suolo consumato su totale suolo - 2019

- tabella 8 - variazione % suolo consumato su totale suolo: 2012-2019

- tavoletta F - variazione % suolo consumato su totale suolo: 2012-2019

 

UTOPIA21 - LA PANDEMIA COME CRISI ESISTENZIALE ED I SUOI RIFLESSI SOCIALI

 

LA PANDEMIA COME CRISI ESISTENZIALE ED I SUOI RIFLESSI SOCIALI

di Anna Maria Vailati e Aldo Vecchi

 

Una riflessione sugli aspetti soggettivi delle reazioni al Coronavirus, per chiedersi come potrà ricostituirsi un tessuto di socialità.

 

 

Sulla Pandemia è già stato scritto di tutto, e già Utopia21 se n’è occupata, tra l’altro con gli editoriali di marzo, maggio e luglio.

 

Mentre ancora non sono chiari né gli orizzonti epidemici, né le proporzioni complete della conseguente crisi economica, e tanto meno l’attendibilità dei rimedi prospettati dall’Europa e dai singoli Stati, ci sembra tuttavia interessante soffermarci ancora su alcuni aspetti della questione.

 

Il virus Covid-19 appartiene alla natura ed è nella natura dell’uomo convivere con svariati micro-organismi (dentro e fuori dal corpo umano) oppure soccombere a fronte della loro prevalenza: in un quadro di continua evoluzione, sia genetica che tecno-medicale, che riguarda sia gli uomini che i micro-organismi, ed i reciproci, dialettici rapporti: ad esempio con l’apparente debellamento di alcuni agenti patogeni, la maggior resistenza ai farmaci di altri agenti, la diversa occupazione di nicchie ecologiche, l’interazione con i cicli agrari, le abitudini alimentari e gli altri stili di vita, ecc..

 

Al fondo delle posizioni negazioniste, quando almeno tentativamente argomentate, ci sembra che ci sia una tendenza “consolatoria” (e in qualche modo socializzante), che nasce dalla paura, a cercare un nemico tra gli uomini (poteri forti che complottano per creare artificialmente i virus[1], o per far credere vere infezioni inventate, o per manipolare, celare o centellinare vaccini segreti), e così sfuggire dalla constatazione che invece il nemico può essere dentro di noi, di ognuno di noi, e ne condividiamo la sostanza bio-chimica, ne temiamo la peculiare e “virale” “intelligenza collettiva”.

 

Anche le pulsioni colpevoliste, della Pandemia come punizione divina (ripudiate dalla Chiesa di Papa Francesco, ma striscianti – secondo tradizione – nel corpo mistico del cristianesimo), ed a nostro avviso anche da parte di alcune minoranze ecologiste che leggono un collegamento automatico tra urbanesimo e contagio (oppure tra alimentazione carnivora e contagio), tendono a socializzare la resistenza psicologica alla Pandemia, inducendo a schierarsi nella preghiera (se non nelle processioni senza distanziamento) oppure nella condanna della modernità-che-distrugge-la-biodiversità: mentre a nostro avviso la contaminazione con specie diverse – virus, topi o pipistrelli - è molto più facile per l’uomo primitivo che si aggira nella foresta vergine, con la fondamentale differenza che al  momento non ha da contagiare immense metropoli, ma solo sparute tribù.

Per chiarire, non amiamo la metropoli e la globalizzazione che distrugge la biodiversità, ma riteniamo che quest’ultima seconda vada difesa, e la prime due riformate, senza invocare su di loro la colpa specifica della frammistione con i pipistrelli, ma solo quella, intrinseca, e già molto grave, di moltiplicatore dei contagi tra esseri umani (anche se non  è da escludere che una urbanizzazione accelerata contribuisca specificamente ad intrecciare la permanenza di abitudini ancestrali, di commistione con animali, o di modalità di macellazione, di cui il contesto metropolitano acuisce le conseguenze).

 

Il negazionismo ed il colpevolismo ed in genere la ricerca di un “untore” o “capro espiatorio” [2], specie se agitate da personaggi pubblici (politici, medici, artisti) hanno il solo risultato di aumentare la tensione sociale ed il disorientamento individuale; allontanando nel contempo una seria e laica ricerca sui fenomeni che facilitano le pandemie ed anche sulle diverse capacità dei sistemi sanitari di affrontarle, con maggiore o minore efficienza, e soprattutto equità.

 

Ma se non ci si provvede di siffatti scudi, la constatazione della nuda appartenenza alla natura e alla sua crudeltà  ci rende più soli e più fragili

 

La precarietà è invero intrinseca alla mortalità ed alla morbilità, caratteristiche fondamentali della vita umana.

E però quotidianamente rimossa, per i singoli soggetti in medie condizioni di salute (e di età…), e soprattutto nel nostro mondo occidentale e de-sacralizzato, da un principio vitalistico, che ci fa guardare al domani, al piacere, al progresso.

Un atteggiamento ottimista che coinvolge in larga parte – in tempi normali – anche chi è socialmente precario, per le condizioni contrattuali del proprio lavoro (autonomo, temporaneo, dipendente-ma-insicuro, ecc.) o di altri aspetti basilari dell’esistenza (abitazione, affetti, famiglia).

Si tratta dello stesso poco-sensato ottimismo esistenziale che fa vedere remoti i pericoli, ancorché ormai ben visibili, del cambio climatico, e rende difficile acquisire consenso sulle politiche ambientali di lungo termine e largo respiro; come ha tratteggiato Fulvio Fagiani in diversi articoli 1,2; e che ha indotto popoli e governanti ad ignorare gli autorevoli allarmi già da tempo lanciati dagli scienziati in merito alle incombenti pandemie (comprese quelle che verranno…).

 

La nostra impressione è che questa Pandemia abbia intaccato profondamento questo immotivato ma spontaneo ottimismo, e precarizzato in qualche misura anche chi era più stabile e “garantito” (e quindi assai peggio per chi precario già lo era), imponendo un confronto ravvicinato con la possibilità – ed il timore – di ammalarsi e di morire (anche se statisticamente restano maggiori le probabilità di contrarre altre malattie inguaribili o di subire un incidente: probabilità che l’insensato ottimismo già aveva “messo in conto”, cercando però di dimenticarsene, ed alle quali si aggiunge il più casuale contagio da coronavirus).

 

Questa inedita consapevolezza determina, su larga scala, ma in una dimensione individuale, diversi fenomeni di disagio psichico, come registrato e ben raccontato dallo psichiatra Vittorio Lingiardi 3 “… I meno privilegiati sono esausti. Molti resistono in uno stato di prostrazione economica, stanchezza immaginativa, oscuramento della speranza. Usando il linguaggio della clinica …. esposizione traumatica, .. fragilità post-traumatica, --- elaborazione del lutto, …svuotamento depressivo. Il clima è propizio per trappole difensive: rimuovere… negare…proiettare in modi più o meno paranoidi. Dietro l’angolo altri rischi: precipitare in sentimenti di sospetto e rabbia, ma anche di impotenza e solitudine”[3]

 

Nel contempo i legami sociali si sono variamente rarefatti, di più durante il confinamento rigoroso, ma in notevole misura anche dopo (in particolare per il lavoro a distanza e la didattica a distanza), riducendo le occasioni di frequentazione ed il livello di fiducia negli altri, in quanto possibili portatori di contagio, ma anche perché ciascuno rimane più racchiuso nelle sue paure, ed anzi si sente più “socialmente utile” rimanendo “sanitariamente distante”.[4]

 

Forzando Bauman, ci sentiremmo di dire che la “società liquida”4 tende a divenire “aeriforme”[5], con le singole molecole fisicamente compresse sì nelle celle abitative, ma fluttuanti in uno spazio di relazioni sociali “ad interazioni deboli” e suscettibili di diverse trasformazioni: ri-precipitare nello stato liquido (con eventuali nuove polarizzazioni più solide) oppure evaporare in nuove configurazioni sospese (o addirittura “ionizzanti”?).

 

Fuor di metafora, nel valutare le biforcazioni che si aprono nell’auspicabile uscita dalla crisi sanitaria e socio-economica, e di cui si è già parlato nei precedenti editoriali di Utopia21, riteniamo che la condizione psicologica “scossa” dei singoli individui (anche in funzione delle inasprite gerarchie sociali) possa giocare un ruolo, più probabilmente di amplificazione che di attenuazione, delle onde oscillatorie che attraversano e attraverseranno i “corpi sociali”.

 

Non sappiamo se si apriranno alternative radicali, come quelle schematizzate poco più di un secolo addietro da Rosa Luxemburg nello slogan “socialismo o barbarie”5 (allora prevalsero le barbarie, dalla prima guerra mondiale – già in atto – alla crisi del 29 ed al nazifascismo, dalla Shoah alla seconda guerra mondiale, emblematicamente conclusa dalle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki; ed anche il socialismo, quello reale, non si rivelò poi così alternativo alle barbarie, come invece quello immaginato dalla stessa Rosa Luxemburg); però il prossimo bivio Biden/Trump appare abbastanza impressionante.

 

Pensiamo tuttavia che potrebbero rafforzarsi spinte contraddittorie:

-       da un alto quelle individualiste, facilitate dalle nuove solitudini e motivate dalla lotta per la sopravvivenza (economica e sanitaria), che possono trovare nei social media una proiezione collettiva-ma-non-cooperativa e nelle piattaforme un collettore selettivo per la ricerca del reddito; e facilitare la prevalenza di politiche corporative e sovraniste (con le conseguenti contrapposizioni tra poteri  nazionali), dei monopoli telematici  e della finanza irresponsabile; esasperando così la polarizzazione tra i più ricchi ed i più poveri, già galoppante di suo prima della pandemia;

-       dall’altro una nuova coscienza civica, con la ricostituzione della fiducia reciproca e la consapevolezza di un rinnovato bisogno delle istituzioni pubbliche e della cooperazione internazionale; e approdare verso una società inclusiva, con il temperamento dei consumi ed una concezione del lavoro solidale; con la necessità di arricchire il già complesso discorso ambientalista ed egualitario con queste nuove attenzioni alla soggettività ed alla capacità di cura.[6]

 

In mezzo al bivio, anzi “in una rete di linee che s'intersecano”6, non c’è solo ciascuno di noi, ma le concrete politiche dei vari soggetti collettivi, dai sindacati e partiti alle istituzioni, locali e nazionali, fino – nel nostro caso – all’Unione Europea, che possono condizionare le propensioni di persone, famiglie ed imprese in un senso o nell’altro.

In particolare l’Europa – pur in un quadro geopolitico globale poco tranquillizzante – si è posta obiettivi ambiziosi, ed in parte rispondenti ai bisogni di ricostruzione dei tessuti sociali (e sanitari, con un effettivo welfare universale) ed alla speranza di una riduzione del rischio climatico (come ha ben illustrato Fulvio Fagiani 7,8)[7].

E quindi dissipare il pessimismo della ragione, che potrebbe promanare dalle nostre precedenti riflessioni, in cui il tradizionale ottimismo della volontà risulta motivatamente affievolito.

 

annavailati@tiscali.it

aldovecchi@hotmail.it

Fonti:

 

1.    Fulvio Fagiani – ALLE RADICI DELL’INAZIONE CLIMATICA: RAGIONI PSICOLOGICHE E SOCIOLOGICHE – Pubblicato sul numerodi maggio 2020 di UTOPIA21 - https://drive.google.com/file/d/1VIBJG2nW827g3rKQxBiwob0b10tJgcFQ/view.

2.    Fulvio Fagiani – PER L’AZIONE E LA TRASFORMAZIONE 8E CONTRO L’INAZIONE E LA RASSEGNAZIONE – Pubblicato sul numero di luglio 2020 di UTOPIA21 - https://drive.google.com/file/d/1euJ09IArEJDtGSf3O-wHBNET0yERB8ZX/view.

3.    Vittorio Lingiardi – LA SPERANZA SI PUO’ ANCORA IMMAGINARE – su Robinson, supplemento di Repubblica, 25/07/2020

4.    Zygmunt Bauman – MODERNITÀ LIQUIDA - Laterza, Bari 2002

5.    Rosa Luxemburg - SOCIALISMO O BARBARIE (LA CRISI DELLA SOCIALDEMOCRAZIA) – Red Star Press, Roma 2019

6.    Italo Calvino – SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE – Einaudi, Torino 1979

7.    Fulvio Fagiani – LE STRATEGIE EUROPEE PER CLIMA E OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE – Pubblicato sul numero di marzo 2019 di UTOPIA21 - https://drive.google.com/file/d/1Auht7xf98I9_a4Y8mWSe6ugJ3cxPIm6f/view.

8.    Fulvio Fagiani – IL GREEN DEAL EUROPEO – Pubblicato sul numero di gennaio 2020 di UTOPIA21 - https://drive.google.com/file/d/1w2VagFLdVHCzpHxD0IALYlr3bL5W0GM5/view.



[1] Se poi un giorno scoprissimo che veramente il Covid-19 è un sotto-prodotto (o un criminale voluto esperimento) di laboratori impegnati in guerre batteriologiche/virologiche, per conto di uno Stato o della Spectre, il sospettarlo o denunciarlo anticipatamente, in assenza di alcuna prova (o almeno di seri indizi), non ci avrebbe aiutato né a scoprirlo né a sconfiggerlo: fuori dalla setta complottista, apparirebbe solo uno sterile gridare “Al lupo Al lupo”

[2] O anche il sempiterno tentativo sovranista di scaricare anche la colpa del contagio sui soliti “migranti invasori”, che in realtà, in campo pandemico, sono veramente “gli ultimi arrivati”: una solenne stupidaggine, che tuttavia alle prossime elezioni regionali potremo probabilmente misurare come di grande effetto “popolare”.

[3] Il testo di Lingiardi prosegue lungo un asse “disciplinare” delle scienze psichiche, prospettando l’utilità terapeutica di un ricorso ai miti, cioè “al nostro patrimonio mitopoietico, cioè alla  funzione immaginifica e narrativa che ci caratterizza come umani….Non c’è psicologia del profondo senza apertura al mito..”, richiamando teorie di Freud, Jung e Bion ed esemplificando alcune figure mitologiche a suo parere pertinenti.

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[4] Il bilancio delle solitudini oggettive è piuttosto complesso, ed i sociologi sapranno dirci di più: paradossalmente il confinamento nelle case ci ha spinti a moltiplicare i nostri rapporti con l’artificio delle comunicazioni telematiche, con più successo per quelle bilaterali e maggior fatica per quelle multilaterali, che solo in parte hanno sopperito alla sospensione di molte attività collettive; nell’insieme ne sono stati colpiti di più i malati (anche non Covid) e gli anziani ricoverati, per le drastiche restrizioni alle visite in ospedale e case di riposo, gli anziani soli, alcune fasce infantili private – con la chiusura delle scuole – di fondamentali canali di socializzazione; mentre per altre nicchie della popolazione il confinamento può anche aver mostrato risvolti positivi, per i singoli nel ritrovare se stessi o attitudini dimenticate, per i nuclei famigliari nello scoprire rapporti affettivi appannati (o viceversa acuire rancori sepolti…).

Ma ciò che più ci interessa, nell’economia di questo articolo, è la condizione soggettiva di solitudine “esistenziale”, messa a nudo dalla Pandemia, anche per chi fisicamente non è solo.

E “Lo stato gassoso è uno stato della materia caratterizzato da grande disordine delle particelle. Energia cinetica: elevata Distanza tra le particelle: elevata Interazioni tra le particelle: debolissime I gas non hanno forma propria né volume proprio. Hanno una bassa viscosità e sono molto comprimibili.”

[6] Sarà probabilmente di aiuto l’annunciata nuova enciclica di Papa Francesco sulla fratellanza.

[7] Vorremmo però segnalare il pericolo che – nel superare la vecchia concezione “ordo-liberale”, che esaltava la concorrenza (e lasciava ipocritamente ai singoli stati le politiche di sostegno alle imprese nei mercati internazionali) – finisca per assumere una veste mercantilista “federale” di imposizione dei “propri” monopoli (più verdi, più sociali, ma sempre monopoli) contro quelli degli altri imperi (U.S.A., Cina, Russia), a spese finali dei popoli del quarto mondo.