venerdì 1 dicembre 2023

UTOPIA21 - NOVEMBRE 2023: IL RAPPORTO ASVIS 2023


A metà del cammino tra il 2015, anno di elaborazione degli Obiettivi ONU 2030, ed il traguardo per l’appunto del 2030, l’ASviS (Associazione per lo Sviluppo Sostenibile) fa il punto sui risultati raggiunti, soprattutto in Europa ed in Italia, e sulle tendenze in atto (e non) verso un difficile recupero dei ritardi accumulati, formulando proposte (ma forse senza eccesive speranze) per la necessaria accelerazione; glissando, per ora, sulle scarse aspettative che offre in tal senso il governo italiano

 

Sommario:

-       breve commento

-       appendice: il comunicato stampa dell’ASviS

In corsivo i commenti più personali

In carattere Colibri 12, i brani riportati dal Rapporto ASviS: Le parti evidenziate in grassetto e quelle riquadrate sono scelte dallo scrivente

 

 

BREVE COMMENTO

 

Anche se talvolta limitata dalla peculiarità un po’ capricciosa degli indicatori prescelti, la panoramica del Rapporto ASviS 2023 1 consente, ancor più che negli anni precedenti, una lettura sulle tendenze e carenze in campo ambientale e sociale a scala nazionale ed europea, ed in parte mondiale.

Il bilancio insoddisfacente sui risultati raggiunti e tendenziali sull’insieme dei 18 Obiettivi ONU (SDGs)  porta l’ASviS, in assonanza con autorità morali quali il Segretario Generale dell’ONU Guterres 2 e Papa Francesco 3, a rivendicare uno sforzo di accelerazione da parte sia delle istituzioni che degli altri soggetti economici e sociali.

Il Rapporto (che non presenta i grafici iper-sintetici a forma di freccia del precedente Rapporto 2022 4) può essere recepito nella sua forma integrale di 230 pagine 1, nella sintesi di 12 pagine 5 del nuovo Direttore Scientifico Enrico Giovannini (ed ex-Portavoce della stessa ASviS, poi temporaneamente Ministro), nella “Guida” 6, con schede tematiche, di 35 pagine, ed ancora nel sintetico “Comunicato Stampa”, che riproduco in appendice a questo mio breve commento, a titolo di riassunto.

Il Rapporto integrale ha un andamento “a spirale”, in cui i 17 Obiettivi e i rispettivi indicatori sono percorsi più volte, per l’Europa e per l’Italia, illustrandone gli andamenti pregressi, le problematiche condizioni – in correlazione con gli interventi politici e legislativi volti a conseguirli - , gli scenari tendenziali e, da ultimo, le connesse proposte dell’ASviS.

Il fitto elenco delle nuove normative varate dal 2019 dall’Unione Europea (da quando è operante la Commissione presieduta da Ursula Von der Leyen), in buona parte corrispondenti alle aspettative insite nei 17 Obiettivi ONU 2030, non risulta però aver influito ancora in modo determinante sui risultati dell’insieme dei paesi europei su molti aspetti della transizione ecologica e sociale sperata. A maggior ragione sulla situazione italiana influisce una attuazione parziale e discontinua di tali politiche.

 

L’evento di presentazione, la cui registrazione video-audio è disponibile sul web 7, contiene la suddetta sintesi di Giovannini, i brevi interventi introduttivi e conclusivi dei co-Presidenti Marcella Mallen e Pierluigi Stefanini, due interessanti interventi del giudice costituzionale Giulio  Prosperetti e del  Governatore (uscente) della Banca d’Italia Ignazio Visco ed una succinta “tavola rotonda” tra Giovannini e due giornaliste, Marcella Aprile e Agnese Pini, nonché un intervento pre-registrato della Ministra Marina Elvira Calderone:

-       Segnalo in particolare, nell’intervento del giudice Prosperetti, che ha ripreso complessivamente il tema della modifica costituzionale sulla “sostenibilità ambientale”, approvata nel 2022 8, la considerazione della prospettiva che tale riforma apre non solo per il controllo delle future normative ma anche sulla “ripulitura” di numerosi aspetti della legislazione pre-vigente, nazionale e regionale.

-       Il contributo del Governatore Visco ha spaziato sui rapporti tra finanza e transizione ecologica, evidenziando – anche a beneficio dei mercati e dei risparmiatori – la necessità di una razionale programmazione delle decisioni politiche nonché di un miglior flusso informativo, sia riguardo alle comunicazioni aziendali delle imprese obbligate alla rendicontazione ESG - Environmental (ambiente), Social (società) e Governance – sia soprattutto riguardo al vasto mondo delle medie e piccole imprese ancora non obbligate; ha infine illustrato il percorso della stessa Banca d’Italia verso la neutralità carbonica, che diviene più difficile più si avvicina alla meta.

-       Il confronto tra Giovannini e le giornaliste Aprile e Pini ha ruotato attorno al deficit di approfondimento nel dibattito pubblico italiano – politico e mediatico – sull’insieme dei temi ecologici/climatici/energetici, rilevando quanto risulti subordinato al battibecco delle contrapposte ideologie e/o all’emozione cronachistica del momento; significativa mi è sembrata l’ammissione della Direttrice Pini (Quotidiano nazionale, ovvero Il Giorno+La Nazione+Il Resto del Carlino) sull’assenza, nelle sue redazioni, di un giornalista specializzato che sia stabilmente dedicato alle suddette questioni.

 

L’intervento della Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali – significativamene limitato alle competenze del suo dicastero che, seppur rilevanti in campo sociale, includono solo uno spicchio dei 17 SDGs – mi è sembrato assai indicativo sull’atteggiamento del governo Meloni, perché la Ministra si è limitata ad illustrare i capisaldi delle sue intenzioni politiche riguardo al mercato del lavoro ed all’assistenza sociale, dichiarandole a-priori “sostenibili” in quanto derivanti da un approccio scientifico e “non ideologico” (approccio cui tendeva ad associare la stessa ASviS) ed orientate a valorizzare i talenti soggettivi latenti dei disoccupati, per farli incontrare con la domanda insoddisfatta di competenze da parte delle imprese: tacendo invece sulla portata complessiva del Rapporto ASviS e degli Obiettivi ONU 2030.

L’accoglienza diplomatica del consesso ASviS verso tale intervento è a mio avviso un significativo tasselllo di un più ampio atteggiamento ambiguo dell’Associazione verso il governo Meloni, oscillante tra le critiche puntuali disseminate nei singoli capitoli del Rapporto 2023 (vedi ad esempio reddito di cittadinanza, riforma fiscale, PNRR) ed il credito invece accordato al Governo, soprattutto per due passaggi istituzionali:

-       L’impegno formale assunto alla recente Assemblea Generale dell’ONU per un “piano di accelerazione”

-       Il varo, in settembre, della seconda edizione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, testo che è riassunto ed elogiato nel Rapporto ASviS 2023 (ma che è stata pubblicato solo all’inizio di novembre).

Tuttavia l’ASviS non potrà eludere una verifica di quanto tali enunciazioni vengono tradotte in pratica politica, ad esempio nel concreto varo della Legge Finanziaria (e Bilancio dello Stato) per il 2024, quando l’Associazione stessa perverrà al suo annuale rapporto specifico su tale legge: rimarrà nei termini del “confronto”, enunciato da Donato Speroni nella news-letter della stessa ASviS, o dovrà sconfinare sul terreno di un sostanziale “scontro”?

 

 

 

 

APPENDICE: IL COMUNICATO STAMPA DELL’ASVIS

 

COMUNICATO STAMPA SUL RAPPORTO ASVIS 2023:

IN ITALIA LO SVILUPPO SOSTENIBILE ARRETRA E SOLO UN PROFONDO CAMBIAMENTO DELLE POLITICHE PUBBLICHE PUÒ INVERTIRE QUESTA TENDENZA.

IL PUNTO A METÀ DEL PERCORSO DELL’AGENDA 2030: I DATI E LE PROPOSTE PER CAMBIARE PASSO

L’Italia è lontana dal raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030. Solo un deciso e rapido cambio delle politiche pubbliche consentirebbe di recuperare il terreno perduto, ridurre le povertà e le disuguaglianze, migliorare la qualità dell’ambiente e accompagnare le imprese per cogliere i vantaggi della transizione ecologica e digitale. Nei prossimi 12 mesi Onu e Unione europea assumeranno importanti decisioni, ma Governo e Parlamento devono scegliere urgentemente quale posizione assumere. L’ASviS avanza proposte “trasformative”, a partire dalla legge per il clima, per determinare l’accelerazione verso lo sviluppo sostenibile che il Governo Meloni si è impegnato a realizzare in sede Onu e UE.

 

A metà del percorso verso l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, l’Italia mostra forti ritardi e rischia di non rispettare gli impegni assunti nel 2015 in sede Onu: rispetto al 2010, per otto dei 17 Obiettivi (Sustainable Development Goals – SDGs) si registrano contenuti miglioramenti, per sei la situazione è peggiorata e per tre è stabile. Guardando ai 33 Target valutabili con indicatori quantitativi, solo per otto si raggiungerà presumibilmente il valore fissato per il 2030, per quattordici sarà molto difficile o impossibile raggiungerlo, per nove si registrano andamenti contraddittori, per due la mancanza di dati impedisce di esprimere un giudizio. I ritardi accumulati potrebbero essere in parte recuperati, ma bisogna attuare con urgenza e incisività una serie di interventi e di riforme, come peraltro l’Italia si è impegnata a fare nel corso del Summit Onu del 18-19 settembre scorso. È ora di trasformare le promesse in atti concreti, ma il tempo a disposizione è molto limitato. È quanto emerge dall’ottavo Rapporto “L’Italia e gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile”, realizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS). …

 “Il Rapporto di quest’anno, dedicato all’analisi di quanto accaduto a livello globale, europeo e italiano da quando è stata sottoscritta l’Agenda 2030, mostra chiaramente che il nostro Paese, al contrario dell’Unione Europea, non ha imboccato in modo convinto e concreto la strada dello sviluppo sostenibile e non ha maturato una visione d’insieme delle diverse politiche pubbliche (ambientali, sociali, economiche e istituzionali) per la sostenibilità – afferma il direttore scientifico dell’ASviS, Enrico Giovannini. – Ciò non vuol dire che non si siano fatti alcuni passi avanti o che non si siano assunte decisioni che vanno nella giusta direzione, ma la mancanza di un impegno esplicito, corale e coerente da parte della società, delle imprese e delle forze politiche ci ha condotto su un sentiero di sviluppo insostenibile che è sotto gli occhi di tutti, come confermano anche le analisi dell’opinione pubblica italiana contenute nel Rapporto”.

 

I DATI PER L’ITALIA, L’EUROPA E IL MONDO

Gli indicatori compositi elaborati dall’ASviS per l’Italia mostrano peggioramenti rispetto al 2010 per la povertà (Goal 1), i sistemi idrici e sociosanitari (Goal 6), la qualità degli ecosistemi terrestri e marini (Goal 14 e 15), la governance (Goal 16) e la partnership (Goal 17), una sostanziale stabilità per gli aspetti legati al cibo (Goal 2), alle disuguaglianze (Goal 10) e alle città sostenibili (Goal 11), mentre per gli altri otto Goal i miglioramenti sono inferiori al 10% in 12 anni, eccetto che per la salute (Goal 3) e l’economia circolare (Goal 12), per i quali l’aumento è leggermente superiore. In termini di disuguaglianze territoriali, sui quattordici Goal per cui sono disponibili dati regionali solo per due (Goal 10 e 16) si evidenzia una loro riduzione, per tre (2, 9 e 12) una stabilità e per i restanti nove un aumento, in totale contraddizione con il principio chiave dell’Agenda 2030 di “non lasciare nessuno indietro”. Purtroppo, il nostro Paese è in buona compagnia. Secondo l’Onu, guardando ai Target dell’Agenda 2030 per cui sono disponibili dati affidabili, solo nel 12% dei casi si è sulla buona strada per raggiungere i valori obiettivo. Più della metà, invece, nonostante qualche progresso, sono “moderatamente o gravemente fuori strada” e circa il 30% non ha fatto registrare alcun avanzamento o si trova oggi in una condizione peggiore di quella del 2015.

A livello di Unione Europea, gli indicatori dell’ASviS mostrano come dal 2010 in avanti ci siano stati progressi per gran parte degli Obiettivi, ma in vari casi si tratta di miglioramenti contenuti e ancora insufficienti per centrare i Target dell’Agenda 2030 entro questa decade. Inoltre, si nota una riduzione delle disuguaglianze tra Paesi nel conseguimento degli Obiettivi solo per otto di essi, mentre per tre le distanze sono rimaste costanti e per cinque sono addirittura aumentate.

 

 

 

PANORAMICA SULLE QUATTRO DIMENSIONI DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE IN ITALIA

Per quanto riguarda la dimensione sociale dello sviluppo sostenibile si segnala che, tra il 2015 e il 2021, la quota di famiglie in condizione di povertà assoluta è salita dal 6,1% al 7,5% e riguarda quasi 2 milioni di famiglie, dove vivono 1,4 milioni di minori; continua ad allargarsi la disuguaglianza tra ricchi e poveri; la spesa pubblica per sanità e istruzione dell’Italia è nettamente inferiore a quella media europea; l’abbandono scolastico è pari all’11,5% (36,5% tra gli stranieri) e la disoccupazione giovanile è al 23,7%; inoltre, 1,7 milioni di giovani non studiano e non lavorano.

Per la dimensione ambientale dello sviluppo sostenibile l’Italia registra il 42% di perdite dai sistemi idrici; solo il 21,7% delle aree terrestri e solo l’11,2% di quelle marine sono protette; lo stato ecologico delle acque superficiali è ‘buono’ o ‘superiore’ solo per il 43% dei fiumi e dei laghi; il degrado del suolo interessa il 17% del territorio nazionale; l’80,4% degli stock ittici è sovrasfruttato; le energie rinnovabili rappresentano solo il 19,2% del totale, quota che non consente di intraprendere il processo di netta riduzione delle emissioni su cui il Paese si è impegnato a livello UE.

Nell’ambito della dimensione economica dello sviluppo sostenibile, dopo la ripresa del biennio 2021-2022 seguita alla pandemia, l’Italia presenta ancora alcuni segnali di crescita debole che hanno caratterizzato il decennio precedente; l’occupazione cresce, ma resta forte la componente di lavoro irregolare (3 milioni di unità); passi avanti sono stati compiuti per l’economia circolare (il consumo materiale pro-capite si è ridotto del 33% in dieci anni) ed è cresciuto il tasso di innovazione (+21% tra il 2010 e il 2018), ma molte imprese mostrano resistenze ad investire nella trasformazione digitale ed ecologica; il Paese necessita di forti investimenti, anche per rendere le infrastrutture più resilienti di fronte alla crisi climatica; la finanza sta muovendosi nella direzione della sostenibilità, accompagnando il mutamento delle preferenze dei risparmiatori. Per la dimensione istituzionale dello sviluppo sostenibile emerge che, nell’ultimo decennio, sono drasticamente diminuiti omicidi volontari e criminalità predatoria, ma sono cresciuti alcuni reati contro la persona, come le violenze sessuali (+12,5%) e le estorsioni (+55,2%). Forte è anche l’aumento di tutti i reati informatici, quali truffe e frodi (+152,3% rispetto al 2012). Il sovraffollamento carcerario, ridottosi nel decennio 2010-2019, ha ripreso a salire nell’ultimo biennio.

 

LE PROPOSTE DELL’ASVIS PER METTERE LA SOSTENIBILITÀ AL CENTRO DELLE POLITICHE E ACCELERARE IL CAMMINO DELL’AGENDA 2030

“Per recuperare il terreno perduto è indispensabile adottare un approccio politico e culturale che consideri la sostenibilità il fulcro di tutte le scelte, pubbliche e private. È questo l’approccio alla base della nuova Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, approvata dal Governo esattamente un mese fa – sostiene il presidente dell’ASviS, Pierluigi Stefanini. – Negli stessi giorni, il Governo si è impegnato all’Assemblea Generale dell’Onu a predisporre un ‘Piano di accelerazione’ per il conseguimento degli Obiettivi su cui siamo più indietro, quasi tutti. Le nostre proposte possono servire per definire contenuti, tempistiche e metodologie per realizzare questo Piano”. A tale proposito, l’ASviS avanza al Governo tre proposte concrete: assegnare alla Presidenza del Consiglio il compito di predisporre il Piano; predisporlo entro marzo 2024, affinché esso contribuisca alla preparazione del prossimo Documento di Economia e Finanza; coinvolgere la società civile e gli enti territoriali attraverso il Forum per lo sviluppo sostenibile esistente presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Parallelamente, occorre dare attuazione alla nuova Strategia Nazionale, costruendo in primo luogo un serio sistema di valutazione ex ante delle politiche rispetto ai diversi Obiettivi dell’Agenda 2030, al cui interno trovi spazio anche lo Youth Check, cioè la verifica del rispetto del criterio di giustizia intergenerazionale recentemente introdotto nella Costituzione, idea presente anche nel programma elettorale dell’attuale maggioranza. La valutazione d’impatto va applicata anche con riferimento alle politiche degli enti territoriali, a partire dai progetti finanziati dai nuovi fondi europei e nazionali di coesione, al fine di valutare il contributo di questi ultimi al raggiungimento dei 17 Obiettivi. Le bozze del Piano Nazionale Integrato Energia-Clima (PNIEC) e del Piano Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) devono essere rafforzate e finalizzate il prima possibile per guidare un ampio insieme di politiche economiche, sociali e ambientali da sostenere con adeguati finanziamenti. L’Italia deve poi dotarsi di una Legge per il clima, come già fatto dagli altri grandi Paesi europei, la quale sancisca l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050 e gli obiettivi intermedi coerenti con esso, fissi un budget totale di carbonio e budget settoriali che traccino per i diversi comparti economici un percorso di azzeramento delle emissioni di gas serra, istituisca un Consiglio Scientifico per il Clima per assistere i decisori pubblici nella predisposizione degli interventi e monitorare i risultati via via ottenuti.

“Alla constatazione che l’Italia procede a rilento sul cammino dello sviluppo sostenibile non deve corrispondere un sentimento di disfattismo. È ancora possibile cambiare passo, consolidando la crescente consapevolezza dell’opinione pubblica, delle imprese e delle amministrazioni pubbliche sul fatto che, nonostante i negazionisti, la scelta della sostenibilità conviene tanto dal punto di vista sociale e ambientale, quanto da quello economico – dichiara la presidente dell’ASviS, Marcella Mallen. –

Le numerose proposte dell’Alleanza contenute nel Rapporto rappresentano il contributo della società civile italiana per realizzare ciò che il Governo si è impegnato a fare. Allo scopo di ingaggiare sempre più l’opinione pubblica sull’importanza di perseguire uno sviluppo sostenibile e di rispettare i diritti delle future generazioni, l’ASviS propone di istituire la ‘Giornata nazionale dello sviluppo sostenibile’, da celebrare il 22 febbraio, data di pubblicazione della Legge costituzionale n. 1/2022, che ha modificato gli artt. 9 e 41 della Costituzione”.

 

LE PRIORITÀ PER ACCELERARE LO SVILUPPO SOSTENIBILE IN ITALIA

L’attuazione delle proposte avanzate dall’ASviS si articola in 13 linee di intervento prioritarie determinanti per consentire all’Italia di fare un balzo in avanti verso l’attuazione dell’Agenda 2030. Si tratta di: contrastare la povertà, la precarietà e il lavoro povero, assicurare l’assistenza agli anziani non autosufficienti, redistribuire il carico fiscale per ridurre le disuguaglianze, gestire i flussi migratori e promuovere l’integrazione degli immigrati; accelerare l’innovazione tecnologica, organizzativa e sociale del settore agricolo, potenziare la responsabilità sociale delle aziende agricole; ottimizzare le risorse e l’organizzazione dei servizi sanitari, mitigare l’impatto della crisi climatica sulla salute, combattere il disagio psichico, le dipendenze e la violenza familiare e sociale; migliorare la qualità degli apprendimenti, contrastare la dispersione, assicurare l’inclusione, potenziare i servizi per l’infanzia, educare allo sviluppo sostenibile e alla cittadinanza globale; aumentare l’occupazione femminile, assicurare servizi e condivisione del lavoro di cura, prevenire e combattere le discriminazioni multiple; mettere la protezione e il ripristino della natura al centro delle politiche, rispettare gli accordi internazionali, assicurare la tutela e la gestione sostenibile degli ecosistemi; aumentare al massimo la produzione di energia elettrica rinnovabile e rendere più ambizioso il PNIEC; ridurre la fragilità sul mercato del lavoro di donne, giovani e immigrati, potenziare le politiche attive e migliorare le condizioni di lavoro; investire in infrastrutture sostenibili, orientare il sistema produttivo verso l’Industria 5.0, potenziare la ricerca e l’innovazione; migliorare il governo del territorio, investire nella rigenerazione urbana e nella transizione ecologica delle città e delle altre aree territoriali; promuovere la sostenibilità ambientale e sociale nella Pubblica amministrazione, coinvolgere maggiormente i consumatori nell’adozione di comportamenti virtuosi; migliorare il sistema giudiziario, sviluppare un’etica dell’Intelligenza Artificiale, rafforzare la partecipazione democratica; promuovere la pace, rafforzare la coerenza delle politiche di assistenza allo sviluppo e migliorarne l’efficacia, assicurando la partecipazione della società civile alle scelte. “Alcune delle proposte implicano risorse finanziarie significative, altre sono a ‘costo zero’ o quasi – conclude Enrico Giovannini. – Molti interventi, peraltro, sono in linea con le Raccomandazioni specifiche rivolte all’Italia dal Consiglio europeo a luglio scorso e potrebbero essere quindi integrati nella prossima Legge di bilancio e dei provvedimenti collegati, nonché nelle riforme previste dal PNRR”.

 

 

aldovecchi@hotmail.it

 

 

 

Fonti:

1.    https://asvis.it/rapporto-2023/

2.    Fulvio Fagiani - SPECIALE ONU - su questo numero di Utopia21

3.    Aldo Vecchi -  L’ESORTAZIONE PAPALE “LAUDATE DEUM” - su questo numero di Utopia21

4.    Aldo Vecchi – IL RAPPORTO ASVIS 2022 – su Utopia21, novembre 2022 - https://drive.google.com/file/d/1ooDZUpALGMenTrpzGRTPUGEkg86yMdaN/view?usp=share_link

5.    https://asvis.it/public/asvis2/files/Rapporto_ASviS/Rapporto_ASViS_2023/SINTESI_Report_ASviS_2023.pdf

6.    https://asvis.it/public/asvis2/files/Rapporto_ASviS/Rapporto_ASViS_2023/guida_al_rapporto_asvis_2023.pdf

7.    https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/19-17675/il-19-ottobre-la-presentazione-del-rapporto-asvis-2023-sullo-sviluppo-sostenibile

8.    Aldo Vecchi – L’AMBIENTE IN COSTITUZIONE – su Utopia21, marzo 2022 - https://drive.google.com/file/d/1p7L80Wraps7CcJotTx--UlN5oaL5lRBj/view?usp=sharing

 

 

 

 

 

 

 

UTOPIA21 - NOVEMBRE 2023: L’ESORTAZIONE PAPALE “LAUDATE DEUM”

 L’ESORTAZIONE PAPALE “LAUDATE DEUM”

di Aldo Vecchi

 

L’esortazione apostolica “Laudate Deum” 1, recentemente emanata da Papa Francesco in apertura del Sinodo ed in vista della conferenza internazionale COP28, costituisce un garbato ma energico richiamo dei contenuti della precedente enciclica “Laudato sì” 2 (2015), indirizzato a tutti ‘gli uomini di buona volontà’ prima che ai credenti, e finalizzato alla assunzione di responsabilità nei confronti dei problemi e delle nuove e più urgenti scadenze della crisi climatica e della transizione ecologica.

 

 

Sommario:

-       la netta presa di posizione contro il negazionismo climatico

-       l’articolazione del testo

-       i commenti

NOTA: le virgolette «» sono utiizzate in questo articolo  quando i testi citati tra virgolette “””” comprendono a loro volta citazioni da altre fonti

 

LA NETTA PRESA DI POSIZIONE CONTRO IL NEGAZIONISMO CLIMATICO

 

In premessa il Papa esplicita le sue intenzioni: “Sono passati ormai otto anni dalla pubblicazione della Lettera enciclica Laudato si’, quando ho voluto condividere con tutti voi, sorelle e fratelli del nostro pianeta sofferente, le mie accorate preoccupazioni per la cura della nostra casa comune. Ma, con il passare del tempo, mi rendo conto che non reagiamo abbastanza, poiché il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura. Al di là di questa possibilità, non c’è dubbio che l’impatto del cambiamento climatico danneggerà sempre più la vita di molte persone e famiglie. Ne sentiremo gli effetti in termini di salute, lavoro, accesso alle risorse, abitazioni, migrazioni forzate e in altri ambiti.

Si tratta di un problema sociale globale che è intimamente legato alla dignità della vita umana…”

 

Anche se forse le frasi/chiave sulle motivazioni dell’intervento pontificio si trovano ai paragrafi 13-14:

“La coincidenza di questi fenomeni climatici globali con la crescita accelerata delle emissioni di gas serra, soprattutto a partire dalla metà del XX secolo, non può essere nascosta. La stragrande maggioranza degli studiosi del clima sostiene questa correlazione e solo una minima percentuale di essi tenta di negare tale evidenza. Purtroppo, la crisi climatica non è propriamente una questione che interessi alle grandi potenze economiche, che si preoccupano di ottenere il massimo profitto al minor costo e nel minor tempo possibili.

Sono costretto a fare queste precisazioni, che possono sembrare ovvie, a causa di certe opinioni sprezzanti e irragionevoli che trovo anche all’interno della Chiesa cattolica. Ma non possiamo più dubitare che la ragione dell’insolita velocità di così pericolosi cambiamenti sia un fatto innegabile: gli enormi sviluppi connessi allo sfrenato intervento umano sulla natura negli ultimi due secoli.”

 

 

L’ARTICOLAZIONE DEL TESTO

 

Il breve documento si articola in sei capitoli, di cui solo l’ultimo è rivolto specificamente ai fedeli cattolici, mentre i primi cinque affrontano le urgenze climatico/energetico/sociali in termini sostanzialmente laici; non molto diversi dai contemporanei ammonimenti del Segretario generale dell’ONU Gutierres (vedi Speciale in questo numero di Utopia21 3), salvo – soprattutto nel secondo capitolo – la netta presa di distanza dal “paradigma tecnocratico” e dalla connessa ricerca del “massimo profitto”:

1.    La crisi climatica globale (resistenza e confusione; le cause umane; danni e rischi)

2.    Il crescente paradigma tecnocratico (ripensare il nostro uso del potere; il pungiglione etico)

3.    La debolezza della politica internazionale (riconfigurare il multilateralismo)

4.    Le Conferenze sul clima: progressi e fallimenti

5.    Cosa ci si aspetta dalla COP28 di Dubai?

6.    Le motivazioni spirituali (alla luce della fede).

 

Le considerazioni sul cambiamento climatico e sulle cause umane, nonché sui rischi di avvicinarsi a “punti di rottura”, che portano Papa Francesco a considerarle – vedi sopra - “indubitabili” ed “innegabili” (con un linguaggio un tempo riservato, in ambienti ecclesiastici, solo ai dogmi teologici), si fondano sui rapporti ufficiali dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) e dell’UNEP[AM1]  (United Nations Environment Program), che nel testo sono citati 9 volte, suffragati da alcune attestazioni delle Conferenze Episcopali.

Poiché le elaborazioni di IPCC e UNEP sono ben note ai lettori di Utopia21, grazie a Fulvio Fagiani,,4,5, su questi aspetti non mi dilungo.

 

Il nucleo centrale dei ragionamenti papali su ecologia e tecnocrazia è invece basato sull’enciclica “Laudato sì”, dello stesso Papa Francesco, che totalizza 24 citazioni, in una sorta di auto-trasfusione, tesa a rafforzarne il messaggio, lasciando in secondo piano (in quanto fonti della precedente enciclica) i testi teologici di altri soggetti (precedenti Papi, Padri della Chiesa, Conferenze Episcopali) e le stesse Sacre Scritture.

Così – ad esempio – il testo della “Laudate Deum” rilancia ed aggiorna tale messaggio: “Negli ultimi anni abbiamo potuto confermare questa diagnosi, assistendo al tempo stesso a un nuovo avanzamento di tale paradigma. L’intelligenza artificiale e i recenti sviluppi tecnologici si basano sull’idea di un essere umano senza limiti, le cui capacità e possibilità si potrebbero estendere all’infinito grazie alla tecnologia. Così, il paradigma tecnocratico si nutre mostruosamente di sé stesso. … Le risorse naturali necessarie per la tecnologia, come il litio, il silicio e tante altre, non sono certo illimitate, ma il problema più grande è l’ideologia che sottende un’ossessione: accrescere oltre ogni immaginazione il potere dell’uomo, per il quale la realtà non umana è una mera risorsa al suo servizio. Tutto ciò che esiste cessa di essere un dono da apprezzare, valorizzare e curare, e diventa uno schiavo, una vittima di qualsiasi capriccio della mente umana e delle sue capacità…. Fa venire i brividi rendersi conto che le capacità ampliate dalla tecnologia danno «a coloro che detengono la conoscenza e soprattutto il potere economico per sfruttarla un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero. Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo. [...] In quali mani sta e in quali può giungere tanto potere? È terribilmente rischioso che esso risieda in una piccola parte dell’umanità».”

E ancora: “La logica del massimo profitto al minimo costo, mascherata da razionalità, progresso e promesse illusorie, rende impossibile qualsiasi sincera preoccupazione per la casa comune e qualsiasi attenzione per la promozione degli scartati della società. Negli ultimi anni possiamo notare che, sconcertati ed estasiati davanti alle promesse di tanti falsi profeti, i poveri stessi a volte cadono nell’inganno di un mondo che non viene costruito per loro.”

 

Nei capitoli 3-4-5 il testo alterna pragmatiche valutazioni sugli avanzamenti ed arretramenti delle trattative internazionali sulla questione climatica e sulla transizione ecologica con il tentativo di interpretare la complessa situazione geopolitica alla luce della speranza in un nuovo ed equo multilateralismo, richiamando ed aggiornando anche qui i giudizi già espressi nella “Laudato sì”: “Oggi possiamo ancora affermare che «gli accordi hanno avuto un basso livello di attuazione perché non si sono stabiliti adeguati meccanismi di controllo, di verifica periodica e di sanzione delle inadempienze. I principi enunciati continuano a richiedere vie efficaci e agili di realizzazione pratica». Inoltre, «i negoziati internazionali non possono avanzare in maniera significativa a causa delle posizioni dei Paesi che privilegiano i propri interessi nazionali rispetto al bene comune globale. Quanti subiranno le conseguenze che noi tentiamo di dissimulare, ricorderanno questa mancanza di coscienza e di responsabilità».”

Per concludere con concreti auspici per un difficile, ma non impossibile, successo della COP28: “Questa Conferenza può essere un punto di svolta, comprovando che tutto quanto si è fatto dal 1992 era serio e opportuno, altrimenti sarà una grande delusione e metterà a rischio quanto di buono si è potuto fin qui raggiungere. ... Nonostante i numerosi negoziati e accordi, le emissioni globali hanno continuato a crescere. È vero che si può sostenere che senza questi accordi sarebbero cresciute ancora di più. Ma su altre questioni ambientali, dove c’è stata la volontà, sono stati raggiunti risultati molto significativi, come nel caso della protezione dello strato di ozono. Invece la necessaria transizione verso energie pulite, come quella eolica, quella solare, abbandonando i combustibili fossili, non sta procedendo abbastanza velocemente. Di conseguenza, ciò che si sta facendo rischia di essere interpretato solo come un gioco per distrarre.”

 

Il capitolo 6, dedicato ai fedeli cattolici (ma in parallelo anche ai credenti in altre religioni), richiama in termini abbastanza sbrigativi (13 paragrafi) quanto già esplicitato nell’Enciclica “Laudato sì” e cioè …[occorre]“che l’essere umano, dotato di intelligenza, rispetti le leggi della natura e i delicati equilibri tra gli esseri di questo mondo”, perché, dalla Bibbia, Dio dice …«la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e ospiti».

La visione giudaico-cristiana del mondo sostiene il valore peculiare e centrale dell’essere umano in mezzo al meraviglioso concerto di tutti gli esseri, ma oggi siamo costretti a riconoscere che è possibile sostenere solo un “antropocentrismo situato”. Vale a dire, riconoscere che la vita umana è incomprensibile e insostenibile senza le altre creature. Infatti, «noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge ad un rispetto sacro, amorevole e umile»”.

L’Esortazione Apostolica si conclude quindi affermando “Se consideriamo che le emissioni pro capite negli Stati Uniti sono circa il doppio di quelle di un abitante della Cina e circa sette volte maggiori rispetto alla media dei Paesi più poveri, possiamo affermare che un cambiamento diffuso dello stile di vita irresponsabile legato al modello occidentale avrebbe un impatto significativo a lungo termine. Così, con le indispensabili decisioni politiche, saremmo sulla strada della cura reciproca. … «Lodate Dio» è il nome di questa lettera. Perché un essere umano che pretende di sostituirsi a Dio diventa il peggior pericolo per sé stesso.”

 

 

I COMMENTI

 

Il nuovo netto intervento di Papa Francesco contro il negazionismo climatico ed a favore della svolta energetica ed ecologica ha suscitato commenti assai diversificati nell’opinione pubblica italiana, a parte la stampa cattolica ufficiale che ne ha condiviso ed amplificato il messaggio, scientifico, politico e religioso.

Tra i media generalisti, alcuni, come “la Repubblica”, si sono limitati ad evidenziarne le correlazioni ecclesiali e geopolitiche, in relazione al Sinodo ed in vista della COP28, mentre “il Corriere della Sera” 6 ne ha colto maggiormente la prospettiva antropologica e spirituale.

 

A destra si è verificata una prevedibile reazione, con “il Giornale” che intitola “Bergoglio difende i ‘gretini’ e attacca l'Occidente”, e soprattutto con “il Foglio” – abitualmente più moderato – che invece intitola “Il Papa proclama il dogma ecologista …

La colpa è dello "stile di vita irresponsabile legato al modello occidentale. Elogi per la Cina”, e nell’articolo di  Matteo Matzuzzi 7, afferma tra l’altro “…E’ un documento che non richiama in alcun modo la trascendenza, Dio non c’è nel profluvio di analisi sui “progressi e fallimenti” delle Conferenze sul clima. … Francesco si lascia andare a considerazioni sul fatto che «non possiamo più dubitare che la ragione dell’insolita velocità di così pericolosi cambiamenti sia un fatto innegabile: gli enormi sviluppi connessi allo sfrenato intervento umano sulla natura negli ultimi due secoli» (par. 14). La fonte? Il rapporto di sintesi dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc). A seguire, una sequela di dati, numeri, spiegazioni sulla portata delle emissioni e di calcoli che paiono un saggio di fisica condito dagli slogan dei movimenti che occupano le strade e manifestano per le vie cittadine protestando per i ghiacciai che si sciolgono e gli aerei che inquinano…”.

 

Ancora più pesanti sono le critiche provenienti da alcuni segmenti conservatori della stessa Chiesa cattolica, come l’articolo – in evidenza su Google – pubblicato su “la Nuova Bussola Quotidiana (fatti per la verità)”, edito in Monza, che al titolo “Laudate Deum, il catastrofismo sostituisce la fede cattolica”8 fa seguire affermazioni del tipo: “…A volte si spera davvero che a un certo punto escano fuori gli autori a urlare che siamo su “Scherzi a parte”. Perché se non è uno scherzo è davvero drammatico constatare che il Papa, vicario di Cristo sulla terra, nello stesso momento in cui mette in discussione le verità di fede e i pronunciamenti «definitivi» dei suoi predecessori, impone invece come dogma le convinzioni sulle cause umane del riscaldamento globale, insultando scienziati e cattolici che non si adeguano...” e ancora: “… Un documento quest’ultimo a dir poco imbarazzante: scritto in modo frettoloso e superficiale da persone che hanno fatto copia-incolla di luoghi comuni sul riscaldamento globale triti e ritriti; pieno di affermazioni presunte scientifiche senza alcuna prova a sostegno se non «è evidente» e «non si può negare»…

E da ultimo, l’incitamento all’odio contro l’uomo occidentale, l’unico vero responsabile della catastrofe climatica e del tentativo di ostacolare la transizione ecologica, che è diventato ricco a spese di quelli che sono stati fatti sprofondare nella povertà. Siamo davanti ad analisi politico-economiche che sfociano nel ridicolo.

Purtroppo però esse danno il via libera a quanti stanno cercando di imporre un totalitarismo globale cavalcando il catastrofismo climatico, e danno man forte a chi vuole costringere al silenzio quegli scienziati seri e onesti che continuano a dire la verità.”

 

Anche da sinistra avevo colto un cenno critico nella pagina su FaceBook di Enrico Rossi (ex presidente della Regione Toscana, da qualche tempo rientrato da sinistra nel PD), che dopo aver riprodotto integralmente l’Esortazione “Laudate deum”, il giorno successivo si chiedeva se la contrapposizione alla tecnocrazia non comportasse da parte di Papa Francesco una sorta di rinuncia complessiva alle moderne tecnologie, ma non posso citarlo testualmente perché il Post di Rossi è stato (da lui stesso?) rimosso.

 

Per parte mia ritengo che la critica bergogliana al tecno-capitalismo non corrisponda ad una nostalgia passatista, bensì all’aspirazione ad una gestione del sapere umano più consona ai valori dell’uguaglianza ed al rispetto della natura. Semmai il problema, comune a tutti coloro che vorrebbero superare le criticità del capitalismo, è che non è affatto matura una credibile ed univoca alternativa di “transizione socio-politica”, mentre è comunque ineludibile la transizione ecologica ed inevitabile la transizione digitale.

 

aldovecchi@hotmail.it

                    

 

Fonti:

1.    Francesco Bergoglio – ESORTAZIOEN APOSTOLICA “LAUDATE DEUM” - https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/20231004-laudate-deum.html

2.    Francesco Bergoglio – ENCICLICA “LAUDATO SI’”- http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html

3.    Fulvio Fagiani – SPECIALE ONU – in questo numero di Utopia21

4.    Fulvio Fagiani – IL SESTO RAPPORTO DELL’IPCC - Quaderno n° 34 di Utopia21 – novembre 2022 - https://drive.google.com/file/d/1M2iUPHDIhOyBmnmQCPTpyG1jxewm9Z_4/view?usp=sharing

5.    Fulvio Fagiani IPCC – IL RAPPORTO DI SINTESI IPCC, ALLARMI E MANCANZE – su Utopia21, maggio 23 - https://drive.google.com/file/d/15_LzayaBu2WdkM-89tC6UFltk3O3qPpe/view?usp=share_link

6.    Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera[AM2]   https://www.corriere.it/cronache/23_ottobre_04/papa-francesco-il-mondo-si-sta-sgretolando-non-si-puo-mettere-dubbio-l-origine-umana-cambiamento-climatico-26ce5a2c-6296-11ee-b27f-4bddf2eef188.shtml#:~:text=si%20sta%20sgretolando.-,Non%20si%20pu%C3%B2%20mettere%20in%20dubbio,origine%20umana%20del%20cambiamento%20climatico%C2%BB&text=CITT%C3%80%20DEL%20VATICANO%20%E2%80%94%20%C2%ABL',chi%20parla%20di%20riscaldamento%20globale%C2%BB.

7.    Matteo Maztuzzi – Il Foglio - https://www.ilfoglio.it/chiesa/2023/10/04/news/il-papa-proclama-il-dogma-ecologista-5743712/

Articolo non firmato su “La Nuova Bussola Quotidiana”, direttore Riccardo Cascioli, Monza, 7 ottobre 2023 https://lanuovabq.it/it/laudate-deum-il-catastrofismo-sostituisce-la-fede-cattolica

 [AM1]

 [AM2]