sabato 11 luglio 2026

UTOPIA21 - LUGLIO 2026: PNRR: LA FAVOLA TRISTE DELLE CASE PER I MIGRANTI STAGIONALI


Il sostanziale fallimento della promessa di superare gli insediamenti informali dove stazionano i lavoratori migranti stagionali a servizio dei raccolti agricoli in molte regioni italiane, in condizioni di degrado abitativo e spesso anche di ricatto (capolarato), al limite della schiavitù: così nei nostri acquisti quotidiani di cibo è tuttora inclusa una quota assicurata di ingiustizia sociale.

PER IL TESTO COMPLETO DI ILLUSTRAZIONI VAI SU https://drive.google.com/file/d/1YwpuhuxWTQ8fhBeQJqEqg9_iVtpkhI0f/view?usp=drive_link

 Sommario:

- premessa sul PNRR

- i piani per il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura

- il convegno ad Urbanpromo

- il caso Saluzzo

- il fallimento pugliese

- qualche considerazione, da lontano

Appendice: URBANPROMO - PROGETTI PER IL PAESE Programma 2025 - Housing sociale IL CASO DEI LAVORATORI AGRICOLI MIGRANTI: DAI GHETTI ALLA CASA?



PREMESSA SUL PNRR


Tra il 2020 e il 2021, verso l’uscita dalla pandemia del Covid e con il passaggio dal governo Conte 2 (M5Stelle+PD+ASV) al governo Draghi di unità nazionale, veniva approvato un po’ di fretta il Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza, che su Utopia21 abbiamo analizzato e commentato ampiamente1 - tra scetticismo e qualche speranza -  facilitati anche dalla unitarietà e accessibilità delle informazioni relative al Programma stesso.

Ora a giugno 2026 dovrebbero essere concluse tutte le misure previste dal Programma, o meglio dalla numerose manipolazioni e ri-stesure del programma, motivate innanzitutto ed ufficialmente dalle difficoltà di rispettare le rigide scadenze definite all'Unione Europea (che eroga i contributi, in parte a fondo perduto e in parte da restituire in rate lunghe e convenienti); e a fine agosto dovrebbero concludersi anche le complesse operazioni di rendicontazione: a pena di restituzione dei contributi per i titolari dei progetti che risulteranno incompiuti.

Confidiamo su una completezza e trasparenza informativa sul riepilogo del PNRR, pari a quella riscontrata alla sua partenza, per poter tornare sui nostri commenti e riassunti, aiutandoci comunque con la lettura e sintesi che ne faranno altri commentatori.

Tra i temi del PNRR, che non ha affrontato complessivamente la questione abitativa, ma solo alcuni suoi aspetti, risultava a mio giudizio positiva l’attenzione agli ultimi, sia riguardo ai ‘senza-casa’ urbani, sia riguardo alle baraccopoli rurali: ma alle buone intenzioni  (occuparsi degli ultimi vuol dire assumere come valore universale il bisogno di casa quale premessa per la dignità umana) non hanno corrisposto validi risultati; mi occupo qui del risvolto rurale, dove la dignità umana è spesso calpestata anche sotto il profilo dei diritti dei lavoratori.

(Sulla questione abitativa rimando ad altri miei articoli, ripresi da quello sul “Piano Casa” in questo numero di UTOPIA21).



I PIANI PER IL SUPERAMENTO DEGLI INSEDIAMENTI ABUSIVI IN AGRICOLTURA


Un primo consuntivo si può comunque fare, ed è stato anticipato da tempo dai soggetti più attenti, sul fallimento sostanziale della misura emblematica ”Investimento 2.2: Piani urbani integrati per il superamento degli insediamenti abusivi in agricoltura”, che stanziava 200 milioni di € per voltare pagina rispetto alle vergognose condizioni abitative dei lavoratori stagionali (per lo più migranti di origine africana) sia nei più noti ghetti di grandi dimensioni in Puglia e Calabria, sia in molte altre situazioni di disagio disperse nei territori, non solo al Sud.

Duecento milioni sono circa l’1 per mille dell’intero PNRR: una piccola cifra, ma non trascurabile per affrontare seriamente la questione.

Il consuntivo anticipato è reso possibile dall’abbandono precoce e progressivo dei principali progetti, finora non canalizzati verso altre risorse finanziarie pubbliche (come sta accadendo invece per altri capitoli del PNRR, dove si sono svolte delle ‘triangolazioni’ tra progetti più lenti e progetti più veloci rispetto ad altre partite della spesa pubblica, locale nazionale ed europea).

Come riporta “L’Avvenire” del 17 gennaio 20262, riassumendo la “Relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza” aggiornata al 31 dicembre 2025, “...per la realtà della provincia di Foggia (Cerignola, Manfredonia e San Severo), destinatari di quasi 100 milioni … alla luce della definitiva e inderogabile tempistica ammessa dal Consiglio Europeo, i tre Comuni non potranno completare i propri progetti secondo lo schema originario del Decreto Ministeriale 55/2022, neanche nella forma ridotta conseguente ad una rielaborazione progettuale presentata (realizzazione di circa 2.000 posti letto a fronte dei 6.500 originariamente previsti). … Dei 37 Comuni inizialmente individuati solo 11 avranno i finanziamenti europei…. Solo piccole cifre per piccoli interventi.”

Situazione già segnalata tra settembre e ottobre 2025 dalla testata “Il Post”3 e dal sito “Cittadinanzattiva”4; nonché oggetto di un convegno di approfondimento nell’ambito di UrbanPromo a novembre 20255.



IL CONVEGNO AD URBANPROMO


Riassumo alcuni interventi da tale convegno (in Appendice il Programma dell’incontro), organizzato da INU/Urbit nella persona del Presidente emerito Stefano Stanghellini, con la collaborazione della CGIL (e in particolare di Jean René Bilongo), perché mi sembrano utili per capire la complessità del problema, oltre alla facile conclusione che manca una sufficiente volontà politica per risolverlo, anche se dovrebbe essere chiaro a tutti che si tratta di un problema strutturale, inerente alla organizzazione della filiera agro-alimentare (fino al banco del mercato, al negozio o al supermercato dove compriamo il nostro cibo quotidiano) e alle strozzature dei flussi migratori, compreso il caporalato e lo schiavismo da una parte e la speculazione politica securitaria ed identitaria dall’altra parte (o forse non sono due “parti” diverse…).


Una ricerca promossa dall’ANCI/CITTALIA 6, con il grave limite di essere basata sulle risposte dei Comuni disponibili (seppur numerosi) ha cercato di individuare le dimensioni del fenomeno, integrando le altre fonti statistiche ufficiali, in questo caso piuttosto lacunose, osservando tra l’altro: “Confrontando i dati emersi, un elemento particolarmente critico da segnalare riguarda il fatto che anche molti degli insediamenti informali, esattamente il 41,3% dei casi, ha carattere stabile/permanente. La maggior parte degli insediamenti informali mappati, infatti, è presente sul territorio comunale da parecchi anni: ben 11 insediamenti esistono da più di 20 anni, 7 insediamenti sono presenti da oltre 10 anni e 16 da oltre 7 anni … Si tratta dunque di un fenomeno fortemente cristallizzato all’interno di molte realtà comunali e pur avendo un carattere prevalentemente stabile, nella maggior parte dei casi, non sono presenti servizi essenziali e all’interno degli insediamenti, dove sono state stimate oltre 10.000 persone presenti, le condizioni di vita risultano estremamente precarie.” (Vedi immagine alla pagina successiva).


Inoltre i contributi di ricercatori universitari siciliani e pugliesi  hanno offerto importanti spunti qualitativi sulle condizioni specifiche delle due regioni: nelle provincie di Ragusa e Siracusa, ad esempio, prevale la presenza di lavoratori dipendenti permanenti, legati al ciclo produttivo delle serre (serre che spesso ne costituiscono anche le precarie abitazioni, come avviene su scala maggiore in Andalusia e minore a Creta); nella Sicilia Occidentale, come nel Tavoliere e nella piana di Gioia Tauro prevalgono invece gli stagionali, che seguono i flussi dei raccolti, spostandosi di regione in regione e spesso tornando nei medesimi luoghi di anno in anno, mentre negli insediamenti abusivi, tollerati salvo sporadici sgomberi propagandistici, si articolano forme sociali ‘urbane’, nel male (spaccio, prostituzione) e nel bene (iniziative solidali e assistenziali: a Borgo Mezzanone, nel Foggiano, la stessa CGIL ha realizzato una Camera del Lavoro in una costruzione non autorizzata).

 

Figura 1 - La distribuzione geografica degli insediamenti per i lavoratori stagionali in agricoltura (da Cittalia)



IL CASO SALUZZO


L’insieme degli interventi riferiti alla esperienza del Saluzzese, considerata virtuosa, ma assai faticata (tra cui un rapporto di una ricercatrice dell’IRES, istituto di ricerca regionale piemontese), hanno consentito di comprendere meglio le radici sociali e culturali di questa presenza di braccianti senza idonea abitazione anche nel profondo Nord.

Il distretto della frutta del Cuneese (circa quaranta comuni attorno a Saluzzo), che oggi comporta raccolte stagionali da giugno a dicembre, ha sempre attirato mano d’opera stagionale dall’esterno, con una sostituzione progressiva di apporti più lontani, fino al Sud Italia e all’Europa dell’Est, finchè all’inizio di questo secolo si è affacciata e poi affermata la componente africana/subsahariana: e solo in questa fase si è manifestata, un po’ all’improvviso, la crisi abitativa, con centinaia di migranti che dormivano in piazze e parchi (con qualche sovrabbondanza di offerta perché parte dei braccianti cercano occasioni di supplenza dove si aggregano più grandi numeri: nel Saluzzese i contratti stagionali arrivano a 10.000 ogni anno; con la conseguenza anche di una rilevante e pericolosa pendolarità, con centro a Saluzzo ed una vasta raggiera chilometrica, di lavoratori in bicicletta od altri mezzi, all’alba e al tramonto).

Il Comune di Saluzzo (successivamente affiancato da soli altri 10 Comuni, su 40) da venti anni in qua ha cercato di capire ed affrontare la questione, forzando per quanto possibile i limiti di competenza (considerando sempre anche i limiti di consenso per l’uso di risorse in favore dei ‘diversi’, con l’aiuto dei volontari, del Terzo Settore e delle fondazioni bancarie, e solo in una seconda fase anche della Prefettura e delle Imprese (che inizialmente nemmeno fornivano i dati necessari per spiegare la dimensione della domanda di lavoro).

Le soluzioni variamente trovate, sperimentando e riprovando - in un contesto di continuità politica di centro-sinistra - , riguardano da un lato la messa a disposizione di abitazioni decorose (ferma restando la difficoltà di locazioni dirette o indirette tra proprietari privati indigeni e braccianti africani) e dall’altro la formazione di una rete informativa e assistenziale, per sottrarre i migranti dall’isolamento o dall’abbraccio pericoloso dei ‘caporali’. Negli anni sono maturate anche sistemazioni abitative presso le stesse imprese agricole (facilitate, nel recuperare fabbricati dismessi, da una norma urbanistica regionale patrocinata da un ex-Sindaco di Saluzzo divenuto Consigliere Regionale).

Tuttavia permane su Saluzzo una pressione insediativa che non sempre viene soddisfatta; i responsabili comunali segnalano tra le varie carenze legislative la mancanza di un moderno strumento telematico per l’incontro tra domanda e offerta, il che spinge ancora oggi il bracciante a bussare di porta in porta, guidato dal passa-parola.

Il paradosso di questa quota insoddisfatta, che ha raggiunto il minimo durante il Covid, è che proprio questo dato minimo - desunto da un questionario ministeriale distribuito allora ai Comuni - è stato assunto per la improvvisata ‘programmazione’ della misura 2.2 del PNRR.

Cosicché il raggruppamento del Saluzzese ha ottenuto solo 1,7 milioni di € nell'ambito dei 200 milioni previsti dalla suddetta misura: ma ora, in prossimità del consuntivo, gli amministratori vedono positivamente la modestia del contributo, perché i ritardi accumulati dal governo nell’esame delle istanze comunali (un fermo di quasi due anni, seguito da una frenetica rincorsa con la nomina  di Commissari), non impediscono di intravedere il successo degli interventi, sia riguardo al recupero di fabbricati (il basso importo unitario consente affidamenti diretti) sia riguardo alla quota del 30% per servizi immateriali, che ha il difetto di essere un contributo non ripetibile, ma è abbastanza basso da essere forse sostituito da altre fonti, come le preziosissime fondazioni bancarie.

A proposito di fondazioni di origine bancaria, variamente presenti al convegno, la Fondazione per il Sud ha riferito di alcune positive esperienze condotte con soggetti del Terzo Settore, con modalità analoghe ai casi di Saluzzo, e con alcune peculiarità, come le abitazioni in affitto da privati, intermediate in favore di migranti (però stanziali) nel Ragusano, oppure l’ostello gestito nella situazione critica di San Ferdinando (piana di Gioia Tauro, altro luogo di fallimento del PNRR, però ripescato dal Governo, almeno nelle intenzioni, con il decreto “Caivano”, assieme ad altri casi un po’ emblematici).



IL FALLIMENTO PUGLIESE


Il racconto più dettagliato su Saluzzo&C mi consente di riferire più brevemente sugli analoghi snodi visti dalla Puglia, sia con riferimento all’esperienza di piccoli Comuni con rilevanti flussi di raccoglitori, che con i ritardi governativi sul PNRR sono stati  messi di fronte a scelte molto pesanti sul confermare o meno importanti progetti con tempi ormai ristrettissimi, sia per il grandioso fallimento del risanamento di Borgo Mezzanone e delle altre mega-baraccopoli, dove sono mancate le condizioni soggettive necessarie nella governance di progetti così complessi, ovvero la stabilità amministrativa e la concordia tra gli enti pubblici e gli altri soggetti da coinvolgere per un decentramento dagli attuali agglomerati a nuclei più modesti (il passato delle riforme fondiarie offrirebbe interessanti patrimoni pubblici), che non siano la brutale posa di una fila di container: tutto ciò francamente impensabile con i tempi ristretti del PNRR (anche senza i peggioramenti derivanti dalle inerzie governative), e comunque difficile riguardo al consenso da acquisire presso gli elettori.



QUALCHE CONSIDERAZIONE, DA LONTANO


Guardando da lontano, qualunque riflessione o consiglio può rivelarsi semplicistico, superfluo od inefficace.

Tuttavia mi chiedo se non vada innanzitutto riformata la legislazione sul lavoro stagionale in agricoltura, obbligando le aziende (da qualche dimensione in su) a dotarsi di adeguate soluzioni alloggiative (c’erano una volta ad esempio i dormitori per le ‘mondine’ nel settore risicolo e oggi mi sembrano un esempio di conquista sociale). 

In secondo luogo se  - nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale dei droni - non si può sviluppare la tracciabilità telematica dei prodotti raccolti, lungo tutta la filiera agro-alimentare, fino a responsabilizzare il commercio e gli stessi consumatori.

In terzo luogo se non si debba ripensare senza propositi repressivi la disciplina dei permessi di soggiorno per i lavoratori immigrati, stagionali in particolare.

E solo in quarto luogo ragionare serenamente sui modelli insediativi per i lavoratori immigrati e/o temporanei: il cui peso sui raccolti agricoli è oggettivo e crescente, perché gli italiani comunque ormai rifiutano simili lavori (e non perché gli 'stranieri glielo rubano”).


aldovecchi@hotmail.it 



Fonti:

1. AA. VV. - IL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA - Quaderno n° 27 di  UTOPIA21, settembre 2021 - https://drive.google.com/file/d/1TgMjSH_j964Gvqx_CLL4r2UkAMex8zDP/view?usp=sharing

2. https://www.avvenire.it/attualita/i-ghetti-dei-braccianti-spariti-dallagenda-solo-briciole-dal-pnrr-comuni-lasciati-soli_103371

3. https://www.ilpost.it/2025/09/26/200-milioni-pnrr-insediamenti-braccianti-migranti-ghetti/

4. https://www.cittadinanzattiva.it/notizie/17332-sprecati-i-fondi-del-pnrr-dallitalia-per-migliorare-le-condizioni-dei-braccianti.html

5. https://urbanpromo.it/2025/eventi/il-caso-dei-lavoratori-agricoli-migranti-dai-ghetti-alla-casa/

6. Monia Giovannetti - RAPPORTO DI RICERCA SULLE “CONDIZIONI ABITATIVE DEI MIGRANTI CHE LAVORANO NEL SETTORE AGROALIMENTARE” - INCAS, luglio 2022 -  ”https://www.anci.it/wp-content/uploads/2025/06/Report-InCas_DEF_.pdf


 

Appendice: URBANPROMO - PROGETTI PER IL PAESE 

Programma 2025 - Housing sociale


IL CASO DEI LAVORATORI AGRICOLI MIGRANTI: DAI GHETTI ALLA CASA?

INU - URBIT


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Le cronache dei media, di tanto in tanto, riferiscono di fatti che ci richiamano come in Italia esistano vere e proprie baraccopoli in cui vivono, in condizioni ambientali ed igienico-sanitarie inaccettabili, persone che sono venute per lavorare nei campi facendosi carico di lavori particolarmente gravosi che noi italiani non siamo più disposti a fare. Lo sfruttamento del lavoro umano, il ricorso al lavoro nero, l’abbandono in situazioni abitative incivili, connotano spesso la condizione umana del bracciante agricolo immigrato. Il caso di Satnam Singh è ancora a tutti ben presente.

Come noto, nel caso dei lavoratori agricoli migranti la questione abitativa si fonde spesso con quelle relative alla legalità e alla tutela del lavoro umano. Pur nella consapevolezza dell’esistenza di questo inscindibile legame, l’INU, in sintonia con la propria missione statutaria, intende richiamare l’attenzione di quanti – in varia sede e con varia funzione – si occupano di governo del territorio su una situazione inaccettabile per il nostro Paese, quale è quella delle baraccopoli in cui si trovano a vivere i lavoratori agricoli immigrati.

Di qui la promozione di questo convegno il cui contenuto si sviluppa attraverso i seguenti passaggi: la rappresentazione quali-quantitativa del fenomeno in ambito nazionale, un approfondimento sulla Sicilia, la baraccopoli di Mezzanone e il tentativo progettuale esperito, alcune esperienze di Comuni pugliesi, l’impegno di Fondazione con il Sud. Pur nel dominante quadro problematico a livello nazionale, in alcuni territori – quale quello di Cuneo – sono nate esperienze che mostrano la reale possibilità di trovare soluzioni convincenti, e che quindi meritano di essere adeguatamente conosciute per innescare comportamenti emulativi.

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PROGRAMMA

14:30 Inizio dei lavori

14:30 Introduce e coordina

Stefano Stanghellini, Presidente Onorario INU

“Le condizioni abitative dei migranti che lavorano nel settore agro-alimentare. Rapporto di ricerca”

Monia Giovannetti, Coordinatrice della Ricerca Anci, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Cittalia Fondazione Anci

“Sfide per una pianificazione etica: gli insediamenti dei lavoratori migranti in Sicilia”

Vincenzo Todaro, Presidente INU Sicilia, Università degli Studi di di Palermo

“Progettare il superamento degli insediamenti abusivi dei lavoratori agricoli: questioni e prospettive”

Mariella Annese, ArCoD, Politecnico di Bari

Letizia Chiapperino, ArCoD, Politecnico di Bari

Nicola Martinelli, ArCoD, Politecnico di Bari

“Politiche urbane per il superamento degli insediamenti informali in Capitanata e PNRR. Contrasto allo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura”

Nicola La Macchia, Consulente dei Comuni di Carpino, San Marco in Lamis, Lesina

“Abitare il cambiamento nel Sud Italia: esperienze di inclusione abitativa per i lavoratori migranti in condizione di sfruttamento lavorativo”

Sarah Urbano, Fondazione con il Sud

“Dal problema a un modello che fa scuola: il Protocollo Saluzzo”

Francesca Neberti, Vicesindaco di Saluzzo

Emilio Sidoli, Staff del Sindaco di Saluzzo

“Il caso di Saluzzo: le peculiarità, gli insegnamenti”

Martina Sabbadini, Ires Piemonte

“Dai ghetti alla casa: quali strategie? quali strumenti? Ne discutono:

Jean René Bilongo, Flai Cgil, Presidente Osservatorio Placido Rizzotto

Giorgio Righetti, Direttore Generale ACRI – Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio

Federica Busillo, Direttore Generale Ufficio per le politiche di coesione europee, Dipartimento per le politiche di coesione europee, Presidenza del Consiglio dei Ministri

18:30 Chiusura dei lavori


NB: il Presidente Stanghellini ha comunicato la indisponibilità della dott.ssa Busillo, malgrado e-mail e messaggi telefonici


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