Come Prodi, diversi miei conoscenti che avevano preannunciato di
non partecipare a queste primarie (per esempio, "se non ci dicono chi
erano i 101"), hanno poi invece votato per Cuperlo o Civati, qualcuno
addirittura scheda bianca (continuando non sapere chi erano i 101).
Io, come altra parte dei miei interlocutori, invece no.
E non me ne rammarico.
Anche se ho sbagliato previsione (pensavo ad una vittoria netta di
Renzi, ma con votanti in calo).
La grande affluenza è stata anche una adeguata risposta, nelle difficili
contingenze, a Berlusconi, Grillo e Forconi vari.
Ma non la sento come la mia risposta: con Veltroni e con Bersani,
pur poco convinto, mi ero detto "proviamo"; adesso mi sento di dire
"provino" (oppure "provate").
Forte del consenso delle primarie, Renzi ha un poco anche stupito
dicendo alcune cose di sinistra, come sulla bossi Fini e sullo ius soli,
le coppie di fatto; sul lavoro non si è capito ancora bene cosa vuol fare,
anche se la chiamata in Segreteria di Madia e Taddei pare meglio che – ad
esempio, Davide Serra o Pietro Ichino.
Il consenso accumulato (e coerentemente tradotto in posti in
direzione per i Renziani, senza molte chances di influenza dai vari
Franceschini “saliti sul carro”), unito alla conclamata vaghezza della sua
piattaforma politica, potrà consentire a Renzi anche di dire e fare, se ne
coglierà l’opportunistica opportunità (leggi: sondaggi), anche “cose di
destra”: una modalità mediatica della democrazia che merita di essere studiata,
ma non mi persuade; personalmente preferirei una leadership con un progetto
definito da mettere alla prova; personalmente preferirei un progetto che
partisse dalla Terra (il pianeta da salvare) e gli Ultimi ed i Penultimi della
Terra (poveri e sfruttati di tutto il mondo e anche di casa nostra).
Quello che mi è sembrato meno valido di Renzi
è stata la sfida a Grillo, sia per il modo (non è chiaro se è una sfida
propagandistica od un vero invito a trattare, con un interlocutore che si
conferma inaffidabile), sia per i contenuti: continuo a credere che la casta
non sia il nemico principale (guardare un po’ di più a piazza Affari e a Wall
Street) e che la pur necessaria riduzione dei costi della politica non
sia la priorità per uscire dalla crisi (esempi alternativi: patrimoniale,
abbattimento elusione ed evasione fiscale, riduzione degli orari di lavoro); ma
se si ritine giusto restituire i contributi elettorali al PD (e magari anche
auto-ridurre gli stipendi dei parlamentari alla media degli stipendi italiani e
non “europei”), lo si faccia, subito, senza ma e soprattutto senza se , “se
Grillo firma le nostre riforme): Grillo non le firma, e intanto restituisce gli
stipendi dei suoi (non gli stipendi suoi) e continua ad incassare il
vantaggio propagandistico.
Nel frattempo i “Forconi”, malgrado il flop
della “marcia-su-Roma”, e per fortuna finora molto minoritari nelle categorie
di partenza, come i camionisti (una cui im-mobilitazione di massa avrebbe
effetti devastanti), sono stati tuttavia mediaticamente egemoni per alcuni giorni,
non solo come espressione attiva di una destra sociale che ha scoperto che “i
ristoranti sono vuoti” (e non si cura molto delle persecuzioni subite da Silvio
e Dudù), ma anche come potenziali catalizzatori di un disagio sociale
interclassista, ridotto alla pura esibizione dei bisogni “contro tutti” (ma
soprattutto contro la casta politica) ed esteso ai disoccupati, ai precari ed –
ahimé – anche a parte degli studenti.
Il rischio è che la destra passi da una effimera egemonia mediatica
alla conquista di una effettiva, ancorché parziale egemonia politica, nella
sostanziale assenza di un credibile alternativa della sinistra, finora in
piazza, nella crisi, solo con gli ordinati gazebo del PD oppure con parole
d’ordine difensive – sindacati, manifestazioni pro Costituzione - oppure ancora
–sul versante antagonista – con altrettanto pura e simmetrica esibizione dei
nudi bisogni.
Non è che manchino
proposte serie (ad esempio da parte della CGIL, su tasse, lavoro ed Europa; ed
in prte anche nei documenti congressuali di Civati, Cuperlo, Vendola): ma si fa
fatica a credere che recitando tali proposte si possano veramente “cambiare le
cose”.
Con Renzi si sta
(solo? almeno?) provando a cambiare le persone e lo stile di comunicazione.