giovedì 18 dicembre 2014

VICOLO CIECO?

Nel 2002 la sola CGIL, mediante manifestazioni, e senza sciopero, riuscì a difendere i lavoratori dai licenziamenti-individuali-senza-giusta-causa (art. 18 dello Statuto dei Lavoratori), di fronte ad una maggioranza  governativa di centro-destra.
Nel 2014 CGIL e UIL, pur scioperando, e manifestando, non sono riuscite ad incidere sulle decisioni in materia di una maggioranza di centro-sinistra, con cui l’art. 18, che già era stato de-potenziato nel  2012 da un governo di larghe intese a dettatura europea, viene ulteriormente smantellato, malgrado le attenuazioni ottenute in Parlamento (vedremo poi i dettagli nei Decreti Delegati del cosiddetto Job Act).
Questa parabola mostra, al di là delle contingenze storiche e delle qualità soggettive dei gruppi dirigenti sindacali e politici, l’indebolimento oggettivo del potere contrattuale dei lavoratori dipendenti italiani, minato dalla globalizzazione e logorato dalla crisi, sottoposto alla pressione “dei mercati”  e della politica filo-padronale dei poteri sovranazionali (Commissione Europea, BCE, FMI).

Tanto meno i sindacati, pur raccogliendo un discreto consenso nella protesta, riescono a rendere credibile una complessiva correzione roosveltiana (patrimoniale, investimenti pubblici) alla politica economica del governo Renzi, condizionata anch’essa dal mercato finanziario internazionale e dalle suddette connesse istituzioni sovranazionali e che appare priva di serie alternative (al di là dei suggerimenti più o meno attendibili di alcuni intellettuali, come Luca Ricolfi o il gruppo Gallino/Silos Labini/ecc., le opposizioni propongono ricette propagandistiche  e decisamente immangiabili: maggior debito, flat tax, uscita dall’euro, ecc.).

Non so se la linea Renzi-Padoan(-Draghi?), con i ristretti margini cui la costringono Merkel e Junker, può aspirare ad effettivi successi contro la crisi, ma non credo ci sia da augurarsi un suo fallimento, che  ci farebbe stare tutti peggio, e aprirebbe, temo, più spazi a destra che non a sinistra.
Insomma mi pare ci sia un po’ un’aria da vicolo cieco (nei cui rivoli, ad esempio, SEL tuona contro il PD, ma continua ad affiancarlo nelle elezioni regionali).

Tuttavia mi sembra importante che il disagio e il dissenso si esprimano e che si continuino a cercare modi razionali per raccoglierli, oltre la rabbia anti-casta e l’astensione.

Non sappiamo quali svolte può nascondere il vicolo cieco. 

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