martedì 8 novembre 2016

LEGGE DI BILANCIO 2017

Commentando la legge Finanziaria dello scorso anno, mi appariva chiaro al centro il nodo della soppressione della tassa sulla prima casa, esteso ai ricchi ed ai ricchissimi, per un importo complessivo di quasi 4 miliardi (nonché la significativa estensione dell’uso dei fino contanti a 3.000 €), che oscurava accenni di politiche sociali positive – periferie, povertà, ecc. - contenute ciascuna in qualche centinaio di milioni (a parte la prosecuzione degli sgravi fiscali e contributivi su tutte le nuove assunzioni, che a consuntivo non paiono avere conseguito i risultati sperati, ed infatti quest’anno vengono riproposti in misura e modalità selettive, solo per i giovani stagisti e/o solo per il Sud).
Tutte scelte comunque di importo abbastanza limitato, dati i vincoli esterni (debito pregresso, mercati, Europa) ed interni (consenso per i ceti di riferimento alla maggioranza governativa) cui è legato il Governo, tanto per il 2016 quanto per gli anni successivi, ed a cui tenta di sfuggire scommettendo su una più intensa ripresa economica, che però permane assai difficile per varie tensioni internazionali (finanziarie, politiche e militari) e forse improbabile data la crisi strategica di alcuni aspetti del corrente modello di sviluppo.
Tuttavia alternative facili non c’erano e non vi saranno, a parte quelle avventuristiche di abbandono dell’Euro e/o di incremento/non-pagamento del debito pubblico, finchè non maturi una nuova base sociale e politica che sia valida per aggredire sia l’accumulazione dei ricchi (patrimoni finanziari ed immobiliari) sia l’evasione fiscale diffusa dei ricchi&poveri, insieme abbracciati nei settori sommersi dell’economia (che l’ISTAT riesce comunque a fotografare con una certa precisione); nonché, forse, valida anche  per  impostare una equa austerità finalizzata a orientare produzione e consumi in senso più rispettoso della natura e del resto del mondo.
Ciò premesso, valutare la proposta di legge di bilancio per il 2017 (e seguenti) non appare facile, sia per la complessa articolazione della manovra, sia per la labilità persistente di alcune cifre (sintomatiche le lamentele lombarde sui fondi per dopo-EXPO e le rassicurazioni del lombardo ministro Martina), che la persistenza delle scosse sismiche in centro-Italia rischia di rendere ulteriormente variabili nelle prossime settimane.
Mi pare comunque di capire che le principali partite da considerare, in attesa di capire le evoluzioni della manovra nel suo iter politico a livello europeo e parlamentare, siano:
-          una serie di entrate una-tantum (semi condoni assai discutibili anche sotto il profilo della par condicio, perché restano per confronto puniti non solo i contribuenti onesti e puntuali, ma anche quelli in precedenza sanzionati fino all’ultima maggiorazione di sopratassa), che giustamente preoccupano la Commissione Europea più dello scostamento del deficit di 0,1 o 0,2%, e che implicano per il 2018 e anni seguenti ulteriori acrobazie oppure troppo ottimistiche speranze nella suddetta ripresa;
-          un corposo trasferimento di risorse alle imprese (ed in parte anche alle partite IVA), orientato, più che al sostegno diretto alle assunzioni (vedi sopra), al sostegno degli investimenti (con qualcosa anche per la ricerca), sempre nella speranza della ripresa, e con l’avvio di un minimo di “politica industriale” nella chiave della innovazione (che non è quella della riqualificazione ambientale, ma  è sempre meglio del “tutto-fa-brodo” del non rimpianto decreto Sblocca-Italia); a fianco anche maggiori incentivi fiscali alla contrattazione aziendale integrativa (che personalmente continuo a considerare iniqui rispetto ai lavoratori meno fortunati), ad imitazione  di un modello che pare abbia riscosso successo in Germania da Schroeder in poi;tassa
-          un insieme di provvidenze sociali da tempo attese (correzione degli eccessi dei tagli pensionistici Monti-Fornero; maggiori fondi e riorganizzazione del contrasto alla povertà; qualcosa per le famiglie ed anche finalmente per il diritto allo studio), pur in parte discutibili e discusse nel merito (vedi ad esempio Tito Boeri, che limiterebbe gli aumenti di pensione ai soli pensionati più poveri), ma indubbiamente finalizzate ad un recupero di consenso sui versanti sindacali e solidaristici della società;
-          un timido, ma riconoscibile, avvio di investimenti pubblici e privati mirati alla prevenzione dei danni sismici ed idrogeologici (“Casa-Italia”), mi par di capire vicino ai 2 miliardi di € (anche se tra le opposizioni c’è chi sostiene che tali risorse non sono indicate), e che forse rischia di essere fagocitato dai crescente fabbisogno per le emergenze del terremoto.  
Su quest’ultimo punto, che ho già analizzato nel mio articolo per UTOPIA21 di Settembre, e che il Governo ha promesso di illustrare meglio con una prossima presentazione di Casa-Italia, mi sembra interessante registrare l’evoluzione della posizione del Governatore toscano Enrico Rossi,  che in settembre invocava maggiori investimenti in deficit (ed in barba all’Europa), mente il 30 ottobre quantifica l’impegno necessario in 10 miliardi annui, da convogliare attraverso un apposito nuovo  Ministero, ma da reperire con il fisco, “a costo di chiedere un sacrificio a chi è più ricco”; in parallelo il candidato-figliol-prodigo Gianni Cuperlo ha proposto qualcosa di simile, specificando che sarebbe auspicabile tassare appositamente i grandi patrimoni immobiliari (ovvero, aggiungerei, ripristinare gran parte della tassa sulla prima casa). 
Renzi continua rassicurare che per il terremoto i soldi ci sono, sfida l’Europa a considerare la sicurezza delle scuole prima del pareggio di bilancio  (e per uno/due anni  a mio avviso ci può anche stare), ma prima o poi dovrà chiarire se Casa-Italia si fa davvero, quanto costerà negli anni  e se si potrà finanziarla solo confidando nella ripresa e abbassando le tasse, oppure aumentando ancora il debito nazionale (o moltiplicando i pani ed i pesci).

A meno che venga travolto dal referendum costituzionale e che tale chiarimento ci sia dovuto da altri futuri governanti (D’Alema-Quagliariello-DeMita oppure Grillo-DiMaio-Muraro oppure Brunetta-Salvini-Meloni).

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