giovedì 11 febbraio 2016

SCIENTIFICAMENTE

L’esito delle primarie di Milano conferma la validità scientifica della legge di Cuperlo-Civati (detta anche della vocazione minoritaria o Tafazzi-Masoch), secondo cui “il terzo gode”, ma in compenso la sinistra può continuare a lamentarsi per l’egemonia renziana.

martedì 2 febbraio 2016

INDICATORI COMPLESSI DI SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE


(questa nota, datata 2012, mi è tornata attuale dialogando con l’amico e collega Marino Ferrari, autore de “LA CARTA AMBIENTALE”, Maggioli 2015, ed è riferita sia alla classificazione dei fabbricati più o meno eco-compatibili, sia alla Valutazione Ambientale Strategica  dei piani comunali)

I sistemi di valutazione articolati come sommatorie di punteggi “ingegneristicamente” analitici divengono più efficaci quanto più è completa la gamma degli indicatori e più trasparenti se includono punteggi potenzialmente negativi (almeno per una parte dei “capitoli”); occorre inoltre contemperare il riferimento a valori assoluti (es. quantità di CO2 emessa) o relativi (miglioramento o peggioramento rispetto alla situazione iniziale oppure a valori-obiettivo derivati dalle migliori pratiche).
Comportano però sempre il rischio di non rappresentare l’insieme OLISTICO e COMPLESSO della sostenibilità, che stiamo abituandoci a pensare almeno come “tri-polare” (ambientale, sociale, economica: potrebbero essere 3 assi x-y-z, su cui collocare i giudizi di valore, positivi e/o negativi) e che deve sempre confrontarsi con i fattori
-                 SPAZIO - il luogo ed il contesto: ciò che è buono qui può non esserlo là – la storia e la peculiare insostituibilità di ogni luogo (Vedi Norberg-Schulz, Ferraro, Marson)
-          TEMPO – il ciclo di vita e smaltimento; il monitoraggio della variazione di comportamento di materiali e impianti; la storia futura e quindi il mutamento dei contesti, dei bisogni e dei comportamenti, in gran parte non ponderabile a priori.
Occorre inoltre non nascondere, ma valorizzare, la pluralità e contradditorietà (o anche conflitto) tra i possibili punti di vista, interessi, sistemi di valore, che possono influire sulle priorità e sulle scale di giudizio delle valutazioni: esempi
-          Città compatta o rada; verde privato o pubblico, distribuito o concentrato;
-          Pannello solare venduto nel deposito sotto casa, ma di marca tedesca e costruito in Cina, con modalità energivore e sfruttamento del lavoro minorile, e di ignoti costi ambientali di smaltimento finale
-          Indice di biopotenzialità positivo per estensione dei boschi e dell’edificato, entrambi a scapito del verde agricolo e dei suoi valori paesaggistici e di autosufficienza alimentare con bassi costi di trasporto (vedi ad esempio la VAS del Piano Regolatore di Arona).

NOTA PARTICOLARE SULLA CERTIFICAZIONE LEED PER I FABBRICATI:

Pregi (rispetto a CasaClima ED ALTRI): cerca di coinvolgere tutti gli aspetti della sostenibilità

Difetti:
-          Metodo:
o   Scarsa trasparenza e accessibilità (gratuita) al protocollo
o   Impressione di struttura lobbistico/privatistica (tipo Agenza di Rating), con scarsa apertura all’esterno, molto lucro, affidabilità effettiva da verificare perché affidata a “mezzi di persuasione” pubblicitari e non al confronto scientifico
-          Merito:
o   Sistema di punteggio con variabili solo positive, che può far conseguire un totale elevato anche con alcuni aspetti formalmente “a zero” ma in realtà negativi (per paradosso, potrebbe essere impiegato Eternit)
Complessività solo per sommatoria, senza vera dialettica olistica 

mercoledì 27 gennaio 2016

NOTA SUGLI EMENDAMENTI DI "SALVIAMO-IL-PAESAGGIO" AL D.D.L. "CONSUMO DEL SUOLO"

Cari organizzatori di Salviamo-il-paesaggio,

non so se definirmi "aderente al Forum", ma Vi seguo con simpatia ed assiduità, pur divergendo dagli evidenti estremismi di talune campagne locali.

Nel merito del Disegno di Legge,  il testo uscito dalla Commissione Parlamentare non mi sembra poi così male, e non vorrei che, per migliorarlo, si finisse di contribuire invece ad affossarlo, come sicuramente vorranno le lobbies cementizio-immobiliari.
Concordo comunque con le proposte migliorative e rigoriste da Voi proposte, ma mi sembra assai più decisiva una campagna di pressione per far incardinare al più presto il DDL nei calendari parlamentari.

Segnalo una svista: all'articolo 8 (ex 9) "Registro Enti Locali" sono lasciati inseriti 2 richiami all'art. 3, comma 8, di cui invece si propone sopra l'abrogazione.

Invito inoltre ad approfondire tutta la questione della normativa transitoria, auspicando che si possa far anticipare in altro provvedimento (una "leggina" o un decreto-legge oppure un comma nella prossima legge di stabilità, se la discussione di questo DDL andasse per le lunghe) una preliminare moratoria, al fine di impedire che nei  tempi finali di discussione della legge (c'è ancora il bicameralismo) si verifichi un gran fiorire di procedimenti amministrativi (urbanistici ed edilizi) volti a prenotare un'ultima grande abbuffata di consumo di suolo.

Cordiali saluti.

Aldo Vecchi

sabato 23 gennaio 2016

URBANISTICA 153

Il n° 153 della rivista “Urbanistica”, il secondo a direzione Oliva con redazione milanese, mantiene abbastanza la promessa, enunciata all’esordio del nuovo ciclo, di occuparsi più della città (europea) che non dei Piani.
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In particolare vi si attiene con l’ampio (ma non sistematico: molte foto, poche planimetrie, nessuna tabella) servizio comparativo tra Milano Bicocca ed i quartieri di Copenaghen/Island Brydges ed Amburgo/Hafencity: le esperienze risultano paragonabili per entità, complessità e durata degli interventi di recupero e trasformazione di aree in precedenza produttive e/o portuali, e gli articoli (di autori diversi) ben illustrano i percorsi non-lineari di progettazione e realizzazione, con le analoghe oscillazioni riguardo al mix funzionale ed i diversi esiti di ricomposizione sociale.
Tuttavia mi permetto di evidenziare che le situazioni oggettive dei 3 quartieri sono un po’ troppo disparate, perché per Copenaghen e Amburgo si tratta di aree fisicamente centrali e con potenziali attrattive acquatiche (nel nord-est di Milano scorre solo nascostamente il Seveso interrato), per cui rivitalizzare l’area Bicocca risultava comunque più difficile, anche senza compiere gli errori giustamente evidenziati riguardo al taglio dimensionale dei negozi (in contemporanea con il fiorire dei centri commerciali sulle aree dismesse lungo l’asse di viale Zara all’esterno del confine di Milano) ed alla carenza di servizi primari (dalla farmacia alla scuola materna), che rendono le nuove residenze della Bicocca un po’ troppo “dormitorio” e – date le dimensioni – più “satellite dell’intera città” che brani integrabili nei vicini quartieri storici di Greco e Niguarda: aggiungerei altri errori:
- una università senza pensionati per studenti e insegnanti, strutture comunque rare a Milano e in Italia;
- la scarsa pedonalità di fatto, stanti le distanze tra i punti di interesse;
- la marginalità fisica dell’Hangar Bicocca, disperso in una viabilità tuttora da periferia industriale.
L’articolo sulla Bicocca, inoltre, mi sembra un po’ troppo generoso verso la intraprendenza e/o chiaroveggenza del gruppo Pirelli nel prevedere (o pilotare) enormi investimenti pubblici che la programmazione pubblica ha solo successivamente localizzato in questa direzione (rispetto ad altre potenziali), ovvero la suddetta università statale e la linea 5 del metro; mentre a mio avviso va sottolineata la compiuta unitarietà morfologica di un intervento urbano di siffatte dimensioni, per nulla abituale negli ultimi decenni, dopo i discutibili esiti dei grandi PEEP mono-funzionali, tipo Corviale (anche se non a tutti possono risultare graditi i rigidi stilemi gregottiani).
Rilevo ancora che nessuno dei 3 articoli affronta adeguatamente il tema energetico.
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L’ampio servizio iniziale commemorativo su Bernardo Secchi (e su tutti i Secchiani) illustra bene il percorso culturale e professionale di un maestro di rilievo internazionale, ma a mio avviso non aiuta a comprendere nel concreto i criteri di lettura e di progetto per il territorio della “città diffusa” sperimentati da Secchi negli ultimi decenni in Belgio e Francia: avrei apprezzato qualche spiegazione (e/o disegno) in più sui concetti di “biscotti o galettes” e di “tubi e spugne”, ecc.; comprensibile, ma poco esplicitato anche il disagio di Secchi verso la “opacità” politico-amministrativa delle città italiane dagli anni ’90.
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Il raffronto sulle forme dei tentativi di organizzazione e pianificazione delle realtà metropolitane in Europa, con i casi di Torino, Lione e Stoccarda, mostra nel concreto le enormi difficoltà nella riorganizzazione dei poteri locali all’interno di stati democratici con lunghe storie alle spalle, e purtroppo ci consola nel vedere che neanche all’estero stanno molto meglio di noi.
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Molto stimolante, e lontano dagli schemi abituali, ma ancora troppo embrionale, il servizio sui “paesaggi sonori” e su rilievo e mappatura della qualità del suono, e non più solo della sua quantità.
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Precise e preziose le 3 recensioni finali su testi relativi alla evoluzione del diritto nel “governo del territorio” (Cubiddu), alla traccia invisibile dell’archeologia per riordinare la periferia tra Roma e mare (Caravaggi-Morelli) e sulla concezione (antropologica) dell’”Urbanitè” secondo il geografo Jacques Levy.

ALA DESTRA E FU CENTRO-SINISTRA

Speranza e Cuperlo si stanno agitando contro la confluenza dell’Ala di Verdini nella maggioranza di governo (ed un domani nelle liste del PD): in effetti Verdini non sembra un gran bel personaggio politico, ma non mi sembra peggio degli altri ex-berlusconiani che con Alfano hanno formato questo governo, e sorretto il precedente.
Il problema principale è nei contenuti, ad esempio del tipo:
-          - Bocciatura degli emendamenti parlamentari (proposti da Damiano) al “Job act”
-         -  Abolizione della TASI sulla prima casa
-         -  Affossamento della riforma del catasto
-          - Rinvio al 2017 della fattura elettronica e connessi incroci fornitori/clienti
-          - Innalzamento a 3000 € del limite per gli acquisti in contante.

Quante di queste scelte, decisamente poco di sinistra, dipendono dal peso di ALA-Verdini o da quello di NCD-Alfano, oppure direttamente dalla linea dello stesso Renzi e della maggioranza silenziosa che lo sostiene dentro il PD stesso (mentre la minoranza protesta con flebile voce, ed i dissidenti fuoriusciti strepitano con altrettanta inefficacia)?

DIFENDERE LE FAMIGLIE

Se ho ben capito, il cardinale Bagnasco e la CEI ritengono poco importante (oltre che errata e dannosa) la proposta di legge per le Unioni Civili, perché ben altri sono gli urgenti problemi della famiglia e della società.
Però su questa sfiziosa quisiquilia dei diritti umani di minoranze sessuali finora discriminate (e fino a ieri oppresse) le organizzazioni cattoliche (benedette dalla CEI) stanno promuovendo un chiassoso family day (non senza Salvini ed altri divorziati), mentre non ho mai visto manifestazioni nazionali di forze cattoliche (se non per difendere i privilegi delle scuole confessionali) e MAI contro il precariato, le dimissioni-in-bianco, l’importo risibile degli “assegni familiari”, la scarsità di alloggi popolari e di asili-nido, cioè su tutte le concrete politiche che colpiscono i giovani, le donne, i bambini e le opportunità di formare nuove famiglie e di crescere serenamente i figli (anche se non si è ricchi).
Il pericolo principale starebbe nella legalizzazione di nuove forme di Unione (che comunque già esistono)?

Con buona pace del Santo padre e delle sue apprezzate encicliche.

(CINQUE) STELLE O BUCHI NERI

Benché insopportabile per le sue caratteristiche autoritarie, velleitarie e totalitarie, il Movimento5Stelle aveva suscitato qualche curiosità e speranza per il tentativo di immettere aria nuova nel mondo politico e di sperimentare forme di democrazia diretta (che non escludo possano avere un domani a fronte della evidente crisi della democrazia rappresentativa e del sistema dei partiti tradizionali).
Gli inevitabili conflitti rispetto alle contraddizioni del non-statuto e del potere esplicito, ma non trasparente, del duo Grillo-Casaleggio avrebbero potuto costituire occasioni di crescita e superamento di alcuni dei limiti iniziali.

Il caso del comune di Quarto, al di là dei dettagli di cronaca e di cronaca giudiziaria, mi sembra che per il momento ponga fine a ogni speranza, non tanto per la amara constatazione che non c’è vaccinazione preventiva contro gli umani vizi della corruzione e del ricatto (esaltati da un ambiente storicamente infiltrato dalla camorra), ma soprattutto perché la gestione della crisi locale di Quarto ha messo in evidenza tutta l’inconsistenza delle “nuove regole” dell’autogoverno dei cittadini: ”uno vale uno”, ma un articolo di Saviano vale più di centomila, le espulsioni sono decise dai vertici, gli iscritti locali non contano nulla e il Direttorio (nominato dall’alto) si esibisce in scenarietti di “troncare e sopire” alla maniera democristiana (già con preveggenza descritti dal Manzoni).