giovedì 23 giugno 2016

DOPO I BALLOTTAGGI

Che il M5Stelle vincesse 19 ballottaggi su 19 contro il PD, raccogliendo su larga scala anche consensi da destra, al di là degli inviti di Salvini (senza contraccambiare più di tanto), non lo avevo previsto.
(Pur avendo percorso, da turista, il tragitto tramviario del 4 dalla periferia di Torino al centro e ritorno, come ora fanno i giornalisti, ed essermi meravigliato non tanto delle variazioni multietniche e sociali, ma del degrado degli spazi pubblici presso il parcheggio di interscambio all’uscita dell’autostrada Milano-Torino, mancanza di biglietterie tramviarie, vandalizzazione del punto informativo della Fu-Sindone: ho solo pensato che avrei continuato a raggiungere il centro di Torino in auto, e non che Fassino stava per perdere le elezioni).
Per il resto ho l’impressione invece che si stiano avverando tutte le previsioni*, mie e di molti “Gufi” malcontenti del renzismo, ma  - in questo momento n cui cresce quasi universalmente il livore anti-renziano (anche da parte di molti che l’avevano omaggiato, e inutilmente da parte chi già lo esecrava) - mi sembra superfluo ripetermi, e preferisco limitarmi, come utile riepilogo dei temi principali, ad allegare integralmente – per chi non l’avesse letta – la chiarissima intervista di Repubblica a Romano Prodi (su cui dissento solo a proposito di una individuazione un po’ generica della “classe media”), che rappresenta anche – a ragion di crisi nel contempo maturata – una compiuta correzione di rotta rispetto a taluni aspetti della politica economica e sociale degli ormai lontani governi Prodiani.
Anche D ’Alema denuncia alcune verità sull’attuale condizione e conduzione del PD, ma dette da lui suonano meno vere, perché mai preceduta dalle necessarie autocritiche riguardo alla sua conduzione della sinistra e dalla condizione in cui il suo gruppo dirigente l’ha lasciata.
Non so se Prodi avrà ascolto e se sia ancora possibile a breve termine una ricostruzione di un decente polo di centro-sinistra (e più a lungo termine di una sinistra adeguata ai tempi), però non credo che si debbano dare per scontate né la sconfitta del referendum costituzionale, né la marcia trionfale del M5Stelle (che ora  deve cimentarsi non solo con il governo vero di vere metropoli, ma anche con qualcuna delle sue contraddizioni politico-culturali di fondo), né ancora il tramonto politico delle destre, perché molti voti per il M5S ai ballottaggi sono intrinsecamente volatili, e la situazione mondiale nient’affatto stabile.


NOTA: * ad esempio: sulla disaffezione degli elettori verso la linea politica del PD e verso l’arroganza del Leader, sulla latitanza del PD nei territori, sull’evanescenza delle alternative di sinistra interne ed interne al PD, sull’interdipendenza tra amministrative e referendum.


INTERVISTA DI “REPUBBLICA” A PRODI – 21 GIUGNO 2016

"Cambiare politiche, non solo politici. Se non cambiano le politiche, il politico cambiato si logora anche in due anni". Quasi uno scioglilingua, ma condito con un sorriso ammiccante. Dal suo ufficio di Bologna Romano Prodi, padre fondatore del Pd in ritiro politico, osserva le elezioni di domenica, le maggiori città del paese governate da partiti che non esistevano fino a pochi anni fa, e manda un messaggio a Palazzo Chigi.
Esplode il mappamondo politico. Cosa sta succedendo?
"Non basta guardare il voto di questa o di quella città. C'è un'ondata mondiale, partita in Francia, ora in America. Lo chiamano populismo perché pur nell'indecifrabilità delle soluzioni interpreta un problema centrale della gente nel mondo contemporaneo: l'insicurezza economica, la paura sociale e identitaria".
I populismi sono figli solamente di una crisi di paura?
"La paura di non farcela è tremenda ma non immaginaria. La chiami iniqua distribuzione del reddito, ma per capirci è ingiustizia crescente. Quando chiedo ai direttori di banca: quanti dipendenti avrete fra dieci anni?, mi rispondono: meno della metà. L'iniquità post-Thatcher e post-Reagan si è sommata alla dissoluzione della classe media, terribile tendenza di tutte le economie sviluppate e di mercato, e sotto tutti i regimi".
Cos'è classe media?
"Nel senso più ampio possibile, chiunque avesse una sicurezza anche modesta sulla propria vecchiaia e sul futuro dei figli. Ma il pensionato che diceva orgoglioso "io non ce l'ho fatta, ma mio figlio è laureato", ora non lo dice più. L'ascensore sociale si è bloccato a metà piano e dentro si soffoca".
I Cinquestelle gridano "onestà- onestà", sembra soprattutto una rivolta morale...
"La disonestà pubblica peggiora le cose, ma la radice è la diseguaglianza. Ci siamo illusi che la gente si rassegnasse a un welfare smontato a piccole dosi, un ticket in più, un asilo in meno, una coda più lunga... Ma alla fine la mancanza di tutela nel bisogno scatena un fortissimo senso di ingiustizia e paura che porta verso forze capaci di predicare un generico cambiamento radicale".
La rabbia poteva avere altri sbocchi politici, non crede?
"Quando il socialismo era all'opposizione appariva come la grande alternativa. Ma cos'è successo poi? Una fortissima omologazione delle politiche, da Clinton alle grandi coalizioni tedesche all'Italia... Non mi faccia dire del "partito della nazione", ma è chiaro che qualcosa del genere è accaduto anche qui".
Una politica uniformata fa nascere i populismi?
"No, lo fa una politica uniformata quando occupa tutto il campo, ma non sa dare soluzioni. Allora la rabbia della gente crea un altro campo. Se il voto diventa liquido, è per questo. Quando tu vedi che solo il centro storico delle città è rimasto ai partiti della sinistra... Vogliamo chiederci perché Trump è odiato a Wall Street e osannato dai metalmeccanici del Michigan? È un leader più europeo di quel che pensiamo, non è semplicemente reazionario ma tocca, certo in modo sbagliato, le paure reali del ceto medo".
Ma anche quando la politica tradizionale dà soluzioni, perde. Piero Fassino amareggiato dice che non basta più governare bene.
"Fassino ha governato bene, nessuno ne dubita, ma chiunque governi oggi viene identificato col potere costituito, ed è un bersaglio. Il gioco è molto più grande di un municipio, il problema è che alle grandi forze politiche nazionali manca un'interpretazione della storia e del presente".
Un problema di questa classe politica di governo?
"Non si tratta di cambiare i politici ma di cambiare politiche. Cambiare i politici è condizione necessaria ma non sufficiente".
Be', i politici di governo li abbiamo cambiati da poco.
"Se non cambi le politiche, il politico cambiato invecchia anche in un paio d'anni... C'è sempre un'usura, e corre veloce. La mancanza di risposte efficaci logora. E al momento si sente la mancanza di risposte che affrontino il problema delle paure e delle cause reali delle paure".
È un Pd de-ideologizzato chenon ha queste risposte?
"Rifiutare le strettoie delle ideologie è diverso dal non avere radici e risposte fortemente orientate. Non abbiamo un Keynes, un progetto per uscire in modo collettivo dalla crisi. Quando governi, devi dare operativamente il messaggio che sai affrontare i problemi, e questo non lo puoi fare senza il coinvolgimento di una forte base popolare nel cambiamento delle politiche. Devi dimostrare di capire e di andare incontro ai problemi. Il rinnovamento per il rinnovamento non è una risposta sufficiente".
C'entra anche la personalizzazione della politica? Paradossalmente, quando Grillo si eclissa i Cinquestelle vincono, mentre il Pd, dove Renzi "pone la fiducia", soffre...
"Di fronte alla crisi la prima risposta è sempre quella della forte personalizzazione, sia da parte dei governi che dei populismi. Ma dura poco, perché la realtà la mette alla prova dei fatti. La gente vota i politici perché spera che cambino le cose, la personalizzazione è un riflesso. Infatti in queste elezioni hanno vinto dei volti sconosciuti. La personalizzazione non regge se non cambia le cose, o non dà almeno la speranza concreta di poterle cambiare".
I trionfatori di queste elezioni vincono perché danno questa speranza?
"Hanno risposte emotive e confuse, semplici motti specifici su angosce specifiche, via gli immigrati, punire le banche, ma neanche una riga che spieghi come potrebbero fare. Ma il loro vantaggio è un altro: sanno adattarsi alle paure. Questi movimenti nascono in genere molto di parte, orientati, partigiani. Hanno un certo successo poi si fermano, perché le loro soluzioni mostrano un limite ideologico. E allora si allargano da destra a sinistra e da sinistra a destra. Marine Le Pen è stata la prima a capire i limiti di un populismo di parte, e ha "ucciso il padre". In quel momento è diventata una potenziale presidente della Repubblica francese. In Italia sta succedendo la stessa cosa".
È il limite che ha cercato di superare Salvini?
"Ma prima di lui è arrivato il Movimento Cinquestelle. Hanno capito per primi che bisogna cavalcare la protesta, non una protesta. Guardi il loro atteggiamento sull'immigrazione: prese di posizione così inafferrabili da poter essere interpretate sia in senso di destra che di sinistra. E dalle analisi che leggo, ha funzionato: prendono voti anche fra gli anziani delle periferie metropolitane, i ceti deboli tra i quali la paura dell'immigrato è più forte".
Professore, lei si tiene lontano dalla politica italiana, ma qui c'è una morale, no?
"Progetto e radicamento popolare. Il cambiamento possibile, fatto entrare nel cuore della gente. Il solo ad averlo capito è papa Francesco"

3 commenti:

  1. PERVENUTO VI E-MAIL
    Ciao,
    ritengo preliminare ad ogni discussione POLITICA che il PD chiarisca se é un partito con una sua democrazia interna o é un mucchio selvaggio che si aggrega secondo convinzioni o convenienza/opportunismo al grido di: discutiamo uniti e marciamo disuniti. Se non si chiarisce questo punto ogni discussione sarà assolutamente inutile. Il "Centralismo Democratico" é una gran brutta parola ma ha un suo senso: con cosa sostituirlo ?
    F.D.R.

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  2. PERVENUTO VIA E-MAIL
    Prodi: condivido.
    5 stelle, condivido anche se da qualche altra periferia e biglietteria ed immondezzaio che caratterizza le nostre città; il risultato me lo sentivo anzi, provocatoriamente lo auspicavo. Per il meno peggio? per la rottura? per il cambiamento?
    Non so dire, sono un piccolo artigiano della conoscenza e della politica ma certamente un modo di "operare" diverso, collocato sui reali problemi, minimalisti se si vuole ma diffusi e comunque diversi da quelli tanto esaltati ed annunciati, forse si può condividere. La prova del nove.
    Renzi? mi sono posto sin dall'inizio in posizione di ascolto, di attenzione e ora non riesco più ad ascoltarlo perchè Lia mi cambia programma, e siccome non voglio litigare, cambio programma.
    Andrebbe accomunato alla "soluzione" meneghina: pur di non consegnare alla destra la città si è scelto uno di destra;non male, per usare una litote.
    Esperienza di Expo? suvvia, incarichi affidati "fuori norma" e a compiacimento, sui quali si può anche tacere.(io no)
    Ma il popolo, elettore o meno, consapevole o meno, entusiasta o molto meno, può sempre camminare sulle acque nel nome di Christo; code di tre ore, affollamenti, bambini che piangono, stazioni bloccate.
    A Tiberiade non c'era tutto questo casino!
    ciao carissimo
    un salutone
    P.S. mi dimenticavo un pensiero importante:
    (abbi pazienza)
    sinistra?
    ( vedi forse in qualche orizzonte qualcuno che avverte il controllo totale della silicon valley su tutti noi, sulle prossime manovre tecnologiche per controllare e vendere anche le nostre anime, che tra l'altro sono immateriali?)
    ancora ciao
    M.F.

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  3. PERVENUTA VIA E-MAIL
    caro Aldo, a me non ha sorpreso più di tanto, il convergere della destra sui candidati grillini, io lo dico da sempre, anche - se ti ricordi - con qualche polemica con te, il movimento di grillo e un movimento nella sua essenza più vera di destra, anzi direi di un fascismo del terzo millennio, per dirla tutta, in venti anni di Berlusconi non mi é mai passato per la mente che qualcuno mi avrebbe arrestato per le mie idee, ma se il duo Grillo-Casaleggio andassero al potere, e non sono molto sicuro che ciò non avvenga, il linquaggio dei grillini è intriso di una violenza, per ora solo verbale, nei confronti degli avversari, che neanche il msi di quando eravamo giovani usava; ho sentito quel bellimbusto di Di Maio parlare di liberare l'Italia con una grande pulizia etnica per eradicarre il PD dalla società.
    Per le altre cose che esponi, alcune mi trovano in sintonia, da altre dissento, ma avremo modo di parlarne.
    Riguardo alla politica di Renzi mi sembra che ci sia il tiro al piccione a prescindere, personalmente penso che se le alternative a Renzi siano le vecchie cariatidi come Rizzo, D'Alema, Fassina, a posto siamo
    T.C.

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