sabato 23 febbraio 2013

LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE SECONDO JEREMY RIFKIN


Nel filone dell’ottimismo tecnologico si può includere Jeremy Rifkin Rifkin 2003, 2011, profeta della Terza Rivoluzione Industriale (“T.R.I.”), che vede la soluzione di ogni problema nell’intreccio tra la produzione diffusa delle energie rinnovabili, il loro accumulo tramite l’idrogeno ed il loro scambio  tramite Internet (unitamente con la elettrificazione delle automobili), e coglie nell’emergere di alcune forme cooperative del nuovo sapere reticolare (es. Linux, Wikipedia) la sicura tendenza alla trasformazione dall’accumulazione capitalista (propria delle prime due rivoluzioni industriali, fondate sul carbone e sul petrolio) al decentramento democratico di tutto quanto, conoscenza, produzione, potere, dalla “T.R.I.” ad una imminente successiva età dell’oro, dove regnerà la fine del lavoro e la concordia universale (con una pacifica mutazione antropologica, simile a quella auspicata da Serge Latouche, vedi post).

L’avvio della “T.R.I.”, invece, secondo Rifkin garantirà a medio termine un incremento complessivo dell’occupazione, anche nei paesi occidentali, sottraendo il settore delle energie rinnovabili alle leggi economiche  prevalenti (che a mio avviso spingono all’incremento della produttività in tutti i settori, con appropriazione da parte delle imprese e difficilmente a vantaggio del lavoro, costretto a breve termine  comunque alla subordinazione e precarietà), perché tutte o quasi le negatività dell’attuale modello di sviluppo, per Rifkin, derivano dalla natura fossile delle risorse energetiche che hanno connotato la prima e la seconda rivoluzione industriale (carbone e petrolio).

Sulla profezia della fine del lavoro, avanzata da Rifkin già nel 1995, non concordano sociologi più documentati, come Manuel Castells e gli autori da lui richiamati Castells 2002 (vedi post).

Tra gli argomenti tipici di Rifkin vi è inoltre  l’affermazione che non c’è più distinzione tra destra e sinistra, ma la spiegazione di tale assioma consiste soprattutto in aneddoti, come ad esempio il fatto che il sindaco di Roma Alemanno ha assegnato allo stesso Rifkin una consulenza sul futuro della città eterna, mentre il leader laburista inglese Milliband lo ha ricevuto sbrigativamente e sgarbatamente.

Poco utili sono a mio avviso le proiezioni futuribili di Rifkin e associati sullo specifico urbano (ad esempio master plan per la biosfera di Roma al 2050), che mischiano opzioni già note sui fabbricati eco-energetici e sull’agricoltura peri-urbana, con improbabili riconversioni di quartieri ed aree commerciali dismesse in orti urbani, mantenendone però in piedi a scopo ornamentale le sole facciate lungo le strade.

PER UN INQUADRAMENTO PIU' AMPIO, VEDI ANCHE, IN QUESTO BLOG, "PAGINE - PARTE  2^" E "BIBLIOGRAFIA"

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