sabato 23 febbraio 2013

L’APPROCCIO COMPLESSIVO (E ILLUMINISTA?) DEL WUPPERTAL INSTITUT


Orientamenti comparabili a quelli di Serge Latouche figurano nei saggi  del Wuppertal Institut a cura di Wolfgang Sachs e collaboratori  Sachs e Santarius 2007 Sachs e Morosini 2011, commissionati in Germania da organismi ambientalisti e religiosi, e promossi in Italia da “Terra Futura”, cui aderiscono tra gli altri ACLI, CISL, Caritas e ARCI.

Sachs &C non si occupano dettagliatamente delle città (indicate come meta obbligata dei contadini espulsi dalle campagne a causa dell’agricoltura monoculturale orientata alle esportazioni e/o dall’impoverimento delle risorse naturali determinato da dighe e attività estrattive ed industriali inquinanti), pur individuando significative articolazione locali delle strategie proposte:

-  politiche urbane ecologiche  in materia di energia, trasporti, approvvigionamenti di materie e gestione  dei rifiuti,

-          enti locali come possibile soggetto di nuovi equilibri ecologici,

-          “regionalizzazione” degli scambi economici come necessario temperamento agli eccessi della globalizzazione (anche con la sperimentazione di ‘monete locali’ – vedi precedente peragrafo),

-          cooperazione locale in materia di acquisti, impiego del risparmio, gestione dei beni comuni, scambi non mercantili di tempo di vita ed iniziative dal basso.

Sachs &C affrontano con sistematicità ed equilibrio tutti gli aspetti della sostenibilità ambientale, economica e sociale nella biosfera di oggi e di domani, ed in particolare:

-          i limiti, non ancora conosciuti e non rigidi, ma ineluttabili, delle risorse disponibili e rigenerabili

-          le differenze crescenti di benessere, non solo tra gli stati, ma tra i diversi gruppi sociali all’interno degli stati

-          gli effetti perversi degli scambi commerciali “alla pari” tra economie  e società intrinsecamente differenti

ed individuano un orizzonte, necessario e forse possibile, di convergenza dei livelli di pressione ambientale tra paesi ricchi e paesi poveri su un livello medio virtuoso (con difficile ricerca di standard di sostenibilità, quali ad esempio 2.000 km annui di mobilità individuale oppure 2.000 Watt annui di consumo energetico pro-capite), da conseguire combinando

-          innovazione tecnologica,

-          efficienza anti-sprechi

-          e soprattutto “sufficienza” (cioè sobrietà) dei consumi,

o   non solo da parte delle minoranze privilegiate dei paesi ricchi,

o   ma anche da parte

§  dei ceti emergenti dei paesi in via di sviluppo, la cui imitazione dei livelli occidentali di opulenza avrebbe effetti pesanti sugli equilibri ecologici e  sociali,

§  della massa dei consumatori dei paesi sviluppati, proponendo in sostanza una riduzione degli orari di lavoro ed in parallelo anche dei salari medi.

Sachs &C approfondiscono in particolare le contraddizioni del diritto internazionale, tra i principi fondatori dell’ONU sui diritti dell’uomo (1948) e gli sviluppi ambientalisti della Conferenza di Rio (1992 e seguenti fino ed oltre Kioto - 1997), da un lato, e l’insieme degli accordi commerciali, dal GATT al WTO, dal lato opposto; tali trattati - pur riportando nelle premesse alcuni riconoscimenti sui diritti dei popoli e delle persone - definiscono un sistema giuridico ed operativo rigidamente liberista e di fatto impermeabile alle ragioni di tutela delle comunità locali, dei loro prodotti e dei loro saperi, con effetti spesso distruttivi delle basi di sopravvivenza delle formazioni sociali più deboli, e di impoverimento dei paesi più poveri. 

Gli autori sembravano riporre nel 2005 specifiche speranze nell’Europa, in quanto originaria ‘patria del cosmopolitismo’ e per gli sprazzi di autonomia dall’egemonia USA, manifestati ad esempio contro la guerra in Irak ed in favore degli accordi sul clima; nel 2010 appaiono più pessimisti, in considerazione dei comportamenti egoistici che anche l’Europa continua a manifestare nei rapporti di scambio commerciale con i paesi poveri, a partire dal settore agro-alimentare.

Sachs &C articolano le loro proposte operative, da rendere tendenzialmente compatibili con una economia di mercato ricondotta ‘a ragione’  sia ‘dall’alto’, con nuove norme (nazionali ed internazionali), incentivi e politiche di persuasione, sia ‘dal basso’, con suggerimenti per iniziative a livello locale ed anche per un diverso comportamento soggettivo dei singoli cittadini, in quanto consumatori e risparmiatori, bricoleurs e potenziali ciclisti.

Ma nei loro testi, permeati da appelli kantiani alla giustizia e ad un “nuovo cosmopolitismo”, l’analisi sui soggetti sociali e politici  che – nei diversi contesti nazionali - potrebbero essere protagonisti delle svolte invocate, si riduce all’appello ad una “Nuova Internazionale”, ovvero il collegamento - innanzitutto  via Internet - tra molteplici minoranze illuminate, che sperimentano comportamenti virtuosi in campo agricolo oppure energetico oppure tecnologico (ed anche nella finanza equa e solidale) e in tal modo maturano le risposte per illuminare e influenzare le parti restanti e resistenti delle diverse società nazionali, incalzandole in particolare man mano che vengono al pettine i nodi della crisi di esaurimento delle risorse, del clima e dell’attuale modello di sviluppo.

Diverso sarebbe il mio giudizio se tali proposte fossero fatte proprie pienamente da forze politiche di massa in grado di contendere il governo nei principali paesi europei; di mezzo ci sono ancora enormi problemi di egemonia e di orientamento culturale e antropologico dei segmenti sociali potenzialmente coinvolgibili (vedi POST sulla sociologia post-moderna): se appare possibile  diffondere modelli di consumo più bio-compatibili, equi e solidali, assai più difficile mi sembra promuovere in occidente un progetto generale di  austerità, fondato sulla riduzione di salari ed orari di lavoro..

Poco sviluppata mi sembra anche l’attenzione alla crisi socio-economica e finanziaria in atto, ben indagata quale effetto dello sviluppo industrialista e finanziario, liberista e neocolonialista, ma non altrettanto esaminata come possibile crogiolo di mutamenti drammatici, non necessariamente nella positiva direzione auspicata.

PER UN INQUADRAMENTO PIU' AMPIO, VEDI ANCHE, IN QUESTO BLOG, "PAGINE - PARTE  2^" E "BIBLIOGRAFIA"

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